operante

Guido Galimberti

Anni 38 - operaio - nato a Chignolo d’Isola (Bergamo) il 18 Febbraio 1906:
Nome di battaglia “Barbieri”.
Dall'adolescenza militante comunista - dal 1926 al 1933 confinato politico a Lampedusa, Ustica e Ponza. Ritornato al suo luogo di lavoro, Redona (Bergamo), è nuovamente tratto in arresto per attività antifascista e trattenuto per sei mesi nelle carceri  di San Vittore a Milano. Dopo l’8 Settembre 1943 partecipa  alla costituzione della 53° Brigata Garibaldi, operante poi nel Bergamasco. Combatte a Fonteno e Corna Lunga e prende parte a numerosi colpi di mano.

                                                                                            Lovere, 21.11.1944
Cara mamma,
non piangere se non mi vedrai più su questa terra, questo è il nostro destino, muoio da soldato e da Italiano, non portarci odio a nessuno di questi che mi uccidono, perché sono gli unici soldati che ho trovato nel mio cammino. Ti saluto e baci cari, credo che sarai forte.
Tuo figlio
                                                                                                                 Guido 
Addio! 

Cara moglie,
anche per te, come alla mamma, stai forte. Credevo di farti felice, invece ti ho tormentato e ti ho procurato dispiaceri, coraggio!
Ti raccomando le bambine che siano educate bene e che imparino ad amare l'Italia e che diano, se occorre, anche il loro sangue. Tanti saluti e un addio.                                                                                                                                                                                                                   tuo marito.
La fotografia delle bambine la porto con me nella fossa. Forse ti verrà restituito il mio orgoglio e l'anello, li custodirai. 

Care bimbe,
ora non potete leggere questo mio ultimo scritto, ma lo leggerete un tempo il quale potrete comprendere, allora apprenderete su questo foglio la morte di vostro padre,e saprete che è morto da soldato e da Italiano e che ha combattuto per avere un'Italia libera. Spero che non piangerete, quando leggerete questo mio scritto. Addio bimbe e che un bacio vi giunga a voi,spero che quando sarete grandi la mamma vi farà imparare ad amare l'Italia, l'amerete con tutto il cuore. 

Cari cari fratelli,nipoti,cognati e parenti tutti,
vi do i miei più saluti e auguri che voi potrete vedere l'Italia libera e non più calpestata dal nemico. Addio a tutti.
Un addio alle suore dei Celestini.
 

Catturato il 17 Novembre 1944 alla Malga Lunga sul Monte di Sovere (fra le Valli Cavallina, Borlezza e Seriana), in seguito a combattimento contro un reparto della legione “Tagliamento”. Processato il 19 Novembre 1944, a Lovere, dal Tribunale speciale della “Tagliamento”. Fucilato il 21 Novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino (Bergamo), da plotone della “Tagliamento”, con Andrea Cassini ed altri quattro partigiani di cui tre russi.

Affogare nel mare della tranquillità

Molti della mia generazione hanno vissuto l'epoca delle certezze e poi hanno attraversato il mare magnum dell'elogio del dubbio per approdare a questa nostra epoca piena di insidie, di disorientamento, di cinismo. L'epoca delle certezze per noi è stata la fine degli anni Settanta, mentre quella dell'elogio del dubbio, si può collocare nella seconda metà degli anni Ottanta, quando tutte le nostre convinzioni politiche sono state scosse e messe in dubbio da molte vicende a cominciare dalla caduta del Muro di Berlino per terminare con Tangentopoli. Ma, seguendo l'invisibile, ma pur sempre operante metodo della dialettica hegeliana, dopo tesi e antitesi, ecco arrivare la sintesi. E così da un po’ di anni, io, come molti della mia generazione sono approdato ad una specie di “mare della tranquillità” della maturazione politica, se così possiamo chiamarla. Una specie di sesto senso che, pescando misteriosamente nel tuo inconscio e nella tua memoria, spesso nella tua storia famigliare e nella tua formazione culturale, ti fa comprendere da che parte stare definitivamente o, almeno, ti fa comprendere inequivocabilmente da che parte non stare. Non è detto che la parte in cui hai scelto di stare sia la parte giusta né, tantomeno, che sia la parte vincente. Ma ti fa capire che sarà la parte da cui starai per sempre. Non si tratta propriamente di fideismo, ma è qualcosa che ci va molto vicino. Ma non per tutti è così. Qualcuno si perde per strada e può darsi che affoghi nel mare magnum dell'elogio del dubbio. Quello che succede più raramente è che qualcuno affoghi dopo, nelle baie apparentemente sicure del “mare della tranquillità”, quando la consapevolezza aveva raggiunto il suo apice. La cosa strana è che succede spesso a coloro che sembravano più convinti, a quelli per i quali aversti messo la mano sul fuoco. Perché accade? Non lo so. O meglio, lo so, ma potrebbe sembrare presuntuoso dirlo: proprio perchè sembravano convinti, ma “sembravano” soltanto. Se si scava a fondo però, capisci che nelle loro “radici” (come si direbbe oggi, nel loro DNA), la sinistra non esisteva, né avrebbero potuto tollerare la sua evoluzione. Ho avuto la fortuna di avere avuto un padre comunista (dell'epoca in cui nei menù c'erano i bambini), un nonno partigiano combattente e l'altro socialista nato nel 1899 cioè solo sette anni dopo la nascita del Partito Socialista. Quindi quando qualcuno di costoro ti dice “alle prossime elezioni voterò Grillo”, la tua reazione non è né di disappunto, né di meraviglia, ma di tranquillità (proprio come quella del “mare” che sta sulla luna). È un'ennesima conferma che il tuo sesto senso ha avuto ragione. Tante più sono le persone che fanno questa scelta, tanto più mi convinco di essere dalla parte in cui è, per me, necessario stare.

bella addio

4.2.1945

Mio caro papà,

per disgraziate circostanze sono caduto prigioniero dei tedeschi.

Quasi sicuramente sarò fucilato.

Sono tranquillo e sereno perchè pienamente consapevole d'aver fatto tutto il mio dovere d'italiano e di comunista. ho amato sopra tutto i miei ideali, pienamente cosciente che avrei dovuto tutto dare, anche la vita; e questa mia decisa volontà fa sì che io affronti la morte con la calma dei forti.

Non so che dire.

Il mio ultimo abbraccio.

Walter

Il mio ultimo saluto a tutti quelli che mi vollero bene.

Walter Fillak (Gennaio, Martin)

Di anni 24 - studente- nato a Torino il 10 giugno 1920. Espulso dal Liceo Scientifico di Genova per professione di idee antifasciste e costretto a studiare privatamente. Alla facoltà di chimica industriale dell'Università di Genova fonda, nell'inverno 1940-41, una cellula comunista studentesca in collegamento con le cellule di Torino, Casale, Livorno e Roma e stabilisce i primi contatti con gli operai di Sampierdarena. Nel 1942 arrestato una prima volta dall'OVRA insieme a tutto il direttivo genovese, trasferito nelle carceri di Apuania, poi nelle carceri di Regina Coeli in Roma a disposizione del Tribunale Speciale; liberato dopo il 25 luglio 1943, nel settembre 1943 è a Torino ove organizza i nuclei operativi militari sbandati. Partigiano a Pian di Castagna (Aqui), Comandante di distaccamento nei dintorni di Genova, Vice-commissario politico dell 3a Brigata Garibaldi “Liguria” sull'altipiano del Marcarolo (Genova), protagonista di numerose missioni e colpi di mano a Genova insieme al compagno Burnarello che il 2 marzo 1944 sarà preso e fucilato, dopo un'azione in forza di tedeschi e fascisti che disperdono la brigata, si porta ad Aqui, poi a Milano, braccato,tenta di passare in Jugoslavia, non riuscendovi passa in Svizzera, ne rientra dopo 3 mesi. E’ commissario politico nella zona di Cogne (Valle d'Aosta) e comanda la VII Divisione Garibaldi operante nella Bassa Valle d'Aosta, nel Canavesano e nel Biellese. Catturato la notte fra il 29 ed il 30 gennaio 1945 in località Lace (Ivrea), con i membri del suo comando che saranno tutti fucilati, in seguito ad imboscata di reparto tedesco guidati da un delatore. Processato il 4 febbraio 1945 dal comando Militare tedesco di Cuorgnè (Torino). Impiccato alle ore 15.00 del 5 febbraio 1945 lungo la strada di Alpette nei pressi di Cuorgnè, spezzatosi il cavo, l'esecuzione viene sospesa e dopo qualche tempo ripetuta.

- tratto da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (a cura di Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, l'Unità)

Mo io non è che pretendo che si festeggi la liberazione dell'Italia che tanto la libertà è relativa, se non è una cosa è un'altra e ditemi quando mai lo siamo stati liberi, però ecco.

Ora e Sempre per chi al contrario nostro nella libertà ci credeva e ne ha fatto ragione di vita e di morte, che poi son la stessa cosa.

(ah e se volete avere un'idea di cosa parlo, leggetevi i libri delle loro lettere prima della condanna a morte)

Walter Magri

Anni 30 - falegname - nato a Porrotto (Ferrara) il 24 Maggio 1914. Dall'Ottobre partigiano del 1944 partigiano nella 35° Brigata Garibaldi “Bruno Rizzieri” operante nella zona di Poggio Renatico (Ferrara).

                                                                                      Ferrara, 26 Marzo 1945

Cara Agile e bambini, mamma, babbo e fratelli,
Con queste ultime mie parole di condannato a morte, ma però di una morte innocente, vi giuro che muoio tranquillo perché mi sento la coscienza pulita.
Cari miei bambini vi lascio solo una strada da percorrere ed e quella giusta. Cercate di voler bene alla mamma e cercate in avvenire di proteggerla come ora lei protegge voi.
Agile mi scuserai di tutto quello che passato ma in avvenire spero che tutto vada come deve andare. Agile, un saluto caro da chi per tanto tempo a sofferto per voler far del bene al popolo. Agile dì a tutti i conoscenti di non disprezzarmi perché un giorno sapranno che chi ora e morto non ha nulla a che vedere coi colpevoli. Agile prometti, che quando mi vedrai morto, di non versare nessuna lacrima perché mi offenderesti. Agile in avvenire mantieniti come i vorrei, perché non vorrei che i miei bambini non trovassero un babbo non sincero e leale.
Agile, mamma, babbo, fratelli con questo ultimo mio saluto invio a voi tutti l’affetto più sincero, per sempre vostro
                                                                                          Figlio, marito, babbo
Agile l’orologio lo dono a te perché tu possa controllare l’orario che ti rimane per raggiungermi.

Catturato il 13 Marzo 1945, ad opera di militari tedeschi. Trattenuto nel carcere di Ferrara e poi consegnato ai fascisti, viene torturato. Fucilato senza processo, il 27 Marzo 1945, vicino alla cinta del cimitero di Poggio Renatico. 

Su mirada siguió a ambas mujeres: Felicia Wu y Liu Jade. Parecían entender que el llamado a su teléfono celular implicaba trabajo. Simplemente condicionamiento operante, porque lejos de la realidad no estaban. Cuando Liang apretó «finalizar» en la pantalla de su teléfono inteligente, lo guardó. 

Encendió el motor de la van y manejó hasta el hotel de encuentro. Una vez que las chicas se bajaron, se puso a manejar su aparato telefónico, hasta que notó que alguien le observaba desde un carro. Decidió no prestarle atención, quizá esperaba a alguien. Duh, era un hotel. Pero, pasó una hora y su mirada seguía fija en él. Ahí fue cuando comenzó a ponerse paranoico. 

Saliendo de la van, fue directo hacia el carro y tocó la ventana con los nudillos de dos dedos diestros.

Oye, llevas rato mirando. ¿Se puede saber qué significa? ¿Necesitas algo? —se encabronaría si le contestaba mal.


                               {  @lafginger  }

19:38, mensagem no whatsapp:
- Vou aí pra conversarmos mais tarde. Pode ser?
Leio, meu coração acelera. Penso em seu sorriso e na saudade que sinto. Guardo o celular, mas não consigo parar de pensar na mensagem. Pego o celular, respondo:
- Não.
Visualizada imediatamente, às 19:44. Espero uma resposta. Encaro o celular. Fico apreensiva. Outra mensagem:
- Mas por que?
Penso em dizer que não posso, não quero, tô doente, vou sair. Digito uma infinidade de desculpas. Digito até que tudo bem, pode vir. Apago. Um turbilhão de emoções me atinge e recordo de coisas que há alguns dias me arrancaram algumas lágrimas. Sem pensar muito, começo a digitar. Às 20:03 minha mensagem é enviada:
- Porque sabe o que vai acontecer? Tu vai dizer que vem me buscar depois das onze, mas vai chegar perto da uma. Ai a gente vai conversar sobre amenidades enquanto eu fico remoendo a bronca que eu queria te dar, até tu começar a pedir desculpas sendo todo carismático, engraçadinho, labioso e, óbvio, possessivo (porque tu tem que marcar teu território). Então mesmo não engolindo muito as tuas histórias eu acabo tapando o sol com a peneira e entro no teu jogo porque afinal eu já nem tô tão brava contigo. É provável que a gente beba algo ou fume, ou os dois, comece a se pegar como se não houvesse amanhã e pelo resto da noite tua companhia seja perfeita. Aí tua frequência afetiva será estável e operante por uns cinco dias, como se realmente estivesse se esforçando pra se redimir, até começar a marcar de me ver, não comparecer e não dar satisfação como se nada tivesse acontecido. Aí tu diz que vai passar pra conversar mais tarde. Vai passar essa semana. Vai passar na puta que pariu e já tá chegando. Aí se passa uma hora e quando pergunto se ainda vai vir descubro que tu ainda tá perto da puta que pariu e não sabe que horas chega, mas “relaxa nega” porque tu vem outro dia. Mas dia de semana é ruim porque acordas cedo no dia seguinte. Ficou doente. Vai chegar tarde. Tá indo ver jogo. Agora não da porque ta corrido. Amanhã não consegue porque tá longe. Então tu se torna totalmente displicente por uma semana, não retorna mensagens, eu fico puta porque tenho problemas com setinhas azuis do whatsapp e tu ainda me acha com cara de criança trouxa quando decide responder escrevendo coisinha bonitinha. Eu respiro fundo e me seguro pra não te xingar. Ai tu espera um tempo pra eu esquecer e adivinha: começa tudo de novo. Que divertido, não?
Visualizada às 20:04.
—  E ele nem sabe se defender.
Euristica di stocazzo

Fasi di studio della Psicologia Sociale.

  • “Porco cazzo” (detta “fase della paranoia”, in cui ti accorgi che la gente si fa condizionare troppo facilmente, ti domandi se anche tu ti fai condizionare così facilmente. Scopri che sì, ti fai condizionare così facilmente. Ci rimani di merda, ma continui a studiare.)
  • “Ma che cazzo” (detta “fase dell'incredulità”, in cui scopri che le euristiche in alcuni casi ti fanno passare per un coglione epocale che fa sempre la scelta più idiota. Anche detta la fase in cui rivisiti ogni tua relazione passata alla luce di ciò. Si unisce bene alla fase “porco cazzo”)
  • “Grazie ar cazzo” (detta “fase dell'ovvietà”, perchè alcune cose che stai studiando sono di una banalità sconcertante, ma comunque tu le studi perchè sia mai che stai scivolando in chissà quale euristica. In questa fase dai per scontate un boato di cose, probabilmente a causa di un'eccessiva mole di fatica cognitiva. Sei convinto che il tuo gatto abbia effettuato una sorta di condizionamento operante nei tuoi riguardi)
  • “Capito ‘n cazzo” (detta “fase dello sconforto”, quando di colpo ti dimentichi tutto. Cerchi di dare la causa alla tequila, noto strumento di disturbi amnestici. Poi ti ricordi che non bevi tequila, quindi sì, effettivamente ti sei dimenticato tutto. Ricominci a leggere. Vedere le pagine ti fa ricordare ogni cosa. Non hai ancora capito cosa sia successo, ma sei convinto che anche questo sia colpa dell'euristica. In questa fase è SEMPRE colpa dell'euristica)
  • “Eccheccazzo” (detta “fase della rabbia”. E’ un po’ come la fase “Ma che cazzo”, ma per chissà quale legge newtoniana i libri iniziano a volare da soli per casa. Giuro, non è che li sto lanciando, volano da soli per casa. Sono vivi. Sono decisamente vivi. In questa fase è frequente il parlare ad alta voce da soli o con gli oggetti inanimati, colpevoli anche loro di causare euristiche varie ed eventuali).

Le fasi tendono a ripetersi in ordine discontinuo a seconda di come uno si sveglia, di come sta messo, e di quanto euristicamente gli apparati genitali del caso decidano di entrare in orbita. Sostanzialmente, più ti girano le palle più scivoli verso l'abisso.

Ulteriori aggiornamenti a seguire, dal bunker passo e chiudo.

Análisis de los vídeos Wigetta del Club Media Fest By Profesional/No Shipper 2015/PRIMERA PARTE: VEGETTA.

Primero aclaro que los hechos que se van a explicar y narrar aquí, no consisten en afirmaciones o soy 100% verídicos. Simplemente es un análisis de un profesional que amablemente me dedicó parte de su tiempo. 
Los nombres de los involucrados no van a ser revelados para proteger sus identidades ahr. Algunos hechos pueden ser alterados por el sesgo del recuerdo. 


Yo: Buenos días profesor ¿Tiene un poco de su tiempo que me regale?

Pscólogo: Claro, dime.

LOS HECHOS QUE VAN A SER NARRADOS A PARTIR DE AQUÍ, SON 100% FALSOS, PERO NECESITABA UNA EXCUSA PARA OCULTAR CIERTAS COSAS

Yo: Verá, estoy tomando con usted una de sus clases de Psicología y quisiera saber sí podría ayudarme con un proyecto en el que ando trabajando. Resulta que en una materia de mi carrera, me pidieron un proyecto de psiquiatría y ando investigando acerca de la influencia de los señalamientos en el comportamiento humano.

ASHLEY BEST MENTIROSA EVER. 

Psicólogo: Entiendo y ¿Qué tengo que ver yo aquí?

Yo: Resulta que tengo una entrevista que se les realizó a dos chicos. Ellos son famosos y asistieron a un evento hace una semanas. Muchos fans consideran que ellos tienen tendencias a la homosexualidad, pero no se ha podido comprobar nada. 

Psicólogo: ¿No quieren salir del closet?-Inserte risa divertida y endemoniadamente sexy. 

Yo: La verdad no lo sé. Simplemente los estoy usando porque una amiga (Diganmos que soy amiga de la entrevistadora ah) logró preguntarles acerca del tema y me sirve para el proyecto.

Psicólogo: Entiendo, y ¿Tienes los vídeos?

Yo: Sí, pero no logro saber ¿Qué tipo de conducta están mostrando? Quería saber sí podría ayudarme, no toma más de un minuto cada vídeo.

Psicólogo: Claro, muestra.

*Primero le muestro el vídeo de Vegetta.

Yo: Bueno, básicamente ellos sacaron un libro que casualmente se llama de la misma manera en la que los Fans le dicen a su supuesta relación.

Psicólogo: ¿En serio? Eso ya me refleja una conducta.

Yo: ¿Cuál?

Psicólogo: Básicamente intentan proyectar la definición de su relación hacia algo más. De esta manera disminuye el estrés que puedan sentir ante esa palabra (Explicación: Ellos intentan que nosotros cuando pensemos en Wigetta imaginemos el libro y no el Ship).

Yo: ¿Eso significa que no quieren que los Fans crean que son Homosexuales?

Psicólogo: Eso es cuestionable. Porque mirando la sonrisa de este chico y la forma en la que reacciona al tema, puedo notar dos cosas: O que no le incomodan del todo los señalamientos, que le parecen divertidos  o que simplemente intenta negarlos. ¿Viste psicoanálisis conmigo?

Yo: Sí. De hecho cuando vi el vídeo sentí que él estaba usando el mecanismo de denfensa del Yo de la negación e intentaba no recibir el castigo del Súper Yo ante las demandas del Ello (Explicación: Vegetta intenta reprimir sus deseos de revelar lo que piensa de Wigetta por temor a ser castigado por su “conciencia”, al saber que se puede armar mucho sí dice algo con relación al Shipp; para que lo entiendan de cierta manera).

Psicólogo: Exactamente, eso es lo que también podría estar pasando. Él reacciona de manera muy defensiva, cómo sí se sintiera atacado y se defendiera; pero en este caso no es un ataque que él considere malo en sí mismo. Porque no se ve molesto, se ve incómodo y avergonzado.

Yo: Entiendo. También creo que él está usando la conducta operante. 

Psicólogo: Estoy de acuerdo contigo ¿Por qué lo crees?

Yo: Bueno, parece que él estuviera estableciendo la respuesta en base a las consecuencias. Es decir, no puede responder o confirmar nada porque simplemente sabe que las consecuencias podrían ser fatales. Es una conducta que antecede a la consecuencia del acto. Además de que seguramente como ya está acostumbrado a los señalamientos, la conducta se repite y se convierte en operante.(Explicación: Vegetta sabe que sí responde afirmativamente o negando que le molesta el Shipp, podría hacer que nosotr@s armemos la tercera guerra mundial ¿Qué hace entonces? Pues no responder nada y así evita que el Fandom pueda reaccionar peor).

Psicólogo: ¡Eso es! No creo que necesitaras mi ayuda, se nota que conoces el tema. 

Yo: Bueno, realmente necesitaba la opinión de un profesional para apoyar el proyecto (ADEMÁS QUE MI MENTE SHIPPER NO CUENTA AHR. ESO NO SE LO DIJE, OBVIO ¬¬). 

Psicológo: Bueno entonces yo creo que el chico aunque intenta evitar el tema, no se siente incómodo al respecto. No muestra conducta hostil, ni agresiva. No muestra furia y por el contrario se muestra bastante divertido. Cómo si ya estuviera acostumbrado a que esto ocurriera.

Yo: Entiendo. Bueno, ahora veamos el siguiente vídeo.

CONTINUARÁ.

Mañana les subo la siguiente parte que esto ya está muy largo ahr. 

Recibo opiniones, con respeto claro. 

VUELVO A ACLARAR QUE SON TEORÍAS. Y QUE SÓLO ELLOS SABEN LA VERDAD. 

Os quiero <3.

Análisis de los vídeos Wigetta del Club Media Fest By Profesional/No Shipper 2015/SEGUNDA PARTE: WILLYREX.

Vuelvo a aclarar que los hechos que se van a explicar y narrar aquí, no consisten en afirmaciones o soy 100% verídicos. Simplemente es un análisis de un profesional que amablemente me dedicó parte de su tiempo. 
Los nombres de los involucrados no van a ser revelados para proteger sus identidades ahr.

 Primera parte aquí.

 Yo: Bueno, ahora veamos el siguiente vídeo- expreso abriendo el archivo desde mi computadora y mostrando la “entrevista” a Willy.

Psicólogo:Vaya, sí el otro chico se puso nervioso, él casi se desmaya.

Yo: Hahaha creo que la sangre se le subió a la cabeza (Lo siento, no logré aguantar la risa y se perdió la seriedad).

Psicólogo: Parece que fuera muy tímido (¿CÓMO RAYOS LO SABE AH?).

Yo: Lo es. En realidad su vida privada es algo muy importante para él.

Psicólogo: Puedo imaginarlo. Pero sí soy sincero, creo que ya esperaba esa pregunta.

Yo: ¿En serio?

Psicólogo: Su sonrojo aumenta a medida que la conversación avanza. Por eso deduzco que es tímido; porque ya está muy nervioso antes de que la chica le haga el cuestionamiento. Pero esa sonrisa cuando menciona “Depende” indica que ya espera que le pregunten sobre su homosexualidad o la relación que me contaste. Está acostumbrado a eso.

Yo: “Pobres, seguro les han preguntado mil veces”- pienso sin mencionar una palabra.

Psicólogo: Eso puede indicar que la conducta vuelve a ser operante. Es una respuesta que se repíte porque ya ha pasado en varias ocasiones. Lo que me confunde es esa sonrisa. Sí me preguntas, parece sonrisa de enamorado…

YO: …* Casi muero, lo juro. Estoy segura que no pude ocultar la sonrisa.

Psicólogo: Eso podría explicar por qué no les incomodan los señalamientos y no actuán de forma hostil ante los mismos. Pero parece que ya hubieran tenido oportunidad de hablar del tema con anterioridad. Ambos chicos no responden a los cuestionamientos y toman actitudes muy parecidas.

Yo: Reaccionan de forma defensiva pero no agresiva. Se sienten avergonzados, pero no molestos. Eso quiere decir que los señalamientos no les molestan ¿Verdad?

Psicólogo: Básicamente. Sí me preguntas, sólo con esto yo puedo entender por qué creen que son homosexuales…

Yo: “El psícólogo se volvió Shipper ahre”- Vale ya, eso fue lo que pensé, no me juzguen.

Psicólogo: En conclusión para tu proyecto ellos podrían hacer parte del grupo de individuos que no responden de forma hóstil ante los señalamientos. Por el contrario, parece que fuera parte de su vida diaria. No podría asegurar las razones exactas de su comportamiento sólo con ver esos vídeos, pero sí puedo asegurar que no les molesta en absoluto.

Yo: De acuerdo ¿Puedo hacerle una pregunta por simple y mórbida curiosidad?

Psicólogo: Claro, dime.

Yo: ¿Cree que las razones por la que no les molesta y reaccionan así, es porque en realidad los señalamientos son reales? ¿Es posible que sí tengan una relación?

Psicólogo: Es probable.

Yo: Vaya, mil gracias en serio.

Psicólogo: Un placer, en realidad fue un ejercicio interesante.

 Fin de la entrevista.

Al salir simplemente me tocó buscar un sitio solo y soltar parte de la emoción que sentía.

Advierto que YO no estoy asegurando ninguna relación. No ando confirmando Wigetta, ni mucho menos ando asegurando NADA. Simplemente ando contando lo que pasó sin alterar los hechos.

Cada quién es libre de creer lo que quiera…

Fue un placer hacer esto y os quiero.