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Si appartenevano.
Erano come un puzzle, difficile da completare, faticoso, ci voleva pazienza con loro.
Ma si completavano.
Ogni singola parte del loro corpo era stata creata per combaciare con l'altro.
C'era affinità tra loro. Ma non se ne accorgevano ancora.
Quando si guardavano si sussurravano con gli occhi le parole più belle, ma subito dopo spostavano lo sguardo imbarazzati, per paura che uno dei due ascoltasse l'urlo d'amore di quegli sguardi.
Quell'urlo l'ascoltavano tutti, tranne loro.
Lui era troppo immaturo, lei già sognava in grande.
Avevano gli stessi sogni ma con diverse dimensioni. E le dimensioni spaventano.
A lui preoccupava il cambiamento, aveva paura che lei gli stravolgesse la vita, perché era un po come un uragano. Era incasinata come lui, ma era anche la fonte stessa del caos.
Lei voleva curargli le ferite, voleva dimostrargli che i cambiamenti spesso non sono un dramma, se sono fatti insieme.
Però lui aveva paura, tremendamente paura.
Così spezzò quel legame sottile ed invisibile, ma allo stesso tempo forte che c'era tra loro.
Lei andò via. Uscì di scena accettando la sua decisione, anche se dolorosa.
Perché a volte l'unica cosa che rimane da fare è andare via.
Alla fine lui si accorse di amarla, ma la lasciò andare via.
Aveva paura di averla con se, e quando si accorse che lei non l'avrebbe più aspettato,non aveva il coraggio di prenderla e portarla via.
E alla fine non resta altro che il rimpianto.