orizzont

Probabilmente avrò un talento innato nel amare chi, puntualmente, non ama me. È tremendo, sapete? Non esiste cosa peggiore dell'amore non corrisposto. O del amore che credi non corrisposto. Ti annienta. Ti brucia. Ti avvelena corpo e anima lasciandoti cadere a terra inerme. Adesso ditemi, conoscete qualcosa di peggiore? Non trovi coraggio nell'andare avanti. Ti chiedi come sia possibile. Vedi gli altri vivere l'amore, mentre tu l'amore te lo immagini. Non c'è via di scampo. E quando la cosa si sussegue, viene da chiederti cosa sia tutto questo grosso scherzo. Cos'è non meritiamo amore? O forse, troppo amore spaventa? Cosa sia tutta questa grande menzogna, non so dirlo. Ma questa menzogna porta a credere che presto o tardi arriverà quella piccola luce all'orizzonte che ci illuminerà la vita. Perché tutti meritano l'amore. E chi è stato colpito dall'amore non corrisposto ha diritto ad una quantità enorme.
—  Miriam
“Cosa fa sdraiato sul pavimento sir?”

“Stavo facendo un esperimento  Lloyd…”

“Quale sir?”

“Notavo che da questa posizione anche i più piccoli mucchietti di impegni sembrano montagne invalicabili”

“È colpa dell’assenza di prospettiva che si ha quando si è terra sir”

“E dire che basta solo risollervarsi un po’…”

“Per scoprire che l’orizzonte delle possibilità è più ampio del previsto, sir?”

“Esattamente Lloyd”

“Sir è sempre arguto”

"Grazie Lloyd”

“Prego, sir”

Le solitudini che s’incontrano
chissà se si riconosceranno,
se avranno in serbo anche loro occhi per altri, o se solo ricorderanno.
Imperfette malinconie
sostano nel cadere della pioggia
e diventa così vicina
anche l’inquieta linea d’orizzonte.

Beatrice Niccolai

Avremo tempo

E avremo il tempo per fare tutto.
Per ridere a crepapelle e dormire tra le stelle.
Per camminare sulla linea dell'orizzonte e prendere al lazzo gli aquiloni.
Per giocare all'hula hoop con gli anelli di Saturno e sposarci con ogni nuova alba.
Per visitare cattedrali sotterranee e percorrere vie lattee iridescenti di madreperla.
Per prender la vita un po’ meno sul serio e l'allegria con assoluta serietà.
Per scoprire che si può morire mille volte, ma che si può rinascere mille volte, più una.
Per scoprire che non importa quanto tempo ci siamo aspettate, quello che conta è l'esserci trovate.

Il mio animo era rimasto semplice, pulito; sempre in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte.

Alda Merini

Studiamo Leopardi e cerchiamo di interpretare il suo animo contorto. Per metà della classe è un disperato, per l'altra metà uno che avrebbe fatto meglio a buttarsi giù dalla “siepe che da tanta parte dell’ ultimo orizzonte il guardo esclude”. (Che poi, poverino, magari nemmeno moriva e gli toccava vivere più storpio di quello che già era)
Certe volte, e questa, mi duole dirlo, è una di quelle volte, la mia sensazione di provare cose incomprensibili per gli altri, diventa realtà.
Sono l'unica, su trenta persone, che oggettivamente pensa che Leopardi avesse ragione su ogni cosa.
Che siamo destinati ad essere infelici, non importa quanto ci opponiamo. Che la natura ci manda disastri per ricordarci di quanto siamo piccoli e miserabili in confronto a lei. Che, alla fine del giorno, le illusioni sono destinate a restare solo illusioni. Che la felicità è solo assenza di dolore.
E so che se dicessi che anche io mi sento così, mi darebbero della pazza (cosa che in effetti sono).
Forse è il caso che io cominci a imparare da sola l'ebraico e mi dedichi alla composizione di idilli e operette varie. Non sia mai ch'io mi perda l'occasione di diventare una Giacoma Leopardi 2.0

Grazie

Ringrazio il tempo, è un grande amico e non lo avrei mai detto. Ho odiato ogni singolo istante della mia vita lontana da te, per lunghi mesi. A nulla valevano le parole di chi mi ripeteva in continuazione… “passerà … il tempo curerà tutte le ferite e piano piano si porterà via il dolore”.
Non ci credevo. Mi sembrava una presa in giro e ad un certo punto non ho più capito se lottavo per sopravvivere a te… o lottavo per la paura di perdere anche il tuo ricordo.
Eppure succede… succede che anche se ti sei abituato a piangere tutti giorni e i ricordi diventano rituali ossessivi che riempiono di rimpianti le tue giornate… succede che un giorno dimentichi di piangere. Scopro che quando sono insieme a quella persona, il ricordo non torna a te in continuazione. Altri sguardi si fanno largo all'orizzonte e non sempre è stato bello, a volte è stato rischioso… perché il bisogno di perdersi per non pensarti più era immenso.
Eppure… ogni giorno mi guardo indietro e scopro che non sei più al fianco e neppure così prepotentemente dentro, sei un passo indietro.
Ogni giorno che passa, lo sei un po’ di più. Non mi volto tutti i giorni perché anche vederti andare via fa male. Ogni tanto ritorni… ma per poco.
Ma c'è qualcuno che la sera ha sempre un pensiero per me. Ci sono quegli occhi così belli… quella voce così intensa che si affaccia alla mia vita e mi riporta a galla, dove prima… faticavo anche solo a respirare. E corro, corro incontro al mio destino, con la fretta e la fame di chi sente di aver perso preziosi istanti di vita, con la consapevolezza di chi rinasce diverso e vuole riconoscerselo, capire se è vero, sperimentarlo sulla pelle, respirarlo su altre labbra. Ed è così… inebriante… e fa così paura! Ma è una ruota questa vita e adesso perderò mia madre, adesso che dovevo prendere la sua vita e gestirla completamente… adesso che la fatica si faceva insopportabile… lei se ne va, come sua madre prima di lei… per farmi spiccare il volo. Per non incatenarmi.
Grazie amore, grazie tempo, grazie mamma, grazie vita…

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna piu’ triste della notte;

Quando la terra e’ trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;

Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta; la Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.

—  Charles Baudelaire, Spleen
Napoli (ricordi)

Vado sempre in giro per la città il più possibile, come a non voler tralasciare nessun particolare. Di solito questo mio girovagare mi porta anche sul lungomare, dove i miei pensieri iniziano ad infrangersi gli uni contro gli altri come le onde sugli scogli. È domenica, guardo verso Castel dell'Ovo, così imponente, alla mia destra ci sono i ragazzi sugli scogli, urlano e si divertono, c'è chi prende il sole e chi aiuta gli altri a salire o a scendere, c'è il luccichio del sole sul mare, la linea dell'orizzonte e il vento che scompiglia i capelli, alla mia sinistra c'è la strada inondata di gente, fa caldo e in molti hanno pensato di fare una passeggiata e prendere un gelato, vedo un sacco di coppie, altrettante famiglie con passeggini e bambini piccoli, corrono via inseguendo un pallone o un piccione, le mamme spingono i mariti a riprenderli, alzano un po’ la voce ma sorridono, sono sereni, delle bolle di sapone si sollevano in aria, le più piccole si incastrano nei capelli ricci e voluminosi della mia amica. Mi guardo intorno, guardo lei, probabilmente stiamo pensando la stessa cosa, che sarà dura andare via e lasciarci alle spalle tutto ciò che più ci piace.

Lanciamo come bombe i nostri cuori all'orizzonte per tenerci lontano dagli scontri, ma tanto c'è ne è sempre uno di troppo che ci sveglia la mattina e ci addormenta la sera.

(Ministri)