perlomeno

Volevo dirti
che adesso non
ho più nostalgia di noi
non ho più le mancanze
di respiro
hai presente quando gli amici
danno i consigli contro la tristezza da delusione?
che dicono vedrai che passa, ci vuole tempo?

volevo dirti che è vero
è vero che ci vuole tempo
è vero che passa
sembrano consigli sciocchi
ma non hanno torto
con me ha funzionato perlomeno
mi è passato tutto
ho attraversato i nostri ricordi
ho diviso il nostro noi
e sono ridiventato io
ha fatto male
come fa male ogni cosa
che si deve dividere
però eccomi
oggi ho anche sorriso per niente,
senza motivo
davvero non c'era motivo
ma bo, la vita, io che ho tanta voglia di viverla
e così, mi è scappato da sorridere
ma sorridere forte, con i denti aperti
e con qualche suono,
oggi il cielo era bellissimo
il freddo non mi ha impedito
di uscire a vedere la città

volevo dirti che adesso
non piango più per te
adesso riesco a mangiare il tuo cibo preferito
senza pensarti
senza dirmi
“lei lo mangiava sempre”
adesso ascolto la nostra canzone preferita
e non la cambio
la lascio suonare, in fondo è bella
suona bene
non voglio più rinunciare alla musica
solo perché mi ricorda te
e non voglio dimenticarti del tutto
è stato bello per quel che è durato, no?
solo che ora non ti penso più,
adesso
mi voglio bene.

Gio Evan

C'è una bellezza incolta in te;
è la dolcezza di chi riesce a sprigionar sorrisi genuini ancor ingenui.
Hai in te quel tipo di tenerezza, mista ad innocenza così disarmante, che con quegli occhi e quel sorriso, riusciresti a porre fine a tutte le guerre-o perlomeno alle mie-ho pensato.
—  Sei L’Amore; Carla Moscato | Lucifer-lux
Non è vero che tutti tornano. Perlomeno, a me non è mai successo. Credo sia più corretto dire che tutti se ne vanno.
—  Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?
Mi mancherai. Mi mancherà tutto di te. Mi mancherà il tuo piccolo mondo fatto di poche persone, a cui tu vuoi veramente tanto bene; mi sarebbe piaciuto poterne fare parte. Anche se per poco, mi ci sono affezionata tantissimo anche io alle persone principali le quali ami.
Mi mancherà non sentirti più durante le giornate, mi mancherà non vederti più. Mi mancherà il tuo essere cocciuto, mi mancherà non poter insistere nel farmi dire ciò che tu abbia perché sei abituato a chiuderti in te stesso e non vuoi parlarne o non vuoi disturbare, mi mancherà non esserci quando starai male. Mi mancherà farti la cazziata perché non mi rispondi ai messaggi o alle chiamate. Mi mancherà litigare e urlare tra le lacrime, per poi fare pace e fare l’amore tra i respiri pesanti e i versi del piacere.
Mi mancherà stringerti la mano, baciarti, morderti le labbra, guardarti negli occhi, fissare i tuoi lineamenti perfetti del viso.. mi mancherà la dolcezza dei tuoi baci nelle guance, in fronte. Mi mancherà non ricevere più il tuo buongiorno o la tua buonanotte, mi mancherà non sentire più la tua voce. Mi mancheranno i momenti in cui mi dicevi tutte quelle cose belle sussurrate all’orecchio, perché quelle parole erano solo nostre, nessuno doveva toccarle.
Mi mancherà sentirmi piccola davanti a te.
Mi mancherà non vedere più il tuo lato da bambino che facevi uscire solo quando eravamo da soli. Mi mancano già le notti passate assieme, mi manca già il tuo odore così buono che cominciava a sapermi di casa. Mi mancherà perdermi nei miei silenzi più assoluti mentre penso a te, a noi due assieme, al futuro, e tu che mi dicevi “che hai?” “A che pensi?”.
Io con te ci volevo stare anche tutta la vita.. mi piaceva l’idea di te al mio fianco, vivere assieme. Mi mancherà guardarti nella tua completa nudità: sia senza vestiti che paure. Mi mancheranno le tue stupide battutine e la tua risata. Mi mancheranno le smorfie che facevi per farmi ridere.
Mi mancherà appoggiarmi al tuo petto e sentire il battito del tuo cuore, insieme al tuo respiro.
Ti amo.

Vorrei piacermi o perlomeno smettere di odiarmi così tanto. Vorrei piacermi un po’ e piacere un po’. Ma la triste realtà è che sono un mostro troppo orrendo che può soltanto stare chiuso nella sua stanza tra mille pensieri, ansia e panico.

Râurile din roșu-închis

A metà degli anni ‘90 mi trovavo in un certo ospedale molto famoso e rinomato (perlomeno da chi si trova a bazzicare in zona) e c’era questa suora/infermiera/capo sala che era una via di mezzo tra la Pinguina dei Blues Brothers e Frau Blucher, solo più magra.

Un giorno eravamo in giro visita quando a Suor Agape (sì, si chiamava così e chi conosce il greco antico comprenderà l’ironia) viene in mente che non aveva fatto un prelievo al paziente che stavamo visitando. Presto! – urla trafelata – Dobbiamo eseguire il prelievo prima che il laboratorio analisi chiuda lo sportello di ricezione! E detto questo comincia a togliere tutte le siringhe dai taschini dei medici e degli specializzandi. Non c’è tempo di andare a prendere il carrello – dice scartando la prima – spostatevi indietro! E pianta la siringa nell’incavo del braccio del paziente, senza nemmeno il laccio emostatico, cominciando a prelevare (oh… non si può dire che non fosse abile). Tutti ci guardiamo lievemente inorriditi ma la blanda sensazione di disagio si trasforma in panico quando Suor Agape esclama – Ho bisogno di più provette di sangue – e toglie la siringa lasciando l’ago in vena. 

Ascensore di Shining.

Senza scomporsi per il copioso fiotto che colava sull’avambraccio e inzuppava le coperte, allunga la siringa piena a un’infermierina sgomenta, ne scarta un’altra e la riconnette. E cosi altre tre o quattro volte.

Finito quello che solo Vlad L’Impalatore avrebbe potuto definire prelievo, Suor Agape guarda il primario allibito e fa – Dottore, il paziente è anemico. Credo che mi dovrebbe firmare in cartella per una trasfusione.

Al che il sottoscritto, che come il protagonista de L'Étranger di Camus vede davanti a sé il proprio destino e sa che non può fare a meno di andargli incontro, dice una cosa che gli sarebbe valsa il doversi cercare lavoro altrove.

Suor Agape – chiedo candido – ci racconti un po’ come ha fatto a sfuggire al Processo di Norimberga.

Cari uomini, se proprio volete far ingelosire una donna, fatelo con qualcuna che sia perlomeno alla sua altezza, perché se lo fate con una zoccola, un cesso o una mocciosetta, una vera donna non diventerà gelosa, ma riderà di voi.
—  Emanuele Graniglia (via myself-in-music)
Morirò d'amore e di sogni, pensavo, e certe volte lo dicevo anche ad alta voce. Morirò d'amore e di sogni, pensavo, e mi sarebbe piaciuto sparire così, in mezzo ad un desiderio. Affogare in un sentimento, avere perlomeno una scusa: “scusatela”, avrebbero detto, “ma amava e sognava troppo”. La verità, però, è un pochino meno romantica. Morirò d'ansia, morirò a causa di tutti i no che ho solo pensato, che non ho nemmeno avuto il coraggio di pronunciare, morirò per via delle lacrime che non ho versato, dei baci che non ho dato. Morirò a causa di tutte le rivoluzioni che ho rimandato, delle scelte che non ho fatto, delle canzoni che mi sono rifiutata di ascoltare. Morirò a causa mia, una mattina di primavera, quando mi accorgerò di non avere più forze, di non avere più tempo. Morirò, ma non sarà la prima volta. Muoio continuamente, muoio sempre e non si tratta d'amore e non si tratta di sogni: si tratta di paura, piuttosto. Si tratta di rimanere impassibili mentre le giornate si allungano e gli anni passano, si tratta di rimanere incastrati in qualcosa che non tornerà senza accettare il resto, tutto il resto. Morirò quando capirò di non avere colpe, quando qualcuno mi dirà “mi dispiace sai, è solo che è difficile per tutti”.
Io lo so che non sono stata l'amore della tua vita. So anche che per me non hai provato nemmeno un quarto di quello che ho provato io. So che quella sera quando, con fatica ed emozione, ti dissi che ti amavo non hai potuto far altro che stringermi più forte perché dentro di te sapevi che la nostra fine era già vicina.
Io lo so che non sentirai la mia mancanza, non quanto io sentirò la tua perlomeno.
Però sono sicura che prima o poi ti verrò in mente. Ti verrò in mente quando guiderai piano verso casa, disperso tra le code dell'extraurbana ed avrai voglia di scrivermi, di leggere il mio nome tra le chat di whatsapp. Ti verrò in mente quando porterai la tua ragazza in pasticceria e ordinando una cioccolata calda o una fetta di torta non potrai far altro che pensare ai miei di dolci. Ti verrò in mente quando vedrai una bella ragazza inciampare per strada e ti domanderai quali braccia mi raccoglieranno ora che le tue non ci saranno più. Ti verrò in mente quando vedrai un cane mentre passeggi in riva al lago e ti domanderai se alla fine io uno da amare l'ho avuto. Ti verrò in mente quando avrai voglia di quei baci lunghi, violenti, solo nostri. Ti verrò in mente quando la tua prossima ragazza ti dirà “ti amo” perchè un ti amo come il mio non lo sentirai mai più.
Ti verrò in mente presto o tardi, o magari no.
Vorrei dirti “non ti aspetto più” ma non so mentire e quindi in silenzio, con le lacrime che scorrono, prendo una strada solo mia.

ilragazzoluna  asked:

La cosa più bella che ti è successo qui su Tumblr?

Sicuramente il fatto di aver conosciuto molte (belle) persone! E alcune pure in real life. Anche se oramai ciò è impossibile, le interazioni tra persone qui sono diventate pressoché nulle, perlomeno in confronto al passato. *Nostalgia*