osservazioni

Lei era fatta così. Assomigliava ad un gatto.
Le piaceva starsene da sola molto spesso e odiava sentirsi troppo alle strette.
Aveva i suoi affetti, ma voleva la sua indipendenza.
Non si lasciava avvicinare facilmente, era schiva e sospettosa.
E se qualcuno insisteva troppo, tirava fuori le unghie col rischio di diventare odiosa.
Era intuitiva e si muoveva sempre in maniera cauta e circospetta.
Qualche volta capitava che qualcuno riuscisse ad avvicinarla e con chi si fidava sapeva essere affettuosa, ma senza mai esagerare.
Le fusa? Inutile dirlo: erano solo per chi se le meritava
La giungla umana

In questi giorni di convivenza più o meno forzata in cui mi sono ritrovata a condividere i miei spazi vitali con un discreto campione di esemplari di razza umana, ho avuto copioso materiale per le mie ricerche antropologiche. Escludo l’Omo e me perché sarei troppo poco obiettiva e colorita, suvvia!

LA CASTELLANA: la padrona di casa a cui piace radunare attorno a sé tutta una nutrita corte formata da cavalier servente, giullari, paggi, dame di compagnia. È capace di obbligarti - a mezzanotte passata - a fare “l’ultima partita” a lupus in fabula, poi a trentuno, poi a cluedo e a saltacavallo per concludere con un “giretto veloce” a obbligo o verità. “Amò vai a prendere i cornetti?” ogni mattina, lui prende la macchina e fila. “La cioccolata calda è buonissima anche coi grumi, vero amò?”. Non ti fa avvicinare ai fornelli e le rare volte in cui lo concede è per farti pulire il piano cottura o lavare i piatti o al massimo preparare l’insalata (che poi classificherà come “niente di che”). Si fa in quattro per far star bene tutti. Alle sue condizioni. Si sacrifica per il prossimo in maniera teatrale.

IL CAVALIER SERVENTE: vive la sua vita in funzione della Castellana, di cui è il più fedele ammiratore. Si pettina come lei dice, si fa toccare la pancia da lei davanti a tutti, sfila in mutante su ordine di lei per mostrare quello che sempre lei dice essere “il sedere più bello del mondo”. Il bagno è il suo regno, non c’è superficie o lozione che non gli appartenga. I suoi capelli lunghi ricci e crespi sono ovunque, nel lavandino, nel bidet, nella doccia a manciate, a terra. Lascia la sua roba in giro con la promessa di mettere in ordine presto, ma intanto ti tieni le sue mutande sporche sul letto da rifare, almeno finché la Castellana non gli ricorda di rendersi utile. È generoso e altruista come poche persone al mondo, ha il cuore grande.

LA LAGNOSA: l’unica single in mezzo a quattro coppie, languida, lamentosa, reduce da una storia a distanza finita male. Poverina. Ha accettato di venire con noi nonostante sapesse che sarebbe stato un nido di pomicioni. Ha avuto una crisi di pianto post foto di Capodanno del suo ex con la sua ex che l’ha lasciata per tutto il giorno immusonita. La tensione tra lei e la Castellana è divenuta palpabile quando ieri sera, scontenta della sistemazione per dormire, dopo una giornata di frecciatine, voleva prendere il posto del Cavalier Servente dentro al divano matrimoniale. Divano ciabatte e cellulare. Non le va mai bene nulla, fa i capricci.

TOPINO e OLLY: nonostante fossero le persone che conoscevo di meno, sono state quelle con cui mi sono trovata meglio. Lui è silenzioso, un po’ sulle sue, si illumina quando c’è lei e sospetto che osservi più di quanto dia a vedere. Occupa lo spazio solidamente, un susseguirsi di linee spezzate. Si adattano facilmente, non fanno storie, cercano di evitare i conflitti, è un piacere guardarli mentre si fanno i dispetti a vicenda lei piccola e biondissima e così positiva, lui un Heath Ledger de’ noantri. Lei è adorabile, un segno d’acqua nella miglior declinazione possibile: combatte le sue battaglie con caparbietà ma senza essere violenta, ha la capacità di dire la sua e andare controcorrente senza paura e senza prevaricare, mi ha messo in mano la sua Nikon con l’obiettivo nuovo - tanto per fare un esempio - e mi ha pazientemente spiegato ogni funzione, lasciando che facessi delle foto bruttissime. È morbida e tenera.

LO SBORONE e LA BARBIE WANNABEINDIE: tatuato, bello, chiodo di pelle, soldi in tasca. È arrivato per ultimo il primo a sera con la sua ragazza altrettanto bella, in macchina, reclamando per sé la stanza più appartata e più riscaldata. Appena varcata la soglia di casa si sono rollati una canna, lamentandosi di dover fumare vicino alla cappa, poi si sono sdraiati sul divano masturbandosi a vicenda di “nascosto” (nel senso che hanno usato discrezione salvo poi vantarsi dell’accaduto). Parlano continuamente di quanto sesso facciano e quanto siano perfette e abbondanti le loro prestazioni, si saltano addosso in ogni momento, chiedono teatralmente preservativi (“guarda, ne ho uno nel portafogli” “uno solo??? E che ce faccio? Me li vado a compra’ va’”). Noi che abbiamo dormito nella stanza adiacente alla loro abbiamo sentito cinque minuti massimo di sospiri e gemiti vari e poi stamattina ci siamo fatti delle belle sghignazzate sotto i baffi quando per la terza volta ci hanno chiesto scusa per il rumore assurdo di tutta la notte “ma sai, quando ti prende la passione…”. Lei parla sempre ad alta voce: di quanto abbia sofferto per la cistite, di quanta erba abbia fumato a Madrid, di quanto si secchi la sua vagina dopo il terzo orgasmo. Secondo me ha un po’ il complesso della bella-ma-scema, ci tiene un sacco a fare battute e a spiegartele esattamente, a citare un pezzo di Harry Potter e a raccontare tutto il capitolo, a ripetere “o mio dio ma questo è Eddie Vedder ma io lo adoro conosco tutte le canzoni è Eddie Vedder!”. Ha lavato il bagno e se ne è vantata per circa mezza giornata con chiunque mentre lo Sborone stava in mutande sotto le coperte e noi tutti pulivamo prima di andarcene. Una cosa bisogna riconoscergliela però, sono di buon umore e di compagnia, non se la prendono troppo.

OMO e IDEA: lui è un santo e io una scassapalle. Lui mette allegria e io mi arrabbio. Io pulisco, lui cerca di non sporcare. Andiamo al mare e mi fa portare la sua macchina. Scrivo ti amo sul vetro appannato mentre lui fuma in giardino e tutti ci prendono in giro. Gli faccio la colazione. Mi scalda i piedi.

L'occhio ipercritico

Il parco è uno degli ambienti comuni più variegato che ci sia. Ci si può trovare ogni tipo di persona e se si osserva se ne vedono varie, tipo il pitbull di nome Zeus che continuava imperterrito a girovagare fra i bambini stile squalo (mancava solo la musichetta incalzante) fregando palloni senza alcuna intenzione di restituirli. Il padrone in tutto ciò continuava a chiamarlo, ma lui faceva orecchio da mercante (ad una bestia simile un guinzaglio non sarebbe guastato). Poi c'era Oliver, simpatico Cocker che sarebbe stato ancora più simpatico se solo non avesse fatto un baccano della Madonna da quando è arrivato a quando me ne sono andata. Poi è passata una ragazza con un cane da caccia grigio dagli occhi azzurri di una bellezza incredibile (non lei, il cane), i soliti joggisti che scansano i bambini in bici neanche fosse una disciplina olimpica, le signore di varia età che mai capirò perché preferiscano venire al parco, di tutti i posti, con i taccacci alti (un po’ come quelle che vanno alle giostre con minigonna e trampoli circensi). Vediamo, poi c'era in gruppo bello numeroso che cantava a squarciagola intorno all'amico con la chitarra, che per quanto stonati mi hanno fatto venire nostalgia dei vecchi tempi, di quando al parco con gli amici e la chitarra ci andavo io, poi c'erano (purtroppo) i vaiassoni della panchina accanto che in cinque non hanno azzeccato una regola grammaticale (sorvolando sulla stupidità dei discorsi che è meglio) con attorno un andirivieni di bambini più vaiassi di loro. La coppia di signori anziani sedutisi accanto a me, che guardavano incantati Zeus il Pitbull fregare palloni a più non posso, il signore distinto sedito alla mia destra, ogni pomeriggio con un giallo in mano che si sposta a seconda del vento per fumare senza darmi fastidio, il signore sotuttoio seduto sul muretto che minaccia di chiamare i vigili per ogni cosa, pure se respiri ad un ritmo che non gli garba (col suo cocker di nome Tango steso accanto alla sua coscia). Coppiette varie, amici che camminano troppo vicini che ti fanno domandare chi dei due sia più invaghito dell'altro, amici e basta che ridono mentre camminano con almeno un metro di vuoto tra l'oro, gente col frisbee, i soliti giocolieri da parco, quelli che fumano in gruppo dietro le siepi, dove pensano di non essere visti, se non fosse che l'aroma particolare di ciò che fumano arriva sotto il naso di tutti.
Insomma, la solita gente.
ps.- una delle cose migliori che ho visto è stata una vecchina in sedia a rotelle guardare con espressione beata un bel giovine a torso nudo
pps. - non c'erano i copulatori incalliti menomale
ppps.- io i bambini non li sopporto, a sto punto meglio Zeus senza guinzaglio (o forse meglio tutti con guinzaglio e museruola, sia Zeus che i bambini)

interessante.
dunqque vediamo.
Muore per i tuoi peccati:Entrambi sia madoka che Kaworu muoiono per i peccati altrui e per salvare le loro vite.
Viaggiatore del tempo: Secondo la teoria dei loop kaworu è sempre lo stesso quindi un viaggiatore del tempo come homura. è interessante notare come anche Homura viaggi in loop.
Decapitato: c'è poco da dire sia Mami che kaworu perdono la testa.
Nagisa: entrambi hanno lo stesso nome.
Innamorato di un musicista: quest'affermazione vale sia per il rebuild ( dove shinji suona il piano) che per la serie ( dove shinji suona il violoncello) e appunto come Sayaka con kamijo lui è inamorato di shinji.
Sacrifica se stesso: come kyoko si sacrifica per salvare sayaka di cui è innamorata così kaworu sacrifica se stesso per shinji.

Leggendo la dashboard in queste ultime settimane,  questi anonimi mi fanno incazzare, si sentono “stocazzo” quando si tratta di fare i saputelli e criticoni perché l'anonimato li protegge e gli para il culo. Vi immagino nella vita reale, non durereste manco 5 minuti, vi mangerebbero vivi.

Certo è vero che dopo un po’ dei propri fatti privati non si può più scrivere e neanche parlare. Dopo un po’, nel senso anagrafico dico, si parla di sè attraverso altro, filtrandolo e distillandolo accuratamente, mai comunque in modo troppo diretto e imbastito di “io”. E’ una teoria ancora rudimentale, in via di definizione. Forse è per questo che, a chi di scrivere (di sè) non può fare a meno, capita di scrivere un libro. 

Il bambino della mia vicina di casa antipatica, dopo settimane che i suoi hanno deciso di togliere il loro cagnolino perchè troppo impegnati a vivere la vita mondana, esce ancora fuori in giardino e lo chiama.
Anche oggi lo ha fatto, io ero a leggere sul balcone…ad un certo punto mi ha domandato “ Ma non c'è piú nemmeno un cagnolino? Io volevo dargli il pane!”
Mi ha fatto diventare triste e poi gli ho detto che poteva chiamare Luna, o Chicca..Ares no perchè in questi giorni è molto impegnato a spargere il suo seme (ovviamente gli ho solo detto che era uscito con i suoi amici).

Questa vicina mi sta talmente sui maroni che non merita neanche il mio saluto. Ho deciso di ignorarla a vita.
Madre e moglie snaturata!!!

08.05.15

Osservo le persone che passeggiano per le strade della mia città e noto che tutte loro hanno almeno una cosa in comune con le altre.

Mi soffermo qualche istante in più sulle ragazze della mia età, le studio nei minimi dettagli: mi sembrano tanto uguali tra di loro, quanto lontane dalla persona che sono. Mi sento diversa, e comincio a credere che questo non sia una cosa positiva. 

Ormai facendo interviste, andando ai concerti conosco tanti musicisti, spesso anche poco conosciuti, che si creano un personaggio, si montano. Secondo me quando si fa musica non ci si deve prendere sul serio. Mi piace la traduzione in inglese del nostro 'suonare': 'play' perché ha vari significati e tra tutti anche quello di giocare. Perché non ci si lascia mai andare nemmeno in una cosa così libera come la musica?
Osservazioni
Quando bevo rum il giorno dopo non sto affatto male, anzi c'ho pure una fame allucinante. Il rum è la mia strada, anche accompagnato da gran bella roba da fumare. Niente, la vodka va abolita.
Frutti dell'Ignoranza

Io ero convintissimo che questa Susanna Casciani fosse una scrittrice emergente. Non pensavo fosse una blogger. Bhe tanto di cappello, alcune volte mi piace quello che scrive. Non che abbia visto tutto ciò che scrive, e dando una rapida occhiata ho notato le solite sfumature qualunquiste di tutte quelle solite stronzate adolescenziali sull'amore e su altro. Ma quello è un demone che hanno tutti quelli che aspirano al successo tra i giovani. Non c'è esca migliore dopotutto. 

P.s. Iniziare la descrizione con “Sono Susanna e Sono innamorata” è una delle cose peggiori che qualcuno possa fare. Significa che tutto quello che scrivi nel tuo blog riguarda i tuoi amori. Ritenendola una scrittrice, pensavo che la tematica dell'amore non fosse l'unica cosa di cui parlasse. Ora sfogliando il suo blog noto che invece parla di tutte quelle banalità da dodicenni che girano da secoli. Inutile dire che la mia opinione è cambiata radicalmente. 

-Ti racconto una storia che non tutti vogliono ascoltare.
La solita tazzina di caffè,la solita noia deprimente da non voler fare nulla,i soliti occhi stanchi,le solite labbra con il solito sapore di niente,quel niente del salto dei pasti,quel niente dei sorrisi che non hanno potuto fare.
Hai mai visto il fumo di una sigaretta in una stanza? Quanto è denso? Quanto è lento nel muoversi e nel disperdersi nell'aria?
Così sono i pensieri,così lenti vaganti nella testa,così densi e così difficili da andarsene.
Vorrei pensare ad altro,le nuvole pesanti del cielo non riescono a spostarsi con il vento,come io non riesco a comprendere altro di me.

-Che storia mai è questa?

- Un continuo fare paragoni,un continuo prendere oggetti intorno a me che mi annoiano,mentre ho in testa un mare di cose che non potranno mai prosciugarsi.
Niente di collegato,un continuo vedere cose devastanti e annegare in pianti tra le braccia di qualcuno.
La monotonia di essere sola su una sedia,
La monotonia di un tempo che sembra fermarsi,mentre il resto del mondo corre.
Joy