ore-8

Lettera di un professore

Oggi una ragazza della mia città ha cercato di uccidersi.
Ha preso e si è buttata dal secondo piano.
No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale. Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

“Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni.

Allora io adesso vi dico una cosa. E sarò un po’ duro, vi avverto. Ma c’ho ‘sta cosa dentro ed è difficile lasciarla lì.

Quando la finirete?

Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire “Ma sì, io scherzavo” dopo essere stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”, quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati?

Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

E poi voi. Voi genitori, sì. Voi che i vostri figli sono quelli capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte.

Quando la finirete di chiudere un occhio?

Quando la finirete di dire “Ma sì, ragazzate”?

Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno 8 ore al giorno i vostri figli con quel telefono?

Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale?

Quando la finirete di venire da noi insegnanti una volta l’anno (se va bene)?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non è una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori?

Perché quando una ragazzina di dodici anni prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzina di dodici anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quell’età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto.

E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che è: “Basta”.

Prof.Enrico Galliano di PN.

deceptipup  asked:

hey, love what y'all do & Really Truly appreciate it. my question is - is there any way you could explain to me. what exactly shockwave's endgame was with the dark cybertron storyline? because. it genuinely makes, No sense to me what he was actually trying to do? and for focusing on and caused by character that's defined by their 'unwavering logic', it was just, an incredibly weird arc.

Sure, we’ll do our best! What’s probably important to state is that, while Shockwave is about “unwavering logic,” his logic is a path to an end goal of some kind. For instance, he might logically believe that he should be leader of the Decepticons - because his end goal is the same as the Decepticons, domination of the Autobots and Cybertron, and he can best get them there. That doesn’t mean it is what’s unarguably, objectively best for Cybertron, just that that’s what Shockwave’s logic tells him. And it also does not mean he won’t carry out huge, achingly complicated, ostentatious acts - only that in order for him to do so he must have each element of such a scheme logically planned out as a stepping stone toward the end goal he’s determined for himself. He’s a slave to his own cold brand of logic - that doesn’t mean he’s right.

In IDW, then, Shockwave’s end goal, even way back in the day before he got Shadowplayed, was the preservation of Cybertron. He foresaw the energy crisis, and tried to come up with new types of fuel that could replace energon. He tried to find new bearers of the Matrix to steer society in the right direction. But when he got Shadowplayed and lost his emotions, his work consequently lost all morality - now, it was about the preservation of Cybertron above ALL ELSE. Loss of life was entirely logically justifiable to him because it was all in service of preserving Cybertron. Other planets? Ain’t no thing - he turned them into Petri dishes for his Regensis ores without a thought.

Fast-forward to the end of Dark Cybertron, and we find out what Shockwave’s endgame with Regenesis is - using the combined power of the ores to transform everything else in the entire universe into a power source for Cybertron, literally preserving the planet above everything else in existence.

Each ore played a role in accomplishing this. Ore-2 caused living things to die, while Ore-14 could revive the dead - by combining them, Shockwave had the power to control life and death. Ore-6 caused molecular motion to cease (”froze things”); Ore-8 excited molecular motion (”dangerously combustible”) - by combining those, Shockwave could manipulate physical matter. And Ore-1 allowed time manipulation, the effects of which were massively magnified by the addition of the super-power-boosting Ore-13.

So, with the literal power over time, matter, and life itself, Shockwave sought to collapse all of existence - everything in the universe, and everything that ever had or ever would exist in the universe from all across time - into a singular power source, allowing Cybertron to survive on the endless energy of everything, frozen in a timeless forever.

He’s nothing if not thorough.

In terza media, per il mio compleanno, un parente mi diede la classica busta coi soldi e decisi di andare dalla parrucchiera per ottenere questo colore.
Passai 8 ore in quello studio e 3 decolorazioni dopo lo avevo ottenuto.
Mi piaceva da morire e non vedevo l'ora di mostrarlo a tutti, MI PIACEVO CON QUEL COLORE.


Il giorno dopo a scuola mi presero tutti in giro, “ti prendono come semaforo” “ecco il pagliaccio”.
Tornai a casa piangendo, i ragazzini sanno essere così cattivi…per cosa poi? Per dei colori strani che dopo un paio di anni diventarono la moda e la normalità?

Fatto sta che avevo 14 anni e non ero così forte da passarci sopra.
Ricordo che mi stavo facendo una doccia da mia nonna e lavai i capelli talmente tante volte da farli tornare quasi arancioni.
Non era cambiato niente, se non ero il semaforo ora ero la zucca o la carota.

Un mese dopo aver fatto il colore tornai dal parrucchiere e mi feci scura.
Poco dopo tagliai anche i capelli a caschetto.
Ora ero normale, pensai…ma no.
Se non erano i capelli era il fisico o era il viso o il sorriso o i vestiti.
E piano piano crescendo ho capito una cosa:

LE PERSONE CRITICHERANNO SEMPRE, QUALSIASI COSA TU FACCIA O METTA.
NON È COLPA TUA.
NON È UN TUO PROBLEMA.
NON DEVI LIMITARTI SOLO PER PIACERE A LORO.

Ed eccomi qui, a 18 anni.
Con la paura infondata di perdere i capelli per le deco l'ho rifatto.
Sono tornata e mi sento bene.
E vaffanculo a quelle persone che mi prendevano in giro.

My Top 10 Spring Anime 2015

#1 Yahari Ore no Seishun Love Come wa Machigatteiru Zoku: 9.2/10

#2 Shokugenki no Souma: 9.0/10

#3  Dungeon ni Deai o Motomeru no wa Machigatteiru Darou: 8.9/10

#4 Arslan Senki: 8.9/10

#5 Fate/Stay Night Unlimited Blade Works 2nd Season: 8.8/10

#6 Grisaia no Rakuen: 8.8/10

#7 Kekkai Sensen: 8.8/10


#8 Ore Monogatari!: 8.7/10

#9 Plastic Memories: 8.7/10

#10 High School DxD BorN: 8.6/10

Special Mentions:

Seraph of the End: 8.5/10

Yamada-kun to 7-nin no Majo: 8.4/10

2

Bob: “CARETAKER, I HAVE MISSED YOU SO. ARE YOU STILL UNWELL? DO YOU STILL HAVE THE OWIES? I DO NOT LIKE THAT YOU HAVE THE HURTS. THEY SAY THAT YOU WERE…SICK? THE COLDS CAN BE MOST UNPLEASANT, BUT I AM MOST HAPPY THAT YOU ARE HERE. AND THAT I MAY BE HERE WITH YOU TOO. FOR YOU WERE GONE FOR SO VERY LONG. I-”

“-I DID NOT LIKE IT. I DID NOT LIKE YOU BEING AWAY.

Sunny: “…It’s….Bob, I’m alright. I just….”

“I’m….”

“……I’m sorry.”

How To Be A Great Teacher, From 12 Great Teachers

Are you a great Teacher? Let’s look at the thoughts of 12 great Teachers. 

Source: NPR



Great teachers have two things in common: an exceptional level of devotion to their students, and the drive to inspire each one to learn and succeed.

At NPR Ed we’re just about halfway through our 50 Great Teachers project.

We’ve profiled teachers at all levels, in all subjects, from all over the country and overseas too. The series has taken us from rural Drumright, Okla., to a mountaintop in Israel. From a jazz class in New Orleans to a Boy Scout troop in South Central LA to the lost world of ancient Greece.

And so we’ve taken a moment here to pull from those stories some of the thoughts and lessons from those teachers that have stuck with us.

Together, they almost make a mini-guide for teachers.

1. Realize Teaching Is A Learned Skill

“I’m really trying hard to dispel this idea that teaching is this thing you’re born to do and it’s somehow natural to everyday life. I don’t think either of those things is true.”

Deborah Ball, dean of the School of Education at the University of Michigan.

2. Get To The Truth

“I’ll tell you the truth, you tell me the truth. The rest is commentary.”

Molly Pollak, 40-year veteran middle and high school English teacher, New York City

For 20 years, Conrad Cooper has been teaching children in Los Angeles to swim by earning his young students’ unwavering trust.

Elissa Nadworny/NPR

3. Build Trust

“Swimming is the easy part. It’s the trust part that’s the most difficult for them.”

Conrad Cooper, swim teacher, Los Angeles

4. Assume a Secret Identity

“Giving myself a name, Mr. Spider, gave me an out. It gave me a way to express a side of me I musta had but never took out.”

Mathias Schergen, “Mr. Spider,” elementary school art teacher, Chicago

5. Be A Sparring Partner

“All these students around me, they can easily come, and they can challenge me. They can reject me. They can oppose me. They can laugh with me. Sometimes they can even laugh at me. They can!”

Aziz Royesh, teacher, Afghanistan

6. Be Someone To Watch Over Them

“I want them to say, ‘At least one person, Miss Begay, is there every day for me. Miss Begay is going to wonder where I am if I go missing. There will be one person looking out for me, and it’s Miss Begay.’ ”

Tia Tsosie Begay, a 4th grade teacher in Arizona.

7. Be A Teacher, Not A Friend

Coach Nick Haley talks with a student during crew practice in Portland, Or. He stresses teaching over friendship.

David P Gilkey/NPR

“It’s important to support them. It’s important to respect them. It’s important to nurture them. But, a friend? No.”

Nick Haley, rowing coach in Portland, Ore.

8. Believe In Their Success

“The same tools the schools use to show they cannot succeed, we use them in opposite way.”

Ali Shalalha, principal, Beit Jann Comprehensive School, Israel

9. Recognize It Takes Vulnerability To Learn

“It takes a lot for any student, especially for a student who is learning English as their new language, to feel confident enough to say, 'I don’t know, but I want to know.’ ”

Thomas Whaley, 2nd grade teacher, Patchogue, N.Y.

10. Look For The Success Stories

“I know that you cannot save everybody. But if one of them could just go along, complete his education, go to college, and I see him in the future doing something positive with his life, that makes me think that what I was doing is all worthwhile.”

Rodney Carey, high school equivalency teacher, New Orleans

11. Blow Off Steam, But Remember Why You’re Here

“Yeah, there’s days where I complain. And the people I complain to think I’m insane because I haven’t left this place. But these kids deserve better.”

Sarah Hagan, high school math teacher, Drumright, Okla.

12. Be Grateful To Your Own Teachers

“I am the product of great teachers. They can show you something that you have never seen before. And awaken that little something inside of you that you’ve never seen before.”

Tutto è iniziato l’ 11 febbraio 2017. Tu hai fatto ben 8 ore di viaggio in treno per vedere una ragazza sconosciuta, acida e fredda.
Mi hai aspettato alla stazione, con la giacca rotta, mi hai visto arrivare e mi hai abbracciata. Io ero tutta rossa e per la prima volta in vita mia avevo le mani calde .
Mi hai preso la mano e siamo andati sotto il ponte, io tremavo ed ero ancora terrorizzata. Poi… mi hai baciata. O almeno, ci siamo girati nello stesso momento e le nostre labbra si sono unite.
E lì è iniziato davvero tutto.
Da quel giorno mi hai presa.
Mi hai fatta tua.
Mi hai preso tra le tue mani e lentamente mi stai aggiustando.
Stai rimettendo i pezzi di me, sparsi chissà dove per ricompormi e farmi tua.
Nessuno riuscirà mai più a staccarmi da te.
Mi hai marchiata e non sai quanto te ne sono grata.
Io voglio solo dirti grazie… grazie di avermi cambiata.
Ti amo.
Ti amo tanto Daniele.
@trovisolodisagio

8

Can we just talk for a second about how well-developed the characters in this series are???? They have so much depth and thought put into them, that they really feel like real individuals with their own flaws and quirks and insecurities. This episode just made me realize how invested I am in the lives of every character on this show, even Suna. My god. So well done. Bravo.


Ore Monogatari- episode 8
Sunakawa Makoto

In questi ultimi giorni ho scoperto che:

si laureano cani e porci, soprattutto porci; sono una vecchia perché non riesco a rimanere operativa per più di 8 ore; non mi piace stare con la gente; la mia tesi fa schifo e non prenderà neanche tre punti; sono una poveraccia perché non voglio pagare 57557364 euro di tasse universitarie; forse la tesi la faccio bianca; dovrei tagliarmi i capelli ma se lo facessi non potrei avere una treccia lunga il giorno della mia laurea; voglio andare al mare; non ho progetti per quest’estate e la cosa mi mette a disagio, probabilmente neanche uscirò perché mi fa schifo la gente della mia città; non riesco più ad ubriacarmi perché non mi piace avere i postumi; dovrei riprendere a fare gli squat.

Milano, corso Business English for Logistics.

Tutto bellissimo, tutto fighissimo.
Professore madrelingua e qualificatissimo.
Due donne, il resto tutti uomini.
L'altra mi guarda male tutto il tempo. Ok
Ci consegnano delle penne.
Tengo la bic tra le labbra perché ho il vizio.
Prendo un sacco di appunti per 8 ore.

Ore 18: “Per oggi abbiamo finito”

Vado a riporre la mia penna nel contenitore sulla scrivania. La guardo orripilata.
Ha il tappo tutto mangiucchiato.
Probabilmente da qualcuno che l'ha usata in qualche corso precedente.


Lo scrivo a un mio amico coglione. Lui mi risponde: “secondo me hai messo in bocca di peggio, stai tranquilla bella dai”

La mia vita é uno scherzo di cattivo gusto.