osservare

Guardandomi allo specchio

Mi prendo qualche minuto per osservare allo specchio la mia faccia scottata dal sole. I capelli arruffati e un tantino lunghi avrebbero bisogno di un incontro ravvicinato con lo shampoo ma dovranno attendere la fine delle mie fatiche in bicicletta. Gli occhi vanno dal castano al verde a seconda dei giorni. Il volto è nel complesso spigoloso, vorrei farmi crescere la barba ma non c'è verso. Guardo con attenzione l'incrocio genetico frutto di qualche minuto di passione fra mio padre e mia madre. Certi giorni mi vedo brutto e altri bello, eppure la mia faccia è sempre la stessa. Sono l'uomo che i miei genitori desideravano diventassi? Ho forse deluso le attese o mi sono invece spinto oltre? Papà è da un pezzo che non può rispondermi e a mia madre queste cose non voglio chiederle. Potevo fare di peggio, vero. Ma anche di meglio. La mia vita è costellata di errori, anche banali e umani, di cui mi pento amaramente. Ma fanno parte del mio bagaglio, li tengo in valigia avvolti in una sporta di plastica sigillata come si fa coi panni sporchi. Il mucchio è destinato ad aumentare ma mi lusingo di credere che ci siano anche cose buone, alle mie spalle. Già, potevo fare di meglio ma anche di peggio. Soprattutto, guardando il mio bel/brutto muso di trentacinquenne, mi viene da dire che ieri avrei potuto proteggere il mio nasone con un po’ di crema, forse adesso non spiccherebbe rosso dal mio volto.

“Amo la parola inglese : wallflower.
Significa quando una persona è timida e se ne sta in disparte.
Effettivamente è proprio così, un fiorellino sul muro nessuno lo nota, eppure se ne sta lì ad osservare tutto mentre pensa che si trova nel posto sbagliato.”

Io sono una di quelle persone che hanno costantemente paura di disturbare, di essere di troppo, di dare fastidio. Sono una di quelle persone che dentro vorrebbero urlare e poi respirano persino piano per paura di infastidire, che in mezzo agli sconosciuti vorrebbero far sapere che esistono, ma si limitano a stare in silenzio e a osservare intensamente, e solo quando nessuno sta guardando, come se persino uno sguardo potesse essere di troppo. Sono una di quelle persone che vorrebbero scalpitare e poi camminano in punta di piedi anche in una stanza affollata, che dentro urlano forte e fuori parlano piano, quando non possono semplicemente stare in silenzio, perché non sanno mai qual è il tono giusto, quello che gli altri accetteranno o riusciranno a sentire. È per questo che scrivo. Perché la carta è muta, non può dirmi che sono chiassosa; perché la carta è mia, e non posso sentirmi di troppo; perché una parola scritta è una parola scritta, non urla e non sussurra, ma parla a mezza voce solo a chi vuol sentire. Scrivo perché lo si fa in silenzio, e io nel silenzio mi trovo bene.
Passava le giornate con le cuffie nelle orecchie, osservando gli altri. Lei, semplicemente, li osservava e fantasticava su di loro. Le piaceva immaginarsi le loro vite, i loro caratteri, i loro punti deboli e quelli più forti, si immaginava come fosse nato l'amore tra quei due ragazzi sulla panchina mentre si tenevano la mano, guardava la madre salutare il figlio prima di entrare a scuola con un affetto che lei non ricordava di aver ricevuto, guardava due amiche passeggiare per il centro e ridere rumorosamente. Lei li osservava, gli altri, e si chiedeva cosa ci fosse di sbagliato in lei. Si chiedeva perché fosse così diversa.
Se c'è una cosa che adoro è sapere che mi sta osservando, sentire che mi sta riempiendo delle sue attenzioni anche quando ci sono persone che gli parlano e amiche attorno a me che si raccontano.
In un attimo annulla l'esistenza del mondo e della gente per potermi guardare e io lo sento.
E’ per questo che voltandomi verso di lui, faccio lo stesso. Ci guardiamo anche solo per dirci, tienimi, non te ne andare, stringimi ancora.
A volte bastano gli occhi per fare l'Amore…..
Continuavo a guardarti di sfuggita e quando potevo osservavo i tuoi movimenti, i tuoi modi di fare, perché ho sempre pensato che guardandoti riuscivo a sentire qualcosa. Mentre scrivevi o mentre leggevi, oppure quando semplicemente ascoltavi o parlavi con un professore. Non mi era mai passata per la testa l’idea che tu dedicassi qualche sguardo a me. Un giorno però, durante l’ora di italiano, mi girai e notai subito che stavi guardando me. Abbassai gli occhi velocemente. Quando li rialzai, stavi sorridendo. E capii che se prima solo osservandoti potevo sentire qualcosa, ora, mentre sorridevi potevo sentire molto più di un semplice “qualcosa”, potevo sentire te.