pisciare

Sogna in grande, si dice, punta in alto. E poi ci chiudono 12 anni dicendoci dove sederci, quando pisciare, cosa pensare.Poi a 18 anni, senza aver mai elaborato un pensiero originale, dobbiamo prendere la decisione più importante della nostra vita. E se non hai soldi o un'ottima media,gran parte della decisione è già presa.
—  13 reasons why

l’altro giorno passeggiavo in giro con un amico e ad un certo punto mi scappava di fare la pipì allora gli ho detto che forse dovevamo tornare a casa perchè io dovevo fare la pipì e lui mi ha detto ok
torniamo verso casa però troviamo un posto in cui fare la pipì, nel seso era un posto pubblico con un bagno, di quei palazzi con le biblioteche che non sono proprio biblioteche e che però sono tipo dei palazzi storici con dentro delle cose interessanti tipo il bagno
chiedo dove sta mi viene indicato e vado e questo mio amico mi segue dicendo che effettivamente anche lui deve pisciare
entriamo, la porta è la stessa anche la stanza è la stessa i cessi sono due, sono di quelli tipo cabine elettorali divisi da una parete di cartongesso e comunicanti, quelli che ti si vedono i piedi sotto, come delle cabine insomma
abbiamo fatto pipì insieme e io sentivo lui e lui sentiva me e a me sta cosa mi ha imbarazzato più di quando ho fatto pipì proprio nello stesso water con un ragazzo appena conosciuto io davanti e lui alle mie spalle
io vi giuro che sentire il rumore e non vederlo mi ha imbarazzato di più
allora mentre pisciavo gliel’ho detto ma ti sento, ma che palle! e lui mi ha urlato ma che te frega!
ho capito perchè adesso lui è il mio amico

Se io fossi san Gennaro non sarei così leggero
Con i miei napoletani io m'incazzerei davvero
Come l'oste fa i conti dopo tanto fallimento
Senza troppi complimenti sarei cinico e violento

Vorrei dire al costruttore del centro direzionale
Che ci può solo pisciare perché ha fatto un orinale
Grattacieli di dolore un infarto nella storia
Forse è solo un costruttore che ha perduto la memoria

Nei meandri dei quartieri di madonne e di sirene
Paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene
E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi
Le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti

È come sputare in faccia ai D'Angiò, agli Aragona
Cancellare via le tracce di una Napoli padrona
È lo sforzo di cagare dell'ignobile pappone
Sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone

È perciò che mi accaloro coi politici nascosti
Perché solamente loro sono i veri camorristi
A cui Napoli da sempre ha pagato la tangente
E qualcuno l'ha incassata con il sangue della gente

E per certi culi grossi il traguardo è la poltrona
E per noi poveri fessi basta solo un Maradona
E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro
Lo sa solo Gesù Cristo che quel sangue è sangue amaro

Lo sa il Cristo ch'è velato di vergogna e di mistero
Da quel nobile alchimista principe di Sansevero
E con lui lo sa Virgilio il sincero Sannazzaro
Giambattista della Porta che il colpevole è il denaro

E nessuno dice basta per il culto della festa
E di Napoli che resta sotto gli occhi del turista
Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto
Pietre laviche e lastroni seppelliamoli d'asfalto…
…l'appalto

Ma non posso più; accettare l'etichetta provinciale
E una Napoli che ruba in ogni telegiornale
Una Napoli che puzza di ragù di malavita
Di spaghetti cocaina e di pizza margherita

Di una Napoli abusiva paradiso artificiale
Con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare
E di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi
E la cattedra che insegna qual è l'arte di arrangiarsi

Io non posso più accettare l'etichetta di terrone
E il proverbio che ogni figlio è nu bello scarrafone
E mi rode che Forcella è la kasba del furbone
Che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone

Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei
La mia rabbia dal Vesuvio farei peggio di Pompei
E poiché c'ho preso gusto con la scusa del santone
Io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome

Chiedere a Pino Daniele che fine ha fatto terra mia
Siamo lazzari felici quanno chiove ‘a pecundria
Napule è 'na carta sporca Napule è mille paure
Ma pe’ chiste viche nire sò passate 'sti ccriature

Da Pontano a Paisiello Giulio Cesare Cortese
Da Basile a Totonno Petito fino a Benedetto Croce
Da Di Giacomo a Viviani poi Caruso coi Parisi
Da Totò ai De Filippo fino a Massimo Troisi

C'è passato Genovesi e Leopardi con orgoglio
La romantica Matilde e il mattino di Scarfoglio
Filangieri Cardarelli tutto l'oro di Marotta
C'è passata la madonna che ora vedi a Piedigrotta

Un Luciano De Crescenzo Bellavista di Milano
E Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano
Un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore
Ora cerca di sfruttarla Federico Salvatore

Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto
Di cambiare e trasformare tutto ciò che è stato fatto
Di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione
Di chi ha messo nella merda la cultura e la canzone

Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia
Porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia
E che il critico ha concesso al neomelodico l'evento
Di buttare in fondo al cesso Napoli del novecento

Perché ancora io ci credo e mi incazzo ve lo giuro
Che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro
Come quello di Berlino che ci spacca in due metà
Uno è figlio 'e bucchino l'altro è figlio 'e papà

Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei
Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei
Per gridare alla mia gente tutto ciò che mi fa male
E finire da innocente pure io a Poggioreale

Perché come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore
La speranza Iervolino può lenire il mio dolore?
Io ho capito che la vita è solo un viaggio di ritorno
Che domani è già finito e che ieri è un nuovo giorno

Sembra un gioco di parole ma mi sento più sicuro
Coi progetti dal passato e i ricordi del futuro
E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
Se ho cercato con coraggio di restare come sono.
—  Federico Salvatore

Se un uomo sui cinquant'anni, una notte, verso le cinque, si alzasse perché gli scappa da pisciare, allora andasse al gabinetto, e lì, quando accende la luce, gli prende un mezzo colpo perché vede che c'è un altro che sta pisciando anche lui nel suo gabinetto, ma a quel punto quell'altro si volta, e lui vede che è suo padre, morto sette anni prima. Allora gli dice papà, ma non eri morto, e il padre gli dice certo che sono morto, non ti ricordi più? Sono morto di marzo, mentre stavamo mangiando. Son crepato di infarto. Ti ricorderai bene.
E poi si guardano un po’ in faccia, con un sorriso garbato, e il figlio gli dice ma sei tornato dall'aldilà, e cosa sei venuto a fare, e il padre gli dice sono tornato soltanto un attimo a pisciare. Non si vede?

- Ugo Cornia, Operette ipotetiche

a me sinceramente non me ne fotte più un cazzo se non di fumarmi la mia canna quotidiana, mangiare, dormire, cacare, pisciare e scopare quando mi va, senz’altro masturbarmi e ogni tanto uscire dal guscio per vedere come va da qualche altra parte

poi quando fa caldo faccio il bagno dove capita

questo è quanto

è un buon modo per sparire?

Ho un problema con le persone. Ho un problema con gli altri esseri umani. Passo da stati di completa e totale dipendenza ad odio, disprezzo, mancanza di interesse. 
Non odio, in effetti. Non ho mai odiato nessuno. Sarebbe così stupido odiare davvero, sarebbe così stupido sacrificarsi tanto per qualcuno.

Nel momento in cui odi, doni importanza, doni attenzione, Chiedi amore.

O forse sono un sacco di stronzate e dovrei solo andare a pisciare.

3

Il profumo delle spezie
Settembre 2016, Hebron e Acri

Ogni città ha il suo suq, il mercato di strada. Qualcuna ne ha più di uno, dove i banchetti sono a seconda del gruppo etnico dei proprietari o semplicemente per i prodotti. In genere, vendono un po’ tutti le stesse cose: vestiti, oggetti per la casa, alimentari di ogni genere, scacchiere, prodotti per il corpo, spezie… soprattutto spezie. Ciò che colpisce dei suq, difatti, è l’odore della curcuma della cannella e del cumino che copre tutto il resto. Quello dell’umanità che vende, grida e cerca l’occasione, quello del pesce, quello del té verde alla menta (shay bil nana) che i negozianti offrono insieme a copie gratuite del Corano.
I due suq più belli che ho visto mentre ero in Israele e nei Territori Palestinesi sono quelli di Acri e di Hebron. Il primo è caratteristico perché si trova in una città di mare, da sempre punto di arrivo e di partenza di mercanti di ogni dove. Il secondo, per il suo preciso significato politico.
Ad Hebron, e non è un caso, siamo stati accompagnati dai carabinieri della TIPH. Il suq lo abbiamo raggiunto a piedi, attraversando ben due check point israeliani e beccandoci un paio di sputi e insulti dai coloni che passavano di lì. Vi assicuro che prima di andarci avevo fatto appello a tutta la mia capacità di essere imparziale, che si è naturalmente frantumata di fronte all’arroganza di questi nuovi israeliani dell’est Europa, russi che magari si sono comprati le carte con cui hanno sostenuto di avere uno zio ebreo e per questo motivo hanno ottenuto la cittadinanza, una casa e molte più possibilità di quante ne avrebbero avute stando ad ubriacarsi a casa loro. L’apice del delirio di queste persone lo si raggiunge proprio nel vecchio suq, dove i negozietti appartengono tutti a vecchi arabi e dove l’autorità palestinese ha installato una grossa rete. Le case dei coloni, difatti, si trovano proprio sopra al mercato, e la rete serve ad evitare che i lanci continui di spazzatura colpiscano le persone sotto. L’ultima frontiera della vessazione da parte dei coloni è l’abitudine di pisciare dentro a dei palloncini per fare dei gavettoni alla gente che si ferma a comprare dai palestinesi.
Loro, però, non se ne vanno. Perché, mi ha detto una signora che vendeva sciarpe, tanto il profumo delle spezie copre tutto il resto.

Van Houten,io sono una persona buona ma un scrittore di merda. Lei è una persona di merda ma un buon scrittore. Insieme faremmo una grande squadra. Non voglio chiederle favori, ma se ha tempo, e da quello che ho visto ne ha un sacco, mi chiedevo sep otesse scrivere un discorso funebre per Hazel. Ho tutti gli appunti, ma sarei felice se lei potesse farli diventare un discorso coerente, o anche solo indicarmi che cosa dovrei dire in un altro modo.Con Hazel le cose stanno così: quasi tutti sono ossessionati dal pensiero di lasciare un segno nel mondo. Di tramandare qualcosa. Di sopravvivere alla morte. Tutti vogliamo essere ricordati. Anch’io. Questo è ciò che più mi disturba, essere un’altra immemorata vittima dell’antica e ingloriosa guerra contro la malattia.Io voglio lasciare un segno. Ma Van Houten, i segni che gli umani lasciano troppo spesso sono cicatrici. Costruisci un mega negozio orrendo, o fai un colpo di stato, o provi a diventare una rockstar e pensi: “Adesso sì che si ricorderanno di me” ma (a) non si ricordano di te, e (b) tutto quello che ti lasci alle spalle sono altre cicatrici. Il tuo colpo di stato si trasforma in dittatura. Il tuo negozio distrugge il paesaggio. Okay, magari non faccio così schifo come scrittore. Ma non riesco a tenereinsieme le idee, Van Houten. I miei pensieri sono stelle che non riesco a far convergere in costellazioni. Siamo come un branco di cani che pisciano sugli idranti. Avveleniamo l’acqua di fonte con la nostra piscia tossica, segnando ogni cosa come MIA nel ridicolo tentativo di sopravvivere alla nostra morte. Io non riesco a smettere di pisciare sugli idranti. So che è sciocco e inutile…inutile in modo epico, nella mia attuale condizione, ma sono un animale come chiunque altro. Hazel è diversa. Lei cammina leggera, vecchio mio. Lei cammina con passo leggero sulla terra. Hazel conosce la verità: la probabilità che abbiamo di ferire l’universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo né l’una né l’altra cosa. La gente dirà che è una cosa triste lasciare una cicatrice più piccola, che saranno in pochi a ricordarla, che sarà stata amata in modo profondo, ma non a vasto raggio. Ma non è triste, Van Houten. È magnifico. È eroico. Non è questo il vero eroismo? Come dicono i medici: primo, non fare del male. I veri eroi comunque non sono quelli che fanno le cose; i veri eroi sono quelli che NOTANO le cose, quelli che prestano attenzione. Il tizio che ha inventato il vaccino antivaiolo non ha inventato niente. Ha solo notato che le persone che avevano contratto il vaiolo bovino non si ammalavano di vaiolo. Dopo che la mia PET si è illuminata tutta, mi sono intrufolato nel reparto di terapia intensiva e l’ho vista mentre era prima di sensi. Sono entrato dietro un’infermiera che aveva la tessera magnetica e sono riuscito a stare seduto accanto a lei per dieci minuti prima che mi scoprissero. Ho davvero pensato che sarebbe morta prima che io avessi avuto il tempo di dirle che stavo per morire anch’io. È stato spaventoso: l’incessante aggressione meccanizzata della terapia intensiva. Aveva quest’acqua scura cancerogena che le usciva dal torace. Gli occhi chiusi. Era intubata. Ma la sua mano era ancora la sua mano, ancora calda, con le unghie dipinte di un blu così scuro che sembrava quasi nero e io l’ho tenuta stretta e ho cercato di immaginare il mondo senza di noi e per circa un secondo sono stato una persona abbastanza buona da sperare che morisse in modo da non dover scoprire che stavo per morire anch’io. Ma poi ho chiesto più tempo per poterci innamorare. Il mio desiderio è stato realizzato, suppongo. E le ho lasciatola mia cicatrice.Un infermiere è entrato e mi ha detto che dovevo uscire, che non era consentita la presenza di visitatori, e io gli ho chiesto come stava e il tipo ha detto: “Sta ancora accumulando acqua.” Una benedizione nel deserto, una maledizione nell’oceano. Cos’altro dire? È così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: lo sai che lo è. È divertente senza essere mai cattiva. Io la amo. Sono così fortunato ad amarla, Van Houten. Non puoi scegliere di essere ferito in questo mondo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte. Spero che a lei piacciano le sue.
“Mi piacciono, Augustus.
Mi piacciono”.
—  Colpa delle stelle

Mi sono ritrovato un insetto grande quanto un dinosauro in bagno e quando si parla di insetti la mia mascolinità cala criticamente.
Chiamate i Ghostbusters o vado a pisciare dalla finestra.

L'umanità è ridicola. Un nostro bisogno primario è pisciare. Possiamo volere, possiamo desiderare, possiamo essere e pensare.

Ma noi dobbiamo pisciare.

Come possiamo prenderci sul serio?

dopo, uscii sull'aia a fare una pisciata dando le spalle alla casa. Davanti a me c'erano solo campi a vista d'occhio.

Lei, nuda come me, si avvicinò incuriosita: spiò il getto di urina e poi appoggiò il petto alla mia schiena.
prese il pene in mano, ancora scivoloso del suo orgasmo, e mi fece pisciare dirigendo il fiotto come se fosse suo.
guardava il getto e ci giocava stretta a me, in silenzio. Era una magia.

ricominciammo a fare l'amore subito dopo, ridendo.


ricordi ispirati da @psicostregone

Essere un maschio, sai che bello?
non avrei problemi a parlare con il tipo che mi piace
non dovrei essere denifita troia per ogni cosa che faccio
non dovrei truccarmi/piastrarmi
non avrei problemi 5 giorni al mese
non potrei restare incinta ahahah
potrei pisciare dove cazzo voglio ahahah
non sarei così timida
probabilmente i miei genitori mi lascerebbero più libertà
non dovrei farmi paranoie del tipo “perchè non mi scrive” “devo mettermi in dieta” ecc ecc
essere una femmina è davvero complicato
Quando sei caduta, lo dico sul serio, ho visto una stella pisciare su un desiderio

Magnifica
la gente.
Riesce sempre a sorprenderti
la gente.
Tu pensi di avere conosciuto il peggio del peggio
e poi
riesce sempre a sorprenderti
la gente.

Comunque è una bella sensazione,
quella di aver toccato il fondo,
sperando che questa volta almeno
non ci sia ancora da scavare.
È tipo un traguardo importante:
ricorderò questi anni,
come quelli delle persone
migliori e peggiori della mia vita.
Capitolo chiuso.

E tu, cosa ci fai sulla Praga-San Pietroburgo, vestita da puttana?

Dimmi che mi odi

Era il nostro primo litigio. Stavamo insieme da due anni e non avevamo mai avuto una discussione, un contrasto, un momento di buio. Niente. 
Non andavamo così d’accordo, no, ma lei mi amava alla follia (io un po’ di meno) e non voleva rischiare di perdermi per niente al mondo, e quindi mi assecondava in ogni caso. Capirete che per me era piuttosto comodo. E poi, mi dicevo ogni volta che mi sentivo in colpa, l’amore è fatto di compromessi, no? 

Ma quella volta no, quella volta si era veramente incazzata. Le avevo promesso che al nostro secondo anniversario, a differenza del primo, saremmo stati insieme, l’avrei portata da qualche parte e riempita di fiori, belle parole e scuse per vestirsi bene. Ma non l’avevo fatto: me n’ero totalmente dimenticato e avevo passato la giornata fuori con i miei amici. Torno a casa e la vedo ad aspettarmi sul divano. Mi vede, mi guarda malissimo, mi dice che questa volta è veramente finita. Ovviamente non lo era, perché non avrebbe resistito un secondo senza di me. Però sembra seria. Lì capisco di cosa parla, penso oh cazzo era oggi, le chiedo formalmente scusa e vado a pisciare, non badandoci più di tanto. Ma insiste. Insiste e per la prima volta la sento urlare. È finita!, dice. 

In quel momento dentro di me cambia qualcosa. Sento un brivido alla testa, la guardo e mi rendo conto di come quel secondo, quell’attimo di ira, la renda incredibilmente bella. La vena in rilievo sul suo collo, la frequenza della sua voce, gli occhi pieni d’odio, i pugni stretti, l’accenno di pianto sul viso, la vita, quella vera, che le pulsa dentro; tutte pennellate su un quadro nuovo e bellissimo. L’avrei chiusa dentro una teca di cristallo indistruttibile e mostrata a chiunque. Questa è la mia ragazza, guardatela tutti, per l’ingresso alla mostra sono 18€ e i biglietti sono disponibili anche online. In quel caso però ci sono anche due euro di spese di spedizione.
Ma io non avevo teche di cristallo a disposizione e potevo solo godermi il momento. Avrei voluto fosse eterno, ma come tutte le cose più belle di questo mondo stava per finire. Lo vedevo dalle sue mani che si facevano piano più morbide, dalle lacrime non più gelate dalla rabbia che le avevano cominciato a scorrere sul viso, dal velo di speranza che iniziava a riempirle le iridi. 

Qui arrivo a due conclusioni:
1. È tutto finito (cazzo);
2. Non ho mai visto niente di così bello. 

La abbraccio e le dico che è tutto ok, che mi dispiace tanto, che non si ripeterà mai più, che domani la porto fuori e mi faccio perdonare. 
Ma non è vero e non ne ho nessuna intenzione. Anzi, voglio godermi di nuovo quel momento e non vedo l’ora che arrivi il giorno successivo, voglio di nuovo vederla così bella, voglio amarla di nuovo, di nuovo, di nuovo, di nuovo.
Lei ora è tranquilla, il suo respiro è rallentato, mi stringe a sé e torna tutto come prima (cazzo). 
 
Domani arriva e io torno di nuovo a casa tardissimo. Entro e lei non è più sul divano ad aspettarmi. Mi avvicino alla porta del bagno e la sento piangere. Vattene via, dice, ti odio. Sento un brivido alla testa.

L’amore è fatto di compromessi, no? 

sai per cosa mi odio?
io ti voglio ancora
voglio prenderti per il culo
ascoltarti piano
aspettare che arrivi
scappare
vedere parcheggi
e sudare fastidiosamente
e vedere la gente ubriaca da sobrio
e i sobri da ubriachi
e pensare che palle quando non mangi
e farmi offrire cose costosissime
parlare che non ci sono soldi
la campagna
la nonna
non insegnarti mai a cucinare
e pensare tutte le volte
che sei la ragazza più bella che abbia mai visto
e che lo smalto mi fa schifo
e cercare di mettere giù
che non mi piace stare al telefono
e tu chiami ubriaca
e non vuoi finire
mai
e assecondare i tuoi capricci
che poi
sulle cose importanti
non li fai mai
e sentirmi geloso
che non lo sono mai stato
che un po’ mi fa sentire vivo
e un po’ mi fa sentire fesso
e un po’ stronzo
e mandarti affanculo perchè non ce l'ho con te
ma dovrò pure avercela con qualcuno
e tu sei lì
che poi è qui
e cercare un posto dove pisciare in pieno giorno in centro a firenze
almeno pisciare
se scopare non si può
e ridere al ritorno al pensiero di te
che fai l'hostess
in mezzo ai congressi coi vecchi che ci provano
pensare di non voler diventare come loro mai
ma in fondo temere di sì
e finire i soldi
i treni
i pensieri
uccidere e morire di caldo
soffocare
e quasi finire sotto un tram
che è pure una cosa antica
per salutarti prima di entrare in stazione
dimenticare i documenti nella tua macchina
e ricordarsi
distrattamente
la strada
il vento che sale
avere voglia come avere fatica
non smettere
in un negozio di costumi con una puzza di profumo irrespirabile
di cercare il tuo corpo e il tuo sorriso
vicino
all'aria condizionata
voglio ancora tutto questo
e per questo mi odio.

Lo stato sociale (questa canzone ancora non esiste)

My thoughts

Eilà, sono le tre e cinquantuno ed il sonno non si azzarda neanche ad avvicinarsi a me così ho ovviamente deciso di fare un post molto simile ad un altro e l'idea di poter parlare con voi di tutto attraverso questo post, mi piace.
Oggi sono successe parecchie cose, ho riaperto il blog, sono uscita di casa ho preso il cellulare ed ho parlato con mio nonno dopo quasi otto mesi e bhe è stato meraviglioso, per questioni di famiglia sono rimasta delusa dalla moglie —che ad oggi visti i suoi comportamenti non mi azzardo a considerare nonna- e quindi mi sono parecchio distaccata da tutta la famiglia materna, anche se in realtà mio nonno non centrava niente, anzi è stato l'unico a capirmi. Poi mentre parlavo con lui, colpo al cuore. Vedo un tipo pisciare nelle siepe —ridete con me- non ci faccio caso, anche perché lui ed i suoi amici spariscono non so dove, ed io vado a comprare un accendino in un bar poco distante dal prato dove stavo. Al mio ritorno il gruppetto di pisciatori è di nuovo lì e riconosco quello stava pisciando che é una sorte di amico carinissimo uguale ad Harry Styles che un po’ mi piace, allora lo saluto e lui si avvicina a me poggiandomi una mano sul fianco e baciandomi le guance. Cioè è una cosa da niente e che probabilmente non significa niente ma il mio piccolo cuoricino del cazzo batteva neanche stessi per avere un infarto. Tra l'altro io non gli piaccio per niente e si vede lontano un miglio anche se l'ultima volta che siamo usciti, vedendomi in difficoltà a tornare da sola a casa con il fottuto buio —non abito nella zona più bella di Roma lol- si è offerto di darmi un passaggio con la madre che sarebbe venuto a prenderlo perché non so dove cazzo dovevano andare. Ma poi c'è il ragazzo con chi sono stata un anno e quattro mesi che mi assilla la testa di pensieri nonostante lui si sia levato dai coglioni ed io ne sono probabilmente innamorata o forse non è più amore ma solo ricordi di una stupidissima.
Sono le 4.04 ed io esprimo un desiderio a caso, no okay è ben preciso soltanto che mentre lo esprimo chiudo gli occhi e mi accorgo che ho sonno.
Erano le tre e cinquantuno, ora le quattro e zero cinque. 14 —se ho sbagliato shalla in matematica faccio schifo- che scrivo questo post e mi è venuto sonno. Cazzo sono noiosa.
Odio ora sono quindici minuti, sono quattro e zero sei., ora e zero sette. Okay la smetto, buonanotte.
-Vivx

Ps mentre correggo il testo sono e zero nove.
Van Houten,
Io sono una persona buona ma uno scrittore di merda. Lei è una persona di merda ma un buon scrittore. Insieme faremmo una grande squadra. Non voglio chiederle favori, ma se ha tempo - e da quello che ho visto ne ha un sacco - mi chiedevo se potesse scrivere un discorso funebre per Hazel. Ho tutti gli appunti, ma sarei felice se lei potesse farli diventare un discorso coerente, o anche solo indicarmi che cosa dovrei dire in un altro modo.
Con Hazel le cose stanno così: quasi tutti sono ossessionati dal pensiero di lasciare un segno nel mondo. Di tramandare qualcosa. Di sopravvivere alla morte. Tutti vogliamo essere ricordati. Anch’io. Questo è ciò che più mi disturba, essere un’altra immemorata vittima dell’antica e ingloriosa guerra contro la malattia. Io voglio lasciare un segno. Ma Van Houten, i segni che gli umani lasciano troppo spesso sono cicatrici. Costruisci un meganegozio orrendo, o fai un colpo di stato, o provi a diventare una rockstar e pensi: “Adesso sì che si ricorderanno di me” ma (a) non si ricordano di te, e (b) tutto quello che ti lasci alle spalle sono altre cicatrici. Il tuo colpo di stato si trasforma in dittatura. Il tuo negozio distrugge il paesaggio.
[…] Siamo come un branco di cani che pisciano sugli idranti. Avveleniamo l’acqua di fonte con la nostra piscia tossica, segnando ogni cosa come MIA nel ridicolo tentativo di sopravvivere alla nostra morte. Io non riesco a smettere di pisciare sugli idranti. So che è sciocco e inutile - inutile in modo epico, nella mia attuale condizione - ma sono un animale come chiunque altro.
Hazel è diversa. Lei cammina leggera, vecchio mio. Lei cammina con passo leggero sulla terra. Hazel conosce la verità: la probabilità che abbiamo di ferire l’universo è pari a quella che abbiamo di aiutarlo, ed è molto probabile che non faremo né l’una né l’altra cosa. La gente dirà che è una cosa triste lasciare una cicatrice più piccola, che saranno in pochi a ricordarla, che sarà stata amata in modo profondo, ma non a vasto raggio. Ma non è triste, Van Houten. È magnifico. È eroico. Non è questo il vero eroismo? Come dicono i medici: primo, non fare del male. I veri eroi comunque non sono quelli che fanno le cose; i veri eroi sono quelli che NOTANO le cose, quelli che prestano attenzione.
[…] Dopo che la mia PET si è illuminata tutta, mi sono intrufolato nel reparto di terapia intensiva e l’ho vista mentre era priva di sensi. Sono entrato dietro un’infermiera che aveva la tessera magnetica e sono riuscito a stare seduto accanto a lei per dieci minuti prima che mi scoprissero. Ho davvero pensato che sarebbe morta prima che avessi avuto il tempo di dirle che stavo per morire anch’io. È stato spaventoso: l’incessante aggressione meccanizzata della terapia intensiva. Aveva quest’acqua scura cancerogena che le usciva dal torace. Gli occhi chiusi. Era motivata. Ma la sua mano era ancora la sua mano, ancora calda, con le unghie dipinte di un blu così scuro che sembrava quasi nero e l’ho tenuta stretta e ho cercato di immaginare un mondo senza di noi e per circa un secondo sono stato una persona abbastanza buona da sperare che morisse in modo da non dover scoprire che stavo per morire anch’io. Ma poi ho chiesto più tempo per poterci innamorare. Il mio desiderio è stato realizzato, suppongo. E le ho lasciato la mia cicatrice. Un infermiere è entrato e mi ha detto che dovevo uscire, che non era consentita la presenza di visitatori, e io gli ho chiesto come stava e il tipo ha detto: “Sta ancora accumulando acqua.” Una benedizione nel deserto, una maledizione nell’oceano. Cos’altro dire? È così bella. Non ti stanchi mai di guardarla. Non ti preoccupi se è più intelligente di te: lo sai che lo è. È divertente senza essere mai cattiva. Io la amo. Sono così fortunato ad amarla, Van Houten. Non puoi scegliere di essere ferito in questo mondo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte. Spero che a lei piacciano le sue.

«Mi piacciono, Augustus.
Mi piacciono.»
—  John Green - Colpa delle stelle
Riflessioni che uno fa quando invece dovrebbe dormire

Ogni volta che vado a casa (leggasi bunker) della mia amica pazza (è pazza davvero, matta come un cavallo, le voglio bene ma è pazza, punto) lei si siede, si rolla una sigaretta, mi mette un caffè imbevibile davanti e mi dice ‘Su, su, adesso raccontami’. C’è sempre qualcosa da raccontare, aggiornamenti da fare, cose su cui ragguagliarci in quanto  abbiamo periodi in cui spariamo entrambe perché su questo punto siamo fatte alla stessa maniera, poi torniamo e non è cambiato niente, la frase è sempre la stessa: ‘Su, su, adesso raccontami.’
E io le racconto e lei fa sempre commenti tanto coloriti che mi fanno ridere un sacco, oppure si lancia in dissertazioni filosofiche sul chi e sul come perfettamente senza capo né coda. Non si cimenta nel dare consigli perché sa che poi faccio di testa mia, però mi fa vedere le cose in una maniera inaspettata.
Oggi ero lì che mugugnavo rancorosa che se una persona rivela i propri sentimenti ad un’altra per la prima volta dopo mesi di assurda frequentazione illecita, e quello ti dice che bisogna parlarne meglio a voce e poi sparisce, allora è un vigliacco. Uno senza le palle. Uno che pur di non affrontare la situazione svanisce nel nulla e improvvisamente da che era una presenza fissa, adesso non esiste più.
La mia amica pazza ascolta senza interferire, fuma e mi guarda, mi guarda e fuma e si arriccia la frangia, mi lascia inveire e poi con molta calma si alza, mi dice che deve andare a pisciare, piscia, torna, si risiede e mi dice che io della vita non ci capisco proprio un cazzo.
E che sparire certe volte è l’atto d’amore più grande che può fare una persona che non può darti quello che vuoi. E che non è vigliaccheria, ma coraggio, segno di maturità, indice che non te la vuole rovinare la vita, che ti vuole mandare dritta per la tua strada perché in fondo vuole che tu sia felice, cose di questo genere.
‘Cazzate’ dico io.
Invece adesso sto qui e ci penso bene su, come al solito con un ritardo colossale rispetto alla conversazione.
Chissà quanti gesti, quante parole fraintendiamo. Spesso ci ritroviamo ad odiare qualcuno ignorando totalmente le motivazioni che stanno alla base del suo comportamento, ci costruiamo una nostra realtà mentale in cui abbiamo ragione noi, e allora quello diventa un vigliacco, quell’altro uno stronzo, quell’altra una cretina. E magari non sappiamo niente.
Però credo che sarebbe più facile parlare, dirsi le cose come stanno senza misteri o gesti eroici in sordina, comunicare, sai, quella cosa che si fa quando si hanno delle robe dentro che vuoi far venire fuori e che devono essere affrontate.
O forse no. Forse veramente io della vita non ci capisco un cazzo.