passi di danza

Ma chi voglio prendere in giro?
Lei era la cosa più bella che avevo, lei c'era sempre nei momenti tristi e belli e non chiedeva niente in cambio.
Era il muovermi su quel pavimento che mi faceva stare bene, passo dopo passo.
Erano quelle coreografie che portavo dentro, perché era un pò come raccontare di me alla gente senza parlare, senza discutere.
Io, i miei passi, la musica e il pavimento, niente di più.
—  Snusnub
“Danziamo”
non te lo dirò
mai.

Vorrei
è
nella lista
dei desideri
dei pensieri
di cose che
non farò
ma stanno

attendono
il momento perfetto
(quello delle grandi occasioni)
che
per capirsi
non arriverà.

Ed è crudele
la tua bellezza
quella tristezza
troppa incertezza
fa male
guardare
senza toccare
sperare
ma poi immaginare
forse capire
a volte sperare
(l'ho già detto?)
fa male.

Dunque danziamo
il corpo sta fermo
non serve
è faccenda di anima
di parole
di sguardi
traiettorie
io punto te
tu punti lui
noi punto
e
a capo
(e l'unico punto è quello finale).

Comunque danziamo
non lo dirò
te l'ho detto
mai
eppure l'ho fatto
ma è una scusa
(sono bravo con quelle)
le scuse
sono passi di danza
ci vuole costanza
per accamparne
tante
senza farle cadere.

Ed è davvero crudele
che tanta bellezza
sia
come quei cieli notturni
velati
dall'arroganza
di
lampioni
che si fingono stelle.

Tanto
da soli
si crede un po’ a tutto
per
superare la notte.
—  Entropiclanguage
Piangeresti se io morissi?
Ti prenderesti la briga di venire al mio funerale?
Se dovessi farmi male, parecchio male, mi verresti a trovare all'ospedale? Se dovessi ammalarmi gravemente mi telefoneresti per sapere come sto? Se partissi senza dire niente a nessuno mi verresti a cercare oppure mi lasceresti semplicemente andare e anzi, ti sentiresti quasi sollevato?
A volte spero che mi succeda qualcosa di brutto solo per poterti rivedere, solo per avere una scusa per farti tornare. Subito dopo, però, mi pento. Subito dopo iniziò a disprezzarmi. Come posso essere così stupida? Come posso dipendere a tal punto dal tuo viso?
Non ho mai creduto al “per sempre”, e poi figuriamoci se avresti potuto davvero amarmi per tutta la vita; figuriamoci se qualcuno riuscirà mai ad amarmi tanto a lungo da convincermi che ne valga la pena.
Solo, ho il terrore di essere dimenticata.
Vorrei che tu ricordassi le canzoni che ti ho dedicato seduta sul divano con le gambe incrociate prima di fare l'amore e gli sguardi che tenevo in serbo per te, solo per te, quando eravamo in mezzo agli altri. A tutti gli altri, che ovviamente non potevano capire.
Vorrei che ricordassi i passi di danza che improvvisavo di fronte allo specchio mente mi asciugavo i capelli solo per vederti ridere e la luce nei miei occhi un attimo prima di accoglierti dentro di me.
Il pensiero di svanire nel nulla mi massacra.
Il pensiero di essere qualcosa che si confonde tra i mille impegni e le troppe scadenze non riesco ad accettarlo.
Ricordati di me.
Ricordati di me nei giorni speciali e in quelli normali.
Ok, forse è troppo. Ricordati di me almeno a volte. Quando la luna e il sole si contenderanno il cielo, quando vedrai un arcobaleno, quando il mare sarà mosso, quando qualcuno ti sorriderà senza un motivo appartenere e quando - a primavera - il profumo di glicine ti avvolgerà ancora senza che tu possa difenderti.
Lascia che continui a esistere dentro di te.
—  Susanna Casciani - Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore.
Passacaglia

Ci sono quelle persone che le vedi da lontano e pensi che abbiamo tutto, perchè riescono a danzare sulla strada dei giorni con l'innata grazia di chi non sembra farsi toccare da niente, scivolando con eleganza distratta fra le pieghe della vita, lasciando che la stessa le accarezzi senza lasciare traccia, con un sorriso sul viso ed un accenno di bellezza che non vuole svanire.

E ci rimani fermo a guardarle, perchè come certi animali hai davvero paura che se ti muovi di un passo quelle se ne accorgono che ti sei avvicinato e scappano via, scappano via fra quelle pieghe e quei passi di danza e tu sai che non le ritroverai mai più così. Che anche se le vedi il giorno dopo, non saranno il giorno dopo come erano in quel preciso istante, e questo ti paralizza.

Poi, perchè fondamentalmente la necessità di un poi permette di proseguire nel discorso, poi ti accorgi di un po’ di cose che prima ti erano sfuggite. Che quel sorriso, per esempio, non è un sorriso che è intonato a quei passi di danza, è il sorriso di chi non riesce a rilassarsi, il sorriso fatto per tranquillizzare la gente, e questa cosa non riesce a farti stare tranquillo. Che quel passi eleganti di danza sembrano più che altro lo stentato camminare di un funambolo che ha tracciato una corda da entrambi i lati dell'esistenza, e che spera così di passare sopra i problemi. I bambini un tempo giocavano al pavimento era di lava, e quindi guai a toccare le pieghe fra le mattonelle, che saresti bruciato per l'eternità. E questa persona, questa persona in particolare, ha scoperto che quel calore bruciante ce l'hanno le persone che si avvicinano troppo, e che se uno per sbaglio casca nelle pieghe di un abbraccio od in quella ricerca di calore, rischia di bruciarsi quei pochi ramoscelli salvati alla foresta che un tempo erano le sue speranze.

E ti accorgi che si è inventata - questa persona - tutta una danza fatta di passi, di allontanamenti, di negazioni fino all'evidenza, fino all'assurdo, di mancate richieste e poi di gesti improvvisi, dove c'è meno intimità nel trovarsi nudi a letto che nel trovarsi vestiti sul divano, dove l'unico modo che ha per dire a qualcuno “voglio che tu veda come sono” è mostrare qualcosa di sè che appartiene al passato, che è un po’ lo stesso modo che nel tempo ha trovato te per raccontare una vita che vorresti smettesse di appartenerti, che fa solo male. E ti ritrovi, appunto, con una persona che vedi in tre maniere differenti, dove la prima è quella che alla fine vedono tutti, con quel sorriso bellissimo gli occhi brillanti ed i gesti improvvisi, e sai che è una splendida maschera creata su un personaggio realmente esistente, e proprio per questo è reale, la seconda è la persona che vuole che tu conosca un poco per volta, quella che recita e che quando recita è più sincera di quando non lo fa, perchè in fondo la recitazione perfetta è l'immedesimazione, ed il personaggio migliore in cui immedesimarsi, quando si vuole diventare un personaggio nella vita, è quello che si è messo da parte, cioè… te. La terza persona sta sotto le coperte di un letto, si è creata un fortino coi cuscini, ha un qualcosa stretto al petto che sembra la cornice di una vecchia foto sbiadita, che ti guarda con odio perchè ti sei avvicinato troppo, e poi sgrana gli occhi se ti allontani, come se ci fosse indecisione fra odiarti per la vicinanza, o spaventarsi per la lontananza, che di lontananze ce ne sono state fin troppe, e se oramai stai lì magari stai vicino, ma non troppo, o partono i ringhi e la bambina sotto le coperte scompare.

E quindi quella persona lì che sembra danzare, che schiva la vita ed il contatto che rischia di toccare passando da dentro e non toccando da fuori, che sa recitare qualsiasi cosa abbia un copione, e sa improvvisare qualsiasi cosa la possa aiutare a nascondersi, sai benissimo che sa danzare, e sa prendere di petto qualsiasi cosa, ma che ha dimenticato come si fa, ha scordato come si chiede, o proprio perchè quando poteva impararlo lo ha imparato nella maniera peggiore, adesso ha paura. E la paura è una bestia con mille teste, diecimila artigli che vive sotto i letti negli armadi e nei messaggi visualizzati senza risposta, che si nasconde negli angoli delle pagine di un quaderno o nelle strade la sera quando ti riscopri più solo del solito, e questa bestia si nutre di felicità, si nutre di tranquillità, si nutre di quello che tiri fuori quando abbassi la guardia e ti rilassi, e quindi guai ad essere felici davvero, ad essere tranquilli davvero, ad abbassare quella cazzo di guardia, che quella bestia bastarda lo sa, lo sa meglio di altri, che a quella persona lì è rimasta della felicità nascosta da qualche parte da tirare fuori, è rimasta della tranquillità incastrata fra le braccia e le gambe, è rimasto il talento di abbracciare qualcuno e di farsi abbracciare.

Ma come lo spieghi ad una persona così che ci si può fidare? 

Non glielo spieghi, perchè questa cosa l'hai capito tu stesso con le stesse paure con le stesse mancanze combattendo nel corso degli anni quei diecimila artigli, schivando quei mille morsi, che se ti spiegano che ti puoi fidare tu non ci credi più, perchè tutte le spiegazioni più belle del mondo non servono, te le hanno già offerte, te le hanno già dette, hanno fatto di tutto per convincerti a fidarti, tranne la cosa che serve davvero, che l'hai trovato da solo. 

E quindi non glielo spieghi, glielo mostri.

E stai fermo se ti si avvicina, in modo tale che capisca da sola che può stare vicina e che non muore nessuno, specie non muore quello che ha dentro se lo mostra, è come le vecchie stanze bellissime piene di polvere perchè devono rimanere esattamente come le hai lasciate, per potertici rifugiare o per potervi nascondere i ricordi, ed allora devi stare fermo e non devi fare più niente di quello che fai di solito finchè non si abitua a te, e devi sopportare tutta la mimica quando ci sono gli altri per averla più tranquilla quando state da soli, e finisce che magari per scherzare ti abbraccia da sola, e lì effettivamente rimani un momento bloccato, e si sentirà tantissimo che ti sei bloccato, prima di rilassarti un po’.

Che non si è mica gli unici a non sapere come reagire al contatto, quindi quando lo offri te sei tranquillo, se te lo offrono sei nella merda, nei guai, che cazzo dici o che fai? E così come rispondi dicendo “niente” quando te lo chiedono gli altri, lo dici a te stesso. Che fai se ti abbraccia? Niente, te lo godi, cazzo sai quando ricapiterà di nuovo. E le mostri davvero che se uno come te, che ha più frantumi che pezzi sani, che ha più casini che soluzioni, che sta in piedi semplicemente perchè si sta riformando le ossa dell'anima, riesce a fidarsi, allora magari può farlo anche lei.

E nel frattempo magari ti apri, dici cose assurde da stupidi folli che si sognano le cose, e tieni tesa la mano, che i muscoli si allenano per sapere mantenere le posizioni a lungo, lo sanno tutti. 

Specie se sono i muscoli del cuore, che devono essere bene allenati in certi giorni, quando le cose fanno così tanto poco male, da far pensare ci sia qualcosa dietro l'angolo pronto a colpire, che ti pare di aver visto spuntare una di quelle mille teste, e devi lanciargli stelle di carta per esorcizzarla, o quelle altre cose assurdi che fanno le persone che alle rose preferiscono le volpi.