or 'cinetica'

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«edition et» no. 2, Edited by Bernhard Höke, Verlag Christian Grützmacher, Berlin, 1966. W/ Eric Andersen, Ludwig Gosewitz, Jürgen Graaff, Hein Gravenhorst, Günter Günschel, Bernhard Höke, Rainer Kallhardt, Jirí Kolár, Arnulf Letto, Roy Lichtenstein, Wolfgang Ludwig, Bernhard Lüthi, Franz Mon, Heinz Nickel, Nam June Paik, Sara Quand, Peter Roehr, Dieter Roth, Gerhard Rühm, Hans R. Schläpfer, Wolfgang Schmidt, Schmidt-Rhen, Wolf Vostell

anonymous asked:

Caio pulcino, me la spieghi la prova con l'arco di Marina?

Ciao pulcino - così mi ci chiama mio fratello, eheh. 
Immagino tu stia parlando di Rest Energy

Originally posted by needforcolor

Sono un po’ arrugginita con lo scrivere di arte, spero di risultare comunque vagamente comprensibile. 
In breve, è una metafora sui rapporti d’amore. 
Sono soli loro due, uno di fronte all’altra. Se ci fai caso, poi, sono anche molto simili: vestiti degli stessi colori, molto semplici, persino un taglio di capelli affine, come se fossero interscambiabili in quella che tu chiami prova ma che io definirei più propriamente  performance (non è l’abbozzo di qualcosa che sarà poi definitivo, né una sfida o una fatica di Ercole, .. è una performance).
Insieme tengono in mano un arco. Ulay - il compagno di Marina, tiene la corda e incocca la freccia appuntita mirando dritto dritto al cuore di lei. E lei non si sottrae a questa minaccia di pericolo. Non scappa, anzi sostenendo l’argo e piegandosi all’indietro, è lei stessa che permette ad Ulay di tendere l’arco, dandogli la possibilità di ferirla (ucciderla). E lui non lo fa, e da quella situazione di tensione dei corpi inclinati all’indietro, con l’arco teso tra di loro, si ritorna eretti, a riposo. E non smettono mai di guardarsi negli occhi.

Vedi, adesso finirà che sparerò una infinità di frasi stucchevoli alla Fabio Volo, ma è così che funziona nelle relazioni, no? Un salto nel vuoto con un’altra persona, alla quale ci si affida completamente. Fiducia completa, anche quando l’altro ha la possibilità di farti del male. Il rapporto autentico prevede probabilmente questo: la consapevolezza che anche nel maggiore pericolo non si dovrà avere paura. Chi tende l’arco nella coppia ha il potere, in potenza, di ferire, ma non lo fa. Chi ha la freccia puntata al cuore, potrebbe non permettergli di tendere l’arco, restando ferma - e invece si mette in gioco comunque. Sa che nulla di male potrebbe succedere, nonostante tutto. 

Marina la definì una delle sue performance più intense: durò quattro minuti. Quattro lunghissimi minuti in cui la gif che vedi si ripeteva all’infinite. Sotto le camicie avevano delle specie di microfoni che amplificavano il suono del battito del cuore. Più il tempo passava, più il battito di entrambi (e non solo di Marina eh!) accelerava nervosamente,  and though it lasted just four minutes and ten seconds, I’m telling you, for me it was forever. It was a performance about the complete and total trust (cit. Marina bella)

In ultima battuta, e poi giuro che chiudo - volevo soffermarmi da ignorante in materia sul titolo della performance: Rest Energy, Energia a riposo. Se qualche esperto in materia vuole intervenire sarebbe carino, io per questi concetti fisici devo affidarmi a wikipedia: 

L’energia a riposo (o massa-energia a riposo) di una particella elementare è l'energia che essa possiede quando è ferma rispetto ad un sistema di riferimento inerziale. Questo tipo di energia può essere immediatamente convertito in energia potenziale e/o cinetica

Energie latenti che potrebbero diventare effettive - la possibilità di farsi del male, la violenza, il dolore. Eppure, anche se può essere immediatamente convertita in energia potenziale e/o cinetica, qui niente.

Un altro FunFact Scientifico: replicazioni cellulari

Siccome è uno solo e mi sono scordato di aggiungerlo alla lista precedente, riporto la porzione di testo su cui è scritta (G. Majno, I. Joris: Cellule, tessuti e malattia, Casa Editrice Ambrosiana, prima edizione, 2000, pagg. 31-32)

ESISTE UN LIMITE ALLA RIGENERAZIONE?

La risposta a questa domanda la danno, in parte, le povere lucertole alle quali, più di due secoli fa, Spallanzani amputava ripetutamente la coda: le cellule possono rigenerare molte volte. Ma quante? Nel 1961, Hayflick e Moorhead affrontarono la questione con esperimenti in vitro e scoprirono che fibroblasti umani in coltura possono replicare 50 ± 10 volte, ma non di più [Nel testo sono riportate le voci bibliografiche]. In altri animali, il “numero di Hayflick” è più alto o più basso a seconda della durata massima di vita della specie [Rif. bibliografico]. Il meccanismo di questo limite non è ancora stato chiarito. Molte cellule vegetali possono crescere illimitatamente in vitro, come le cellule neoplastiche [Rif. bibliografico].

Dobbiamo confessare che, all’inizio, abbiamo avuto qualche difficoltà a conciliare il numero di Hayflick con la cinetica delle cellule labili che continuano a replicarsi per tutta la vita, quali le cellule emopoietiche del midollo osseo o le cellule epiteliali della mucosa intestinale, che vivono circa 2 giorni. E così abbiamo scritto al Dr. Hayflick. Ecco la sua perentoria risposta: 

«Il numero finale equivalente a 50 raddoppiamenti è 2^50. Questo numero corrisponde a 20 000 000 di tonnellate di cellule. Tale quantità di cellule eccede di molti ordini di grandezza la quantità di cellule che viene perduta nell’arco di tempo di una vita dai tessuti da voi menzionati»

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From: Le Mouvement, Galerie Denise René, Paris, April 6 – 30, 1955, with Yaacov Agam, Alexander Calder, Marcel Duchamp, Egill Jacobsen, Jesús Rafael Soto, and Jean Tinguely (and Victor Vasarely) (photo: Galerie Denise René, Paris)