palpata * *

Ipocrisia.

Ho finito da poco di leggere 13 (meglio noto come 13 Reasons Why), di Jay Asher. Il motivo principale che mi ha spinto in questa lettura è semplice: tutti ne parlano, il telefilm ha fatto molto scalpore (o almeno così si legge), e ovviamente perché parla di un argomento, che mi tocca da vicino, ovvero il suicidio.
Premetto: questa non è un recensione!
Anzi, tutt'altro. Sono solo pensieri e riflessioni, provocati dalla mia esperienza.
Inutile dire che suicidio è solo l'inizio del romanzo, la vera base di tutta la storia, sono le ragioni (precisamente le persone), che hanno spinto la protagonista a suicidarsi.
Con queste premesse, posso cominciare a parlare, di ciò che mi ha attraversato la mente.
Tanto per iniziare, mi sarei aspettata di immedesimarmi con la protagonista. Credo, che tutti quelli che hanno letto il libro, almeno quelli pensano al suicidio come me, o che sono vittime di bullismo, avevano questo fine. Bene, non so a voi ma a me non è successo.
Per un semplice fatto: la mia vita è stata molto peggio, e 148 pagine non basterebbero per descrivere ciò che ho provato né tanto meno ciò che ho vissuto.
Forse, dalla storia mi aspettavo più sentimenti, più dettagli, più spiegazioni, più esperienze che mi coinvolgessero, che mi facessero sentire affine alle esperienze che hanno portato la protagonista alla morte.
Invece no. Si ha, solo una manciata di motivi sommari, spiegati superficialmente.
Se lo avete letto, e siete stati (o siete), vittime di etichette stronze come la sottoscritta, sapete cosa intendo, sapete benissimo, che tre righe sono troppo brevi per descrivere una presa per culo e ciò che provoca. Troppo poche.
Caro Jay Asher, apprezzo il tuo tentativo, apprezzo la tua intenzione, apprezzo l'aver cercato di dare una scossa al mondo intero, ma avresti dovuto scavate più affondo!
Avresti dovuto soffermarti più sulle cause, avresti dovuto spiegare il dolore lancinante che si prova ad ogni derisione, alla sofferenza interiore provocata della solitudine che fa più male di qualsiasi taglio sulla pelle. All'attroce mormorio nella testa, che ti da il buongiorno la mattina e la buonanotte la sera, e che ti accompagna ogni secondo della giornata, ricordadoti quanto tu faccia schifo all'umanità. All'impossibilità di vivere la vita, perché il solo pensiero di camminare in mezzo ai coetanei e sentire i loro commenti, ti provoca una morsa allo stomaco.
Avresti dovuto, anche solo per una pagina, descrivere le prese in giro pesati, i gesti attroci subbiti, altro che una palpata al sedere, ti assicuro che nella vita reale, quella è solo il principio di gesti più logoranti.
Però apprezzo che almeno, tu ci abbia provato.
Ciò che non apprezzo è l'ipocrisia delle persone che hanno visto il telefilm o letto il libro.
Vi ha scosso? Ma davvero? Vi ha aperto gli occhi? Vi ha fatto avere crisi interiori e rimorsi di coscienza? Balle!
Vorrei proprio vedervi in faccia, giuro.
Vi serviva in romanzo del cavolo, che non è neanche tutto questo granché, per farvi capire che ogni presa in giro, ogni azione ha una ripercussione su chi la riceve?
Un romanzo? Davvero?
E i ragazzi che si sono suicidati realmente? Quelli, no, non vi hanno scosso vero?
Per i ragazzi e le ragazze che si sono suicidate, per le continue prese per culo sui social e dal vivo; per quelle stuprate che poi hanno visto finire la loro violenza su you tube e per mesi sono state spogliate della loro dignità; per i ragazzi che per una stupida etichetta hanno vissuto un adolescenza talmente terribile da vedere la salvezza nella morte, per tutti loro, non avete provato nulla, eh? Loro non vi hanno hanno fatto riflettete, vero? Ma un dannato telefilm si.
Questo è il paradosso della vita, lasciatemelo dire.
Già, perché un telefilm può cambiare il mondo e chi ci abita.
Da adesso e in avanti, tutto cambierà ragazzi! Vedrete, chi vi ha fatto del male, si pentirà e diventerà il vostro migliore amico.
Chi vi vede soli e tristi, avrà un occhio di riguardo.
Certo. Come no.
La verità è che non cambierà mai nulla.
Non sono pessimista, è la realtà dei fatti. Ci saranno sempre gli emarginati, quelli che vengono presi per culo, quelli che si tolgono la vita perché questa, non è stata degna di loro.

Chi picchia, chi insulta, chi deride, chi tormenta sa di fare del male, gode nel farlo, lo fa con questa intezione, e di un telefilm del genere, se ne sbatte altamente. Come chi, vede ciò che subisci, gli spiace, ma non interviene. Perciò basta dire che questo libro o telefilm ha fatto scalpore, è solo un immensa ipocrisia. È solo un cumulo di belle frasi e di retorica, che per cinque secondi ha spinto alcune persone a pensare su ciò che hanno fatto, hanno visto fare, vedono fare, per poi riflettere su altre cose più importanti per loro, ad esempio cosa mangiare a cena. Ah, aspettate, dimenticavo, questo telefilm/libro è servito soprattutto come argomento di conversazione, da aggiungere subito dopo il tempo e prima del gossip. Perciò, grazie Selena Gomez e grazie Jay Asher, per l'impegno! Però l'impegno non basta per fermare lo schifo in cui vivo.
Ecco come sono andate realmente le cose.

Una notte, come tante altre notti, solo di un paio di anni fa.

Stava un uomo, seduto, con la sua corona d'alloro in testa, su un divano in vera pelle Chateau D'ax, davanti ad un termocamino acceso, con una Moretti in mano e una Biro sull'orecchio destro, a mo’ di architetto in preda a qualche crisi mistico-ispiratoria.

Una notte, come tante altre notti, insomma.
Solo di un paio di anni fa.

Stiamo, per esattezza, all'inizio del 1300.

Ma nel 1300 mica c'erano i divani in vera pelle Chateau D'ax: la Ferrili, in fondo, era appena nata.

Nel 1300 mica esisteva il termocamino e, di Moretti, nemmeno l'ombra, così come della Biro.

E allora pensate ad un uomo, con un vestito rosso, profumato e con una corona d'alloro in testa, a girare, per una fredda stanza, con una candela in mano, alla ricerca della sua penna d'oca, in febbrile attesa della Dea Madre Ispirazione.

Ad un tratto, un'intensa luce penetrò dalla piccola fessura, che permetteva al nostro uomo di fissare il cielo, lontano, di notte, per trovare la giusta serenità, e avvolse, fastidiosamente, tutta la stanza, impedendo la visuale nitida di ogni cosa.

“Durante!”

Una voce risuonò potente e armoniosa allo stesso tempo, in quel barlume scintillante che avvolgeva ogni cosa.

“Durante!”

“O chi tu sei?”

“Sono Dio.”

“Io chi?”

“Dio, Durante, Dio!”

“Clio? Non conosco nessuna Clio, mi dispiace!”

“Ma insomma!”

Un fulmine incenerì la corona d'alloro del povero Dante, che, perplesso, posò per terra la candela e si inginocchiò di colpo.

“Dio, potevi dirmelo prima che eri tu! Mi cogli impreparato! Tutta questa luce mi confonde: perché non provi le lampadine a risparmio energetico? Consumano di meno e non bruciano gli occhi…”

“Ascolta, Durante - la voce, di colpo, divenne un sussurro - ma, detto fra noi, Beatrice, alla fine, l'hai rimorchiata?”

“O Dio mio, le cose sono un po’ complicate…”

Una risata si diffuse nell'intera stanza.

“Durante, voglio darti una mano! Vedi, qui, io mi annoio tanto.
E manda tutti all'Inferno, dà i biscottini a tutti quanti e ricorda a Pietro dove stanno le chiavi del cancello…
…una vita insoddisfacente, Figliolo mio!
Certo, meglio della tua…ma mi sento così vecchio.
Allora, senti qua: voglio fare un gioco con te!”

“Dio, niente corse nudo per Firenze, però, eh! Che l'ultima volta è finita parecchio male…”

“Ma no, Durante: giocheremo a nascondino!
Attraverserai l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso solo per trovarmi!
E, se riuscirai nel tuo intento, giuro su Me che ti farò dare una palpata a Beatrice”.

“A me questa cosa non mi convince…”

“A Durà, a lungo andare si diventa ciechi, eh. Meglio la mia proposta in fondo!”

“Sì ma…”

“Niente ma!”

Dio incrociò le braccia sul petto e un fulmine partì di colpo, andando ad incenerire il povero Dante, che cadde a terra, privo di sensi.

“Accidenti a questi dannatissimi affari, che devo ancora brevettare!
Va bene, Durante, lo prendo come un sì, eh?
Allora inizio a contare!
1…2…3…4…5…”

E la voce, pian piano, sparì da quella stanza, insieme a quell'intensa luce assordante.



E tutto si fece buio e privo di ogni forma.