orizzonatale

Cose che dovete sapere sull’EXPO
Premessa – Sono stato all’EXPO. Perché? Per constatare di persona lo stato di un evento che prometteva bene e invece è riuscito male? Per criticarne i contenuti, la scelta di utilizzare come sponsor ufficiali multinazionali come McDonalds e Coca Cola o l’impiego massiccio di volontari non retribuiti? No, mi hanno regalato i biglietti, quindi fanculo agli ideali. E quando mi ricapita?
1 – Portatevi un ombrello. La coda agli ingressi è più o meno lunga, ma mai veloce. A prescindere dalla situazione metereologica, sole che spacca o pioggia che scroscia, la zona di Rho Fiera è abitata da piccioni No Expo, No Tav, No Global, People Unfriendly che cacano a tutto spiano sulle teste dei visitatori in fila. È vero.
2 – Il padiglione del Giappone. Da quando si è sparsa la voce che è il padiglione più bello l’italiano si precipita a vedere solo quello anche se il sushi gli ha fatto sempre schifo, non sa distinguere una Katana da una bacchetta e confonde Hello Kitty con Topo Gigio. Sono entrato all’EXPO alle 10, orario di apertura, alle 10,30 c’era una coda di un ora e 50 minuti. Cari miei, Sayonara!
3 – Stesso discorso per il Kazakistan. Pare che i kazaki siano quelli che hanno meglio interpretato il tema dell’EXPO, perché non gliel’avevano spiegato. Due ore di fila. Ciao anche a voi, vado dagli Azeri, tanto sono vostri vicini.
4 – Il Padiglione dell’Azerbaijan vince il premio: “Nice Try”. Con la scusa dell’EXPO hanno messo in mostra tutto quelo che hanno, dalla cucina all’industria. montando uno spottone turistico su due piani con effetti speciali e tecnologie d’avanguardia che in Corea del Sud usano far giocare il gatto. Carino, ma non necessario.
5 – Padiglione Brasile. A parte la rete su cui camminare, stare in equilibrio, cadere, rovinarsi l’epidermide, sanguinare dai polpacci e dire “Che figata”, il resto non è un granché. Forse la parte più interessante è proprio stare sotto, tra la flora dell’ecosistema amazzonico, a guardare in alto i bambini che si sbucciano i ginocchi, le vecchie, prima sorrette e poi trascinate dai figli 40enni e le 30enni stordite che nel mezzo delle rete, sui tacchi a spillo, rimangono lì per interminabili minuti senza sapere se andare avanti, tornare indietro, o morire lì. Il grande quesito: quando cammini sulla rete, in equilibrio precario, quelli che ti voglio superare a tutti i costi correndo in orizzonatale sulle pareti della rete tipo attore in un film di Ang Lee, dove cazzo devono andare? Hanno un appuntamento?
6 – Premio “Siete dei Grandi” va al Padiglione di Vanuatu. L’isola paradisiaca del Pacifico, magari non lo sapete, ha una frequenza di terremoti e cicloni maggiori delle corse della Linea B Jonio/Laurentina. Praticamente se stai a casa rischi che ti crolli addosso il tetto e se esci ti porta via il vento. Il loro piccolo padiglione è deserto, viene usato dai visitatori per mangiare, sedersi, riposarsi: sembra la sala d’attesa della stazione di Cattolica San Giovanni Gabicce, di notte. Gira voce che i tipi di Vanuatu, dopo 3 giorni di EXPO abbiano mollato tutto, messo su uno schermo con immagini a ripetizione del Salento prese da Sereno Variabile, tanto è uguale (mi è parso di vedere un giovanissimo Osvaldo Bevilacqua) e se ne siano tornati a casa. Meglio i terremoti e i cicloni che farsi due palle a Rho Fiera Milano Expo.
7 – I tedeschi si mettono diligentemente in fila per visitare orgogliosi il loro padiglione e poi vanno a storcere il naso dai francesi. I francesi vanno ad ammirare la grandeur del padiglione francese per poi andare dai tedeschi a vedere se hanno fatto meglio. Gli italiani piuttosto che visitare il padiglione Italia si fanno due ore per il Padiglione Sao Tome e Principe a vedere i negri che parlano portoghese. Boh, forse Salvini ha sparso la voce che Renzi l’ha riempito di rom.
8 – I volontari – I volontari sono gentilissimi. Anche perché, voglio dire, inutile che ti fai rodere il culo perché sei lì dalle 10, mica ti hanno obbligato.
9 – I vecchi – I vecchi dovrebbero essere banditi dalla visita all’Expo. Oppure dedicare un giorno della settimana alle visite dei vecchi. Un Senior Day.
Il fatto che pur essendo in pensione, senza aver una beata fava da fare ogni giorno i vecchi si concentrino tutti nel fine settimana è osceno. Rallentano le file, occupano le sedie, i divani, i prati, stazionano davanti alle coloninne dell’acqua e saltano le file con la scusa dell’età. Fa caldo, si sturbano, si perdono. Davanti alla toilette degli uomini c’era un’anziana 70enne che aspettava il marito, da 4 giorni. Tipo il cane Achiko davanti alla stazione di Shibuya.
I vecchi negli anni hanno affinato tecniche proprie dei ninja: sei in fila al Padiglione del Qatar dietro a una ventenne in calzoncini jeans Miss Sixty gambe depilate e senza un filo di cellulite? Sbatti un attimo le palpebre e hai davanti due pensionate di Rozzano con le vene varicose. Non puoi dire niente, sono vecchi. Ti giri una sigaretta dal nervoso, lecchi la cartina, rialzi lo sgardo e sei dietro un gruppo di ottuagenari veneti già ubriachi. Ie vecchie di Rozzano sono 10 metri più avanti, la ventenne è già entrata e tu, non solo non sei più al posto di prima, sei retrocesso. Come il Catania. A furia di andare indietro superato dai vecchi mi sono ritrovato primo della fila al Padiglione del Giappone che sta di fronte. A momenti mi obbligavano a fare Seppuku.
10 – Il Padiglione Corea del Nord è molto intrigante per la sua assenza.
11- Quello dell’India c’è, non c’è, forse sì, forse no. I volontari hanno paura a parlarne. Si dice che chi l’abbia trovato poi non ne sia mai uscito. INDIANI! Ridateci i nostri visitatori, vi diamo Fabrizio Corona (ammirate il fatto che sia riuscito ad alludere senza nominare mai i marò… Oh cazzo!).
12 – Il passaporto – Solo gente che non è mai uscita dall’Italia si accanisce così tanto nel riempire di timbri un passaporto che, in fin dei conti, vale come la carta del Cucciolone che hai condiviso che la tua compagna delle medie di cui eri innamorato, la tieni nel casseto, ogni tanto la guardi con nostalgia e dopo due anni ti chiedi: Ma ‘sta cazzata è ancora qui? La gente impazzisce per il passaporto, se l’addetta al timbro sbaglia la pagina indicata o timbra male partono bestemmie e citazioni in giudizio. Un’amica che lavora al padiglione UK mi ha detto che il passaporto dell’EXPO è stato introdotto qualche settimana dopo l’apertura, così che i primi visitatori non l’hanno potuto acquistare e riempire di stupidi timbri. Ci sono state denunce e qualche suicidio.
13 - Padiglione “tristezza”, quello del Nepal. Il fatto che sia rimasto incompiuto fa sembrare che in realtà c’era, almeno nella mente di chi l’ha progettato, voluto, ci ha lavorato, immaginato. Poi il terremoto se l’è portato via.