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C’è che in un mondo che va a benzina il Medio Oriente è un’isola che galleggia su un mare di petrolio. C’è che in un mondo in cui tutti stanno a sentire Dio, anche se non parla mai, il Medio Oriente è la patria delle tre grandi religioni monoteiste, che in più si sono frammentate in una miriade di sotto-religioni, confessioni, interpretazioni, chiese, congreghe, sette, tribù via via fino alle particelle di Dio. C’è che in un mondo in cui i soldi veri si fanno con l’industria bellica vendere armi in Medio Oriente è facile come per un porchettaro vendere panini alla fine di un concerto reggae. C’è che gli israeliani vogliono la loro terra promessa, ma Yahweh deve aver fatto il furbo col contratto, perché era già affittata ai palestinesi. C’è che gli Stati Uniti e la Russia non ce la fanno a uscire da quel film d’azione dalla pessima trama di cui vogliono essere gli unici protagonisti. C’è che gli Hezbollah, e Al-Fatah, e gli Ayatollah, che pare il verso di una canzone di Rino Gaetano. C’è che il terrorismo, e il pacifismo, e la guerra preventiva, e la missione di pace. C’è che l’ONU così non va. C’è che la armi chimiche, la propaganda, l’estremismo, la rivoluzione, i regimi, Al Jazeera, l’11 settembre, Bin Laden, il deserto, i bunker, i kamikaze, Beirut, i razzi, i droni, gli equilibri, gli scenari, le borse, i civili, le bandiere bruciate.

C’è che il mio problema col Medio Oriente è che non ci capisco un cazzo. Troppa roba tutta assieme. Una moltitudine di variabili in azione da troppo tempo. Un livello di complessità che io non ce la faccio, e altra che se ne aggiunge ogni santo giorno.

E io m’incazzo, perché quando mi scorre davanti l’ennesima replica della stessa guerra, solo che questa volta il nome sugli schermi e sulle pagine è quello della Siria, me ne sto lì, immobile, e non c’arrivo. Vorrei schierarmi, prendere una posizione, capire anche solo se esiste una posizione da prendere, valutare tutti gli elementi, ragionarci, ma per quanto mi sforzi non ci riesco. Perché raccogliere tutti i dati, le informazioni, le storie, valutando e pesando ogni fonte, per poi risalire alle ragioni, attraverso le catene di cause-effetto, capire, in buona sostanza, cosa diavolo è successo e va succedendo, in modo da poter dire, con un grado decente di approssimazione, che è più ragionevole stare da una parte che dall’altra, è al di là delle mie capacità intellettive.

Così, come l’asino di Buridano, me ne sto lì fermo, incapace, incazzato, mentre la più banale delle tentazioni mi assale, quella del qualunquismo, e mi porta alle labbra parole come “polveriera” e frasi come “ci vorrebbe una bella bomba”. Ma se non sono abbastanza intelligente da fare una scelta ben ponderata non sono neanche sufficientemente stupido da sapere che quella lì non è che la morte di ogni raziocinio, lo spegnersi del cervello, al pari del prendere una posizione per sentito dire, per simpatia, perché lo dicono tutti su Facebook. E me ne resto lì.

Ecco, questo è il mio grosso, grosso problema col Medio Oriente. E mi piace pensare che questo stesso problema lo abbiate anche voi, lì, immobili, incapaci, incazzati, altrettanti asini come me.