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Tu puoi anche non aspettarti più niente da nessuno, ma il tuo cuore si aspetta sempre qualcosa.
È questa la fregatura.

Me ne sto seduta sulla fredda panchina ad aspettare l'autobus 250, un ammasso blu che non arriva mai in orario ed è sempre troppo pieno per potersi permettere un posto a sedere.
Sono arrivata in anticipo, quindi so già che passerò molto tempo ad aspettare.
Eppure, qui da sola, sorrido, perché sto bene.
Un anno fa non mi sarei immaginata qui, coi capelli raccolti in una coda alta, perché non temo di far vedere il mio viso, e con addosso vestiti non del solito nero.
Un anno fa, semplicemente, non riuscivo ad immaginarmi felice.
Ero una ragazza estremamente chiusa; avevo difficoltà nel relazionarmi con gli altri, anzi, non ci parlavo proprio, perché ero convinta che qualunque cosa avessi detto sarebbe risultata stupida o inadeguata al contesto.
Preferivo essere ignorata.
Serrare le labbra e guardare a terra.
La scuola, perciò, era un vero inferno per me.
Odiavo andare alla lavagna, sentivo il peso di tutti gli sguardi dei miei compagni addosso a me, pronti per vedermi fallire, ancora.
Ecco, ero terrorizzata all'idea di sbagliare.
Sapevo che non sarei mai stata in grado di rimediare ai miei errori. Ero troppo debole.
I miei capelli erano molto lunghi e perennemente sciolti, in modo tale da coprirmi, coprire i miei occhi neri, come le mie felpe.
All'epoca prendevo il treno, e c'era sempre un gruppo di ragazze che appena passavo iniziavano a ridermi dietro, a indicarmi e affibbiarmi terribili soprannomi.
Sapevano trovare un difetto in tutto ciò che facevo, dal modo in cui camminavo al mio tono di voce.
Mi facevano sentire così sbagliata.
E iniziai a vedermi come loro mi vedevano, senza pregi, con un carattere insopportabile, un fisico che era meglio nascondere sotto abiti di due taglie più grandi e un'autostima inesistente.
Detestavo essere me, volevo cambiare… ma non ne avevo idea di come fare.
Il mio umore iniziava ad essere sempre più instabile; qualche volte ero così arrabbiata da trattare male chiunque, altre volte così triste che temevo di sprofondare nelle mie stesse lacrime…
C'era un negozio, sempre aperto, dove vendevano fiori di tutti i tipi, e io ogni mattina ci passavo davanti, perché era nel mio tragitto stazione-scuola.
Quanto ho odiato quel posto.
Era sempre pieno di persone sorridenti e ragazzi che uscivano con enormi bouquet, e io non potevo fare altro che odiarli, e odiarli, perché sapevo che nessuno avrebbe mai regalato a me anche solo una semplice rosa.
Perciò acceleravo sempre il passo, i miei occhi fissi sul cemento screpolato del marciapiede, la musica a tutto volume nelle mie orecchie.
Avevo deciso; volevo tagliare tutti fuori dal mio piccolo mondo.
Sapevo che se non mi sarei affezionata a nessuno, non avrei sofferto… eppure stavo già malissimo.

Ricordo ancora perfettamente quel giorno; era una tiepida mattinata di marzo, e mi stavo dirigendo a prendere il treno. I miei capelli erano completamente sulla mia faccia ed ero immersa nei miei pensieri, ecco perché non mi accorsi che davanti c'era qualcuno, e gli andai a sbattere contro.
Due grandi mani m'afferrarono per le spalle, impedendomi di cadere.
Distinto, cercai di divincolarmi, ma non ci riuscì.
I miei capelli vennero fermati dietro un orecchio e una voce roca mi domandò se stessi bene.
Abituati a quella luminosità, i miei occhi misero a fuoco un ragazzo dai capelli scuri e un sorriso gentile.
Aveva un incarnato chiaro e uno sguardo dolce.
Mi ridomandò se stessi bene. Io scossi il capo in segno di si.
«qual é il tuo nome?»
«non parlo con gli sconosciuti», in realtà non parlavo a nessuno.
«io sono Jack, e lavoro qui, al negozio di fiori più grande della città. Bene, ora mi sono presentato, quindi non sono più uno sconosciuto. É il tuo turno »disse incurvando ancora di più le labbra verso l'alto.
«jess. Io sono jess» e mi sorprese il tono della mia voce. Poi mi ricordai che era passato davvero tanto, tanto tempo, dall'ultima persona che voleva conoscermi davvero.
Iniziammo a parlare, o meglio, iniziai a spiaccicare qualche parola in quanto jack riempiva tutti i possibili silenzi imbarazzanti della nostra conversazione, cercando di farmi parlare attraverso una serie di domande, alle quali non ero obbligata a rispondere, in quanto erano solo per conoscermi meglio.
Eppure, volevo farmi conoscere da lui.
Notai subito il suo spiccato senso dell'umorismo, per non parlare del suo carattere così allegro e travolgente. Ed era davvero bello.
Fui così presa da lui che mi dimenticai del treno. Cavolo, il treno!
Non ho idea di come mi convinse ad accettare un passaggio in macchina da lui, probabilmente deve avermi detto una battuta e fatto ridere.
Dopo quel giorno, ogni volta che uscivo da scuola, jack si presentava sull'uscio del negozio di fiori, con una margherita in mano.
Voleva il mio numero, ma io ero troppo diffidente, perciò mi promise che finché non glielo avessi dato, lui mi avrebbe aspettato sempre, per tormentarmi con le margherite.
Mantenne la promessa. E la cosa più bella fu che una volta che glielo diedi, il giorno dopo, al posto delle margherite, aveva in mano girasoli.
«il nostro rapporto sta crescendo, così ho pensato che anche i fiori si devono adeguare!»
Iniziò a telefonarmi e invitarmi a uscire. E io ne avevo voglia.
Mi piaceva passare il tempo con lui. Amavo i suoi discorsi e il suo modo di pensare.
Lentamente, iniziai a cambiare. Ero più… spensierata, tranquilla… felice.
Jack mi dava l'amore che non avevo mai ricevuto prima. Mi insegnò ad apprezzare ciò che mi circondava e a trovare il lato positivo in ogni cosa «e se non riesci a trovarlo» mi ripeteva « ricordati sempre che ci sono io. E lo cercheremo assieme. E se non lo troveremo, beh, lo creeremo».
Con questa frase capii che é fantastico avere qualcuno che, nonostante tutto, rimane al tuo fianco, sempre. E non ti abbandona quando ti senti perso. E ti sta accanto quando ti senti sbagliato.
Divenni un'altra persona. Inizia ad aprirmi di più agli altri. Inizia a non vergognarmi del mio aspetto e del mio carattere, perché a jack piacevano.
E iniziarono a piacere anche a me.
Come si dice, mi fece innamorare prima di lui, poi di me stessa.
Decisi di prendere il tram al posto del treno, così da non rivedere più quelle ragazze, nonostante non facessi più caso ai loro insulti da molto, molto tempo.
Tutti dicono che quando le persone cambiano, diventano talmente diverse da perdere tutti.
Eppure, se qualcuno cambia in meglio, allora le persone che ti lasciano significa che volevano solo il tuo peggio…
Ora, ogni volta che vado a scuola, scendo una fermata prima, per poter camminare, lentamente, davanti al negozio di fiori e sbirciare dalla vetrata lui che vende e da consigli alla clientela dagli sguardi sognanti.
Ora so cosa si prova. E adoro immaginare a quale ragazza siano destinati quei bouquet, perché magari é una proprio come me, che non se lo immaginerebbe mai di riceverli.
E in quanto a te, si, proprio a te che stai leggendo, spero che anche tu un giorno troverai quella persona che farà crescere dei fiori… Nelle parti più tristi di te.

-Alessia Alpi
(Volevoimparareavolare on Tumblr)

—  Scritta da me

Mia carissima Allie,

non so più che altro dirti salvo il fatto che non ho potuto dormire stanotte perché so che è finita tra noi. Per me è una sensazione strana, che non avrei mai immaginato di provare, ma ripensandoci capisco che non poteva andare altrimenti. Tu e io siamo diversi, veniamo da mondi diversi, eppure tu mi hai insegnato che cosa significhi amare e dedicarsi interamente a un'altra persona. Ora io sono molto migliore di quanto fossi prima. Vorrei che tu non lo dimenticassi mai. Non sono amareggiato per quanto è accaduto. Anzi, mi conforta l'idea che tra noi c'è stato qualcosa di autentico, e sono felice che ci sia stato possibile stare insieme anche se per un così breve periodo di tempo. E se, in qualche luogo remoto e in un futuro lontano, potremo mai rivederci, ciascuno con una sua nuova vita, ti sorriderò con gioia e rammenterò l'estate trascorsa sotto gli alberi, l'estate in cui abbiamo costruito il nostro amore. E forse, per un breve attimo anche tu avrai la stessa sensazione e mi sorriderai e rivivrai i ricordi che abbiamo in comune.

Ti amo, Allie.

—  Le pagine della nostra vita.
Decisi che da quel momento in poi nessuno, e dico nessuno, mi avrebbe più trattata come uno zerbino;
E così fu.. non mi feci più trattare in quel modo, ma una cosa cambiò, cambiò qualcosa in me;
Sentivo Freddo, sentivo il vuoto dentro, sentivo il ghiaccio dentro me.. non sapevo nemmeno io cosa fosse precisamente, ma mi accorsi che io non ero più io;
Non credevo più a niente e a nessuno, non avevo voglia di sperare, di crederci, di fantasticare e iniziai ad avere quel tono arrogante, inizia a rispondere male a tutti, anche alle persone a cui volevo veramente bene, volevo far capire a tutti che nessuno avrebbe più potuto prendersi gioco di me, nessuno avrebbe più potuto farmi soffrire, perché ero io quella che faceva soffrire.
—  nonriescoaliberarmidaldolore