pois deis

Quella dei sogni è una balla colossale. Lo sapevo. L'ho sempre saputo. Perché poi arriva il dolore e niente ha più senso. Perché tu costruisci, costruisci, costruisci e poi all'improvviso qualcuno o qualcosa spazza via tutto. Allora a che serve?
— 

Alessandro D’Avenia

Querido leitor, quero que saiba que será minha última carta. Pois quando dei por mim estava com o rosto coberto de lágrimas, o coração estava acelerado, pensamentos que já havia deixado de lado. Pois bem, meu caro leitor, estou me despedindo pois já não suporto mais essa dor que se espalha em meu peito, sinto-me como um soldado ferido lutando contra mim mesmo, perdendo a cada batalha. Pois a dor que invade meu peito me impede, não tenho mais forças para seguir em frente, não estarei deixando meu legado pois nem isso eu consegui, tudo consome muito de mim, eu sei que deveria ter aguentando mais, não quero que lembre de mim como um pobre covarde. Quero que lembre de mim como alguém que lutou até onde foi capaz, é que por fim decidiu ser livre, como um pássaro que acaba de ser solto da gaiola. O pouco das forças que me restam deixei por escrito para ti, então meu querido leitor guarda certas palavras com carinho, se depender de mim de onde eu estiver você nunca estará sozinho.
—  Uma carta de despedida, Admiradora-desorrisos.
- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tomasso Fusari, Calcolo delle probabilità.
Pode ir. Eu prometo que não vou tentar te impedir, ou te procurar. Você quer mesmo ir? Então vá! Não hesite e nem olhe pra mim com olhar de piedade. Vá embora e me deixe com meus emaranhados de sentimentos, eu consigo lidar com todos eles, e acho que consigo lidar com sua falta. Mas a partir do momento que você cruzar aquela porta, não olhe para trás e nem volte mais, pois eu sempre te dei inúmeras razões pra ficar, e se mesmo assim você preferir partir é porque não é merecedor de nem 1%.
—  Ms Marques

Quante volte ti ho detto che l'amore non esiste.

È solo chimica, solo sesso e poi trovarsi a ridere insieme nello stesso posto.

Quante volte ti ho detto che da soli si sta meglio, che ti ho insultato le carezze mentre te ne rubavo cento. Ti ho allontanato negli abbracci mentre me ne rendevo conto, che l'amore non esiste, esistevi solo tu.

Quando mi hai detto “sei più bella” ed io ho risposto “è solo il trucco” ma mi hai afferato il viso e l'hai baciato così violento che poi sono diventata bella dei baci tuoi.

Te lo ripeto un'altra volta, che l'amore non esiste.


È solo che la notte tu mi suonavi qualche melodia al telefono che imitava il ritmo del tuo cuore mentre il mio batteva un po’ di meno, ma era solo per il volume alto della musica.

E quando eri via non era mancanza, soltanto la pausa ad un'abitudine.

Non volevo sentire la tua voce ogni notte, ti chiamavo perchè non avevo niente da fare e quando ci siamo lasciati non ci siamo lasciati davvero perchè non siamo mai stati veramente insieme, io all'amore non ci credo. Non esiste.

L'amore non esiste e se ho pianto è stato perchè ho creduto che potessi farcela soltanto con te, a crederci davvero. E se non ho sentito più un'emozione era perchè gli altri non ci sapevano fare come te, mica perchè non erano te? Tanto non eri niente di speciale e l'amore è solo attrazione fisica mischiata a consuetudine.

Quando mi hai detto “sei più bella” ed io avrei voluto dirti “è solo trucco” ma mi dovevo mostrare più forte. Volevo fartela pagare perchè alla fine non ce l'hai fatta nemmeno tu, a farmi credere che potesse esistere al mondo qualcosa di puro e di diverso. Me lo avevi promesso. “Grazie” ti volevo dire, poi però non ce l'ho fatta. “È solo trucco” ho aggiunto e mi sono ricordata di quando il trucco me lo avevi impasticciato tu con le tue mani sporche, e ce lo avevi in faccia ma non t'importava. Quando di trucco ce ne avevo troppo e ti ho detto che l'amore non esiste e se esisteva non eri tu.

E mi dispiace perchè quando poi me lo son tolto non ce l'ho fatta a crederci per davvero. E ho urlato tanto che se fosse esistito, l'amore sarebbe tornato indietro solo per non sentirmi piangere.

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”. 

-TheGirlOfMilkshake

—  TheGirlOfMilkshake
- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

Parlami di te, parlami di come sei. delle tue notti insonni, del tuo vino e del tuo fumo, parlami delle corse e degli affanni del tuo cuore. Parlami del tuo cuscino umido e salato, amico discreto della tua tristezza. Parlami del tuo riso, splendido vestito della tua anima inquieta. E poi parlami ancora dei tuoi sogni, nubi ovattate dove poserai il tuo piede incerto. Parlami di come sei, di come calpesti la vita, ma più di ogni cosa, parlami di come non sei. (Paola Melone

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente?

Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.

Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io? E non mi parlate dei vostri stipendi, del sindacato, della Gelmini, delle vostre beghe familiari e sentimentali, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 miliardi di anni e trasforma il suo idrogeno in luce, vita, energia. Ditemi come accade questo miracolo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interrogarla come il pastore errante di Leopardi. Ditemi come è possibile che la rosa abbia i petali disposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuore è un muscolo che batte involontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagini.

Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.

E ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sembra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a unire bellezza e utilità come nessun altro. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete ditemelo.

Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri? Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno? Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…

Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.

Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami. Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi.

E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.

—  A. D’avenia.
IMMUNITÀ DI GREGGE (perché a volte si parla proprio di pecore)

Per spiegare come funziona l’immunità di gregge potrei usare grafici astrusi e logorree scientifiche ma so che risulterebbero noiosi e asettici per la maggioranza delle persone, quindi vi racconterò una storia di cui luoghi e protagonisti saranno camuffati per questioni di riservatezza.

C’era una volta un dottorino giovane che lavorava in un piccolo ricovero per anziani a Culodilupo, una ridente località di villeggiatura montana nella regione dell’Inculistan. Nei primi anni 2000 erano ancora molti gli anziani che potevano raccontare in maniera lucida cosa fosse successo loro durante la Seconda Guerra Mondiale e quindi un giorno venne organizzato un incontro con gli alunni della locale scuola elementare perché potessero essere raccontate le storie dei tempi passati. Grande festa, vecchi contenti di vedere tanta gioventù, una giornata molto felice.

Dopodiché gli anziani cominciano a morire.

Quello che oggi non è più un dottorino giovane non si ricorda esattamente quando, come e da chi sia stato fatto il collegamento ma in quei pochi giorni in cui ci si interrogava sul perché di queste puntate di iperpiressia e insufficienza respiratoria, alcuni pazienti furono spediti in fretta e furia nella rianimazione dell’ospedale di Città Grande. Trambusto, sospetto su un Angelo della Morte tra il personale che dispensasse eutanasia gratis e poi la comparsa dei segni, confermati dagli esami di laboratorio, di quello che non ci saremmo certo aspettato.

Epidemia di morbillo.

Un Angelo della Morte c’era ed era uno dei bambini della scolaresca che non era stato vaccinato.

Sette anziani morti per encefalite e insufficienza respiratoria più una decina in rianimazione. Forse in gioventù non erano mai entrati in contatto con il virus o forse un tempo avevano sviluppato l’immunità post-infezione ma ora avevano un’immunodepressione senile. Furono inoltre contagiati due operatori del 118 (sì, è una vergogna che chi opera nel sanitario non badi alle proprie vaccinazioni) che a loro volta diedero il via a un piccolo, per fortuna, focolaio epidemico tra i pazienti soccorsi nei giorni successivi e tra i loro familiari.

Una roba da CDC di Atlanta solo perché una coppia di deficienti ignoranti non aveva voluto che il loro fiocco di neve diventasse autistico.

Ecco, l’immunità di gregge è proteggere quella piccola percentuale di anziani, di immunodepressi, di bambini non-responder tenendo la percentuale di popolazione vaccinata sopra il 95%.

E ora come ora siamo ben sotto.

Questo è il motivo per cui le infermiere dei reparti neonatali diventano iene se tutto il parentado si riversa in massa a dare baci al nuovo arrivato portandosi dietro i fratellini e le sorelline maggiori o se mi hanno soprannominato Erode per il particolare tipo di atteggiamento inquisitorio che tengo quando vedo torme di piccoli untori che vengono portati a far visita ai loro nonni ultranovantenni.

Per concludere, riguardo alle 12 vaccinazioni rese obbligatorie, potrò non essere pienamente d’accordo sulle modalità, ma di sicuro lo sono sulle finalità. E, citando Ezechiele, pure con furiosissimo sdegno.

No ragazzi, ci dobbiamo soffermare un attimo su un concetto. Ci pensiamo mai che se nella realtà certe persone assomigliassero veramente a dei personaggi nei film non ci piacerebbero proprio per niente? PER ESEMPIO MR DARCY. Tutte a dire “è l’uomo della mia vita lo amoooo stupendoooo” ma dove??? Sì ok bellissimo nel film, lo amo anche io e non vorrei smontarvi un personaggio così su due piedi, ma nella real life se uno mi trattasse a cazzi in faccia, a fare finta di non cagarmi, a fare il burbero, a rispondere male, a fare finta di non guardarmi, a parlarmi a stento, tutto ciò PER MESI, pure dopo che si è innamorato io gli direi SENTI BELLO prenditi le medicine e torna da dove sei venuto. No ragazzi, la dobbiamo smettere con questi falsi miti ché questi poi ci credono e fanno gli antipatici fino alla settima generazione. No, io mi ribello.

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, sì.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Sì.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Sì.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Sì.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perché mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo.
- Sì?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Sì?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.
—  Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità
Non lo so cosa provo, davvero, lo giuro. Non ci capisco niente.
E’ che la sera io sento di amarti, di amarti forte, di aver bisogno di vivere tra le tue braccia per un tempo che oscilla tra il per sempre e l’eternità. 
E poi, invece, ci sono dei momenti in cui ti odio, perché io ho così bisogno di te e tu non ci sei, non puoi esserci, e dato che nessuno mi sa spiegare il perché, allora odio te perché amarti è così facile, e odio me, perché dovrei imparare a dimenticarti.
Se mi chiedessero di dirti cosa provo per te, penso che prenderei un foglio di carta e sopra scriverei “sono innamorato perso”, poi gli darei fuoco, poi cercherei di spegnere le fiamme, poi lascerei perdere, poi me ne pentirei.
Capisci?
Io no. Io non so più cosa pensare, perché ci sono dei momenti in cui prego di poterti dimenticare all’istante, altri in cui vorrei poterti ricordare per sempre. 
A volte mi capita di sognarti, e di svegliarmi con le guance umide di lacrime, e l’unica cosa che mi viene da pensare è che non è giusto, non è giusto, perché con te volevo volare, vedere Parigi, piangere dal ridere, fare l’amore sulla spiaggia, giocare, scherzare, litigare, fare pace, fare pace, fare l’amore, amare, essere amato, e invece no, perché io ti amo e tu,
tu non ci sei.
—  Anheartlessguy

Arrivi a 77 anni che pensi che la vita e’ bella.
Ho mandato a cagare piu’ io in tutta la storia del cinema italiano che nessun altro.
Ma si sa…”il vai a cagare pirla”…oggi non lo si usa quasi piu’….
Chi riesce a fregarsene dei problemi poi alla fine vince sempre.
Sono un appassionato di auto, ho figli e ho una bella casa fuori dalle balle.
Mi mancano quelle belle vie di Milano vuote dove si girava in bicicletta.
E la scena del trattore in piazza San Babila…fantascienza se pensiamo a cosa c’e’ oggi…
Ma va bene cosi’….
Oggi le persone vivono freneticamente con il taaac….
Se pensate alla velocita’ di tutto e tutti….
Accompagni i figli a scuola….taaaac….
Torni a casa e prepari da mangiare….taaaac….
Guardi tua moglie e pensi che ti sei sposato per amore e non per altro…..taaaac…
E la tua felicita’ e’ un taaaaac….
Che posizioni in fondo alle frasi perche’ in quel momento sei felice ed infelice…
Felice perche’ hai tante cose….infelice perche’ le cose che non avevi prima ti mettono a disagio in quel momento…
E vorresti tornare indietro alla tua semplicita’.
E cosi’ la societa’ d’oggi va forte…
E i ragazzi sono pieni di troppe cose che non possono far nascere un qualcosa che si possa definire Trash…
Anzi oggi c’e’ troppa poca leggerezza…
E le generazioni mie Teocoli, Boldi, Abatantuono, Villaggio…
Non le eguagliera’ nessuno.
Perche’ noi abbiamo fatto epoca….
Con le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre tristezze e le nostre tragedie.
Perche’ un comico che puo’ far veramente ridere deve ”sorbirsi” esperienze di ogni genere…
E la bellezza di una faccia che si riconosce e’ proprio questo…
Se mi riesci a guardare negli occhi ti sentirai a casa…
Una casa che si chiama ”Italiano”…
Come le belle cose che si facevano tra il 1960 e il 1990….
Poi tutto diventa difficile…
Ed e’ un peccato non per me che ho anche l’umbrela…
Ma piu’ per voi che ridete poco e vi divertite male.
Provate dunque ad usare un Taac per ogni cosa che fate…
Anche se siete tristi ripetetevi….
<<Sono triste taaaaac….>>
<<Sono felice taaaaac….>>
Vedrete che prima o poi un sorriso arriva.
Ecco quello sono io.
Pozzetto.

Não venha com desculpas. Seus efeitos sobre mim acabaram, foram mortos pelas suas mentiras. Tudo não passou de uma farsa, um belo teatro, isso posso dizer. Ainda vem aqui tentar se explicar, você é um verdadeiro idiota. Passou da hora de entender que palavras não são suficientes, não sou qualquer garotinha que chama para sair no final de semana. Eu acreditei em você e olha onde isso tudo deu? Viu onde eu fui parar? Isso é tudo culpa tua, pois chances eu dei e muitas, mas não aproveitou nenhumas delas.
—  Ilusões de Esther.
Siamo la generazione del voglio dimagrire, ma poi mangiamo come se fosse l'ultima cena. Siamo quelli che dicono “odio la scuola’, ma poi ci precipitiamo sul bus ogni mattina. Siamo quelli del sorridete e siate felici, ma siamo i primi a piangere nei bagni. Siamo quelli del voglio dormire, ma poi rimaniamo svegli fino a tardi. Siamo quelli del ‘non ho voglia di studiare, ma poi ci lamentiamo dei voti che prendiamo. Siamo quelli del "voglio morire, ma nessuno prende la pistola veramente. Siamo una generazione incoerente, fragile, mascherata, stupida, ma siamo noi e questo basta.

- Immaginiamo che io venga da te e ti dica ciao. Tu rispondi?
- Ciao.
- Esatto. E immaginiamo che me ne esco con una frase stupida che neanche un primate userebbe.
- Tipo?
- Tipo che ne so, tipo “Fa freschetto eh?”
- Ma siamo a luglio.
- Per questo neanche un primate la userebbe.
- Non fa una piega.
- Supponiamo che ti offra da bere, ma una cosa leggera sennò pensi male.
- Penso male?
- Tipo che voglio farti ubriacare.
- Potrei pensarlo.
- Una coca-cola dunque.
- Con ghiaccio.
- Se volessimo esagerare, si.
- E fetta di limone, toh!
- Un carnevale di Rio proprio.
- E poi? Che supponiamo?
- Supponiamo che parliamo tutta la sera e scopri che sono simpatico.
- Si.
- E che forse saresti disposta a uscire insieme.
- Si.
- Supponiamo che ti porto in un piccolo locale in un vicoletto di Trastevere, con le sedie un po’ scricchiolanti e le porzioni di carbonara abbondanti.
- E il vino in brocche scheggiate.
- Con le piante rampicanti che salgono fino agli appartamenti sopra di noi.
- Si.
- Supponiamo che poi facciamo una passeggiata e ci ritroviamo al ponte, davanti tipo a Castel Sant'Angelo con qualche tizio che suona “Wish you were here” seduto per terra, l'aria un po’ umida appiccicosa perchè mi pare di aver capito che non può fare freschetto giusto?
- Giusto.
- E stiamo lì, insomma s'è mangiato bene, s'è riso, sei bellissima, la grattachecca di Sora Lella ci ha ghiacciato il cervello e ci sono pure i grilli che fanno un live tipo come al Circo Massimo
- Si?
- Eh, metti caso che ti bacio.
- Mh?
- Quante probabilità ci sono che io poi abbia il profumo dei tuoi capelli riccissimi addosso?
- Non saprei. Qualcuna?
- E supponiamo che nei giorni seguenti io ti chiamo, tu mi chiami, ci chiamiamo insomma, e scopri che oh, in fondo capisci che mi piace farti ridere perché quel sorriso è tipo la droga più pericolosa mai scoperta dagli scienziati premi Nobel.
- Si?
- Quante probabilità ci sono che da lì in poi tu cominci a innamorarti di me?
- Più di qualcuna direi.
- Bene, perché altrimenti eravamo davvero nella merda sai?
- Perché?
- Perché io ho cominciato a innamorarmi già dal “ciao”.

Tommaso Fusari - Calcolo delle probabilità