piazza bologna

Storytime:

Yersterday noon i was in Bologna’s Piazza Maggiore Square with two friends of mine.
We were just there, sitting and chatting about stuff when tHIS DUDE shows up with two of his friends.
And… like…. he was basically a hipster!Grantaire. Basically!

Soooo…. this is my Italian hipster Grantaire.

@just-french-me-up

Piazza San Francesco:
I bonghi, la tipa in Birkenstock che balla la Taranta, il punkabbestia col topo sulla spalla, il tipo che fa schioccare la frusta in aria, la tipa scalza che cammina tra i cocci di bottiglia come solo il migliore fachiro di Varanasi, il paki che ti chiede: “Bira? Bira?”, le Ichnusa vuote accasciate a terra…
Un'altra notte bolognese è andata.

Ascesa e caduta di Ronnie il Rosso

È il 1993, ho 13 anni, frequento la scuola media e i miei indiscutibili eroi sono Albertino, Fargetta e Molella, animatori dei miei pomeriggi dalle 14 alle 15 con il loro Deejay Time dal lunedì al Venerdì e il Sabato dalle 14 alle 16 con l’imperdibile Deejay Parade. Mi piace la musica tunz tunz e vivo appieno l’esplosione della dance italiana nel mondo, io vivo Freed from desire, io vivo Bon tiki tiki tiki bon tiki bon, e vivo the rythm of the night anche se vado a dormire rigorosamente ogni sera entro le 10.

Solo due anni dopo Albertino, Fargetta e Molella vengono spazzati via da un’ondata rock’n’roll inarrestabile scatenata da quello che per qualche anno sarebbe stato il mio mentore, il mio indiscusso consigliere musicale e, non fatico ad ammetterlo, uno dei miei migliori amici: Red Ronnie. Capirete che la mia adolescenza è stata particolarmente difficile, se una delle migliori amicizie che avevo era Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni, nato a Pieve di Cento il 15 Dicembre 1951, Sagittario.

È il 1995 e guardo tutti i giorni Red Ronnie su Videomusic rinviando l’ora di fare i compiti a casa e scopro mondi magici, scopro internet perché Red è il primo ad avere una chat in diretta con gli ascoltatori quando ancora da me non è possibile neanche pensare di collegarsi a internet a causa della vetustà delle centraline telefoniche della zona molto depressa del Paese in cui vivo.

Una volta ricordo che mentre inquadravano il monitor in trasmissione e scorrevano i messaggi sulla chat uno spiritosone scrisse, tutto in maiuscolo e ben visibile, un bestemmione. Fu una deflagrazione. Io nel 1995 frequentavo in maniera militante l’Azione Cattolica e sapevo che la bestemmia era punibile come peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, ma non sapevo ancora se fosse consentita per via telematica. Mi sarebbe servito rapidamente un aggiornamento con il mio parroco di fiducia ma intanto, nel dubbio e in attesa della nuova release del catechismo della chiesa cattolica 2.0 che includesse anche i peccati a mezzo internet, continuavo a vedere Red Ronnie.

Da lui passano tutti, prima di MTV e prima di Youtube per noi adolescenti dei ruggenti Novanta c’era solo Red Ronnie a illuminarci, a farci scoprire mondi nuovi, Red Ronnie era la nostra Woodstock personale, il nostro piccolo mondo di ribellione, il nostro grande sogno americano in diretta dagli studi di Casalecchio di Reno.

Poi, all’improvviso, il rincoglionimento.

Nel 1991 Red aveva deciso che la carne faceva male ed era diventato vegetariano. Lo accetto, è una scelta coerente, va bene, non vuoi mangiare gli animali Red? Non c’è problema, rimango con te in ogni caso, magari eviterò di invitarti alla grigliata di Pasquetta ma in ogni caso siamo ancora amici Red, vai tranquillo, mangia pure le tue zucchine e continua a farmi scoprire il rock’n’roll.

Nel 1995, Red aveva deciso che anche tutti i derivati dagli animali facevano male, ed era diventato vegano. E vabbè, non c’è problema Red, se tu dovessi capitare in visita a casa mia nasconderei anche le mozzarelle e il formaggio a pasta filata Galbanino di cui sono goloso ma non credo ti capiterà mai di passare in Calabria, fammi solo scoprire il rock’n’roll Red Ronnie, parlami di Hendrix, parlami di quella volta in cui commentasti gli scontri di piazza a Bologna, parlami dei punk londinesi del 77 mentre mangi il tuo cazzo di seitan Red, chissenefrega se consideri peccaminosa anche la frittata, siamo amici ugualmente, vai tranquillo.

Nel 1996 Red Ronnie decide che anche lo zucchero fa male, solo che in questo caso non esiste un aggettivo che descriva chi rinuncia allo zucchero e quindi lo chiameremo convenzionalmente: Amareriano.

“Lo zucchero fa male!” Sentenzia Red Ronnie. “Vi vengono gli sfoghi sulla pelle, è come una droga, basta con lo zucchero, basta caramelle, basta dolciumi, ragazzo, butta quel cucchiaino, oggi metti lo zucchero nel caffè domani sei schiavo dell’Eridania, fidati di me che sono Red Ronnie al secolo Gabriele Ansaloni, 15 Dicembre 1951, Sagittario!”

Fu allora che cominciai a non crederti più, Red Ronnie. Cioè, hai comprato la chitarra di Jimi Hendrix, uno che si è sparato più droghe lui che tutti gli adolescenti di Scampia messi assieme, e me la vieni a menare con lo zucchero semolato? Hai intervistato Mick Jagger, quello che cantava le lodi dell’eroina chiamandola Brown Sugar, e rompi a me il cazzo per la canna da zucchero?

C’è qualcosa che non quadra Red, la nostra relazione si sta incrinando pericolosamente amico mio, il nostro rapporto sta prendendo una inarrestabile china discendente, caro il mio Red Ronnie al secolo Gabriele Ansaloni, 15 Dicembre 1951, Sagittario.

Con Red ci perdiamo di vista definitivamente nel 2000. Non frequento più il Roxy Bar, mi sono trasferito in un posto in cui c’è internet che mi racconta cosa succede nel mondo e ci sono molti altri intellettuali, tra l’altro carnivori, che mi raccontano cosa succede nel mondo della musica mondiale. Ho smesso anche di mettere lo zucchero nel caffè, è vero, ma Red Ronnie non c’entra con tutto questo, anche se ogni tanto quando bevo il mio caffè amaro penso ancora a lui. Di lui perdo le tracce, non lo seguo più, chissà che farà Red, il mio ormai ex amico Red Ronnie, chissà cosa avrà smesso di assumere adesso, dopo aver smesso con la carne, i derivati animali e lo zucchero. Magari adesso non mangia neanche più i carboidrati, oppure le Goleador alla liquirizia, oppure le unghie, chi lo sa?

Poi, un giorno, sento di nuovo parlare di te, Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni, 15 Dicembre 1951, Sagittario. Nel 2008 diventi consulente di Letizia Brichetto Arnaboldi, 26 Novembre 1949, Sagittario pure lei, meglio conosciuta come Letizia Moratti, sindaco di Milano.

In quel momento mi si chiarisce tutto, ogni cosa è illuminata. Ogni dubbio viene spazzato via e la verità si rivela di fronte a me in tutto il suo splendore.

Dopo la carne, i derivati animali e gli zuccheri, Red Ronnie ha smesso definitivamente con il buon senso. Dopo essere diventato Vegetariano, quindi Vegano e infine Amareriano, Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni, 15 Dicembre 1951, Sagittario, è diventato, innegabilmente, un coglione.

Perciò Bologna – e propongo queste annotazioni tenendo sempre fisso il riferimento alla piazza Maggiore – non è tanto suscitatrice di ammirazione (o di quegli innamoramenti turistici che colpiscono i visitatori itineranti, obbligati alle forti e rapide emozioni) quanto dispensatrice maliziosa, talvolta scontrosa, di un’affezione prolungata; di una attenzione, di una attrazione che procedono con una cautela che spesso si trasforma in amore. Amore, non passione; perché la città detiene risentimenti, piccoli sospetti, resistenze non facili da affrontare. Ma un amore che si confronta e si propaga, spesso, per durare
—  Roberto Roversi
Non ti curar di lor, ma guarda e passa.

Ogni volta che sono costretta a recarmi alle poste di Piazza Bologna qualcosa dentro di me muore. Ma sia chiaro, non per quello che si potrebbe facilmente immaginare, anzi, la fila, le baruffe, la vecchia che si accolla, sono tutte cose che rendono quantomeno antropologicamente interessante l'arrivo del mio turno. Quello che davvero mi sconvolge è ciò che vedo quando alla fine della battaglia per inviare una raccomandata o pagare una bolletta con millemilaeuro di mora mi concedo una sigaretta in cima ai gradini del suddetto ufficio postale : il Nomentano.

Alla mia destra un cartello di elemosina scritto come sempre grossolanamente, con un'aggiunta a matita “Torno Subito”. In basso a sinistra un gruppo di ragazzini, presumibilmente intorno agli 11 anni, che fumano sigarette come se stessero compiendo l'atto più coraggioso e sfrontato della loro vita, in effetti sfrontato lo è (io a quell'età quando mi trovavo a fumare, male, sigarette mi nascondevo nei posti più improbabili, di certo non mi mettevo in bella vista sui gradini di quella che, lasciatemelo dire, è una finestra sul mondo). Adiacenti all'ingresso della metro le solite tizie di Greenpeace, tristi, con dei capelli tristi, che non ti viene voglia di avvicinarti nemmeno per chiedere un accendino o un'indicazione, figuriamoci dargli dei soldi. All'orizzonte, al centro della piazza, affastellati in un bar, un concentrato di piumini, cappelli, borse, scarpe nei colori più brutti che possiate mai immaginare di vedere, tutti insieme. 

Tutte queste righe inutili per dire che Piazza Bologna è brutta e lo posso dire, perché ci vivo. 

Non ti curar di lor, ma guarda e passa.