piovosa

Io una mattina così piovosa la passerei a letto con te. Un venerdì mattina qualsiasi, rimaniamo a casa, ci prendiamo una pausa dal lavoro, dalla scuola, dal mondo. Rimaniamo a letto tutto il giorno, come sottofondo il rumore della pioggia che batte sulle finestre. Ti porto persino la colazione in camera, così non avrai nessuna scusa per alzarti, e continuiamo a baciarci. La camera odora di caffè e sigaretta, e noi odoriamo di amore, anche baciarci odora d'amore, e anche ridere, e scherzare, e fare l'amore .
Profumiamo d'un aroma che non può non creare dipendenza, altro che sigaretta e caffè.
—  siamociochepossiamoessere
Tu sei lo stesso che mi ha detto “tienimi nei tuoi sogni quando ti manco, quando non sono con te”, perché tu sei la stessa persona che mi accarezzava lentamente quando fuori la pioggia non accennava a fermarsi, pensa a questo, il tuo cuore non è spezzato, non è rotto in mille pezzi e quindi si può ancora aggiustare.
Ricordo la prima volta che ci siamo incontrati e mi hai detto che non avevi mai provato ad amare qualcuno, non avevi mai provato la sensazione di andare oltre a tutto quello che credevi possibile, che ormai per te sembrava non esistere più, non sei mai stato innamorato e può fare paura, cammini a tentoni in mezzo al buio perché non puoi sapere come andrà a finire, se finirà o semmai quanto durerà?
Perché quello che ti lascia senza fiato può darti tante altre emozioni e non c'è niente di cui vergognarsi, non c'è niente che possa sostituirti anche quando non sei con me. […]
—  Alice Giaquinta, Le carezze in una notte piovosa.

«Piove. Fuori piove, e continua a tintinnare sul vetro della finestra, bagnandola, riempiendola di gocce sparse. La vista del panorama si è oramai offuscata. Sembra un paradigma della mia vita, ultimamente», disse lei.

Stava seduta sul suo letto, accanto alla finestra e col computer sulle gambe. Aveva le cosce calde per via della temperatura del portatile che si andava scaldando. Le mani, invece, erano un po’ fredde. Si mordeva le labbra ogni tanto, fra una frase e un altra, gli occhi stanchi e il cuore combattuto. Connessa a Skype, parlava col ragazzo del più e del meno, del tempo là fuori, del tempo e basta. Pioveva, pioveva sia da lui che dove stava lei, e c'era una leggera brezza che pareva scacciare ogni traccia della primavera appena cominciata.

«La tua vita non è piovosa, invece. O sbaglio? Se ci sono io potrebbe mai esserlo?» rispose lui.

Dalla schermata di Skype, lei poteva cogliere i particolari più importanti. Lo vedeva. Vedeva lui seduto sulla sedia davanti al computer fisso, a differenza sua, e dietro si nascondeva uno scorcio della camera, disordinata, ma non troppo. Lei aveva imparato a coglierne i minimi dettagli. Aveva imparato ad amare addirittura le poche cose che dal portatile riusciva a vedere. Il particolare più importante era, comunque, lui. Il suo viso, i suoi occhi sinceri, le sue labbra. Lei fissava le sue labbra ogni volta che lo sentiva parlare, poi guardava gli occhi. Lo fissava continuamente, osservando ogni gesto e azione che compiva lui, dall'altra parte dello schermo. Lo amava disperatamente, anche se era consapevole che, a suo malgrado, la lontananza incideva pesantemente su entrambi. Si ripeteva continuamente che non contava un cazzo, ed era così, ma vuoi mettere se non ci fosse stato un mare in mezzo?

(..)

«Hai ragione, scusa. È che domani è Pasqua. Pasqua si passa in famiglia, sai? E immagina che in futuro, noi, la passeremo insieme. Quanto potrà essere bello? Fare le scampagnate insieme, coccolarsi, scaldarsi se piove e dormire insieme. E ancora, strafogarsi di cioccolata, tanta, troppa, ne avremo i contorni della bocca pieni, disegnati. E le mie mani saranno più calde di quanto non lo siano adesso, le terrò serrate alle tue. E la mia protezione maggiore non sarà più questa coperta che tengo stretta adesso, ma saranno le tue braccia. Il tuo respiro e il calore. Saremo noi. Immagino questo. Ci riserva più o meno ciò, il futuro, non credi?», dichiarò lei, con un sorriso strozzato fra l'anima e la realtà e gli occhi persi a sognare, dispersi in quelli di lui.

«Mah.. Io non la metterei esattamente così. Penso che sarebbe sì romantico, ma non così tranquillo. Penso che ci rovesceremo a terra come fossimo bambini, a giocare infantili come sempre. E invece di tirare fuori una palla per scambiarci due tiri, magari tireremo fuori la chitarra e suoneremo qualche pezzo e tu canterai per me, e la tua voce mi aiuterà a stare meglio. Poi mangeremo velocemente per non sprecare tempo, abbuffandoci, e ci tireremo, forse, qualche avanzo o mollica di pane uno contro l'altro così a cazzo, perché siamo due scemi. E finiremo nuovamente a terra a scherzare come sempre, e a ridere, e a baciarci. Ecco. La vedo più così. E l'uovo di Pasqua che ti comprerò sarà grandissimo! Sarà bellissimo e con una sorpresa che neanche immagini. Infondo, è un giorno dedicato alla rinascita e alle cose nuove, giusto?», ribadì lui.

Il concetto le era entrato perfettamente in testa ed era riuscita a immaginare ogni singola parola trasformata in realtà. In questo momento, però, tremava. Non capiva il perché ma tremava e si sentiva agli occhi lacrime come pioggia su di lei.
«Certo. Lo faremo. E faremo anche l'amore. Hai ragione tu, noi non siamo una coppia delle tante, noi siamo una coppia diversa. Io sono diversa, me lo hai sempre detto anche tu. Non è forsi così?», rispose lei. La voce aveva preso a tremarle leggermente.

«Non sei solo ‘diversa’. Sei SPECIALE.», dichiarò lui, enfatizzando l'ultima parola. Continuò: «Ti amo proprio per questo, piccola mia», concluse con una voce sicura, non più sicura di quanto lo fosse già stato in precedenza quando pronunciava quella frase, ma altrettanto calorosa.

Per lei era sempre un piacere sentirselo dire. Era sempre una sensazione così gradevole da strapparle un sorriso e una o più lacrime allo stesso momento.

Lei si asciugò velocemente il viso per non fargli notate che si era commossa, anche se era consapevole che lui sapeva quanto potessero toccarle il cuore quelle parole. Ogni sua parola. Ogni cosa di lui. Probabilmente in ella.

Erano giovani. Erano innamorati. Dalle parti mie li usavamo chiamare: “i ragazzi dal sorriso a ciel sereno”, lei un arcobaleno, lui musica fra le nuvole. Probabilmente, se avessero potuto studiare meglio il moto della terra, avrebbero scoperto che le forze in gioco erano loro due e l'amore e non la gravità, il sole e le altre cazzate.

Il mondo è di chi ama. Credetemi. Io l'ho visto nei loro occhi, e lo vedo riflesso nei miei.

—  Khalos Moscato | Ispirato a ilmareditroppo

«Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare tutto il giorno a letto
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un'altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei


Raymond Carver (25 maggio 1938 – 2 agosto 1988), Pioggia

Ho bisogno di qualcuno su cui poter contare sempre, che siano le 6 di mattina o le 3 di notte, che sia una giornata piovosa o una giornata di sole, qualcuno che mi chieda come sto perché gli interessa veramente, non per iniziare una stupida conversazione.
Ho bisogno di sapere che c'è qualche cazzo di persona a questo mondo che a me ci tiene davvero, che mi sceglierebbe a prescindere da tutto e che per me voglia esserci, per una volta vorrei essere la prima scelta di qualcuno, cazzo. Ma evidentemente chiedo troppo.
Tu sei quel nome scritto a matita sul mio banco, sei la prima stella cadente nella notte di san lorenzo, il soffio sulle candeline di compleanno, il quadrifoglio trovato per caso in un prato, la ciglia appoggiata sulla guancia. Tu sei il desiderio delle 22.22, sei l’arcobaleno in una giornata piovosa. Ogni volta che esprimo un desiderio quando chiudo gli occhi non vedo altro che te.
—  occhicoloruragano

La poesia nel dolore
è materia accessibile:
ecco, soffri,
ed il mondo ti svela musica e ritmo,
accompagna le grida, culla le lacrime.

Ben misera cosa un poeta triste:
è il clown bianco del circo
la spalla perfetta da avere
quando la vita concede il suo show.

Ma esser trapezisti di sorrisi
metricamente arditi nel parlare di gioia
incerti nel salto di
un enjambement pieno d’amore.

Ci vuole perizia nell’esser pagliacci,
trattenere le lacrime
mascherarle col cerone di una poesia piovosa
non è cosa da tutti, che si conceda.
Ma serve coraggio per lanciarsi nel vuoto
dell’inesplorato territorio della felicità:
dire, in versi, che tutto va bene
spezza il fiato del pubblico ogni singola volta.

Chi paga
difatti
è lì per vedere lo schianto
non la salvezza.

—  Entropiclanguage

che senso ha continuare
se poi tra due
sono solo io ad amare
e tu sei brava a fregartene
perché tanto non t'interessano
i sentimenti altrui,
o meglio,
i miei.

e poi io sono la sciocca
che passa i pomeriggi a piangere
e a disperarsi
e a scrivere
e a morire
per te
che nemmeno più mi vuoi,
ma fai finta di volermi.

tu non sai che dolore si prova
a non essere amati
e ad essere abbandonati
come conchiglie rotte sulla spiaggia
in una giornata piovosa.
mi sono tanto stancata
e non so neanche reagire!
tanto che te ne frega.

mi sono distrutta e fatta in quattro,
ho sempre congelato i miei sentimenti,
sempre li ho conservati nello scatolo per non farmi male,
ma non ha funzionato.
mi fa più male di prima.
non c'è scampo all'amore
e non posso fare nulla
se non amarti
e non essere amata.

Era una notte torrida e piovosa, Missy, come la chiamava suo nonno, stava passeggiando sotto la pioggia. Lo faceva spesso, camminava e camminava, fin quando i piedi le dolevano. Lei si sentiva come quel temporale, aveva fulmini e saette dentro di sé. Per questo amava la pioggia e la notte. Di giorno aveva il suo solito scudo, sorrideva, annuiva e andava avanti. Mentre la notte si lasciava andare, la vera parte di sé stessa saltava fuori, senza essere giudicata da nessuno. Mentre passeggiava, non alzava mai lo sguardo, aveva paura che se qualcuno incontrava i suoi occhi, poteva capire l’uragano che aveva dentro, quindi lasciava fondere le lacrime a quella pioggia che batteva violenta su di lei, come i demoni che la uccidevano ogni giorno. Missy era forte e fragile allo stesso momento, “una guerriera”.
—  jenoublie
TELEFONATE PROMOZIONALI IN UNA GIORNATA PIOVOSA
  • Telefonista:Buon giorno la chiamo perché lei è stato selezionato e acquistando 6 bottiglie del nostro olio riceverà in omaggio un orologio, può scegliere tra sincero, vivace o delicato
  • Io:ma selezionato da chi?
  • Telefonista:........ da noi dalla nostra azienda! ma come perchè!!!! perchè è fortunato!
  • Io:ah mecojoni!....
  • Telefonista:Prego? ma lei è maggiorenne?
  • Io:senta signò io so maggiorenne e produco pure olio extravergine di oliva, mi perdoni eh, ma lei sta proprio a venne il ghiaccio a l'Eschimesi
  • Telefonista:prego?
  • Io:signò lei prega prega, ma se je piace de pregà perchè non va in chiesa?
  • Telefonista:.......... clik.
Carpe Diem

“Carpe Diem”. Cos’è? Un modo di dire ormai troppo comune per essere preso seriamente. Ormai inciso su pelle da una persona su due. Dipinto su ogni muro, scritto su ogni zaino di scuola. Tutti ne parlano e per tutti restano soltanto parole… Anche per me, che mi sono lasciata scivolare via un’opportunità unica tra le dita. Come sabbia, in questa estate troppo piovosa, come le lacrime scorrono sulla mia faccia. Perché alla fine lo si capisce quando si è provato sulla propria pelle e non sto parlando di un tatuaggio. Sulla propria pelle… Si può scrivere di tutto, ma quello che resta veramente sono le esperienze della vita. Quelle che si trasformano in cicatrici senza aver preso appuntamento da un tatuatore. Quelle che arrivano all’improvviso e se non le cogli, all’improvviso se ne vanno. Non puoi tornare indietro ed essa non c’è più. Puoi soltanto guardarla andare via. Osservarla mentre si allontana, quell’opportunità che un secondo prima era da te per te. Piano piano si trasforma in cicatrice e a quel punto puoi davvero dire di avere sulla tua pelle inciso il concetto “Carpe Diem”. Il vero significato delle cose sta dentro di te, non fuori. Agite prima parlare perché mentre voi ve ne state qua essa è già lontana.