paolo & francesca

Paolo e Francesca (Dante, canto v)

Un drammatico esempio della pericolosità di un sentimento in sè positivo, umano e divino come l’amore: un sentimento che, se non è contenuto entro i limiti dell’onestà e della giustizia, diventa peccato e causa di morte e di dannazione eterna.

“ Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.”

Infinitamente esistette Beatrice per Dante. Dante pochissimo, forse nulla per Beatrice; tutti noi propendiamo per pietà, per venerazione, a dimenticare questa compassionevole discordia indimenticabile per Dante. Leggo e rileggo i casi del suo illusorio incontro e penso a due amanti che l'Alighieri sognò nell'uragano del secondo cerchio e che sono emblemi oscuri, anche se egli non lo comprese o non lo volle, di quella felicità che non ottenne. Penso a Francesca e Paolo, uniti per sempre nel suo Inferno (“Questi, che mai da me non fia diviso,…). Con spaventoso amore, con ansia, con ammirazione, con invidia.
—  Jorge Luis Borges, L’incontro di un sogno, estratto, da “Saggi danteschi”, 1982

Auguste Rodin, Il bacio.

Quest’opera è nata come raffigurazione di Paolo e Francesca. Dante aveva fissato i due amanti nella loro punizione eterna, Rodin in un eterno bacio. Per lo scultore il loro amore diventa senza tempo come la pietra, marmoreo, e la passione che li anima è rappresentata nel pieno della sua tensione: i due corpi si stanno per avvicinare, ma ancora il movimento non è completo. Mentre Dante dà ai due innamorati un nome, un volto riconoscibili dalle persone del suo tempo, e persino per noi posteri, nelle persone di Francesca da Polenta e Paolo Malatesta, Rodin li ha raffigurati senza volto, o meglio con il volto nascosto, e se non fosse stato per il titolo originario dell’opera (Paolo e Francesca, poi divenuto Il bacio) nessuno li avrebbe riconosciuti. Anche per questo, Rodin, fa del loro caso un fatto umano, in cui ognuno di noi può riconoscersi. I volti dei due, inoltre, sono sul punto di scomparire anche perché la loro individualità sembra cedere il passo ad una fusione, fusione che sembra essere nel loro destino fin dalla loro stessa creazione: nascono da uno stesso blocco di marmo. Tutt’oggi sono ancora lì a baciarsi quei due, e piace pensare che, impegnati come sono, avvinghiati nel marmo per un tempo illimitato, saranno a riparo dalle intemperie infernali e dalla morale cattolica.

Lascian cadere il libro, ormai già sanno
che sono i personaggi del libro.
(Lo saranno di un altro, l’eccelso,
ma ciò ad essi non importa).
Adesso sono Paolo e Francesca
non due amici che dividono
il sapore di una favola.
Si guardano con incredulo stupore.
Le mani non si toccano.
Hanno scoperto l’unico tesoro:
hanno incontrato l’altro.
Non tradiscono Malatesta
perché il tradimento richiede un terzo
ed esistono solo loro due al mondo.
Sono Paolo e Francesca
ma anche la regina e il suo amante
e tutti gli amanti esistiti
dal tempo di Adamo e la sua Eva
nel prato del Paradiso.
Un libro, un sogno li avverte
che sono forme di un sogno già sognato
nelle terre di Bretagna.
Altro libro farà che gli uomini,
sogni essi pure, li sognino.
—  Jorge Luis Borges, Inferno, V, 129, da “La cifra”, 1981

Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m'offende.

Amore, che si attacca rapidamente al cuore nobile, fece innamorare costui del mio bel corpo che mi fu tolto; e l’intensità del mio amore ancora mi vince.

Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.

Amore, che non permette a nessuno che sia amato 
di non riamare, mi fece innamorare della bellezza di costui così intensamente, che, come vedi, ancor non mi abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.
Queste parole da lor ci fuor porte.

Amore ci portò ad un’unica morte. Il luogo infernale di Caina attende colui che ci uccise. 
Queste furono le parole dette da loro.

- Dante Alighieri, Inferno, Canto V, Versi 100 -108