piccolo books

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. 
Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio.
—  Il piccolo principe
Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.
—  Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupery
‘I’m a private detective.’
  'Oh?’ said Kate in surprise, and then looked puzzled.
  'Does that bother you?’
  'It’s just that I have a friend who plays the double base.’
  'I see,’ said Dirk.
  'Whenever people meet him and he’s struggling around with it, they all say the same thing, and it drives him crazy. They all say, 'I bet you wish you played the piccolo.’ Nobody ever works out that that’s what everybody else says. I was just trying to work out if there was something that everybody would always say to a private detective so that I could avoid saying it.’
—  Douglas Adams, The Long Dark Tea-Time of the Soul (Dirk Gently Book 2)
Quando riprendo un libro dallo scaffale, a volte basta solo la copertina, oppure le parole che ricordo, e ritorno a un umore e a un tempo preciso, nitido, sempre, o quasi sempre.
Per esempio “Anna Karenina” ha reso indimenticabile uno spiazzo di cemento in un piccolo giardino a lato di una strada, perché era una strana primavera e io me ne andavo lì tutti i pomeriggi, dopo pranzo, a vedere se Vronskij avrebbe avuto il coraggio di dire ad Anna che non dovevano vedersi più.
—  Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità

Mi sento come l’aereo, che è precipitato. Distrutta.
Mi sento come il deserto, che è monotono. Noiosa.
Mi sento come il pilota, che è lì da solo. Disperata.
Mi sento come l’elefante, che è stato mangiato dal serpente. Inghiottita.
Mi sento come il bambino, che non viene preso sul serio dagli adulti. Incompresa.
Mi sento come la pecora, che è stata disegnata nella scatola. Imprigionata.
Mi sento come il pianeta, che è lontano. Piccola.
Mi sento come il tramonto del sole, che è diventato abitudine. Senza valore.
Mi sento come il baobab, che è un pericolo. Indesiderata.
Mi sento come il vulcano, che sta per esplodere. Impaziente.
Mi sento come il re, che si aspetta troppo. Delusa.
Mi sento come il vanitoso, che vorrebbe essere ammirato. Insoddisfatta.
Mi sento come l’ubriaco, che beve per dimenticare. Dipendente.
Mi sento come l’uomo che accende i lampioni, oppresso dalla consegna. Schiacciato.
Mi sento come il geografo, che vuol capire tutto ciò che esiste. Ignara.

Ma sono anche il fiore, che ama il Piccolo Principe. Sono anche il Piccolo Principe, che vuole addomesticare la volpe. Sono la volpe, che riesce a fidarsi di qualcuno, costi quel che costi. E di me si deve prendere tutto, quello che sono e quello che non sono. Ma ho una paura dannata del morso del serpente.

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza…”

-Il Piccolo Principe.