pietra lunare

Camminavano in silenzio, Giovancarlo era enormemente imbarazzato: non sapeva che dire, sentiva bene che il suono stesso della sua voce doveva sembrargli falso e d'altra parte era sopravvenuto in lui un rabbioso desiderio d'affetto, misto s'intende a un fanciullesco sgomento, voleva insomma riuscirle simpatico, renderlesi bene accetto, e ciò lo paralizzava del tutto. Ma prima di raggiungere le ultime case del villaggio la fanciulla cominciò lei a parlare, dandogli del tu, con estrema volubilità:
«È vero che hai scritto un libro (il giovane aveva infatti pubblicato da poco, a sue spese, un libretto di versi) che vivi solo nel tuo palazzo ci posso venire una volta che sei cacciatore e vai solo col tuo cane fino a Campello com'è la città ci sono case più grandi di queste c'è molta gente per le strade e molta luce di notte ti piace la luna hai risalito mai il torrente sei stato mai alla foresta di faggi lassù quando ti sposi e di’ ancora una volta ti piace la luna le notti di stelle ti piace il vento gli alberi e i ruscelli ti sei mai innamorato di nessuna ti piacerebbe stare con me sulla montagna ora e respirare l'aria insieme…?» chiedeva senza dargli il tempo di rispondere.
—  Tommaso Landolfi, La pietra lunare