ora le

Quando sarai lontana
questa casa lo capirà
dai vestiti sporchi sulle sedie
e il letto fatto solo a metà
dal mio nervosismo costante
da una moka e mezzo di caffé
dalla mia forma inconsistente
che alla fine mangio pure per te.
Quando sarai lontana
questa casa lo capirà
dalle mie mani vuote
e dalle insicurezze che ritornano
dalla tv accesa ad ogni ora
e le riviste che non compravi più
dalle serate con gli amici
che non te le ricordavi più
e resteró al mio posto come sempre
a guardare porno
e fumare mille sigarette
e a buttarti addosso la mia paura
le mie debolezze
e a rimmergermi in tutti quei ricordi inutilmente.
Quando sarai lontana
farò finta di stare bene
di lavorare tutto il giorno
di guadagnare bene
e resteró in silenzio ad ascoltarti
dall'altra parte del telefono
cercando di capire
se sono ancora importante per te.

Ho sempre creduto nel destino, ma ho anche sempre creduto nelle mie scelte. Ho preso una decisione e ne pagherò le conseguenze.
Italian music recommendation

🔹 classici anni ’60

  • Adriano Celentano - Azzurro; Il tuo bacio è come un rock, Pregherò, 24 mila baci;
  • Caterina Caselli - Nessuno ti può giudicare; Sono bugiarda;
  • Dalidà - Ciao, amore, ciao;
  • Edoardo Vianello - Abbronzatissima; Guarda come dondolo;
  • Gianni Morandi - In ginocchio da te, Andavo a cento all’ora; C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones;
  • Gino Paoli - Sapore di sale, La gatta,
  • Little Tony - Cuore matto; La spada nel cuore; 24 mila baci;
  • Lucio Battisti - Acqua azzurra, acqua chiara;
  • Luigi Tenco - Vedrai vedrai; Mi sono innamorato di te;
  • Mina - Il cielo in una stanza; Tintarella di luna; Le mille bolle blu; È l’uomo per me; Città vuota; Zum zum zum; Se telefonando; Nessuno;
  • Nada - Ma che freddo fa
  • Ornella Vanoni - Senza fine; Io ti darò di più,
  • Patty Pravo - La bambola; Ragazzo triste; Il paradiso;
  • Sergio Endrigo - Io che amo solo te;

🔹 classici anni ‘70-‘80

  • Alice - Per Elisa;
  • Anna Oxa - È tutto un attimo; Un’emozione da poco; Quando nasce un amore;
  • Antonello Venditti - Ci vorrebbe un amico; Sara;
  • Claudio Baglioni - Questo piccolo grande amore;
  • Donatella Rettore - Lamette; Splendido; Kobra;
  • Fiordaliso - Non voglio mica la luna;
  • Gianna Nannini - Bello e impossibile;
  • Mia Martini - Minuetto; Piccolo uomo; Almeno tu nell’universo;
  • Mina - Ancora ancora ancora; Grande grande grande;
  • Patty Pravo - Pazza idea; Pensiero stupendo;

🔹 classici anni ‘90-primi del 2000

  • 883 - Come mai / Hanno ucciso l’uomo ragno;
  • Amedeo Minghi - Vattene amore
  • Alex Britti - Solo una volta; Mi piaci; 
  • Alex Baroni - Onde; La distanza di un amore; Binario 4;
  • Anna Oxa - Senza pietà; 
  • Articolo 31 - Tranqi Funky;
  • Elisa - Luce (tramonti a nord est); 
  • Eros Ramazzotti - Più bella cosa; Se bastasse una bella canzone; Ti sposerò perché; Un’altra te; Stella gemella; Fuoco nel fuoco; 
  • Giorgia - E poi; Tradirefare; Parlami d’amore; Un’ora sola ti vorrei; Di sole e d’azzurro; 
  • Irene Grandi - Bum bum;
  • Jovanotti - Ciao mamma;
  • Laura Pausini - Non c’è; La solitudine; Strani amori; Un’emergenza d’amore; In assenza di te; Tra te e il mare;
  • Luca Carboni - Ci vuole un fisico bestiale;
  • Lucio Dalla - Attenti al lupo;
  • Michele Zarrillo - L’elefante e la farfalla;
  • Miguel Bosé - Se tu non torni;
  • Raf - Due;
  • Zucchero - Per colpa di chi;

🔹 contemporanea (2000-17)

  • Alessandra Amoroso - Vivere a colori; Comunque andare; Stupendo fino a qui;
  • Alessio Bernabei - Non è Sudamerica;
  • Annalisa - Una finestra tra le stelle; Se avessi un cuore; Noi siamo un’isola;
  • Cosmo - Sei la mia città; L’ultima festa; Ho visto un Dio;
  • Dolcenera - Amore disperato; Ci vediamo a casa; Ora o mai più (le cose cambiano); Fantastica; 
  • Elisa - Bruciare per te; L’anima vola;
  • Elodie - Tutta colpa mia; Un’altra vita; Amore avrai; L’imperfezione della vita; Verrà da sé;
  • Emma - Occhi profondi; Amami; Dimentico tutto; 1 2 3; La mia città;
  • Fabio Rovazzi - Tutto Molto Interessante; Andiamo A Comandare; Volare;
  • Federica - Dopotutto; Ti avrei voluto dire;
  • Francesco Gabbani - Occidentali’s Karma; Magellano;
  • Giorgia - Vanità; Oronero; Non mi ami
  • Il Volo - Grande amore; L’amore si muove;
  • Jovanotti - Sabato; L’estate addosso; A te; L’alba;
  • La Rua - Il sabato fa così;
  • lemandorle - Ti amo il venerdì sera; Le ragazze;
  • Levante - Non me ne frega niente; Alfonso; Io ti maledico;
  • Lorenzo Fragola - # fuori c’è il sole; Siamo uguali;
  • Malika Ayane - Senza fare sul serio; Blu;
  • Marco Mengoni - Onde (Sondr Remix);
  • Motta - Del tempo che passa la felicità; La fine dei vent’anni;
  • Nina Zilli - Per sempre;
  • Noemi - Vuoto a perdere; Sono solo parole; Bagnati dal sole; La borsa di una donna;
  • RIKI - Sei mia; Polaroid; Diverso;
  • Salmo - Don Medellín; L’alba;
  • Takagi - L’esercito dei selfie; Oroscopo;
  • Thegiornalisti - Senza; Completamente; Fine dell’estate;
  • Tiziano Ferro - Lento/Veloce; Il confronto;

Feel free to add more if you want and happy listening! 🇮🇹💁🏼‍♂️✨

-Ehi.
-Ehi.
-È un po’ che non ci sentiamo, eh?
-Già.
-Come vanno le cose?
-Oh, bene. A te?
-Al solito, lo sai.
-E con lui, come va?
-Bene. Oserei dire molto bene.
-Ti rende felice?
-Oh, sì.
-Più di quanto facessi io?
-Più di quanto facessi tu.
-Quasi mi dispiace sentirtelo dire.
-Quasi mi dispiace dirlo.
-Perché?
-Nulla.
-Quanto tempo è passato ormai?
-Perché lo chiedi a me?
-Perché fra i due sei sempre stata te quella precisa.
-Beh, sono passati quasi due anni.
-Due anni. Sembrava un'eternità.
-Da un certo punto di vista lo è.
-Ma “quasi” tipo?
-Tipo?
-Tipo il numero preciso.
-Oh. È passato un anno, otto mesi e tredici giorni.
-Mi mancava.
-Cosa?
-Questo: la tua attenzione.
-Non ti è mai mancata.
-Non mi ero mai accorto di averne bisogno.
-Già. Mi dispiace che le cose ora siano diverse.
-Non sembra che ti dispiaccia, so quanto volevi vendicarti.
-Non sono vendicativa, lo sai.
-Lo so. Era solo più semplice vederla così.
-“Vederla così”?
-Sì. Più semplice che accettare che non mi ami più.
-Ah, sì, non ti amo più.
-Ma ora almeno sei felice.
-Sì.
-Più di quanto lo saresti stata con me.
-Sì.
-Sì?
-Perché lo chiedi?
-Perché oltre a non essere vendicativa tu non rispondi mai a monosillabi, eccetto se c'è qualcosa che non va.
-Oh. Dunque?
-Dunque, è possibile che mi ami ancora?
-Quale sarebbe l'esito se dicessi di sì?
-Tu dì di sì.
-No.
-È semplice.
-Non esisti solo tu.
-Prima era così. Non lo è più?
-A quanto pare.
-Sceglieresti lui?
-Non credo sia il caso…
-Dimmi, sceglieresti lui? Perché se è così scomparirò all'istante.
-Non voglio che tu scompaia.
-Allora rispondimi.
-Diamine, sceglierei te. Avrei sempre scelto te.
—  mailmiocuoredipietratremaancora.tumblr
Perché ora che non sei più qua con me, fisicamente, io ho paura. Ho paura di dimenticare il suono della tua voce, ho paura di scordarmi il tuo sorriso quando mi ascoltavi parlare. Ho paura come non ne ho mai avuta prima d'ora. Ma soprattutto ho paura di dimenticare quanto ti amassi, ho paura di dimenticare tutte le piccole cose che ti rendevano ciò che eri. Come per esempio, il modo in cui roteavi gli occhi al cielo quando non eri d'accordo con qualcuno, le frasi storiche che mi ripetevi infinite volte, e per quanto ti dicessi che non mi piacevano, in realtà ora le amo perché mi riportano sempre a te. Sì, perché nonostante tutto, nonostante tutti gli ostacoli con cui la vita ci schiaffeggia, io torno sempre da te. Perché ora, anche se continuo ad avere paura di dimenticarti, in realtà, sei tatuata sull'anima. Avrei voluto dirti addio, trascorrere più tempo tra le tue braccia, farti sapere per l'ultima volta che ti amo come ho amato poche persone nella mia vita, ma non ce ne è stato né il tempo né il luogo. Non ho ancora realizzato come tutto si è sbriciolato così velocemente, e ho paura di farlo per davvero. Sono terrorizzata all'idea che un giorno mi renderò conto una volta per tutte di ciò che ci è successo, di come ti hanno strappato via da me in battito di ciglia. Ma, ripeto, nonostante tutto so che il tuo ricordo mi darà forza sempre, di continuare a fare ciò che tu hai interrotto. Mi hai resa ciò che sono, e nel bene e nel male, ti ringrazio infinite volte.
—  Dedicato al mio angelo custode, mi manchi.
(Via @feelingshub )

anonymous asked:

Com'era prima Tumblr?

Sicuramente meglio di come è ora. Prima le persone interagivano di piu’ tra loro, nascevano discussioni (piu’ o meno serie) alle quali moltissima gente partecipava, ed era in un certo senso interessante e divertente parteciparvi. Ora anche a provarci è inutile, le motivazioni di ciò non le conosco. Interazione zero o quasi. Penso che qualsiasi anima che sia su Tumblr da almeno un paio di anni possa concordare. Poi ovviamente ci sono le varie eccezioni, ma sono rare.

Sarò ripetitivo a scriverlo ma è la nostalgia che parla per me.

E ti prego vieni da me, ora.
Vieni a prendermi e baciami.
Baciami forte.
Baciami come non hai fatto mai, come se fossi la ragione della tua esistenza.
Baciami come se non ci fosse un domani.
Vieni da me e non lasciarmi più.
Non voglio stare più senza di te.
Voglio i tuoi baci sotto le coperte.
Ora.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
Sei convinta che ciò che senti sia reale, ma non è così. Fidati.
Il cielo è azzurro, vero? Ma quando ci sono le nuvole, sembra grigio, ma è sempre azzurro, non è cambiato. È solo coperto da alcune nuvole grigie di passaggio.
Ora, le nuvole sono i tuoi sentimenti.
Il cielo è la realtà.
—  Susanne - Orange Is The New Black
Lei era stanca.
Stanca di essere
comprensiva con tutti.
Stanca di dire sempre
“si va bene”
quando avrebbe voluto
mandare tutto all'aria.
Lei,
lei era stanca di parlare
senza essere capita
né ascoltata.
Stanca di passare sempre
per quella forte
che può sopportare tutto.
Lei,
lei che dietro quei sorrisi
nascondeva un'anima
calpestata e tanto dolore.
Lei,
lei chiedeva di essere capita
attraverso i suoi silenzi.
Lei,
lei chiedeva un briciolo
d'amore , qualcuno
che le dicesse,
ora basta
con te ci sono io
andrà meglio vedrai.
Lei che piange di nascosto.
Lei che solo io posso capire.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
Mentre le ragazze della mia età facevano coi maschi prove di volo, io facevo prove di abbandono.
Dopo venti giorni di cinema, pizza, normalità, avvertivo l’urgenza di non vederli più.
Ricorrevo all’addio tramite sms: “Non funziona”, come si trattasse di un elettrodomestico.
Un introverso mi rispose con uno squillo e sparì nel nulla.
Un logorroico mi scrisse una lettera di cinque pagine in cui mi avvertiva che un dipendente era stato risarcito dall’azienda perché licenziato tramite sms, concludeva con: “Quanti danni morali dovrei chiedere io a te?”. Ora fa l’ avvocato.
Un ricco mi comprò un cellulare molto costoso per convincermi a richiamarlo. Non accettai: mi piacciono i regali, non gli investimenti. Ora lavora in Borsa.
Un mammone, che mi aveva invitato a casa sua per presentarmi, mi rispose “Mia madre ha preparato il pranzo, che le dico?”, gli consigliai di dirle che non avevo appetito. Ora le presentazioni le fa al ristorante.
Con loro ero stata prevedibile, inaffidabile, seriale: mai una foto insieme, una promessa, un ripensamento. Eppure, se li incontravo per caso, ci tenevano a fermarmi, volevano a tutti i costi offrirmi un caffè, azzardavano un contatto, mi chiedevano perché fosse finita, io mi chiedevo perché fosse iniziata, perché non m’insultassero, perché non sentissero l’oltraggio, l’orgoglio, l’abbaglio.
Avevo detto addio prima della fine: io per loro non avevo fatto in tempo a diventare stanchezza, ero rimpianto, voglia intatta, e loro per me non avevano fatto in tempo a diventare mancanza.
Ti ho conosciuto in pizzeria, a un cena universitaria. Stavi seduto accanto a una ragazza, lei era di Latina, ma sosteneva che sua nonna era regina d’Etiopia, tu la guardavi perplesso. Ho preso posto accanto a te, ho pensato: sei tu.
Un giorno quando racconterai ad altri il nostro inizio dirai che stavi parlando con una principessa ed è venuta a infastidirti una “zanzarina”, io ti dirò zanzarina a chi?, ma nei tuoi diminutivi sentirò il sollievo di non dover essere grande. Ci siamo rivisti un diciotto maggio alle diciotto, alla fine delle lezioni mi aspettavi. Hai chiesto il mio numero di telefono a un’amica comune e io l’ho rimproverata per avertelo dato.
Paura di te, delle nostre notti passate a passeggiare a vanvera per Roma, sai?, mi sembra che certe piazze e certe strade le abbiamo viste solo noi, non le ho più trovate. Mi hai portato in ristoranti sofisticati, ma dal Cinese ti sei fatto coraggio e m’hai baciato. Due giorni dopo ho provato a lasciarti: “Non funziona”, ti sei piantato sotto casa mia, hai pianto, hai detto “Aggiustiamola” e ci abbiamo provato.
A insegnarmi come si tiene e si lascia tenere una mano ce n’è voluto, io bravissima a scansare, mi prendevi la mano, indicavi un’insegna e dicevi “tienimela fino a lì, manca poco”. Ho cominciato a cercare la tua mano prima che tu prendessi la mia. Abbiamo noleggiato cento film, non ne abbiamo seguito uno, abbiamo smesso di camuffare i nostri difetti, la discesa del mio naso, la tua altezza, i tuoi capelli arrabbiati, i miei più arrabbiati dei tuoi, il tuo ginocchio, la cicatrice che ho vicino all’orecchio, “bella questa malformazione” hai detto passandoci il dito sopra ed era come se la disegnassi tu in quel momento, ti ho detto “allora è una benformazione”. Abbiamo costruito un vocabolario nostro, di parole minuscole ed esagerate, di progetti fatti, un figlio coi capelli inevitabilmente arrabbiati e i denti a perle, tu gli insegni a guidare la macchina ma io gli dico di andare piano, io gli scrivo le favole ma tu gli spieghi come si sogna.
I venti giorni erano scaduti da mesi, anni, non tenevo più una contabilità precisa. La voglia restava intatta e cresceva invece di diminuire. E mi mancavi anche quando c’eri.
M’hai dato un anello, ti ho detto “è largo” senza nemmeno provarlo.
In chiesa ci tenevi ad andare insieme, io non ero praticante, non lo sono, però una volta ti ho accontentato. Il prete recitava il primo comandamento: “Non nominare il nome di Dio invano.”
Il nome di Dio invano non l’avevo mai fatto, ma di addio invano ne avevo detti tanti e dentro di me ho giurato di non aggiungerne un altro.
La nostra prima foto ce l’ha scattata un marocchino. Io ho provato a dire no, niente foto, ma tu ci tenevi, hai fatto quella faccia, quando facevi quella faccia io pensavo sempre “perché no?”. È il mio compleanno, mi hai regalato il bracciale col cuore, quello che guardando una vetrina ti ho detto che mi piaceva e tu sei stato attento. Siamo nella stessa immagine: io pallida, quasi trasparente, tu scuro; io col broncio costante, tu che sorridi e non serve chiedertelo. A guardare bene, ci separa un’interruzione, un precipizio, uno strappo netto: l’ho fatto io una sera in cui volevo cancellare le nostre prove e un attimo dopo già l’aggiustavo con lo scotch. La foto l’ho messa in una scatola insieme al bracciale col cuore, all’anello, a tutte le lettere e le parole che non c’assomigliano più.
Ma forse un gesto è solo un gesto e una frase è come tante, è chi la sente a caricarla di significato, cerco di convincermi ogni volta che un ragazzo mi fa una carezza, le mani sono mani, le tue, le sue, quelle di un altro, che differenza fa?, lui segue i miei lineamenti, scende sul collo, poi risale, si sofferma sulla cicatrice che ho vicino all’orecchio, penso: la benformazione, e scanso la sua mano infastidita. Vorrei che le parole per me non avessero tutta questa importanza, vorrei che non m’incatenassero a chi le dice, a chi le ho dette.
E maledico i ricordi felici perché fanno più male di quelli feriti.
Mi tornano in mente le vacanze estive, l’immagine di me bambina, il bagno al largo. Gli altri nuotavano dandosi slancio in lunghezza, con movimenti fluidi si mischiavano alle onde, seguivano la corrente, io m’immergevo quasi perpendicolare all’acqua, spingevo coi piedi, tenevo il respiro, volevo misurare il fondo, toccarlo, prendere una manciata di sabbia e portarla in superficie. Risalivo in modo scomposto, gli occhi rossi, il fiato grosso, stringevo la sabbia bagnata in pugno e mi sentivo più forte, sapevo cos’era il fondo, ero capace di toccarlo e risalire, la corrente fino a quel punto era un pericolo che sapevo gestire.
Ho la gastrite, ma la Coca non rinuncio a berla: me la facevi trovare già sgasata, prendevi un cucchiaino e le davi una girata. Ti ho amato per queste accortezze, per le sciocchezze che mi venivano concesse, perché non volevo essere saggia, volevo essere stronza e ragazzina. Ti ho amato perché certe volte non riuscivo a essere forte, volevo solo scivolarti tra le braccia e sentirti dire tutto passa, tutto passa, pure se non era vero, tutto passa, tranne noi, certo, tranne noi. Ti ho amato perché se non mangiavo avevo qualcuno che mi sgridava, perché mi mettevi a tradimento lo zucchero nel tè, perché se mi estraevano i denti del giudizio e avevo la faccia gonfia, mi volevi baciare uguale, perché insistevi per vedere i film horror e poi eri il primo a spaventarti, perché dopo un anno ancora ti spiegavo come arrivare a casa mia e tu alzavi gli occhi e ripetevi “la strada la so”, perché se camminavamo per strada curvavi le spalle per sembrare più basso e io salivo su ogni gradino possibile, perché se mi abbracci scompaio, perché una volta in macchina mentre ci stringevamo ti sei scordato d’inserire il freno a mano e abbiamo tamponato, perché quello che era normale diventava speciale, perché eravamo uno pure se eravamo due, ma soprattutto ti ho amato perché tu mi hai amata.
Paura di te, della corrente. Eravamo al largo, così al largo, dov’era il fondo?, dove la fine?
Sempre meno mia e sempre più tua. Dov’era il controllo? Dove l’autonomia?
Da quando ti ho lasciato, con un sms, mi comporto come se potessi incontrarti ovunque: a una mostra, una presentazione, in qualunque luogo pubblico mi trovi, tengo fisso lo sguardo sulla porta, aspettando di vederti entrare, cerco di farmi trovare sorridente, in buona compagnia, tra persone di successo e se qualcuno mi parla sottovoce e si fa audace, penso: se solo entrassi adesso, adesso, in questo momento, sarebbe un quadro perfetto.
Da quando ti ho lasciato, ogni mio momento è recitato come se tu dovessi assistere.
Lavoro vicino casa tua, ma allungo la strada per non passare lì sotto, ho il terrore d’incontrarti insieme a qualcuna, le tue mani sui suoi fianchi, vedervi attraversare la strada in fretta, con la certezza di finire sul letto e addormentarvi stanchi.
Ma ci s’incontra anche in una città enorme e senza farlo apposta: ci vediamo all’ospedale, io sono radioattiva, ho appena fatto una lastra, tu esci da un esame. Non ci tieni a fermarmi, non mi offri il caffè, a stento un cenno, mi dici parole indegne di te e di me, di noi, vorrei spiegarti, ma spiegarti cosa?, che la paura dell’abbandono fa fare cose assurde, che per paura di sentirsi dire addio un giorno, si pronuncia per primi e subito, mi chiedi “come stai?” e finalmente lo ammetto “male”, mi guardi tutta e dici “non sembra”, “tanto tu sei forte, sei saggia”, sì, io sono forte, sono saggia, “tu non ce l’hai il cuore come tutti gli altri”, già, io non ce l’ho il cuore come tutti gli altri, perché io ne ho uno solo di cuore, gli altri ne hanno almeno uno per ogni occasione.
Mi accompagni alla macchina, salgo, provo a mettere in moto. Niente. Provo di nuovo, provi anche tu ma il risultato è lo stesso. Non ho vinto io, non hai vinto tu. Spingiamo la stessa macchina che non è partita, non ha funzionato e non si sa perché, dev’essere la batteria, la benzina c’è, i presupposti per andare lontano c’erano.
Spingiamo e parliamo, le tue parole affilate, le mie così vaghe.
Penso: ti sto dicendo mille frasi adesso, ma vorrei dirtene solo una e non riesco.
—  Giulia Carcasi