pappagallos

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Francesco Gabbani - Pachidermi e pappagalli

VERBI

sapere - to know

venire - to come

spiare qn. - to spy (on someone)

salvarsi - to save oneself

affondare - to sink

parlare - to speak

provare - to try

concentrarsi - to concentrate, to focus

dominare qc./qn. - to dominate sth./sn.

scogliersi - to melt, to come undone

vivere - to live

apere - to open

chiamarsi - to call oneself

clonare - to clone

potere - to be able to

campare - to live, to reside, to get by

esistere - to exist

dare - to give

durare - to last

prevedere qc. - to project sth., to expect sth.

SOSTANTIVI

il display [i display] - the display

l’umanità - humanity

il respiro [i respiri] - the breath

il ghiacciaio [i ghiacciai] - the glacier

il telefono [i telefoni] - the phone

il massone [i massoni] - the Freemason

l’invenzione [le invenzioni] - the invention

la catastrofe naturale [le catastrofi naturali] - the natural disaster

la colpa [le colpe] - the fault

i Templari - the Templars

la scia chimica [le scie chimiche] - the chemtrail

il marziano [i marziani]  - the martian

il mondo [i mondi] - the world

il punto [i punti] - the point

il pachiderma [i pachidermi] - the pachyderm

il pappagallo [i pappagalli] - the parrot

la lobby gay [le lobby gay] - the gay lobby

il banchiere [i banchieri] - the banker

il padrone [i padroni] - the master, the patron, the boss, the owner (it can mean a lot of things and have both positive as well as negative connotations depending on the context)

il bar [i bar] - the bar

l’uomo [gli uomini] - the man

la terra - Earth

il fieno - the hay

il latte - the milk

il veleno [i veleni] - the poison

la prova [le prove] - the proof

lo sbarco [gli sbarchi] - the landing

la luna [le lune] - the moon

la piramide [le piramidi] - the pyramid

la religione [le religioni] - the religion

il giorno [i giorni] - the day

il nome [i nomi] - the name

il canto [i canti] - the singing

la luce [le luci] - the light

la dichiarazione [le dichiarazioni] - the declaration, the announcement

AGGETTIVI

chiuso - enclosed

fermo - firm, fixed, still

ogni - each, every

solo - alone

saldo - steady, solid

piata - flat

ebreo - Hebrew, jewish

resuscitato - resurrected

peggio - worse

alcuno - any, some

egiziano - Egyptian

marziano - Martian

nuovo - new

immenso - immense, enormous, giant

spento - turned off

eterno - eternal

lontano - (far) away

incredibile - incredible, unbelievable 

ufficialmente - officially

AVVERBI

mai - never

ormai - already, by now

già - already

CONGIUNZIONE

mentre - while, when

FRASI

tutto il mondo - the whole world

il silenzio è d’oro - silence is golden

per fortuna - fortunately, luckily

fare affari d’oro - to have a thriving business

fatto a pezzi - turned to pieces

poco più di niente - little more than nothing

in accordo con… - in agreement with…

So, since I’m using @languageoclock​‘s vocab lists for German, I’m probably going to translate and integrate more of these in the future, both in Italian and in my target languages. This one was inspired by this!

l'alligatore - alligator
l'alpaca (m.) - alpaca
l'anatra (f.) - duck
l'anguilla (f.) - eel
l'antilope (f.) - antelope
l'aquila (f.) - eagle
l'aragosta (f.) - lobster
l'asino (m.) - donkey/ass
il babbuino - baboon
la balena - whale
il bisonte - buffalo, bison
il bradipo - sloth
il bue - ox
il bufalo - buffalo
il cammello - camel
il cane - dog
il canguro - kangaroo
la capra - goat
il cavallo - horse
il cavalluccio marino - seahorse
il coccodrillo - crocodile
il coniglio - rabbit
il cervo - deer
il criceto - hamster
il delfino - dolphin
l'echidna (f.) - echidna
l'elefante (m.) - elephant
l'emù (m.) - emu
il facocero - warthog
il falco - hawk, falcon
la foca - seal
la gallina - hen
il gallo - rooster
il gatto - cat
la gazzella - gazelle
il geco - gecko
il gerbillo - gerbil
il ghepardo - cheetah
il giaguaro - jaguar
la giraffa - giraffe
lo gnu - gnu, wildebeest
il gorilla - gorilla
il granchio - crab
il gufo - owl
la iena - hyena
l'iguana (f.) - iguana
l'ippopotamo (m.) - hippopotamus
il koala - koala
il lama - llama
il lemure - lemur
il leone - lion
il leopardo - leopard
la lepre - hare
la lince - the lynx
la lontra - otter
la lucertola - lizard
il lupo - wolf
il maiale - pig
la mangusta - mongoose
la marmotta - groundhog
la medusa - jellyfish
la mucca - cow
il mulo - mule
l'oca (f.) - goose
l'okapi (m.) - okapi
l'opossum (m.) - opossum
l'ornitorinco (m.) - platypus
l'orso (m.) - bear
l'orso polare (m.) - polar bear
il panda - panda
la pantera - panther
il papero - duck
il pappagallo - parrot
il pavone - peacock
la pecora - sheep
il pesce - fish
il pesce rosso - goldfish
il picchio - woodpecker
il piccione - pigeon
il pipistrello - bat
il polpo - octopus
il porcellino d'India - guinea pig
il porcospino - porcupine
il procione - raccoon
la puzzola - skunk
la rana - frog
il ratto - rat
la razza - ray
la renna - reindeer
il riccio - hedgehog
il riccio di mare - sea urchin
il rinoceronte - rhinocerous
il rospo -toad
lo sciacallo - jackal
la scimmia - monkey
lo scimpanzé - chimpanzee
lo scoiattolo - squirrel
il serpente - snake
lo squalo - shark
lo struzzo - ostrich
il suricato - meerkat
la talpa - mole
la tartaruga - turtle
il tasso - badger
la tigre - tiger
il topo - mouse
il toro - bull
il tucano - toucan
l'uccello (m.) - bird
la volpe - fox
il vombato - wombat
lo yak - yak
la zebra - zebra

  • Me on Facebook: hey there's this parrot flying around my house, do you know if someone has lost one recently?
  • Some dumbass: but he's free!!1!!1!!
  • Other dumbass: just ask him parrots talk lol
  • Another dumbass: why do you want to cage him if he's fine out there?!?!??

perché hai avuto un’istruzione classica.
Io sono brutto perché associo le corde del pianoforte allo strangolamento.

Tu sei bella perché ti fermi a leggere gli avvisi nelle vetrine dei giornalai, di cani persi e gatti scomparsi.
Io sono brutto per quello che ho fatto a quella medusa con uno stecco di leccalecca e una grossa pietra.

Tu sei bella perché per te il garbo è istintivo, non una campagna di marketing.
Io sono brutto perché la disperazione non si può nascondere.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché credi nelle coincidenze e nel potere del pensiero.
Io sono brutto perché ho dimostrato che Dio è un’impossibilità matematica.

Tu sei bella perché preferisci la minestra fatta in casa a quella che si compra.
Io sono brutto perché una volta a una cena ho difeso l’aristocrazia e non ero neanche ubriaco.

Tu sei bella perché non sai usare il telecomando.
Io sono brutto per la televisione satellitare e le notizie 24h su 24.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché piangi ai matrimoni e anche ai funerali.
Io sono brutto perché considero i bambini un’altra specie di un mondo diverso.

Tu sei bella perché ti stanno benissimo tutti i colori rosso compreso.
Io sono brutto perché concepisco lo shopping solo per l’acquisto di beni materiali.

Tu sei bella perché alla tua nascita pianeti non scoperti hanno fatto la fila per sbirciare sopra la culla lasciando ai tuoi mini-piedini doni di gravità e luce.
Io sono brutto perché dico “amore a prima vista” è solo una forma di identità fraintesa, e che la più umana delle reazioni è gongolare.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché non hai mai visto l’interno di un autolavaggio.
Io sono brutto perché chiedo sempre la ricevuta.
Tu sei bella perché invii una scatola di scarpe al terzo mondo.
Io sono brutto perché ricordo i numeri di telefono delle mie ex
e l’anno di nascita di Schubert.

Tu sei bella perché hai sponsorizzato un pappagallo in uno zoo.
Io sono brutto perché quando sospiro è come il lento crollo di un tendone di circo.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Tu sei bella perché puoi indicare un uomo in divisa e ridere.
Io sono brutto perché in una vita precedente ero una talpa della polizia.

Tu sei bella perché bevi un litro d’acqua e mangi tre frutti al giorno.
Io sono brutto perché seguo il principio che un pasto senza carne è come una bella donna senza un occhio.

Tu sei bella perché non consideri l’amore una gare e sai perdere.
Io sono brutto perché ho baciato la Coppa d’Inghilterra e l’ho alzata alla folla.

Tu sei bella per un solo ranuncolo nell’asola del tuo cardigan.
Io sono brutto perché ho detto che la Donna più Forte del Mondo era un culturista travestito.

Tu sei bella perché non potresti vivere in un faro.
Io sono brutto perché faccio le ombre cinesi davanti alla lampada così quando i capitani dei natanti in difficoltà guardano vedono le orecchie di un coniglio, o l’occhio di una volpe, o le gambe di un cavallo nero al galoppo.

Brutto come è lui,
bella come il di lei
bella come Venere,
brutto come il di lui,
bella come è lei,
brutto come Marte.

Simon Armitage

le sorprese del kinderwafer

Sapete qual è sempre stato il problema dell’arte?
Sì. Sto parlando di problemi dell’arte. Io che la osanno. Nessuna svista.
Il problema, o meglio il limite dell’arte (ma non per questo negativo, eh) è che nella sua perfezione riproposta su tela, scolpita nel marmo, ferma un istante - e lo immortala per sempre. Il ratto di Proserpina rapita? Ecco, quella poveretta è da quando Bernini l’ha lavorata che urla disperata tra le braccia del suo persecutore. Per non starvi a dire da quanti secoli quel povero Gesù sta in croce per colpa di Cimabue.
Insomma, è l’effetto fotografico dell’arte - ferma qualcosa e lo riproduce una volta e quella volta vale per sempre e noi ancora oggi possiamo ammirare quel solo istante immortalato.
Dove voglio arrivare? Che nell’arte non c’è tempo. C’è un istante che resta quello per sempre. Il tempo non scorre, è come congelato.

Jannis Kounellis non ci sta. Non accetta che la dimensione del tempo sia esclusa dall’arte. E per questo si rimbocca le maniche e diventa davvero l’artista del tempo. All’inizio dipinge pagine di calendari, giorni della settimana, e poi musica dipinta. La musica. Quale elemento migliore per descrivere il tempo che passa di qualcosa che suona? Raccontava che spesso inventava degli accordi che dipingeva, e poi li fischiettava - non si tratta più di un’arte che nasce e muore sulla tela, ma che esce dai bordi della cornice, stimola la produzione di musica. O addirittura li faceva riprodurre da musicisti professionisti che si trovavano nelle gallerie dove esponeva, spesso accompagnati anche dal volteggiare di una ballerina - qui un rifacimento recente.

E poi questo. 


Che c’entra col discorso che ho appena fatto? Un pappagallo certo non è grazioso come una ballerina, è vero.
Però è vivo. La vita che l’arte è stata accusata di sottrarre a ciò che rappresenta - non a caso spesso sono due termini usati uno all’opposto dell’altro. Raffreddando e rendendo immortali i suoi soggetti li priva di questa componente fondamentale, palpitante di vitalità.
Kounelis allora prende la vita - e la rende arte; ma fa anche l’inverso: prende l’arte e la rende viva. Con questa incredibile novità.
Spesso si tende ad interpretare in maniera semplice quest’opera come metafora della pittura - ma è davvero troppo riduttivo che la lastra sia “la tela” e il pappagallo siano “i colori”. Se fosse stato semplicemente questo, il pappagallo sarebbe stato impagliato, no? Finto. Dipinto. Una statuetta. C’è anche qualcosa che appartiene a Madre Natura e non al pennello del pittore, che qui reclama attenzione. E quale strumento se non la vita stessa per raccontare nel migliore dei modi il tempo, a cui l’esistenza è sempre, perennemente soggetta? Egli la prende e non la raffredda nella sua arte - anzi la rende parte intregrante di questa, e vi aggiunge una grande novità, rompendone i limiti.
È questo il preludio per comprendere un’opera che tanto abbiamo visto in giro, ma che spesso aggrottiamo la fronte (vi ho visto, non mentite!) nel cercare di comprenderla. Quella serie di cavalli in una stanza tutta vuota, avete presente?

Correva l’anno 1969. Siamo a Roma - in una celebre galleria d’arte contemporanea: l’Attico.
Siccome i romani sono così indie che in confronto la canzone de Lo Stato Sociale spaurisce, si chiamava Attico - ma la seconda sede era in un garage (sì sì, la prima era in un attico - erano indie ma mica fuori di testa totali). Ed è proprio in questo garage che il buon Kounellis trascina dodici cavalli e li piazza lungo tutto il profilo dell’ambiente, studiandolo come una dimensione geometrica - come la cornice di un quadro entro cui inserisce i suoi elementi. Questi cavalli sembrano quasi le colonne delle navate delle chiese, un riferimento all’arte monumentale riportato da bestiole non troppo simili a colonne preziose - e dall’odore sicuramente diverso dal marmo. Ecco, abbiamo colto il punto. La natura entra nella galleria, con tutte le sue conseguenze - c’è una componente nuova dell’arte, quel doversi prendere cura dell’arte come non lo si è mai fatto: darle da mangiare, pulirla. Senza contare che questo tipo di arte compie delle azioni non controllate dall’artista che in passato invece era il direttore di ogni cosa compiuta dalle sue creazioni (e non controllate neanche dall’apparato digerente di ‘ste bestiole non conosciute per defecare saponette, insomma): sono totalmente indipendenti, a differenza dell’arte tradizionale, sempre uguale a sé stessa. La dimensione del vivene stride in quella dell’arte ed è questa la grande novità dello spazio di Kounellis. Spazio che, tra l’altro, è praticabile dal pubblico. Ora, non so quanto fosse effettivamente bello camminare in una stanza al chiuso con dodici cavalli - ma suppongo che con una mollettina al naso l’esperienza di “entrare nell’opera” doveva essere senz’altro fenomenale. Quindi non solo il tempo che entra nell’arte, ma anche e soprattutto il presente, il qui ed ora mai realizzato.
E a proposito di persone che Kounellis fa entrare nella sua arte - ci mette anche se stesso. Fotografie? Nah. Autoritratti? Vi pare?
Coerente con tutta la sua ricerca della dimensione della temporalità, espone il suo stesso corpo tra altri vari elementi.

Ma è Body Art? Hhhhng. Non compie azioni vere e proprie, quando rimane tra questi oggetti. Lui semplicemente espone se stesso. È come se la tradizione, qui rappresentata dalla scultura in pezzi, avesse assorbito in sé anche la dimensione del tempo, della vita - e questa venga rappresentata dall’entità vivente, dal corvo sulla destra (ormai simbolo significativo-quindi va bene anche che sia impagliato, il concetto è più che mai chiaro), e dal flautista. Ancora musica, musica, musica e vita che sono i baluardi del tempo presente, contrapposto al tempo storico ormai ridotto in frammenti sul tavolo che, pur volendo, non potrebbero essere più ricomposti (i pezzi di statua, infatti, non ne comporrebbero una integra - un po’ come quei puzzle da mille pezzi che finisci e poi scopri che al centro c’è un buco che combacia con un pezzo che non c’è: ci sono due mani destre, per capirci, manca qualche altro elemento). Ne fece anche un video - e al posto del flautista, c’è una candela che arde. Altro sintomo del tempo che passa, che si fugge tuttavia - chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza*

*scusate il lorenzo de medici che è in me.

( dedicato soprattutto a cancrore che mi chiese delucidazioni )

anonymous asked:

Ma che è successo poi al pappagallo? Sta bene? D:

Sfortunatamente non lo so D’:

Praticamente sto pappagallo è comparso circa 3 settimane fa (a urlare davanti alla mia finestra alle 6 del mattino ma vabbè). Abbiamo pensato che fosse di qualcuno vicino a casa nostra perché vola sempre qui in giro. Ieri sera finalmente siamo riusciti a fargli una foto e abbiamo provato a pubblicarla su facebook per vedere se qualcuno lo riconosceva (ho pensato: quanti pappagalli verdi vuoi che siano andati persi nell’ultimo mese? Risposta: più di quanti immaginassi). Ovviamente questo ha dato adito a un sacco di geni che hanno fin troppo tempo libero

Adesso (in questo preciso istante) è di nuovo fuori dalla mia finestra e sto cercando di chiamarlo per dargli da mangiare ma l’unico che risponde ai miei fischi è il mio gatto lol. Sembra essere in discrete condizioni e se non altro ha trovato da mangiare e da bere per sopravvivere le ultime settimane, ma a parte questo non so nulla. :(

in azienda mi hanno affidato una cosa fichissima: imparare a configurare i chatbot.
e su cosa lo vorrei fare il primo di esempio?
assistenza clienti?
servizi vari?
naaaaaa. andiamo a cercare il video integrale dei Monty Python del tipo che vuole ridare il pappagallo morto, che almeno ci divertiamo.

2

Pione noire / Bronze-winged Parrot.

Pionus chalcopterus (Fraser, 1841) - Synonyme : Psittacus chalcopterus :

- Pione noire - Pione à ailes de bronze - Pionus noir ;
- Bronze-winged Parrot ;
- Loro Alibronceado - Loro negro - Catarnica ;
- Pappagallo alibronzate ;
- Maitaca-asa-de-bronze - Curica-asa-de-bronze ;
- Glanzflügelpapagei ;
- Bronsvleugelmargrietje ;
- pronssiaratti ;
- Bronzevinget Pionus ;
- bronsvingad papegoja ;
- Бронзовокрылый попугай ;
- amazoňan bronzovokrídly ;
- piona brazowoskrzydla, piona brązowoskrzydła ;
- bronzszárnyú papagáj ;
- ドウバネインコ ;
-  青铜翅鹦哥

Ordre : Psittaciformes /
Famille : Psittacidés - Psittacidae /
Genre : Pionus /
Espèce : chalcopterus - Espèce monotypique.

Petit perroquet sud-américain.

Alejandro  Bayer Tamayo / Pionus chalcopterus (Cotorra maicera) / (CC BY-SA 2.0)

1. - https://www.flickr.com/photos/alejobayer/15775381794/in/album-72157645239587697/

2. - https://www.flickr.com/photos/alejobayer/16396108191/in/album-72157645239587697/

¤ ♥

http://mokacahuete.tumblr.com/

anonymous asked:

siii, troppo carini; poi so che i ratti in particolare si affezionano moltissimo al loro proprietario, ne desidero tantissimo uno, ma ho paura di non riuscire a prendermene cura; che animali hai avuto?

Beh ci vuole pazienza e tempo.
Ho avuto roditori, cani (ora ne ho solo uno, ma ne ho sempre avuti fin da piccola), gatti, galline, oche, paperette, un pappagallo, mooolti canarini, pesci, tartarughine e basta credo

IDENTITÀ

Se sei un corvo con il becco tutto giallo
rimani nero e non fare il pappagallo.
Se sei giraffa mostra fiera quel tuo collo
se sei tacchino non ti trasformare in pollo.
Se sei lombrico e non vuoi aver rivali
non ti spacciare per un cobra con gli occhiali.
E l'ippopotamo che sta leggero a galla
non può volare come fosse una farfalla.
Ognuno è bello quando ciò che vedi fuori
ti rappresenta veramente i suoi colori.
Ognuno è bello per com'è, per quel che vale
e non importa se son grilli o son cicale.

—  L'alfabeto dei Sentimenti, Janna Carioli e Sonia M.L. Possentini

Il pappagallo che abbiamo in casa ieri ha detto per la prima volta “Buonanotte”. Ora dice “buonanotte” “buongiorno” “ciao amore mio” “pronto” “Che c’è?” “lo vuoi il caffè” “ciao iago” “Shhh zitto” “ciao tesoro” “giovanò” “ciccio” e fischia “Bandiera rossa”.

Ha ufficialmente un vocabolario più ricco di quello di Salvini.

Che il problema reale è quando i fili sono tre.

Bisogna essere genieri, altro che geni.

Sono bravi tutti ad avere uno straccio di cultura. Prendi un libro, leggi un libro, apprendi nozioni, butti un po’ a memoria ed un po’ rielabori, ed ecco che passi per quello intelligente di turno. Bella forza, anche io se insegno al mio pappagallo a ripetere due frasi a mente poi posso dire che sa parlare. 

E’ un po’ come con le lauree alla fine: ce l'hai e quindi sei stato chiuso con la testa sui libri, onestissima la cosa, a farsi il culo bisogna avere coraggio, lo so sulla pelle. Ma da lì in poi sta a te. Se prendi quello che sa, lo glitteri, lo incornici, e poi ti ci pulisci il culo, allora preferisco il contadino che mi cita dante a memoria perchè prova per lui un amore sincero che il tuo titolo, qualsiasi esso sia.

Bisogna essere genieri invece, bisogna essere artificieri, disinnescatori.

Che serve davvero ad un cazzo avere un botto di nozioni, aver letto una miriade di manuali, di libri di testo, di testi di canzoni, di frasi da baci perugina, di cose così, se poi non ci fai niente, se poi non le rielabori, se poi non le metti in pratica.

Che certe persone quando ti chiedono qualcosa te lo fanno sentire in sottofondo il ticchettio, il suono ritmico ed incessante di un timer che sta giungendo a conclusione, che se non rispondi in fretta scoppia la bomba e tutti a casa, e te non hai il tempo di controllare i tuoi manuali, di spolverare le tue lauree, non hai il tempo di urlare addosso a nessuno un bel pacchetto di niente, devi scegliere: filo rosso o filo blu?

E quando hai scelto lo devi tagliare, devi disinnescare la risposta sperando che non ti scoppi in mano, sperando di non fare cazzate, sperando di aver detto la cosa giusta e non la solita cosa sbagliata di un elenco di cose sbagliate che hai accumulato nel tempo.

Che le persone sono davvero delle bombe ad orologeria, e certe età sono piene di dinamite, sono polveriere certe età, e tu ci siedi sopra e loro ti guardano e ti chiedono “dove cazzo ho sbagliato?” e tu stai lì che gli devi rispondere, a queste età qui, a queste polveriere qui, devi rispondere e se sbagli risposta mandi tutto a puttane, quelli saltano in aria e se pensavano di essere a pezzi poi lo diventano sul serio.

E quindi ti tocca prendere in mano le pinzette e le cesoie, le tronchesine e tutti quegli strumenti fighissimi che sembrano usciti da una camera di tortura per bombe e di cui non mi ricordo il nome, e mandi a fanculo tutte le lauree tutti gli attestati tutti i titoli tutti i numeretti che ti hanno appiccicato addosso durante la vita, perchè quelli sono pezzi di carta e questa invece è un pezzo di esistenza che se non stai attento prende e vola via, e se vola via l'hai perduta per sempre, che una risposta che ti esplode in mano non la ritrovi, se sbagli a disinnescare un “come faccio a non odiarmi più?” quella persona poi passerà i giorni a crearsi nuove bombe a tempo nel petto e nel corpo, passerà a farsi esplodere altri pezzi d'anima, perchè starà cadendo a pezzi.

Ed ok, c'è sempre quel pazzo fanatico di puzzle che poi quei pezzi li riprende e li riaggiusta, li rincolla, ma alla fine parte tutto da una domanda, parte tutto da una risposta, e parte tutto da quel fottuto ticchettio del cazzo che ti senti in testa ogni volta che capisci che sì, davvero sì, puoi aver passato tutta la vita a studiare come un mulo qualcosa, ma alla fine ti cambia realmente qualcosa?

No.

E quindi via al timer, si indossa la tuta anti frammenti, e ci si prepara a rispondere, che ogni risposta mancata, ogni bomba esplosa, alla fine investe sempre un po’ te, ed i pezzi d'anima altrui quando ti si conficcano dentro ti strappano sempre qualcosa che avevi cercato di conservare.

Il mio primo bacio dici?

L'ho dato l'anno scorso, il giorno prima del mio diciottesimo compleanno. Erano giorni che mi chiedeva di uscire e decisi di accetare anche se avevo paura per le mie solite insicurezze e paranoie. Quel pomeriggio fu diverso. Ci dammo appuntamento fuori al cinema e arrivai prima io, lui mi passò affianco, io ero seduta sul muretto ma non mi vide, poi si fermò e si girò di scatto guardandomi. Avevo le gambe che mi tremavano, non so se per l'emozione o per altro. Ci sedemmo su quello stesso muretto e fumammo una sigaretta. Poi andammo a fare un giro e ci sedemmo su una panchina. Fumammo un'altra sigaretta. Avevamo lo stesso pacchetto di sigarette  e la stessa accendino, e ancora oggi conservo anche se vuoti. Io non dicevo quasi niente, lui invece mi parlava della sua vita, degli amici, la scuola, di suo fratello che non c'era più, e di quel fottutissimo gatto che ha. Non so se sia colpa del gatto o meno, ma mi invitò a casa con la scusa di farmi conoscere Leah (la gattina). Mi mostrò anche i pesci e il pappagallo. La sua camera, le sue foto da bambino, i suoi disegni e il suo letto. Poi tonammo in cucina a giocare con quel dannatissimo gatto, poi mi disse “allora me lo dai o no questo abbraccio?” ci abbracciamo. Ero così nervosa ma allo stesso tempo stare tra le sue braccia mi faceva sentire calma. Ed ecco che torna il gatto a scassami i coglioni e si appoggia alla mia schiena e poi scappa. Cerchiamo il gatto, poi torniamo sul divano e mi abbraccia di nuovo. Inizia a mordemi le guance, diceva che erano troppo morbide, però mi faceva male allora per vendicarmi mordo anche io. E poi boh ad un passo dalle mie labbra mi disse “scusa” e iniziò a baciarmi. Poi mi accompagnò a casa dicendomi “questo era il mio regalo per il tuo compleanno”.

Boh forse mi sono prolungata, ma volevo raccontarlo. Ne avevo bisogno.