pianga

Prima di andare via, volevo dirti una cosa. Ecco, volevo… lasciarti le istruzioni, i consigli per essere felice.
Riguardano la donna che amerai dopo di me.
Sceglila completamente diversa. Scegline una che non si imbarazza ai complimenti. E non dirle le solite cose, “sei bella”, “hai un sorriso fantastico”, “che occhi meravigliosi”. Dille che ami il suo modo di pensare. Dille che il suo passato l’ha resa fantastica. Dille che i suoi capelli riflettono la luce del sole e i suoi occhi la luminosità delle stelle. Dille che adori le sue opinioni su qualsiasi cosa, che grazie a lei vedi tutto da una nuova prospettiva. Dille che sei orgoglioso di lei.
Ti prego, scegline una che legge, ma non come me, ok? Non una che non riesce a stare senza un libro in borsa, che odia i rumori forti. Scegline una che non si nega un giro in libreria, ma che non si preoccupa per una serata in un locale con i tacchi alti e il trucco pesante. Scegline una sicura di sé, una che non diventa triste se le neghi una parola d’amore.
Scegline una che ti dice quello che non funziona tra di voi. In questo davvero sono categorica: scegline una così. Lo sai quanto era difficile, con me. Che non volevo farti stare male e allora tenevo i nostri problemi per me e tu mi chiedevi cosa non andasse e io mi arrabbiavo e ti punivo con i miei silenzi e con le mie lacrime.
Scegline una che non ti ricordi mai me, neanche per un istante. Ti prego, scegline una che non ti faccia ripensare mai a noi e ai nostri sbagli, ai nostri abbracci sempre troppo stretti, ai nostri baci sempre troppo bisognosi, alle cene bruciate e ai pranzi saltati perché troppo impegnati a fare l’amore.
Scegline una che ti ami e amala. Ti prego, amala come non sei riuscito ad amare me. Per favore. Portale dei fiori, apri la portiera della macchina, offri una cena. Portala al mare, alle mostre, a vedere le stelle, portala in qualsiasi posto voglia andare e falle delle foto. Fotografala, per favore, mentre si pettina, mentre si mette le scarpe, mentre cucina, mentre si veste; fotografala quando la mattina è in disordine con il pigiama e gli occhi assonnati, quando si mette il rossetto, quando sorride. Abbracciala quando la senti distante, non lasciarla da sola in quei momenti, a lei basta un tuo abbraccio per sapere che ci sei. Tienila stretta a te dopo aver fatto l’amore, non dare mai per scontata la sua presenza. Falle delle sorprese. Vai a prenderla al lavoro, dille che la ami, aiutala a realizzare i suoi sogni, lei ti permetterà di farne parte. Ti prego, donale tutto l’amore che non hai dato a me. Rendila felice. Asciugale le lacrime e non permettere mai che pianga per te. Cerca di essere in tutti i suoi sorrisi. Amala tutti i giorni, a tutte le ore, amala sapendo che se non lo facessi potresti perderla, amala sentendoti male al pensiero di perderla.
Amala come non hai amato me. Non fare con lei gli stessi sbagli, ti prego.
Non lasciarla andare via.

Cercati una pazza, di quelle da legare.
Una di quelle che, quando pensi non possa fare qualcosa di più stupido, ti sorprende con qualcosa di inaspettato. Cercatene una che rida a crepapelle, senza preoccuparsi di dove si trova o di chi ha intorno.
Una che ti racconti battute pessime e ti faccia scherzi stupidi, senza sapere perché. Una che canti per strada con la musica di una macchina e insista perché anche tu lo faccia. Una che balli sotto la pioggia, senza preoccuparsi della sua acconciatura.
Cercatene una pesante, una rompipalle, di quelle che che giocano con i tuoi punti deboli o manie per spremerti, provocando in te una voglia matta di affogarla, però con abbracci.
Cercatene una irrazionale, umile, semplice e diretta. Che pianga, che urli, che abbia carattere. Che dia i numeri ma che compensi con semplici scene.
Una che non sai mai come reagirà, che abbia molteplici personalità e che ti faccia innamorare di ognuna di esse. E che puoi farla stare zitta solamente con semplici baci. Quella persona che farà il possibile per rubarti un sorriso nei momenti più duri, che ti tenda la mano e che non la lasci finché non sarà completamente sicura che non perderai l'equilibrio.
Una che non ti nasconda niente, perché con uno sguardo ti dirà tutto. Che ti darà tutti i suoi minuti senza chiedere niente in cambio. Cerca una persona con la quale perdi la cognizione del tempo e dello spazio..
Cercati una pazza.
Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sia della morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.
—  Gabriele D'Annunzio, Voglio un amore doloroso

Sarò diversa da te mamma, sarò diversa.
Io non darò addosso a mia figlia se inizieranno a calare i suoi voti ma mi metterò affianco a lei e le parlerò, la capirò. Non le negherò mai un abbraccio, accetterò di passare una serata con lei sul divano davanti alla televisione magari con un film, la porterò fuori se starà giù e magari le metterò le canzoni che piaceranno a lei in auto per farla sfogare, starò attenta alle sue braccia, alle sue gambe. Voglio capirla, tenerla stretta. La controllerò la notte, non voglio che pianga. Non voglio che passi il mio stesso inferno, i pianti di notte non ci saranno e se ci saranno mi metterò nel letto con lei e le passerò le dita tra i capelli mentre con l'altra mano le asciugherò le lacrime, la terrò stretta e le sussurrerò “andrà tutto bene piccola mia”. Voglio darle affetto, quell'affetto che tu non hai mai lasciato trasparire.

— 

Bloodontheskin

Sarò diversa da te mamma, sarò diversa.

Io non darò addosso a mia figlia se inizieranno a calare i suoi voti ma mi metterò affianco a lei e le parlerò, la capirò.

Non le negherò mai un abbraccio, accetterò di passare una serata con lei sul divano davanti alla televisione magari con un film, la porterò fuori se starà giù e magari le metterò le canzoni che piaceranno a lei in auto per farla sfogare, starò attenta alle sue braccia, alle sue gambe.

Voglio capirla, tenerla stretta.

La controllerò la notte, non voglio che pianga. Non voglio che passi il mio stesso inferno, i pianti di notte non ci saranno e se ci saranno mi metterò nel letto con lei e le passerò le dita tra i capelli mentre con l'altra mano le asciugherò le lacrime, la terrò stretta e le sussurrerò “andrà tutto bene piccola mia”.

Voglio darle affetto, quell'affetto che tu non mi hai mai dato.

Originally posted by hopersotuttosenzaaverenulla

Mi hai ucciso più di chiunque altro.
Mi guardavi come se fossi il tuo amore più grande e subito dopo come se fossi stata costretta a tenermi.
Mi guardavi con orgoglio davanti alla gente, perchè ero il tuo trofeo. E con disgusto e indifferenza quando eravamo sole io e te ed io aspettavo solo un tuo gesto, un po’ del tuo appoggio per stare meglio.
Volevo avere un rapporto con te, volevo che tu mi insegnassi a vivere e salvarmi.
Che mi tenessi per mano e mi asciugassi le lacrime.
Ma non l'hai mai fatto.
Le ho sempre asciugate io, anche quelle che mi procuravi tu: le asciugavo di notte, sfregando così tanto il viso sul cuscino che al mattino i miei occhi erano un impasto di sale e mascara.
Volevo ricordi solo nostri da portarmi dietro per sempre, di quelli di quando si cresce e non si è più bambini ed inizi ad avere i problemi d'adulti e vorresti solo l'Adulto vicino a te, a spiegarti come sopravvivere.
Tu non c'eri.
Mi hai ucciso più di chiunque altro, mamma.
A guardarmi come si guardano i pazzi, a pensare: “poverina, lei e i suoi cambiamenti d'umore” “lei che non mangia” “lei che è veramente un disastro”. A guardarmi come se fossi malata, ma l'unica malattia che ho sempre avuto era un disperato e assurdo bisogno di amore, mamma. Speravo che almeno tu potessi darmi quello che il mondo non mi concedeva, che almeno tu per una volta mi guardassi con tutto l'amore che mi serviva per non cadere a pezzi.
Non ti ho mai visto guardarmi così.
Mi hai solo uccisa, ferita, delusa, tradita.
Minacciata.
Abbandonata.
Di colpo io non ero più tua figlia ma solo il trofeo da mostrare agli altri e controllare, poi nulla.
Io ero pazza perchè “sentivo” il mondo, perchè il mio cuore percepiva tutte le emozioni della gente come nessuno a casa, ero pazza perchè avevo capito e sapevo.
E mi hai lasciato sola.
Hai preferito pensare che mi drogassi, piuttosto che ammettere che avevi sbagliato. Che non era colpa mia, che io gli errori che avevo fatto li avevo scontati, perchè ero una ragazza; ma tu, i tuoi, non potevi più rimediarli. Ti sarebbero rimasti sotto pelle, a logorarti piano.
Ed è questo ciò che ti auguro: di guardarti allo specchio, ogni giorno da quando capirai di avermi perso, e di non piacerti. Di odiarti se possibile. Di sentirti sola, abbandonata, persa nel mucchio, a cercare il perdono e non trovarlo, a chiederti perchè sei sola e a capirlo, e a starci ancora peggio perchè ti accorgerai che è solo colpa tua.
Ti auguro di sentirti così ogni giorno, perchè è come mi sento io ogni giorno.
E spero che tu pianga come sto piangendo io, anzi no, spero che tu griderai dal dolore per quanto piangerai, che non soffocherai le lacrime nel cuscino, in mezzo alle coperte, nelle maniche dei maglioni come faccio io. Spero che tu urlerai e sentirai in ogni singola vibrazione del tuo urlo il mio eco di aiuto che ti ho sempre inviato e tu non hai mai ascoltato.

Mi hai ucciso e mi uccidi, mamma.

—  è un po’ sconnesso ma è vero, e sono a pezzi. ( un-knownenemy )

La pioggia

Sono sempre stato attratto dalla pioggia.

Il suo odore di fresco e pulito mi fa star bene.

Svuota le strade e fa sembrare il mondo un po’ come dentro sono io.

Quando sono in auto ne sento il rumore, come pensieri sbatte sulla mia testa, goccia dopo goccia.

Risveglia in me la voglia di scoprire, fa battere forte il cuore e circolare veloce il sangue nelle vene.

Non sono religioso ma mi consola pensare che a volte pianga anche Dio.

-@poeta–estinto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
—  Gabriele D'Annunzio, La pioggia nel pineto

Voglio un amore doloroso, lento, che lento sia come una lenta morte, e senza fine (voglio che più forte sie della morte) e senza mutamento. Voglio che senza tregua in un tormento occulto sien le nostre anime assorte; e un mare sia presso a le nostre porte, solo, che pianga in un silenzio intento. Voglio che sia la torre alta granito, ed alta sia così che nel sereno sembri attingere il grande astro polare. Voglio un letto di porpora, e trovare in quell’ombra giacendo su quel seno, come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.

Gabriele D'Annunzio, Voglio un amore doloroso

Opera pieces that everyone recognizes but not everyone knows their names

Arias and duets:
Giuseppe Verdi - Brindisi: Libiamo ne’ lieti calici from La Traviata
Wolfgang Amadeus Mozart - Là ci darem la mano from Don Giovanni
Léo Delibes - Flower duet from Lakmé
Giacomo Puccini - Nessun Dorma from Turandot
Gioacchino Rossini - Largo al factotum and Una voce poco fa from Il barbiere di Siviglia
Wolfgang Amadeus Mozart - Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen and Pa–, pa–, pa– from Die Zauberflöte
Vincenzo Bellini - Casta diva from Norma
George Frideric Handel - Lascia ch'io pianga from Almira
Wolfgang Amadeus Mozart - Voi Che Sapete from Le Nozze di Figaro
Giacomo Puccini - O mio babbino caro from Gianni Schicchi
Georges Bizet - L'amour est un oiseau rebelle and Votre Toast from Carmen
Giacomo Puccini - Un bel di vedremo from Madame Butterfly
Giuseppe Verdi - La donna è mobile from Rigoletto
Jacques Offenbach - Barcarolle from Les contes d'Hoffmann
Giacomo Puccini - Vissi d'arte from Tosca
Charles Gounod - Je veux vivreRoméo et Juliette
Georges Bizet - Je crois entendre encore from Les Pêcheurs de perles

Pieces for choir:
Giuseppe Verdi - Va pensiero from Nabucco
Richard Wagner - Treulich geführt from Lohengrin
Charles Gounod - Gloire immortelle de nos aïeux from Faust
Aleksandr Borodin - Dance of the Polovtsians from Prince Igor
Giuseppe Verdi - Coro di zingari  from Il trovatore

Instrumental pieces: 
Pietro Mascagni - Intermezzo from Cavalleria rusticana
Giuseppe Verdi - Triumphal March from Aida
Gioacchino Rossini - Overture from William Tell
Richard Wagner - Ride of the Valkyries from Die Walküre
Gioacchino Rossini - Overture from La Gazza Ladra
Georges Bizet - Overture from Carmen
Nikolai Rimsky-Korsakov - Flight of the Bumblebee from The Tale of Tsar Saltan
Gioacchino Rossini - Overture from Il Barbiere di Siviglia
Jules Massenet - Intermezzo Meditation from Thaïs
Wolfgang Amadeus Mozart - Overture from Le Nozze di Figaro

Tu hai bisogno di qualcuno che resti, che ti dica che sei perfetta così come sei, che rida e pianga con te, che guardando i tuoi polsi non faccia finta di nulla, ma che al contrario accarezzi le tue cicatrici dicendoti che d'ora in avanti ci sarà lui a proteggerti da te stessa.
—  the-girl-with-ice-eyes

La pioggia nel Pineto
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


Gabriele D'Annunzio

Io spero che tu soffra. E che tu soffra anche tanto. E non mi interessa niente, e dammi della stronza e bastarda, ma non me ne frega comunque. Io spero che tu soffra, che tu stia male almeno un po’. Almeno la metà di quello che io ho sofferto per te, lo spero. Spero che tu pianga quanto ho pianto io per te. Che non sappia da che parte sbattere la testa, tanto da stringerti fra le tue stesse braccia e tremare in piena estate. Spero che tu stia male da vomitare, da farti venire la febbre e tremare allo stesso tempo. Spero che tu stia male per una persona come io lo sono stata per te. Che tu ritrovi la stessa apatia che vedevo io nelle le tue parole. La stessa, nelle parole di un’altra persona. Magari della persona che ami. La stessa indifferenza e voglia di lasciar tutto marcire. Spero che tu stia male. E che tu soffra, come soffrono le persone che vorrebbero, ma non possono. Come me, che volevo salvare qualcosa, il nostro qualcosa. Spero che tu stia male, anche solo un secondo o un minuto. Vorrei che tu assaporassi i secondi che vive una persona distrutta e sconfitta. Una persona che si vede rovinare e sgretolare, inerme, incapace di poter fare altro. Vorrei che tu nemmeno piangessi, che ti mancassero le lacrime per mesi interi. Un minuto. Vorrei che tu lo passassi come ho passato io mesi interi. Solo così, perché l’unica cosa che avrei dovuto fare era quella di farti soffrire come avevo sofferto io. L’unica cosa che dimentico sempre, prima di andarmene, è lasciare un ricordo di me. È raro che faccia soffrire le persone, che mi ci metta di impegno e le faccia star male di proposito. Mi pento, ora, di non averti lasciato questo ricordo, rovinandoti la vita come avrei dovuto fare. Ma magari è stato meglio così. Tutto questo dolore un giorno mi servirà, mi aprirà gli occhi, ed invece è giusto che tu rimanga lo stronzo che sei sempre stato.
—  maledetto-ricordo