opea

Stuff with good music, a series (I hope)

This time we have Giant Robo, the day the earth stood still.  As some background this is a re-bot of several Mitsuteru Yokoyama works.  The primary of which is, of course, Giant robo.  It’s made up of seven OVA episodes and is DAMN awesome.  Not only the music (which is also awesome) but the animation, the story, the characters (right Taiso, Alberto ;_;) and just about everything.  If you like anime in the slightest bit you would be doing yourself a favor to watch this.  If you like wuxia, or steampunk you should watch it.  If you like moving pictures watch it.  If you like still pictures watch it, then save as many screecaps as you can.  If you like awesome music watch it.  If you like super manly awesome characters watch it. 

About the only reason not to watch it is if flashing lights gives you epileptic seizures.  But that’s just barely and excuse, just barely.

ANYWAYS, onto the awesome music.  When you watch the opening title suddenly it hits you.  “Man this is cool”.  And then the opera begins.

No really it’s awesome, and sad.  (EVERYBODY ;_;) 

But it’s not all sad and death.  There’s the awesome of charging cause your giant robo.  And then there’s the heated battle of menOr you can just charge (Yoshi ;_;).

Look at that, six tunes in three short (really short) paragraphs.  And those are just the short one.  Like some violins, like Paris?  Well you’re out of luck on one of those.  (Sorry but the string quartet song is not up on youtube, maybe I’ll upload it + the greatest decisive battle full version later)

I mean really the biggest problem with giant robo is that the sequel never happened (the siege of babel ;_;).  You’ll notice all of my tears.  Well they mean something.  But that something is spoiler-tastic.  (doing that hurts on the inside ;_;)

Actually what I gave you was a decent, decent, smattering of music.  I don’t have much else to add but this

Until next time, check out some of the stuff I talk about, I might know what I’m talking about.  (gasp!)

“I am Elisabeth Lysandros. Firstborne of Count Minus Lysandros and Leena of the Gypsies. Countess of all that is South of the Karpithyen Mountains. Queen of Grecia and Empress of the East, Aegaen, and Golden Sands of the West. Conqueror of the Dragons and Usurper of the Espagnian Throne. Widow and Assassin of King Byron. Sister-in-Law and Cousin of King Ivan of Deva, mother of his daughter, and I will take what is mine North of the Karpithyen Mountains as he took what was mine in the Opeae Gardens.”

Elisabeth Lysandros…

Trying to convert my Opera to a book. Cut out a lot of the supernatural elements in favour of a more realistic take to present this sociopathic ruler.

So far…yeh…Opera is going great though!

Phantom of the Opera: Musical Challenge!

[7/10] Performers

~Peter Jöback.

First of all, for a Phantom with a generally higher vocal range he did an amazing job. A lot of people make fun of his character and his vocal choices but I think it’s primarily because it’s not similar to what they’re used to. His ease with higher notes makes his falsetto breathtaking and, in my opinion he did a wonderful job. Bravo!

Juno's Petition to Aeolus

Then did Juno suppliant petition Aeolus with such words:
“O, great Aeolus, for surely the father of gods and the king of
Men has granted to you this power to soothe and to raise the
Waves with the wind, this race most hated to me has now sailed the
Seas near Tyrrhenia, bearing their Troy into Italy, household
Gods, though defeated in war, too: strike with the force of your winds and
Crush the submerged ships, or else scatter the Trojans and send their
Corpses now over the whole sea. There are, in my possession,
Fourteen nymphs of surpassing attraction, and one of them, Dei-
Opea, she has the most spectacular form, and I shall pro-
Nounce her to you - joined stab'ly in wedlock most lasting - and all this
So that she will complete for man’ years with you for such merit
And her beauty will make you father of offspring desired.”

⌠ 5 aprile 1930 ~ Sala Comune di Serpeverde ~ Elphinstone e Ƈassıopea ⌡

[Elphinstone]

Quella mattina il treno sarebbe partito e, da Hogwarts, avrebbe condotto gli studenti alla stazione di King’s Cross, consentendo loro di trascorrere le proprie vacanze pasquali con le proprie famiglie. Elphinstone, però, aveva preso una decisione: non sarebbe tornato a casa, quella primavera. A sua madre aveva detto, inviandole un gufo qualche settimana prima, che sarebbe rimasto a scuola godendosi la tranquillità e il silenzio e usando quel tempo per prepararsi al meglio per i M.A.G.O. che avrebbe dovuto sostenere a giugno. La realtà, invece, era che non voleva per nessuna ragione rivedere suo padre, dopo quello che era successo. Sua madre non aveva avuto il coraggio di lasciarlo e lui, seppur con fatica, la capiva; era stato il suo primo e unico amore, l'uomo con quale aveva avuto due figli e, anche se si era comportato in maniera così spregevole e vergognosa, lei non riusciva a smettere di provare quei sentimenti che la tenevano legata a lui e a quella casa. Fortunatamente, anche sua sorella aveva deciso di restare e, su suo consiglio, aveva deciso di andare a vivere nella casa dei nonni dopo che la scuola sarebbe finita, mentre lui si sarebbe trasferito in una casa tutta sua, a Londra, e avrebbe iniziato a lavorare per il Ministero della Magia.

Era silenzioso, immerso nei suoi pensieri, osservando il fuoco che scoppiettava debolmente nel camino della Sala Comune, incredibilmente vuota rispetto al solito. Sebbene fosse aprile, la temperatura, sia fuori che dentro le mura del Castello, non era per nulla elevata, soprattutto dove la sua Casata trovava rifugio, nei sotterranei. Mentre si chiedeva se fosse il caso di andare a cercare la sorella o se fosse meglio aspettare l'ora di pranzo per parlarle e cercare di capire come si sentiva, la porta del dormitorio femminile si aprì e una ragazza, di qualche anno più piccola di lui, entrò nella Sala. Le rivolse una breve occhiata, cercando di associare il suo volto, senza dubbio già visto, ad un nome.
«Buongiorno, Black.»
Disse, subito dopo, riuscendo finalmente a ricordare almeno il cognome di colei che aveva di fronte. Nonostante fosse un ragazzo disponibile, non era particolarmente aperto e bravo a farsi degli amici, ma, probabilmente, parlare con qualcuno l'avrebbe aiutato a passare il tempo e a distrarsi dal caos che aveva in testa cosa che i libri e lo studio, quel giorno, riuscivano difficilmente a fare.

[Cassiopea]

I genitori di Cassiopea non si erano di certo limitati ad una sola lettera per invitarla a rientrare a casa per le vacanze di pasqua, ma gliene avevano inviate così tante che la ragazza a malapena riusciva a pensare ad una cifra che potesse approssimativamente avvicinarsi al numero giusto. Inutile dire che ogni lettera così come ogni tentativo di invitarla /gentilmente/ a salire sul treno era finito in fumo, letteralmente. Probabilmente i coniugi Black sarebbero anche riusciti a convincere la loro figlia ribelle a partecipare ad un po’ di vita mondana se non fosse che avevano commesso l’imperdonabile – ai loro occhi, indispensabile – errore di informarla che, durante il ballo organizzato dalla famiglia, le avrebbero presentato un “piacevole giovanotto di un’ottima famiglia” il che, per Cassiopea, equivaleva all’ennesimo sforzo da parte di mamma e papà di combinarle un altro matrimonio.
Il gufo di suo padre le aveva recapitato l’ultima lettera dal tono esasperato di sua madre e la giovane Black faceva correre distratta lo sguardo fra le righe e la calligrafia irregolare – forse a causa della rabbia – della donna, stesa comodamente sul suo letto nel dormitorio femminile. Richiuse la busta con un sospiro frustrato e si alzò, sistemandosi la gonna ed i capelli per rendersi almeno presentabile in Sala Comune, nell’eventualità che ci fosse qualcuno; si ritrovò a congratularsi con se stessa quando, uscendo dal suo dormitorio, si rese conto di non essere la sola Serpeverde rimasta a casa per le vacanze. Avendo troppo a cui pensare, si avvicinò verso il camino silenziosa, senza guardare o rivolgere la parola all’altro ragazzo di cui momentaneamente le sfuggiva il nome. Quando parlò, però, ebbe come un’illuminazione e il nome del ragazzo le venne in mente poco dopo.
« Elphinstone, anche tu qui. Niente vacanze a casa? »
Domandò per pura circostanza più che per vera e propria curiosità. Cassiopea non si era voltata verso il suo interlocutore neppure mentre gli rivolgeva quelle parole: china davanti al camino, vi aveva poggiato la lettera di sua madre e, dopo essersi risollevata in piedi, l’aveva incenerita con un incantesimo, contemplando i resti come se si trattasse di qualcosa di divertente, con un sorrisetto sulle labbra.
Se davvero un giorno Cassiopea si fosse sposata, l’avrebbe fatto con un uomo di cui era innamorata; certo, avrebbe scelto fra i migliori, non poteva permettere di insozzare il proprio buon sangue, ma il suo – e di questo era fermamente convinta – sarebbe stato un matrimonio d’amore e non di convenienza.

[Elphinstone]

«No, fortunatamente quest'anno me lo sono risparmiato.»Rispose, piuttosto freddamente, non perché avesse qualche problema con la ragazza con la quale stava parlando, piuttosto per il riferimento velato che aveva appena fatto al padre. Era arrivato ad un punto di non ritorno, si disse, un punto in cui ogni pensiero rivolto a quell'uomo, al quale una volta aveva voluto bene, era divenuto di puro odio e disprezzo. Normalmente, alla sua età, i ragazzi cercavano di seguire l'esempio dei genitori nell'iniziare il fatidico passaggio tra scuola e lavoro; lui, invece, avrebbe fatto di tutto per allontanarsi da quello che era suo padre, da quello che faceva, pensava e sosteneva. Il primo passo per realizzare tutto ciò era, senza dubbio, prendersi cura della sorella — o forse avrebbe dovuto dire sorellastra —, nonostante le sue origini non fossero quelle che aveva sempre pensato che fossero.«Mi sono risparmiato una sofferenza e, fortunatamente, sono riuscito a risparmiarla anche a mia sorella.»Aggiunse, quasi senza pensare. Col tempo aveva imparato che parlare senza riflettere troppo, confidarsi, poteva essere un grosso problema di quei tempi, soprattutto se si faceva parte della Casata di Serpeverde. Gli ideali di purezza del sangue erano molto radicati e, per un ragazzo come lui che sosteneva il diritto dei Nati Babbani ad avere un'istruzione magica e ad essere considerati sullo stesso piano di tutti gli altri, nonostante fosse Purosangue, era rischioso esprimere liberamente le proprie opinioni.«In ogni caso, questo non è un argomento particolarmente interessante, né tanto meno uno di quelli di cui sia piacevole parlare. Tu, invece, per quale motivo sei rimasta qui ad Hogwarts?»Chiese poi, cercando di sviare il discorso dalla piega che lui stesso gli aveva fatto prendere, spostando l'attenzione generale dalla sua situazione, dalla sua famiglia, per posarla su quella della ragazza che, nel frattempo, aveva compiuto un gesto tanto strano, bruciando una busta proprio difronte a lui, con noncuranza. Era solito farsi gli affari propri, ma, in quel momento, non poteva di certo negare che la ragazza Black avesse suscitato la sua curiosità.