per favore leggete

Non importa se pesi 40 kg o 90. Non importa se hai gli occhi azzurri, verdi, grigi o marroni. Il colore dei tuoi capelli. Se a scuola hai la media del 5 o del 9. Se sei fidanzata da qualche mese o se non hai mai dato il tuo primo bacio. Potrai cambiare, crescere. Ma le altre avranno sempre qualcosa in più che vorrai. Devi accettarlo, ma soprattutto, devi accettarti.
—  Cit.
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Caro direttore, 
mi chiamo Valentina Pitzalis, vivo a Carbonia, in Sardegna, e le scrivo perché attraverso il suo settimanale, sempre così attento al tema della lotta alla violenza di genere, vorrei lanciare un messaggio che mi sta molto a cuore. 

Tre anni fa, il 17 aprile 2011, mio marito mi ha cosparsa di cherosene e mi ha dato fuoco. Lui è morto nel rogo, mentre io ho subito l’amputazione della mano sinistra e parte del braccio, ho quasi perso l’altro arto – che dopo quattro operazioni e costanti attività fisioterapiche non è ancora «fuori pericolo» – e il mio corpo è stato martoriato dal fuoco e dall’asportazione di tessuti utilizzati per cercare di ricostruire il mio volto completamente sfigurato. 

Consideravo mio marito l’anima gemella: l’ho sposato dopo appena tre mesi di fidanzamento. Ma quasi subito si è rivelato, anche a causa dell’abuso di psicofarmaci e droghe, morbosamente geloso, paranoico. Mi isolava dagli amici e dalla mia famiglia, mi sottoponeva a continue vessazioni e violenze psicologiche. Mi ripeteva sempre che faceva questo perché «mi amava alla follia» e io pensavo, come molte donne con la sindrome della crocerossina, che il mio amore l’avrebbe cambiato. Quando ho capito che ero un’illusa, ho provato a staccarmi da lui, e per un po’ ci sono riuscita. Fino a quel 17 aprile quando, con una scusa, mi ha attirata a casa sua e mi ha mandata all’inferno. 

Bruciare viva per più di venti minuti: questo ho vissuto io. E poi, mesi di ospedale, anni di atroci sofferenze, oltre venti operazioni. Non so dove ho trovato la forza di lottare – credo siano stati il mio istinto di sopravvivenza e la caparbietà della mia famiglia. Quello che so, in compenso, è che non ho mai smesso di sorridere alla vita, non ho mai smesso di sperare che avrei riconquistato la mia indipendenza. Per questo ho deciso di accettare la proposta di Mondadori di raccontare in un libro la mia esperienza. Ho chiesto che il titolo fosse proprio questo: Nessuno può toglierti il sorriso. Perché, per quanto sia stato doloroso, attraverso la scrittura ho potuto parlare a tutte le donne, esortarle a non sottovalutare nessuna forma di abuso o violenza – fisica e/o psicologica – e a cercare sempre l’amore paritario e rispettoso della loro dignità personale. 

Ho voluto raccontare non perché io sia un esempio, anzi, ma proprio perché a nessuna donna capiti più quello che ho subito io, perché nessuna accetti di essere umiliata e abusata e decida anzi, in quel caso, di allontanarsi e denunciare il suo carnefice alla prima avvisaglia o minaccia. Non so che cosa mi riserverà il futuro, e non è facile vedere i miei genitori sostenere, per me, continui sacrifici economici e personali. So però che non smetterò mai di lottare, e che porterò, grazie a un’associazione di volontariato, la mia testimonianza anche nelle scuole. Perché, davvero, nessuno può e deve toglierci il sorriso, mai. Oggi ne sono pienamente consapevole, e avrò il tempo che mi resta da vivere per continuare a ripeterlo. Valentina Pitzalis

Quella di Valentina è un’altra testimonianza coraggiosa di una donna che ha deciso di raccontare la sua storia di violenze e abusi in un libro: Nessuno può toglierti il sorriso (Mondadori). Proprio come Lucia Annibali, l’avvocatessa di Pesaro aggredita con l’acido lo scorso aprile, che con la giornalista Giusi Fasano ha scritto Io ci sono, un libro per raccontare la sua storia di non amore, dal 24 aprile in libreria.

Probabilmente non ve ne importerà nulla di quello che sto per chiedervi ma per favore almeno leggete ciò che ho da dire e se volete aiutatemi. Se siete di Gubbio(Umbria) per favore contattatemi, devo chiedervi delle informazioni riguardanti un ragazzo che ho conosciuto giorni fa ma non ho avuto occasione di saperne di più su di lui, infatti posso solo dirvi che si chiama Lorenzo, penso abbia sui 17 anni, capelli corti ricciolini sul castano chiaro più o meno rasati ai lati, abbastanza alto e sorriso che manda a porcamadonna..so che non è quasi nulla su cui basarsi. È stato nel ostello Victor per cinque giorni con un gruppo di altri ragazzi-e chiamato "i focolarini". Io ho avuto solo tre giorni per "parlarci" e non so altro di lui, vorrei almeno sapere il suo cognome perché giuro, per qual poco che abbiamo parlato mi ha mandato in fissa. Mi manca moltissimo e vorrei contattarlo e non so come. Per favore, voi di Gubbio o che ne so anche qualcuno che pensa , attraverso queste informazioni, di conoscerlo , contattatemi, aiutatemi a ritrovarlo, rebloggate e fate girare, grazie se lo farete.❤

- astearsofthesea