pacificamente

image
image
image

Differenze

Edit, perché il post ha generato dei fraintendimenti:

Non sto condannando le reazioni violente nelle manifestazioni a prescindere. Quel che sta accadendo negli Stati Uniti (e non solo, si potrebbe citare anche Hong Kong) è tremendo, la brutalità delle forze dell’ordine è inaccettabile, ed è più che comprensibile la rabbia dei manifestanti, perciò non mi permetterei mai di condannare queste persone.

Quel che volevo farvi notare è il comportamento dei fasc*sti, che non hanno altro obiettivo che creare danni e sfociare nella violenza, e questo in ogni caso.

Mentre buona parte delle manifestazioni BLM sono iniziate pacificamente, e  spesso le reazioni violente (che in molti stanno demonizzando senza guardare le cause e il contesto) sono una risposta ai soprusi delle forze dell’ordine, non a caso ci sono molti video che testimoniano l’abuso di potere da parte della polizia ai danni anche di persone che manifestano pacificamente. 

Le cortaron la lengua, quemaron, quebraron las manos a pisadas y culetazos, le rompieron la cabeza, también el rostro. Recibió 2 disparós en su cabeza, 6 en las piernas, 14 en los brazos y 22 en su espalda…44 disparos en total que acabaron con su vida, el 16 de septiembre de 1973, a manos de militares injustamente, solo por alzar la voz, por querer una mejoría para su pueblo, para chile y lo mas importante pacificamente pero aún así usaron la violencia, porque para resolver algo solo saben matar o torturar para callar la voz del pueblo.

image

“Dicevano di voler stanare i fascisti - è il commento del sindacato di polizia Sap - ma hanno devastato Torino e hanno ferito dei poliziotti lanciando pietre e bottiglie. Questi non sono antifascisti ma pazzi criminali”.

Sapete una cosa?

Hanno fottutissimamente ragione.

Hanno ragione dal punto di vista legale, politico, etico e morale.

Che adesso cominci il balletto del ‘Gliel’abbiamo fatto vedere che siamo compatti e decisi contro il fascismo!’ o quello del ‘Ma erano pochi e i giornalisti hanno enfatizzato la notizia’ a me fottesega perché quello che è successo ieri sera è un graditissimo regalo a:

  • I fascisti di Casa Pound e Forza Nuova che ora si dovranno ‘difendere’.
  • Salvini, che adesso fa la vittima (’Alle idee - ha aggiunto il leader della Lega - si risponde con idee, mai con violenza. Nell'Italia che ho in testa io la polizia si occupa degli spacciatori non dei figli di papà’) e mi spiace dirlo che difettate di intelligenza a non ammettere che tantissime, troppe persone la pensano come lui.
  • Berlusconi, al quale hanno appena scartavetrato e riverniciato di rosso fiammante il vecchio spauracchio del Terrore Rosso Comunista.

mentre è un vibrante, venoso, ruvido ed enorme cazzo in culo per:

  • Tutti quelli che ricadono sotto la definizione di ‘sinistra’. TUTTI.
  • Tutti coloro i quali, spero la maggioranza, ieri sera erano scesi in piazza per manifestare (non aggiungo ‘pacificamente’ perché per le persone intelligenti dovrebbe essere un aggettivo ridondante)
  • Per tutti quelli, temo una minoranza, che ancora credono che se il dialogo con certe persone sia inutile, possa invece esistere ancora una fascia di popolazione votante che nella faticosa sopravvivenza quotidiana ha solo bisogno di una mano tesa e di una parola di coraggio, non slogan di odio e di contrapposizione viscerale.

Dite che non esiste questa fascia di popolazione? 

Allora avete perso, nella più umiliante e inutile delle maniere.

Perché se corri nudo per strada dietro alla persona che ti ha rubato i vestiti, la folla non lo sa chi è veramente il pazzo.



P.S.

Invece di perdere tempo a essere d’accordo o in disaccordo con me, venite per cortesia a darmi una mano con questa, diocan

image

posso confessarti una cosa?

Sapevo già di amarti due anni fa, quando ci incontrammo per la prima volta.

Ci conoscemmo nell'estate di due anni fa, avevamo la testa e il cuore in subbuglio separati in due vite totalmente differenti fra loro, mentre adesso abitiamo insieme nel nostro caos. Non chiedermi come capì di amarti, perché me ne sono resa conto solo ora a distanza di anni, a quell'epoca sentivo di essere travolta da un sacco di emozioni a cui non sapevo dare un nome, o per lo meno evitavo di darlo per paura che diventasse certezza.

Non ci volle molto a far combaciare i nostri caratteri, si baciavano già benissimo da soli senza la necessità di smussare gli angoli, ed è questa la rarità dell'amore: trovare qualcuno che non ha bisogno di spiegazioni su cosa cambiare o non cambiare per convivere pacificamente, lo sa già da se.

A quei tempi sapevo solo che il solo pensiero di te mi faceva venire i brividi, che il non vederti mi rendeva cupa, mentre lo starti accanto mi trasmetteva felicità, quella sensazione che il mondo attorno cessasse di esistere o comunque non m'importava neanche un po’. Adesso ai brividi si aggiunge il vuoto allo stomaco, alla mia tristezza il cattivo umore, e alla felicità la spensieratezza di una bambina.

Non importa se ti amo da un giorno o da una vita, importa che nonostante gli anni, la distanza, le giornate di pioggia, io ti desidero come il primo giorno che ti ho incontrato e se non svanisce neanche contro il tempo e contro i chilometri dimmi come lo chiami questo se non amore.


a te, a chilometri di distanza.

From Fake Lovers To Friends...- Pt.4

E’ il weekend e questo significa una sola cosa: tempo di scazzo completo, assoluto, totale. E cosa si fa quando non si è abbastanza stanchi per dormire ma non abbastanza svegli per scrivere cose serie? Si mema. E quindi, eccoci qua.
Sono Milena e sono qui per portarvi nella magica terra degli equivoci e delle battute da poracci. Sempre che questa cazzo di au vi interessi ancora perché secondo me ormai vi ho frantumato gli zebedei

Vi ricordo che potete trovare la parte uno due e tre qui (e non le saltate, sennò non capite un cazzo)
Buona lettura!

  • Fabrizio passa tutto il tempo del viaggio a dormire.
  • E non a dormire pacificamente appoggiato al sedile con la testa appena reclinata e la bocca socchiusa e la guanciotta appena schiacciata come un tenero putto di qualche sdolcinata statuina che ti fa fare aw quando lo guardi, no. 
  • Dorme come un burino, con le gambe stese dritte e tutto il corpo storto come un albero cresciuto annaffiato con lo scotch, che solo da ubriaco avrebbe potuto venir su così, e lo fa con il mento tirato verso il basso, la bocca aperta che lascia scendere un filo di basa sul mento e un ronzio cupo che somiglia a quello di un’aspirapolvere rotta che gli esce dal petto, a tratti più forte e a tratti più tenue.
  • Russa.
  • Russa costantemente e, per la verità, in maniera maledettamente rumorosa.
  • Calcolando che sono in macchina e che il rumore del traffico e della radio-tenuta bassa ma non troppo, perché Ermal voleva sentire la musica ma, al contempo, non voleva svegliare Fabrizio. Meglio vederlo dormire che parlarci-non riescono a coprire il suo ronfare, Ermal già immagina che dovrà dormire con dei tappi infilati nelle orecchie, magari andandoli a racimolare da qualche sua compagna instagrammer che deve farsi il pisolino di bellezza e quindi si mette anche la mascherina di Hello Kitty, e la testa sotto al cucino.
  • Così magari si soffoca nel sonno da solo e non deve subire quel tormento (io ancora non ci sono morta dopo anni che dormo in un modo in cui la logica suggerisce che io non possa respirare, ma hey, magari con Ermal funziona)
  • Insomma, sarà un’agonia. 
  • Una di quelle lunghe, lente, che sembrano senza fine e nemmeno con le luci dell’alba fuori dalla finestra riuscirà a vedere la fine di quel tormento, la cosiddetta luce in fondo al tunnel nel quale, per la verità, vorrebbe abbandonare Fabrizio per poi scappare nelle più oscure profondità della Terra e non farsi mai più rivedere
  • Ermal lo osserva di sottecchi per tutto il viaggio, facendo delle piccole smorfie di disgusto. In quel momento, nemmeno la prospettiva di dormire con Francesco, che quando è in fase shutdown non si shutta manco per il cazzo e parla e ride-una volta, Ermal gli aveva chiesto come fosse possibile e lui aveva risposto che evidentemente nemmeno il sonno poteva vincere il suo essere un bambino iperattivo e logorroico anche alla veneranda età di un giovane adulto- e sembra star girando karate kid da quanto si rotola e agita sotto alle coperte mentre tira calci e si abbarbica e che una volta l’aveva perfino spinto giù dal letto, sembra poi così male in confronto a quello.
  • In confronto all’idea che, insomma, Fabrizio potrebbe sbavargli addosso.
  • Cioè c’è la concreta possibilità che si svegli e si trovi una chiazza umida sul pigiama proveniente dalla bocca altrui. E che schifo cazzo.
  • Beh, potrebbe pur sempre decidere di fingersi sonnambulo e andare a dormire in corridoio sostenendo poi di averlo fatto nel sonno. Ma la scusa non avrebbe retto per due notti di fila, in fondo. 
  • Oppure potrebbe scegliere direttamente di andare a dormire per strada con qualche barbone, che tanto mal che vada crepa di ipotermia dato che è Febbraio.
  • Oppure può soffocarci Fabrizio, con il cuscino.
  • Dopo averci rimuginato per un bel pezzo di strada, nessuna di quelle opzioni gli sembra davvero realizzabile, per cui decide che cercherà su Google come far smettere qualcuno di russare. In caso non trovasse nessuna cosa che risulti efficace, il cuscino rimane sempre un metodo valido.
  • Alla fine, Fabrizio si sveglia di soprassalto quando Ermal frena bruscamente nel parcheggio dell’hotel e si tira su, balbettando qualcosa senza senso, confuso. 
  • Gli rivolge uno sguardo interrogativo, gli occhi lucidi e ancora pieni di sonno che sembrano quasi teneri mentre lo scrutano timidamente in cerca di una spiegazione
  • “Siamo arrivati” replica solo Ermal, spegnendo la macchina. Apre la portiera, rabbrividendo quando una folata di vento freddo lo colpisce: il riscaldamento aveva creato nella macchina un piacevole torpore che gli era sceso fin nelle ossa, rilassandolo un pochino e facendogli pesare addosso una sonnolenza leggera, derivata da tutte le ore di sonno perse durante gli ultimi mesi tra lezioni e esami.
  • Il pensiero che la mattina dopo potrà prendersela comoda e dormire qualche ora in più sembra quasi un miraggio ed effettivamente si ricorda che lo è dato che il russare di Fabrizio gli impedirà di fare anche quello. 
  • E che due coglioni però #pieno
  • Ad ogni modo, si avvia a recuperare la propria roba e, quando Fabrizio gli si avvicina per fare lo stesso, gli rivolge un sorrisino ironico. 
  • “Spero che tu abbia dormito bene” dice, ironico 
  • Fabrizio, però, scrolla le spalle, sbadigliando “Mah, mica tanto sai. Me fa male tutto” 
  • E ti credo, dato che hai dormito nella posizione di uno che ha una crisi epilettica in corso pensa, ma non lo dice. “Mi spiace” replica solo, anche se il tono con cui gli esce la frase è piatto e incolore.
  • Afferrano i loro zaini e quando poi Ermal chiude il bagagliaio, non si stupisce di vedere Fabrizio che gli offre la mano.
  • La osserva un istante, le dita tese verso di lui e alla fine si costringe in viso un sorriso-che sa somigliare più a una smorfia-e gliela afferra, intrecciando le dita con le sue
  • Quelle di fabrizio sono calde, ruvide, appena più corte delle sue, ma riempiono perfettamente lo spazio tra le proprie. Combaciano, come dei pezzi di puzzle, e Fabrizio gli sorride davvero quando accetta quel gesto
  • “Ecco” dice, soddisfatto, annuendo “Andiamo” annuncia, trascinandoselo dietro, seguendo le altre coppiette che trotterellano verso il loro nido amoroso alloggio tubando romanticamente. Ha già il voltastomaco, Ermal.
  • Probabilmente prima della fine di quella indegna vacanza, che chiamare tale è un insulto alle vacanze, svilupperà una forma fulminante di diabete che, si spera, lo ucciderà prima che qualcuno capisca della farsa e si renda conto che lui e Fabrizio non hanno passato la notte a buttarselo allegramente scorrendosi le mani addosso e toccandosi e baciandosi e mordendosi a vicenda per ore, recuperando così il tempo perso e rubandone altro al già loro esiguo riposo.
  • No, quella non è una vacanza.
  • Quella malsana e illogica idea che ha avuto si sta trasformando in un test a lungo termine della sua pazienza, un campo minato che deve attraversare indenne mentre è bendato, una partita a prato fiorito fatta da una persona incapace di contare. E’ una lunghissima partita a risiko dove i dadi che lanciano sono in realtà i suoi coglioni che rotolano sul pavimento e i carri armati sono rappresentati dalle domande che Eleni sa già che gli farà, a tradimento e non, e c’è solo da capire se periranno insieme sotto i suoi colpi o se Fabrizio in quella guerra farà, volontariamente o involontariamente, l’Italia,  passando dalla parte del nemico e tradendolo o facendolo inavvertitamente affondare come il Titanic sparando fuoco amico, tipo Magneto con Charles Xavier.
  • Sente i suoi neuroni che sembrano già stressati come i concorrenti di Masterchef- o come cazzo si chiama quel programma di cucina che a Francesco piace tanto e che lo obbliga a vedere-durante il pressure test e si chiede se saranno in grado di reggere la tensione proveniente da entrambe le parti-da un lato, i suoi compagni che non vedono l’ora di metterlo con le mani nel sacco e sa benissimo che faranno di tutto per metterlo sotto scacco, e dall’altro Fabrizio che spera non inizierà a provarci mettendolo ancora più in difficoltà-o se si daranno al seppuku anche loro.
  • Chi vivrà vedrà.
  • Quindi magari non lui.
  • Dio, forse Francesco ha ragione e dovrebbe davvero accettare almeno una scopata da lui, così almeno si rilassa.
  • No, sarebbe ignobile: non può cedere dopo aver messo ben in chiaro a fabrizio che non ha intensione di farsi toccare. Potrebbe, forse, rivalutare l’idea dei baci in pubblico, ma deve vedere come si mette la situazione.
  • E allora, che la partita a scacchi uno e mezzo contro tutti abbia inizio.
  • Finalmente, giungono nella hall, l’aria calda che è un sollievo sulle loro guance congelate. Ermal si sente le dita intirizzite, ma non lascia la mano a Fabrizio.
  • Alla fine, dopo qualche attimo di confusione riescono a farsi dare le camere e vanno tutti a depositarci gli zaini.
  • Sono tutti sullo stesso piano, ed Ermal non trattiene una smorfia quando vede che la porta accanto alla loro è la camera di Eleni.
  • “Oh che bello” dice lei, sorridendo “siamo vicini di stanza” 
  • Il modo in cui lo dice lo fa sembrare una minaccia e Ermal si chiede se è il caso di preoccuparsi anche di quello. Già se la vede, Eleni, seduta in ginocchio con un bicchiere rubato al ristorante premuto sul muro e contro al proprio orecchio, concentrata come un ladro che tenta di aprire una cassaforte con uno stetoscopio mentre cerca il minimo rumore o l’assenza di esso, indice della loro fruttuosa o mancata attività sessuale.
  • E dal modo in cui sorride come una leonessa pronta a sbranare la sua preda che giocherella ignara vicino allo stagno mentre Fabrizio dice “me fa piacere che siamo vicini” crede proprio che sì, potrebbe anche farlo. 
  • Legge già il trionfo sulla sua faccia mentre, la mattina dopo, lo squadra al tavolo della colazione, mettendo nella propria testa una spunta per ogni voce dell’elenco “questo significa che Ermal non ha scopato” che gli vede addosso
  • Mentre le sorride e infila la chiave per aprire la porta, si maledice malamente per quella volta in cui ha accettato di andare a letto con lei e Gent.
  • Beh, quelle volte.
  • Si era divertito, certo, ma a detta della ragazza il suo stato post sesso era identico a quello post esame universitario da 12 crediti per cui aveva studiato 50 slide e due manuali, ovvero lo stesso che potrebbe avere qualcuno di ritorno dal Vietnam dopo un congedo con onore e più traumi che anima, solo che la sua spossatezza era quella di qualcuno che aveva raggiunto l’iperuranio ed era in pace con il mondo che Dalai Lama scansate proprio
  • L’avrebbe di certo notato se a colazione fosse stato pronto a scattare come qualcuno seduto su un letto di chiodi
  • Niente succhiotti
  • Niente capelli scompigliati
  • Niente di niente
  • Si sarebbe visto lontano un miglio e se anche può mettersi le mani tra i ricci e farli diventare un ammasso informe e coprirsi il collo più che può, questo non toglie che non puo’ fingersi riposato e senza stress addosso quando è chiaramente teso come una corda di violino sul punto di rompersi
  • Forse avrebbe davvero dovuto fare Yoga come Francesco gli aveva suggerito tempo addietro, così invece di farsi aprire il culo da Eleni non nella maniera bella e simpatica che tanto gli piace, avrebbe potuto aprire i chakra e vaffanculo.
  • Entra nella stanza sospirando e quando Fabrizio si chiude la porta alle spalle, si volta a guardarlo
  • E incredibilmente l’altro, davanti alla sua occhiata, scoppia a ridere, scuotendo appena la testa.
  • “Cazzo ti ridi?” sbotta, indignato, lanciando lo zaino in un angolo e sedendosi sul letto-matrimoniale, certo-sul lato più lontano dalla porta, incrociando le braccia al petto e guardandolo male mentre si tiene una mano sulla pancia e si contorce come un vermiciattolo sotto un’acquazzone
  • Quella è una situazione tragica, altro che, e lui ride.
  • Il punto è che Fabrizio, come noi, vede il lato comico della questione, ovvero la disperazione testarda di Ermal a voler rimanere casto come una verginella puritana quando basterebbe concedergli di allungare le mani e risolvere tutti i suoi problemi dato che possono anche fingere di stare insieme per quei tre giorni, si, ma una sana scopata non è mai male per nessuno e pomiciare fino a prova contraria non ha mai causato morti istantanee e se crede che fisicamente non sia attratto da lui non solo è stupido ma ha pure gli occhi foderati di prosciutto cotto dato che è dal giorno del bar che lo guarda come se volesse appiccicarlo al muro come se fosse un imbianchino e lui la vernice.
  • E lo farebbe, davvero, senza alcuna pretesa di relazione da parte sua.
  • Solo sesso, fine.
  • E comunque, Ermal non è indifferente alla sua presenza: l’ha visto, come lo guarda, e può dire di no, fingere che non sia così, e dichiarare che lo odia e questo può anche essere vero per motivi a lui sconosciuti, ma si vede che è attratto da lui
  • Quindi, non capisce quale sia il suo problema
  • L’ha capito benissimo da solo che è più facile che gli altri arrivino alla verità se non si mettono d’impegno, eppure vuole comunque giocarsela camminando bendato sul bordo di un burrone.
  •  E il perché, lo sa solo lui.
  • Fabrizio, di rimando, lo osserva per un istante con le lacrime agli occhi non appena si è calmato, ed è tossicchiando che si avvicina, squadrandolo divertito
  • “Hai paura, eh?” gli chiede, beffardo ed Ermal arrossisce violentemente all'affermazione.
  • “Ma di chi, di te?” domanda, alzando il naso verso l’altro con fare temerario, anche se poi lo vede scuotere la testa e fare un cenno verso il muro alle sue spalle
  • “Di Elena” “Eleni” “Fa uguale. Lei. Te la stai facendo sotto, ammettilo. M’hai guardato come se fossi la tua unica salvezza cinque secondi fa, stavi proprio…” e fa una smorfia esageratamente terrorizzata, spalancando appena gli occhi.
  • Lo sa che ha paura di essere scoperto: non sarebbe di certo una bella cosa passare per il cazzaro che non solo si è inventato di avere il ragazzo, ma ha pure costretto uno sconosciuto a fingersi tale.
  • Forse lui potrebbe uscirne con qualche risata e qualche presa di culo, ma più o meno indenne, insomma
  • Per Ermal, invece, sarebbe un massacro.
  • “Ma smettila” ribatte lui “io non faccio così” borbotta, offeso.
  • “No, me ‘o so sognato che te stavano a casca gli occhi per la fifa” ride Fabrizio, cosa che lo fa imbestialire ancor di più. Ma come si permette di ridere di una situazione tanto delicata?
  • “Vabbeh, regazzì” dice l’altro, sedendosi accanto a lui “Tu ‘a devi smettere de farte probbbblemi, capito? Non è che so un cretino, non ti faccio scoprire”
  • “Dobbiamo ripassare” pigola Ermal, severo, guardandolo “la storia di cosa fai tu, cosa faccio io. Come ci siamo conosciuti, tutte queste cose. Dobbiamo ripeterle e stare attenti. Capito?” insiste, osservandolo
  • “Ho capito” ribatte Fabrizio, roteando gli occhi al cielo “ma te la devi prendere con calma. Siamo al mare, no? In vacanza. E goditela, invece de stare li a farti tutte ste macchinazioni nel cervello, sennò poi si vede che stai scazzato” dice, scompigliandogli i ricci, gesto a cui Ermal si ritrae in automatico, sbuffando
  • “Smettila di toccarmi!” sibila, non alzando troppo la voce per non farsi sentire “In questa camera, non sono il tuo ragazzo. Sono uno sconosciuto, e ho i miei spazi come tu hai i tuoi. Quello è il tuo lato del letto, questo è il mio. Il mio comodino, il tuo comodino” dice, indicandoli “Niente doccia insieme, niente toccare la mia roba, niente toccare me. E spero che tu sia uno che sta fermo, mentre dorme, perché già russi ed è fastidioso. Chiaro?”
  • Fabrizio alza le mani, annuendo con un sospiro “Ho capito, si. Scusa” ribatte, prima di leccarsi appena le labbra secche
  • “Senti” dice “Perché questo ripasso non lo facciamo fuori? Ti offro il pranzo” propone “in segno di pace” in terra agli uomini di buona volontà amen e quantomeno Fabrizio la buona volontà che la sta mettendo aggiunge poi, notando già lo sguardo truce che Ermal gli stava rivolgendo “Chiacchieriamo e me dici un po’ de cose e intanto mangiamo. Così stiamo lontani dagli altri e ti rilassi prima de annà a cena tutti insieme” propone
  • Ermal lo squadra un istante e prima che possa replicare il suo stomaco da in un brontolio, segno che sì, effettivamente è tempo di metterci del cibo. 
  • Per cui, annuisce, sospirando. Va bene. Deve dargli almeno il beneficio del dubbio, o si troverà solo in quella battaglia.
  • “D’accordo” annuncia “andiamo a pranzo insieme” e poi, sorride appena “E dopo andiamo al mare. Andata?” soffia, tendendogli la mano
  • Fabrizio annuisce, sorridendo e alzandosi per afferrargli la mano, stando di fronte a lui “Andata” conferma
  • Si tira fortunatamente indietro senza cercare di tirarlo su e strappargli un bacio, cosa che Ermal apprezza mentre si mette in piedi e recupera il portafoglio.
  • Non si sono nemmeno tolti la giacca per cui è rapida la loro uscita dalla stanza
  • “Comunque” dice Fabrizio, poggiandosi al muro mentre lo osserva chiudere la porta e intascarsi la chiave “‘o so che russo, ma se sono abbastanza stanco e rilassato nun lo faccio” dice, ridacchiando e facendogli un’occhiolino scherzoso, senza però mettere troppa malizia nel tono, ed Ermal alza gli occhi al cielo, quasi divertito mentre mormora un “Porco” a mezza voce che fa sorridere Fabrizio mentre gli tende di nuovo la mano
  • La guarda, sospirando prima di prenderla, ignorando il suo sorrisino soddisfatto “non ci fare l’abitudine” bisbiglia, stringendosi appena a lui mentre iniziano a scendere le scale.
  • “No, tranquillo, non ho intenzione di staccarti il braccio e portarmelo a casa” ribatte lui, ironico, cosa che lo fa ridere leggermente
  • Forse non è male, Fabrizio. Forse possono provarci, ad andare d’accordo, dopotutto.
  • E’ proprio mentre mettono piede sul pianerottolo che sentono un “Ermal, Fabrizio! Aspettate!” allegro alle loro spalle
  • Si voltano, inorriditi, vedendo sbucare un sorridente Gent a braccetto con Eleni
  • Povero Gent. Ermal ha sempre pensato che era troppo ingenuo e infatti sembra genuinamente felice di vederli insieme e anzi, li guarda come guarda qualsiasi coppietta, con il faccino roseo e sorridente e gli occhi inteneriti a cuoricino. Inguaribile romantico, probabilmente non ha la più pallida idea del fatto che la sua ragazza lo vuole usare come aiuto per smascherarli dato che, anche se a prima vista non sembrerebbe, Gent è anche un gran chiacchierone. Non un pettegolo, no, perché le cose se le tiene per se, ma sotto la patina di pacata timidezza c’è un vulcano di energia e chiacchiere che Ermal conosce anche fin troppo bene. Avevano suonato anche insieme, qualche volta. Ma questo era stato prima che Eleni richiamasse la loro attenzione in altri tipi di attività.
  • Erano un ragazzino carino Eugent
  • Educato, dolce.
  • Ciò non toglieva che a letto fosse un animale, ma a parte questo era riservato e un buon ascoltatore, cosa che l’aveva avvicinato immediatamente a Ermal
  • Erano andati subito d’accordo e gli dispiaceva che, ultimamente, il rapporto tra loro tre si fosse incrinato e guastato
  • Perché sì, quando Eleni si era inserita nel loro duetto, l’avevano accolta felicemente e, in verità, all’inizio quando lei e Gent si erano messi insieme non era cambiato poi più di tanto, anzi, era come se fossero, in fin dei conti, come una coppia di cui lui era il + uno, l’aggiunta che però era parte del duo e che non poteva essere tolta
  • Erano, in fin dei conti, un trio
  • E nessuno si era fatto problemi quando, una sera, mentre Ermal suonava stravaccato sul loro divano, lei si era avvicinata e l’aveva baciato e non ne erano sorti nemmeno quando l’aveva trascinato nella camera da letto ridendo
  • Eppure, le cose erano cambiate
  • Nel tempo, in un modo in cui non aveva nemmeno capito e senza quasi che se ne accorgesse
  • Pian piano, si era ritrovato tagliato fuori da quel tipo di intimità che usavano avere tutti e tre inseme
  • Si era chiesto, per la verità, se fosse stata colpa sua o se, forse, i loro incontri a tre dietro alla porta della camera non avessero fatto più del male che del bene alla  coppietta ma ripensandoci non si erano mai separati in malo modo. Si erano sempre trovati al tavolo della colazione o direttamente del pranzo allegri e sorridenti, chiacchierando degli esami e della vita come se niente fosse, senza che il disagio o l’astio si insinuassero tra di loro in alcun modo
  • Da parte sua, non c’erano mai stati dubbi sul fatto che loro fossero gli innamorati e che lui fosse, in parole povere, superfluo da quel punto di vista nel rapporto romantico.
  • C’era perché si volevano bene e se anche ogni tanto erano lui e Eleni a battibeccare come due piccioncini o lui e Gent ad accoccolarsi sul divano, nessuno aveva mai messo in dubbio i legami di nessuno
  • E lo capiva, se ad un certo punto da quel punto di vista lui aveva iniziato ad essere di troppo, per loro
  • Capiva che non lo volessero più nel loro letto e capiva che volessero avere più intimità da loro due, ma era come se anche la loro amicizia ne avesse risentito
  • Particolarmente quella tra lui e Eleni
  • Certo, ancora si trovavano a studiare e lui e Gent qualche volta avevano suonato insieme o erano andati al cinema o a cena, ma ormai le uscite a tre a parte i percorsi in metro a volte o lo stare allo stesso tavolo alla mensa dell’univerisità o in biblioteca, gli incontri a tre erano sospesi e se con il ragazzo poteva ancora avere una sorta di amicizia, con lei ormai non aveva un rapporto che andasse oltre qualche messaggio e fuori dalle mura di scuola
  • E la cosa, per la verità, l’aveva fatto soffrire
  • Per quanto lui e Eleni fossero inclini ai battibecchi anche piuttosto accesi dato che avevano ambedue un caratterino non da ridere ed erano, ammettendolo, piuttosto permalosi e testoni, si volevano bene
  • Ed Ermal, per la verità, gliene voleva ancora 
  • Quando era arrivato a Roma, loro due erano stati i primi a cui si era legato e se anche Gent era stato il primo, in Eleni aveva trovato un’amica fidata e una confidente sincera
  • Certo, lei non lesinava dal rimproverarlo se esagerava o se si buttava giù e lui faceva lo stesso, ma gli mancavano i pomeriggi passati insieme a commentare qualche film o a studiare e gli mancava quello che avevano prima
  • E la verità era che non capiva nemmeno perché lo avesse perso e non sapeva nemmeno come riavvicinarla
  • Era come se tra di loro si fosse creato un muro invalicabile, che non si sapeva come si era creato, ma che faceva sentire la propria presenza e quella storia della gita non aveva fatto altro che riaccendere la scintilla del loro ultimo battibecco, quello ancora incomprensibile per lui, che li aveva fatti lasciare in malo modo e che, pur sembrando risolto, alla fine aveva rotto tutto e niente era più tornato come prima
  • Non gli sta facendo bene quella storia, nemmeno un po’ e questa è la verità: ha tirato fuori tutto per farle uno sfregio, ferito dalle sue parole, ma forse si rende conto che ci era rimasto così male proprio perché era stata lei a pronunciarle.
  • Lei che l’aveva allontanato e poi aveva insinuato che fosse normale che fosse solo e la cosa aveva bruciato molto più di quanto avrebbe fatto normalmente.
  • Comunque, Gent gli sorride, e li squadra “State andando a pranzo?” chiede
  • “Si” dice Fabrizio “no” dice Ermal in panico. 
  • Si guardano, e Ermal si sforza di sorridere quando Fabrizio dice “Cioè…sì. Mo andiamo a pranzo e dopo al mare” spiega.
  • Gent annuisce, Eleni che al suo fianco ha già un sopracciglio inarcato che sembra dire ah cinque minuti che siamo qui e già si capisce che non sapete che cazzo state combinando insieme
  • “Perfetto! Anche noi stiamo andando a pranzare! Vi dispiace se ci uniamo?” chiede
  • E non è una domanda, Ermal lo sa: è un tranello senza via d’uscita perché dire di no è impossibile. Osserva Fabrizio, che a sua volta lo guarda, in attesa della sua approvazione, ed è con il suo sorriso più falso che annuisce
  • Non hanno ripassato niente, non hanno stabilito quasi nulla. Sarà un salto nel vuoto, un tentativo di correre a zigzag evitando una raffica di spari, ma che altro possono fare? Diversamente, di certo, no. 
  • Improvviseranno, come gli alunni chiamati all'interrogazione che non hanno studiato. Per forza di cose.
  • Sono due musicisti, come troverebbero il modo di combinarsi con le chitarre senza aver mai suonato insieme, ascoltandosi e aiutandosi, dovranno farlo anche fingendo di stare insieme nella vita vera anche se non lo sono mai stati.
  • “Ma certo. Nessun problema” annuisce, mettendosi ben dritto e facendogli cenno di passare per primi “Prego” offre
  • Eleni gli sorride mentre passa, un sorriso gelido che non le illumina gli occhi, accesi solo da una flebile fiamma di trionfo che è pronta a divampare
  • Gent invece batte le mani, entusiasta “Che bello, sarà come fare un’uscita a quattro” ride, mentre Eleni annuisce, senza badare troppo al fatto che lui è sincero da parte sulla nella sua contentezza
  • Li guarda scendere e oltrepassare la porta, seguendoli e stringendosi appena a Fabrizio quando varcano anche loro la soglia dell’hotel, ritrovandosi fuori, sotto al vento freddo.
  • Si va in scena, pensa, guardando le loro schiene e deglutendo rumorosamente mentre si appresta a seguirli quando Eleni dice “Conosco un posto” e Fabrizio replica “Bene, fate strada”.
  • Si incamminano, lanciandosi un’occhiata.
  • Che lo spettacolo abbia inizio.

E quindi, eccoci qui! Insomma, si sono eviscerate un po’ di robine e chi lo sa cosa è successo? Tutti i nodi verranno al pettine? E sopratutto come si risolverà questo dannato pranzo che ho messo solo perché sono stronza e non potevo lasciarli in pace? Insomma, vedete un po’ se lo volete sapere o meno. Anche se so curiosa, ditemelo, rispondetemi! Cosa pensate che sia successo tra Ermal e Eleni e sopratutto, perché cazzo ad Ermal Fabrizio sta sulle palle così tanto? Perché ve giuro che un motivo…diciamo che in parte c’è. 
Alla prossima!

P.s. Trovate tutti i miei hc qui 

Nel mondo mi danno fastidio tante cose. Ad esempio non riesco a capire le persone false. Quelle del “ehi come stai?” Ma in realtà non vogliono saperlo davvero, a loro non importa, ti stanno solamente usando per trarre vantaggio per qualsiasi motivo.

Ho qualche problema poi, con quelle persone che iniziano un discorso e poi non lo finiscono, accennando un ’ no vabbè, non importa tranquillo.“ Cazzo, hai iniziato un discorso, ora lo finisci.

Odio chi non si esprime chiaramente. Le persone dei "se” “forse” “ma io” “se facessi” NO. Ecco perché forse amo fare le cose d'istinto, non ti fanno pensare troppo e sei lì deciso che agisci, agisci e basta, forse anche con tutta la brutalità del mondo ma almeno lo fai. S e n z a p e l i S u l l a l i n g u a.

Non capisco quelle persone che dicono una cosa e poi ne fanno un'altra, ti dicono che sei speciale ma poi ti smerdano peggio di quelle persone che sono così ai tuoi occhi, lo fanno perché entrambi non vi sopportate.

Ma perché una persona deve arrivare al punto di starmi sul cazzo solamente perché non agisce o agisce in modo sgarbato?

Perchè invece di trattarmi male non ne parli pacificamente? Per quale motivo devi infamarmi ma poi con me fare il carino? A quale scopo? Per farmi stare male ancora e ancora? Beh, sappi che crollo ma fino a un certo punto, poi me ne sbatto e torno alla mia vita e tu alla tua. E ciaone.

Odio le persone timide. Cioè non è che le odio, ma odio il loro modo di rimanere ferme, ferme ad un punto, ad una discussione, ad una relazione solamente per paura di sbagliare. Un po’ le comprendo, ma se non fai le cose le persone le perdi lo stesso proprio per questo motivo perciò vale la pena fare qualcosa se ti sta a cuore farla.

Odio i messaggi non letti ma le persone online. Odio chi non si degna di una risposta almeno nello stesso tempo con il quale io gliel'ho data. E più di tutto odio chi visualizza e non risponde. Come a dire ‘so che esisti, ma ti ignoro perché sono migliore.’ Beh vorrei fare un appello. Tu, persona che visualizzi e non rispondi non sei migliore di nessuno, anzi, questo ti rende peggiore.

E poi odio le emoji degli ’ okay’ come a dire ’ sei strana, ti sto snobbando ma non lo devi sapere’

Odio chi ritorna per convenienza. Chi pensa a se stesso se non sempre quasi e odio chi con me si comporta come se avesse una maschera ma poi se la toglie quasi per farmi un torto.

Odio chi ti idola e poi scappa. Chi ti fa sentire importante e poi scappa. Io odio chi scappa, si li odio talmente tanto.

E infine odio i broccoli, odio l’ uvetta ovunque essa si trovi perché è un po’ come del cioccolato però taroccato. Odio l'ananas, non so il perché ma odio.

Odio alzarmi presto la mattina, la gente che mi chiama anche se sto dormendo ( fingerò di non sentirvi, sappiatelo)

Odio l’ inglese nonostante faccia il linguistico. Odio la storia, quella discorsiva però, e odio la scienza perché semplicemente, questione di principio, perché dovrebbe essere importante se sto ad un linguistico?

Odio chi giudica il libro dalla copertina, chi non cambia giudizio su di te anche se potrebbe dirti tutto della sua vita.

Odio togliere la tovaglia dal tavolo perché poi bisogna sgrullarla e non mi va mai di farlo.

Odio chi odia chi scrive. Chi ridicolizza questa professione.

Odio chi non mette il cuore nelle cose che fa pur sapendo che si, la testa serve ma senza cuore sei di ghiaccio e anche il ghiaccio alle volte si scioglie.

Odio chi vuole avere sempre ragione. Perché non può esserci un’ idea contrastante alla tua? Insomma, non hai ragione. Anche se te lo dico, anche se mi arrendo per non discutere non significa che hai sul serio ragione.

Odio il fatto che alle belle persone capita sempre il peggio quando in realtà ciò dovrebbe capitare alle persone cattive.

Odio chi al mio “ attacco il bottone” mi respinge.

Alcune volte odio la scuola perché leva del tempo a ciò che amo fare.

Odio chi si mette in mezzo nei discorsi pur sapendo che si lo faccio anch’ io alcune volte.

Odio chi abbandona. Abbandona i figli. Gli amici. Le situazioni. Io li odio più di tutto perchè abbandonare è uguale a crollare, ad essere sconfitti e non lo accetto.

Odio chi non apprezza la propria vita, perché sapete non siete meno fortunati, tutti abbiamo dei momenti bui, ma per uscirne non bisogna togliersi la vita. Perchè sapete, ci sono persone che tengono davvero a voi. Per davvero. Ci sono persone che ci sono fin dal principio e onestamente vi chiedo “ è questo il modo di ringraziarle?”

E poi, tutto passa troppo in fretta perció bisogna godersi ogni singola sensazione.

Odio quelle persone che rispondono solo a uno dei messaggi. Cavolo se te ne scrivo due è perchè c'è un motivo e pretendo una risposta perché se scrivo proprio a te c'è un ulteriore motivo. E

Sapete

infine odio l'inverno ma solo quando non c'è nessuno ad abbracciarmi.

2

Era noite em Asgard, e você estava sentada em uma cadeira de frente para a sua penteadeira, enquanto suas damas desfaziam o seu cabelo. Um ritual cotidiano ao qual todas vocês estavam acostumadas.

Você já tinha mudado seu vestido pela camisola escolhida para a noite, e aguardava pacificamente pelo fim do trabalho no seu cabelo.

Quando quase todas as tranças estavam desfeitas vocês ouviram as grandes portas de madeira se abrirem, revelando seu lindo marido, Thor.

“Deixem-nos.” Ele comandou as damas, que logo lhes deram privacidade.

“Olá meu amado.” Você o cumprimentou, sorrindo para o reflexo dele no espelho, logo atrás de você.

“Olá minha amada.” Thor retribuiu seu sorriso e assumiu o trabalho inacabado das damas no seu cabelo. Só aproveitando a proximidade.

Quando as tranças estavam todas desfeitas Thor beijou o alto da sua cabeça e foi se preparar para dormir.

Assim que Thor se trocou ele se juntou a você na cama, te abraçando apertada a ele enquanto te beijava amorosamente.

“Eu senti sua falta hoje.” Ele disse contra seus lábios, te fazendo derreter com todo o carinho transparecendo nos lindos olhos azuis dele.

“Também senti a sua.” Você sussurrou sorrindo, e afastou o rosto do dele para conseguir pensar direito. “Como foi a reunião em Vanaheim?” Você perguntou curiosa.

“Cansativa.” Ele declarou dramaticamente. “Não me lembrava que os líderes daquele reino eram tão entediantes.” Antes de terminar de falar ele inclinou a cabeça pra baixo, pra enfiar o rosto na curva do seu pescoço.

Thor sempre fica com o humor nebuloso quando tem que atender a encontros diplomáticos.

“Isso é porque você está acostumado a encontra-los em conselhos de guerra.” Você sorrio, abraçando a cabeça dele. “Onde você realmente presta atenção ao que falam, e não só finge interesse.” Você terminou seu raciocínio, e Thor cantarolou em acordo.

“Foi uma tortura ser privado de sua presença em favor de companhia muito menos desejada.” Ele se queixou.

E você não conseguiu evitar o pequeno riso que deixou seus lábios. Sem saber que o som era um calmante muito apreciado por Thor.

“Na próxima reunião deixe Loki ir no seu lugar.” Você aconselhou. “Nós dois sabemos o quanto ele ama uma oportunidade de mostrar o quanto o intelecto dele é superior ao de todos.” Você brincou. Sentindo mais que ouvindo a risada que vibrou no peito de Thor.

“Você tem razão.” Ele disse, afastando o rosto de você pra te olhar.

“Como sempre.” Você continuou a brincar, encenando orgulho.

“Sim. E eu sou o homem mais sortudo dos nove reinos, por ter não somente a mais linda entre as mulheres, mas a mais sábia também.”  Thor declarou, olhando profundamente nos seus olhos, pra te deixar saber que cada palavra dita foi sincera.

Você sentiu seu coração se inchar em felicidade e amor.

Numa tentativa de mostrar a Thor o quanto as palavras dele eram apreciadas você o beijou, fervorosamente, e  logo isso não foi o bastante.

Em um movimento rápido e elegante você virou vocês dois de modo que Thor estava deitado de costas na cama com você montando os quadris dele.

“Eu acho que você merece uma compensação por todo o aborrecimento que foi obrigado a suportar hoje.” Você disse, sorrindo sedutoramente. “Oque você acha?”

“Quem sou eu para contestar minha princesa…” Thor respondeu, já ansioso pelo que ele sabia que estava por vir.

Ouvi dizer que hoje é um dia inspirador e com movimento criativo, estou preparada para produzir, porém ainda não me encontrei nas palavras…

Acabo de me recuperar de um mau estar consequência de grande agito emocional e físico no dia vinte e seis (meu aniversário), e resolvi sair do quarto para arejar as ideias, estou deitada no sofá com meu gato no meu colo. A festa foi aconchegante e maravilhosa, ainda não me dediquei a descrever o momento com atenção. Sabe, apenas aproveitei ao máximo, ignorando todos os meus antigos fantasmas que me prendiam a moldes ultrapassados e inseguros no que dizia respeito a participar de uma roda com amigos diversos, eu temia por antecipação. Mas após meu vigésimo terceiro aniversário passei a compreender que as pessoas que me amam podem se relacionar pacificamente sem que eu intervenha ou tente manipular conversas para acolher a todos, manias virginianas… Finalmente digo adeus a boa parte do meu instinto controlador e apaziguador, ele nunca me foi realmente necessário.

Estou observando um vaso cristalino com duzentas unidades de trigos secos, selecionei e cortei os cabos como uma campesina prestes a atingir a puberdade, gosto do tom amarelado e rústico que meu apartamento ganhou. Mas preciso investir em objetos com maior gama de cores, viver em um ambulatório monocromático deve ser angustiante.

Desejo que minha mãe conquiste tudo que merece e mais em breve do que se imagina possamos nos instalar em uma casa ampla, aquele tipo de ambiente em que é preciso telefonar para localizar o outro morador. Sempre fomos criados em apartamento, será uma aventura vivenciar a liberdade de uma casa. Menos problemas, nenhum vizinho ou síndico, deve ser um arraso!

Vejamos, acho que consegui me expressar além do adequado.


Heloísa.