onesty

Che posto abbiamo noi, esseri umani che percepiscono, decidono, ridono e piangono, in questo grande affresco del mondo che offre la fisica contemporanea? Se il mondo è un pullulare di effimeri quanti di spazio e di materia, un immenso gioco di incastri di spazio e di particelle elementari, noi cosa siamo? Siamo fatti anche noi solo di quanti e particelle? Ma allora da dove viene quella sensazione di esistere singolarmente e in prima persone che prova ciascuno di noi? Allora cosa sono i nostri valori, i nostri sogni, le nostre emozioni, il nostro sapere? Cosa siamo noi, in questo mondo sterminato e rutilante? Nel grande quadro della scienza contemporanea ci sono molte cose che non capiamo, e una di quelle che capiamo di meno siamo noi stessi. “Noi”, esseri umani, siamo prima di tutto il soggetto che osserva questo mondo, gli autori, collettivamente, di questa fotografia della realtà che ho provato a comporre. Siamo nodi di una rete di scambi, nella quale ci passiamo immagini, strumenti, informazioni e conoscenza. Del mondo che vediamo, siamo anche parte integrante, non siamo osservatori esterni. Siamo situati in esso. La nostra prospettiva su di esso è dall’interno. Siamo fatti degli stessi atomi e degli stessi segnali di luce che si scambiano i pini sulle montagne e le stelle nelle galassie. Man mano che la nostra conoscenza è cresciuta, abbiamo imparato sempre di più questo nostro essere parte, e piccola parte, dell’universo. Pensavamo di essere sul pianeta al centro del cosmo, e non lo siamo. Pensavamo di essere una razza a parte, nella famiglia degli animali e delle piante, e abbiamo scoperto che siamo discendenti degli stessi genitori di ogni altro essere vivente intorno a noi. Abbiamo bisnonni in comune con le farfalle e con i larici. Nel mare immenso di galassie e di stelle, siamo un infinitesimo angolo sperduto; fra gli arabeschi infiniti di forme che compongono il reale, noi non siamo che un ghirigoro fra tanti. Le immagini che ci costruiamo dell’universo vivono dentro di noi, nello spazio dei nostri pensieri, ma descrivono più o meno bene il mondo reale di cui siamo parte. Quando parliamo del Big Bang o della struttura dello spazio, quello che stiamo facendo non è la continuazione dei racconti liberi e fantastici che gli uomini si sono narrati attorno al fuoco nelle sere di centinaia di millenni. E’ la continuazione di qualcos’altro: dello sguardo di quegli stessi uomini, alle prime luci dell’alba, che cerca tra la polvere della savana le tracce di un’antilope – scrutare i dettagli della realtà per dedurne quello che non vediamo direttamente, ma di cui possiamo seguire le tracce. Nella consapevolezza che possiamo sempre sbagliarci, e quindi pronti ogni istante a cambiare idea se appare una nuova traccia, ma sapendo anche che, se siamo bravi, capiremo giusto e troveremo. Questa è la scienza. C’è una questione in particolare, riguardo a noi stessi, che ci lascia spesso perplessi: che significa che siamo liberi di prendere delle decisioni, se il nostro comportamento non fa che seguire le leggi della natura? Non c’è forse contraddizione fra la nostra sensazione di libertà e il rigore con cui abbiamo ormai compreso si svolgono le cose del mondo? C’è forse qualcosa in noi che sfugge le regolarità della natura, e ci permette di torcerle e sviarle con il nostro stesso pensiero? No, non c’è nulla in noi che sfugge le regolarità della natura. Se qualcosa in noi violasse le regolarità naturali, l’avremmo già scoperto da tempo. Non c’è nulla in noi che violi il comportamento naturale delle cose. Noi siamo sorgente di stupore per noi stessi. Abbiamo cento miliardi di neuroni nel nostro cervello, tanti quante le stelle di una galassia, e un numero ancora più astronomico di legami e combinazioni in cui questi possono trovarsi.  Di tutto questo non siamo coscienti. “Noi” siamo il processo formato da questa complessità, non quel poco di cui siamo coscienti. Quando abbiamo la sensazione che “sono io “a decidere, non c’è nulla di più corretto: chi altri? Io, come voleva Spinoza, sono il mio corpo e quanto avviene nel mio cervello e nel mio cuore, con la loro sterminata e per me stesso inestricabile complessità. L’immagine scientifica del mondo, non è allora in contraddizione con il nostro sentire noi stessi. I nostri valori morali, le nostre emozioni, i nostri amori, non sono meno veri per il fatto di essere parte della natura, di essere condivisi con il mondo animale o per essere cresciuti ed essere stati determinati dai milioni di anni dell’evoluzione della nostra specie. Anzi, sono più veri per questo: sono reali. Sono la complessa realtà di cui siamo fatti. La nostra realtà è il pianto e il riso, la gratitudine e l’altruismo, la fedeltà e i tradimenti, il passato che ci perseguita e la serenità. La nostra realtà è costituita dalle nostre società, dall’emozione della musica, dalla ricche reti intrecciate nel nostro comune sapere, che abbiamo costruito insieme. Della natura siamo parte integrante, siamo natura, in una delle sue innumerevoli e svariatissime espressioni. Quanto è specificatamente umano non rappresenta la nostra separazione dalla natura, è la nostra natura. E’ una forma che la natura ha preso qui sul nostro pianeta, nel gioco infinito delle sue combinazioni, dell’influenzarsi  e scambiarsi correlazioni, e l’informazione fa le sue parti. Chissà quali e quante altre straordinarie complessità, in forme forse addirittura impossibili da immaginare per noi, esistono negli sterminati spazi del cosmo… C’è tanto spazio lassù, è puerile pensare che in quest’angolo periferico di una galassia delle più banali ci sia qualcosa di speciale. La vita, sulla Terra, non è che un assaggio di cosa può succedere nell’universo. La nostra anima non ne è che un altro. Noi siamo una specie curiosa. Non siamo curiosi contro natura: siamo curiosi per natura. Penso che la nostra specie non durerà a lungo. Non pare avere la stoffa delle tartarughe, che hanno continuato ad esistere simili a se stesse per centinaia di milioni di anni, centinaia di volte di più di quanto siamo esistiti noi. Apparteniamo a un genere di specie a vita breve. I nostri cugini si sono già tutti estinti. E noi facciamo danni. Siamo forse la sola specie sulla Terra consapevole dell’inevitabilità della nostra morte individuale: temo che presto dovremo diventare anche la specie che vedrà consapevolmente arrivare la propria fine o, quanto meno, la fine della propria civiltà. Nasciamo e moriamo, come nascono e muoiono le stelle, sia individualmente che collettivamente. Questa è la nostra realtà. Per noi, proprio per la sua natura effimera, la vita è preziosa. Perché, come scrive Lucrezio, “il nostro appetito di vita è vorace, la nostra sete di vita insaziabile". Ma immersi in questa natura che ci ha fatto e che ci porta, non siamo esseri senza casa, sospesi tra due mondi, parti solo in parte della natura, con la nostalgia di qualcosa d’altro. No: siamo a casa. La natura è la nostra casa e nella natura siamo a casa. Questo mondo strano, variopinto e stupefacente che esploriamo, dove lo spazio si sgrana, il tempo non esiste e le cose possono non essere in alcun luogo, non è qualcosa che ci allontana da noi: è solo ciò che la nostra naturale curiosità ci mostra della nostra casa. Della trama di cui siamo fatti noi stessi. Noi siamo fatti della stessa polvere di stelle di cui sono fatte le cose e sia quando siamo immersi nel dolore sia quando ridiamo e risplende la gioia, non facciamo che essere quello che non possiamo che essere: una parte del nostro mondo. Per natura amiamo e siamo onesti. E per natura vogliamo sapere di più. E continuiamo a imparare. La nostra conoscenza del mondo continua a crescere. Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.

 - V. Van Gogh, “Notte stellata” (dettaglio) 
- C. Rovelli, “Sette brevi lezioni di fisica”

Ora come ora è tutto molto complicato. Nessuno ti chiede di uscire per un vero appuntamento; loro chiedono solo di uscire giusto per , quindi dopo che hai accettato questo meraviglioso invito c’è la possibilità di passare 4 giorni ad ignorarvi a vicenda. Siete andati al cinema? Avete cenato insieme? L’avete fatto in macchina? Avete preso un volo per Parigi e vi siete ubriacati sotto la torre Eiffel? Chissenefrega! Era solo ”un’uscita” amichevole, giusto? Se provi a chiederti cosa avesse significato per lui quel tempo che avete passato insieme, c’è solo una persona che vi può rispondere : quella con cui siete usciti ”amichevolmente”. Ah,aspetta. Non puoi chiederglielo , ecco perchè.

Viviamo in un modo dove le persone hanno paura di provare dei sentimenti genuini, o se proprio va alla grande, hanno paura di mostrarli. Quando qualcuno è arrabbiato con te per qualcosa non riceverai una chiamata per parlarne e chiarire. Al posto di chiarire ci sarà un atteggiamento abbastanza patetico, dove tramite i social ti dedicano frasi, frecciatine e tutta la cattiveria che provano in piccole dosi. Se ti piace qualcuno, non glielo dici ; devi far vedere che ti interessa ma non troppo , sennò si prendono paura. Non ti piace questo modo di vivere moderno? Ca**i tuoi. La vita ”moderna” sembra una sorta di grande gioco e se non giochi secondo le regole che la società ti detta perdi, e se perdi ti ritrovi sola sotto la doppia trapunta d’estate a chiederti cosa hai sbagliato.

Non chiedere di uscire due notti di fila. Se hai scritto tu il primo messaggio l’ultima volta che vi siete sentiti , devi aspettare che sia lui a scriverti ora. Non scrivere tu per due volte di fila. Se alla fine decidete di intraprendere una relazione devi essere attenta a ogni parola che usi. Tutto è fatto tramite messaggi digitali. Fa strano chiamare qualcuno nel mondo moderno giusto per avere una conversazione o pianificare qualcosa da fare insieme, dobbiamo ansiosamente aspettare la risposta sul telefono, che forse neanche arriverà. Per capire se uno stron*o ha o no intenzioni serie con te ci metti gli anni che ti ci sono voluti per prendere la laurea in medicina.

Se qualcuno mi piace, voglio uscirci. Eppure a me sembra così semplice. O è così che dovrebbe essere. Ma nella società in cui viviamo, deve essere tutto complesso. Se parlo troppo con lui, sono una disperata. Se trovo sempre tempo per lui quando mi chiede di uscire, sono di nuovo disperata e non ho mai nulla da fare. Se gli ci vogliono 3 ore per rispondermi al messaggio, e ho il telefono in mano quando ricevo la sua risposta, devo aspettare sennò sembro nuovamente una disperata. E mi chiedo sempre : Perchè sto giocando a questo stupido gioco?

Perchè non posso chiamare qualcuno se ho piacere di parlarci? Perchè se dimostro che mi importa sono catalogata come disperata? Se mi arrabbio quando uno fa il cogli*ne sono un’acida pazza. Lasciate che vi dica una cosa; non voglio essere questo tipo di ragazza. Non lascerò che qualcuno controlli la mia persona. Nessuno dovrebbe avere questo potere su un’altra persona. Sono stanca sinceramente di vivere in un mondo in cui per ricevere l’attenzione di una persona devi dimostrare che te ne freghi di lei. Sono stanca di questo stupido gioco che donne e uomini usano per mantenere il controllo.

Questo è ciò che penso : smettiamo di essere dei completi idioti. Dobbiamo rispettare le persone e dir loro la verità. Se qualcuno ti rende felice, diglielo. Se non ti interessa qualcuno, diglielo. Non ignorate le persone nella speranza che loro spariscano.Direi che è arrivata l’ora di smettere di darsi appuntamento giusto per fare qualcosa e se poi qualcosa non va bene mandare stupide frecciatine tramite i social. Siate onesti.

Interrogazione di italiano, seconda ora, 3 persone alla lavagna, 5 sedute tra i banchi , tutto il resto della classe a casa o in un bar. Lara è lì, con le occhiaie sotto gli occhi , a rispondere a tutte le domande che il prof le pone, a volte incerta, a volte un po’ meno.

Lui li manda a posto, dice “avreste potuto fare di più”. Lara borbotta e il prof, sbuffando, gli chiede cosa c'è che non va.
“No niente, è che … avrei potuto fare di più , lei dice, ma quando prof? Ci ha assegnato 40 pagine da studiare in due giorni, ieri sono stata tutta la giornata fino a mezzanotte, stamattina mi sono svegliata alle 5 per ripetere, quando lo avevo il tempo per fare di più? E lei , quando se ne viene dicendo che non dobbiamo stare vicino a questi aggeggi elettronici perché ci portano via il sonno, lei predica bene e razzola male? > quando lei non ci dà nemmeno l'opportunità di uscire. Solo il fine settimana abbiamo per riposarci e ci troviamo a studiare per il lunedì. Non vedo i miei amici da una settimana prof, poi ci dice che socializzare è importante.”

“ Signorina, qui ognuno deve imparare a prendersi le proprie responsabilità.”

“Già, e lei è il primo che non lo fa eludendo le mie domande. Perché non mi risponde prof? Quando avrei potuto fare di meglio? Non avrei dovuto dormire stanotte? E poi prof, i miei compagni, loro che per evitare di essere chiamati alla cattedra non si sono presentati, loro non devono prendersi le proprie responsabilità? La verità è che questa scuola tutto insegna tranne che ad essere onesti. Ci insegna a vivere si, in modo meschino, adottando sotterfugi, trovando scuse. Non ci avrei messo niente a non presentarmi, a farmi firmare una giustifica da mamma o addirittura avrei potuto falsificarla come farà la metà degli assenti domani. Lei cos'avrebbe potuto dire? Nulla, e avrei posticipato l'interrogazione alla prossima settimana, sempre che non trovi qualche altra giustificazione.”

“Cosa vuoi dirmi adesso? Vuoi che ti ri interroghi la prossima settimana?”

“No prof, io voglio solo che lei si renda conto che ci chiedete pure l'anima mentre ci esortate a tenercela stretta. Io voglio che lei capisca che tutto lo schifo del mondo comincia da qui. Il problema degli assenteisti, delle finte malattie, degli alibi falsi in tribunale, degli scaricatori di colpe… Sono abitudini che cominciano da qui e lei sembra non farci caso. Non voglio niente prof, solo aprirle gli occhi, solo dirle che tutti gli autori che denunciavano l'ipocrisia del loro tempo avevano ragione, ma voi preferite scegliere le poesie carine d'amore, quelle che qualche verso lo infiliamo pure in uno stato su Facebook, che sono belle eh, non fraintendetemi, ma non hanno sapore. Sono belle, ma che me ne faccio io di sapere quanto sono biondi i capelli di Laura?Loro non m'insegnano come essere una persona migliore , e nemmeno voi.”

—  About a moonlight
Posso dirvi una cosa in modo schietto?
Stiamo sempre e costantemente a preoccuparci delle banalità della vita, ‘perché non mi ha scritto?’, 'perché non ho il naso perfetto?’, 'perché non riesco a dimagrire?’, 'perché mia mamma non mi capisce?’.
Perché, perché, perché.
Solo stupidi perché. 
Insulsi, inutili, superflui.
Dovremmo riuscire ad essere un po’ più onesti con noi stessi, un po’ più profondi nell'angosciarci delle cose, fondamentalmente, banali della vita e preoccuparci di più degli affetti che da sempre ci circondano.
Dovremmo semplicemente essere più maturi, e capire che i 'perché’ più devastanti e angoscianti non sono quelli che sempre ci ronzano intorno. 
Migliaia di persone hanno perso una madre, un padre, un fratello.
Milioni di persone ogni giorno lottano in letti di ospedale per tenersi attaccati alla vita, vita di cui noi tanto ci lamentiamo.
Per tenere i piedi ben piantati a terra e non spiccare il volo altrove.
E sapete, a loro basterebbe solamente poter respirare bene, poi sarebbero felici.
A noi sfugge la semplicità delle cose.
La semplicità della vita.
La semplicità della felicità.
Quindi noi, noi stupidi e banali mortali, dovremmo semplicemente essere immensamente grati alla vita per il grande e gratuito dono della salute e smettere di lamentarci.
Io sono una che vuole le cose chiare.
Detesto i segreti e i sotterfugi.
Ho bisogno di sapere che chi mi sta davanti è trasparente.
Io non sono una persona che si nasconde.
Siate limpidi, che ad esserlo non c'è mai nulla di male!
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Non si può vivere di dolci, ma non puoi farne a meno. E’ come con l’amore: non puoi vivere di solo amore ma non puoi farne senza. Se lo fai, allora fai una vita di surrogati come fanno i diabetici. Ti metti ad amare i cani, i gatti, l’arte, i viaggi, ma sono tutte alternative che ci si crea per sostituire il bisogno fondamentale: l’amore. Ora nei dolci è la stessa cosa, non puoi mangiare tutto il giorno dolci, nello stesso tempo non puoi far finta che i dolci non esistono, vivere una giornata di astinenza per poi alzarti la notte e divorarti tutto un vassoio di pasticcini. Devi quindi vivere i dolci nel modo giusto. Non devi farne un’attività segreta e nascosta come se mangiare la pasta di mandorle e bignè alla crema equivalesse a masturbarsi. Fanne un’attività sociale, trovati con un amico o amica o visitalo con un vassoio di dolci, parlate di questo e di quello, vi bevete un passito, un bicchiere di marsala, e giù uno o due pasticcini, una fetta di torta, un gelato. Come con l’amore, il dolcetto bisogna gustarlo con qualcuno se no diventa solo una stimolazione personale della gioia, un appagarsi da soli chiudendo il mondo fuori della porta. Il che ha un senso di sbagliato che in fondo ci piace, ma che alla lunga potrà mai soddisfarci? Concludo, amare, come per i dolci, non fa male, è una cosa naturale, e con i dolci, come nell’amore, bisogna essere onesti, altrimenti diventano un feticcio dietro cui nascondi cose che non sai affrontare diversamente. Ora devo lasciarti che ho un bel vassoio di paste di mandorle che mi aspetta….


You can not live only with cakes and sweets, but you can live without. It’s like with love: you can not live only with love but you can not live without it. If you do, then you start to looking for surrogate like are doing diabetics. You start to love dogs, cats, art, blogs, travel, but they are all alternatives that have been created to replace the fundamental need: love. Now in sweets is the same thing, you can not eat all the sweet day, at the same time you can not pretend that sweets do not exist, have a day of abstinence and then get up at night and devour a whole tray of pastries. So, you have to face the sweets in the right way. You do not have to do it as a secret and hidden activity as if you are eating almond paste and bunches of cream like if you masturbate. Make it a social activity, meet with a friend or visit them with a cake, a sweets tray, talk about this and that, drink a glass of Pantelleria Passito, a glass of marsala, and eat one or two pastries, a slice of cake, a ice cream. As with love, you must have to enjoy sweets with someone, otherwise it become only a personal stimulation of joy, a self-satisfaction by closing the world outside the door. Probably it is the type of mistake that we really like, but it can satisfy us for long time? I conclude, loving, like for sweets, does not hurt, it’s a natural thing, and with sweets, like in love, you have to be honest, otherwise you become a fetish behind which you hide things you do not know how to deal differently. Now I have to let you: have a nice tray of almond paste that awaits me ….

“il vostro sorriso sconfigge la morte”

Non cliccate soltanto sul “mi piace”
facciamo girare qui su Tumblr il sorriso di Paolo e Giovanni..
il sorriso di due uomini onesti..


Fra pochi giorni sarà l'ennesimo anniversario dell'attentato di Capaci.. Ma più di tutto nella mia memoria è scolpito il ricordo di ciò che avvenne il 25 maggio del 1992..
ero poco più di un ragazzo..
ricordo quel giorno.. il giorno dei funerali del giudice Falcone, di sua moglie e degli uomini della scorta..
ricordo la rabbia dei poliziotti..
ricordo il disgusto dei giudici..
ricordo i “politici” accolti a Palermo tra urla, sputi e insulti..
ricordo il grido dei palermitani onesti…
“Vergogna, vergogna assassini!!”

ed ancora oggi a distanza di più di vent'anni non sappiamo la verità sulla loro morte..
il silenzio di chi tace è complicità..
con il vostro silenzio continuate ad ucciderli ogni giorno!!!

Si racconta che una sera Paolo Borsellino disse a Giovanni Falcone, il suo grande amico di sempre queste parole:

“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte:
”Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero…
ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”


@struruso non smetterò mai di dire che “la mafia è una montagna di merda”

il vostro sorriso viva per sempre..
per non dimenticare!!!

IL MIO PERCORSO RESTA TALE E QUALE
• Essere criticamente razionali e non razionalmente prigionieri.
• Essere sanamente scettici e spietati ma mai liturgici o dogmatici.
• Usare l'intuizione come radar e mai come locomozione.
• Se l'orizzonte intravisto lo permette, osare, sempre e comunque.
• Usare prima lo scudo e poi la spada, e non viceversa.
• Proseguire fino in fondo, in avanti e verso l'alto.
• Strafottersene dei sordi, dei ciechi, dei bugiardi e degli idioti.
• Inseguire geometrie e non circoli viziosi.
• Essere sinceri e onesti con gli altri e con se stessi.
• Non guardare in faccia a nessuno.
• Trasformare una scintilla in fuoco, in senso figurato.
• Stimolare la mente delle persone, e indirizzarla al futuro.
• Diffidare di qualunque “rivelazione” ma affidarsi solo al ragionamento.
• Rimanere sempre lontani da qualunque compromesso.
• Combattere gli psicopatici e la loro azione nel mondo.
• Difendere sempre le persone care e azzerare le ingiustizie.
• Schiaffeggiare il potere senza riserve, se lo merita.
• Trinciare tutti i bastoni che si mettono tra i raggi della ruota delle bicicletta.
• Asservire l'intelligenza alla coscienza e non al nulla.
• Non perdere mai la memoria della propria origine.

-Due anni fa composi questo pezzo con tutti questi punti in mente, punti che ora ho spacchettato uno per uno.

—  Massimo Teodorati
Basta con queste cosce che sembrano prosciutti.
Basta con questi fianchi sproporzionati.
Basta con questo schifo di fisico che mi ritrovo.
Voglio essere magra, voglio essere bella, desiderata.
Perché siamo onesti, alle ragazze col bel fisico si perdona tutto.
Anche di essere stronze.
—  Bacialcherosene
Ecco perché non hai trovato la tua anima gemella.
  • Ariete,  non è ancora pronto a trovare l’amore perché non ha vissuto abbastanza la sua vita da single. Quando la sua vita “libera” non sarà più gratificante, allora, quello sarà il momento per sentirsi pronto a cercare l’amore.
  • Toro , fatica a trovare l’amore perché semplicemente non lo cerca! Infatti, tale persona, preferisce dedicarsi anima e corpo al lavoro o alla carriera, anche se allo stesso tempo desidererebbe avere qualcuno a fianco. Due piedi in una scarpa? Sarà possibile avere l’amore e non perdere le proprie mete o obiettivi solo organizzandosi bene.
  • Gemelli, non riescono a trovare l’amore o ad allacciare relazioni perché conoscono molto poco di sè. Quindi, l’ideale sarebbe prima conoscere se stessi, capire cosa si cerca, e solo allora sarà possibile trovare qualcuno da amare ed essere amati.
  • Cancro, non trovano ancora la persona della loro vita semplicemente perché sono spaventati dall'altro sesso e nello steso tempo tendono a velocizzare i rapporti, quindi a passare da una tranquilla frequentazione a piani di matrimonio in maniera repentina e no gradualmente.
  • Leoni, hanno difficoltà a trovare l’amore o a stringere una relazione duratura perché hanno un forte spirito indipendente e si chiudono dentro se stessi respingendo così gli altri. Per trovare realmente l’amore, il primo passo è di aprirsi di più, ma soprattutto, non avere timore di aprire il proprio cuore.
  • Vergine ,non trovano l’amore perché sono intrappolati ancora nel passato. Sì, pensano al loro ex, di come sia andata male la relazione e quindi si preoccupano di rivivere questo fallimento anche nella nuova storia. Se si vuole guardare al futuro, bisogna smettere di guardare al passato e aprirsi completamente al secondo amore.
  • Bilancia,  le cose sono diverse perché nel loro caso non riescono a trovare l’amore perché permettono alla loro timidezza di controllare la loro vita, e quindi non si lasciano andare, sotto tutti gli aspetti. Ma se vogliono trovare l’amore devono essere onesti con se stessi e con  gli altri e farsi guidare di più dall'istinto che dalle paure.
  • Scorpioni ,ancora non trovano l’amore perché sono troppo razionali e scettici che l’amore vero possa davvero esistere, e quindi si convincono che restare da soli sia la soluzione migliore per non essere mai delusi. Ma se non si lascia che l’ottimismo entri nella propria vita si avranno giorni cupi e non si troverà mai la persona giusta.
  • Sagittario, che non trova l’amore, è perché semplicemente ha paura di impegnarsi seriamente e si spaventa all'idea di assumersi delle responsabilità. Inoltre tende a scappare quando si presentano difficoltà. Ma se si vuole avere una persona accanto bisogna avere una visione dell’amore e della vita più luminosa.
  •  Capricorno,  non trova la persona adatta perché teme le critiche e non riuscirebbe a tollerarle nel momento in cui potesse riceverle in qualche modo. In altre parole, questo tipo di persona è riluttante ad accettare consigli, suggerimenti, e quindi getta immediatamente la spugna qualora il partner facesse una richiesta, seppur ragionevole. Eppure, perché un rapporto duri e sia felice, bisogna essere disposti a fare compromessi.
  • Acquario, è troppo pretenzioso riguardo l’amore, ha delle aspettative troppo alte o troppo assurde. Se si vuole avere qualcuno accanto è bene avere degli standard più realistici e convincersi che non esiste la perfezione.
  • Pesci, hanno paura dei cambiamenti. Vogliono vivere alla giornata e, soprattutto, non intendono cambiare la propria vita o abitudini. Ecco perché faranno fatica a stringere relazioni durature. Se non si fanno cambiamenti in questo modo di vedere distorto, si finirà poi per restare davvero da soli.
L'ho scritta per te questa storia.
Perché quando tu avrai i tuoi diciotto anni, io avrò già dimenticato i miei e non potrò aiutarti a viverli. Perché il mio cuore avrà già rallentato e ti guarderò distante: soffrirai di un amore che mi sembrerà troppo giovane per piangerci, ti dirò “Dai, sono sciocchezze…”, come se non avessi pianto anch'io per un amore simile… Ti guarderò sorridere senza un motivo, quando avrai fatto l'amore per la prima volta e penserai di poterti mettere il mondo in tasca, perché è piccolo in confronto a quello che hai dentro. E io avrò già dimenticato cosa significa sorridere senza un motivo.
“Perché ridi?” Te lo chiederò, perché essere grandi è un po’ come tornare bambini: si chiedono sempre i “perché”. Tu, invece, non te ne chiederai tanti, amerai e basta, così, senza un perché.
Non sarò onesta, perché è difficile essere onesti coi propri ricordi. Però, sono stata previdente: ho rinchiuso quei ricordi nella carta, nei margini di un foglio, quando erano ancora vivi, lucidi d'inchiostro. Così, potrai leggere e ti sentirai meno sola.
E’ per te questa storia.
Forse, all'inizio, non ti piacerà.
Forse ti sembrerà assurda e non vorrai crederle: come si possono vivere tante emozioni in così poco tempo?
Lo scoprirai.
E capirai che, a diciotto anni, il cuore scatta e corre più veloce dei minuti, più veloce dei secondi.
Bussa, bussa, bussa… e tu non guarderai allo spioncino, perché a diciotto anni si ha tanta fretta e poco sospetto. Non chiederai “Chi è?”, aprirai la porta e lo lascerai entrare. E ogni volta chiederai al tuo cuore “Che vuoi?”; la risposta sarà sempre la stessa: “Un po’ d'Amore”.
E qualche volta, lo caccerai dal petto, gli darai dello stupido, gli dirai di andarlo a cercare da qualche altra parte. Ma, il più delle volte, lo farai accomodare e gli darai quello di cui ha bisogno.
E anche quando qualcuno te lo farà a pezzi, e ti sembreranno troppo piccoli per essere rimessi insieme, basterà un nuovo incontro per guarire. Perché, a diciotto anni, la carne cicatrizza subito.
Lo scoprirai.
E capirai che il tempo, questo tempo che corre, che ci cronometra la vita, che ci dà il ritmo, non è+ poi così veloce… Superalo, taglia il traguardo prima di lui!
Io ti guarderò vincere e sarò fiera di te.
E forse, anche di me.
—  Ma le stelle quante sono - Giulia Carcasi

Non mi fido dei panda. Gli animali devono fare due cose: mangiare e scopare. I panda non si preoccupano della seconda e quindi dovrebbe essere il loro modo di comunicarci che basta, non ce la fanno più, si sono rotti. Vogliono estinguersi. Ma noi ci accaniamo e gli facciamo vedere i porno dove ci sono panda che scopano così gli viene voglia. E loro non scopano lo stesso. Non mi fido di chi guarda porno e non gli viene voglia di scopare.
Non mi fido di chi non conosce almeno dieci categorie di porno diverse.
Non mi fido di chi ha inventato la categoria “panda che scopano”.
Non mi fido di quelli nati dal 94 in poi. Non è cattiveria. Di preciso non mi fido di quelli nati dopo il 17 luglio 1994 perché non hanno visto Baggio sbagliare il rigore quindi non sanno cosa voglia dire veramente la fine di un sogno, la caduta di un eroe. Certo, ci sono state altre delusioni. Ma quella è la vera Delusione. Anche uno nato nel 93, che non poteva capire quello che stava succedendo, l’ha sentita. Un tremito nella forza e migliaia di voci spegnersi all’unisono. Da dopo il 94 nasci già senza speranza e lo vedi in quegli occhi. Noi abbiamo visto la speranza morire in mondovisione e non mi fido di chi non ha perso qualcosa.
Non mi fido di chi lascia cibo nel piatto. Categoricamente.
Non mi fido di chi non lascia il posto ad un anziano su un autobus.
Non mi fido di chi riesce a controllarsi e non sbirciare in una scollatura, non è umano. È un alieno o un appassionato della categoria panda su youporn.
Non mi fido di chi se la prende per qualunque cosa e oggigiorno tutti se la prendono per qualcosa e tutto fa girare le palle a qualcuno e non mi fido di chi non riesce a sbattersene e dire vabbé, siamo miliardi su questo pianeta, ci sarà sempre una parola detta male che mi farà girare il cazzo.
Non mi fido di chi lascia troppo potere ad una parola.
Non mi fido di chi non si lava le mani dopo essere stato in bagno.
Non mi fido dei cinema e devo sedermi sempre nei posti esterni, odio quelli interni, odio far alzare le persone.
Non mi fido dei bagni senza serratura.
Non mi fido delle persone senza serratura che ti lasciano entrare ovunque.
Non mi fido di chi si descrive e non si racconta.
Non mi fido di chi non conosce almeno il 95% delle parole di Quelli che benpensano.
Non mi fido di chi non aiuta le lumache dopo la pioggia.
Non mi fido di chi non salva un file su cui sta lavorando altre due volte dopo averlo salvato con successo la prima.
Non mi fido del meteo e penso dovrebbero essere molto più onesti e dire che in quel momento stanno guardando fuori dalla finestra.
Non mi fido di chi si affida all'oroscopo o ai segni per credere di comprendere una persona. Per me sei uno stronzo, qualunque sia la tua data di nascita.
Non mi fido di chi dice che tutti i bambini sono belli.
Non mi fido di chi dice che esistono gatti brutti e gatti belli perché non è vero tutti i gatti sono bellissimi.
Non mi fido di chi non odia almeno una cosa.
Non mi fido di chi dice sempre la verità e non ha nulla da nascondere. Preferisco una bugia detta bene, con cura, creata apposta per non ferirmi, ricamata su misura per rendermi tranquillo.
Non mi fido di chi non risponde alle mail perché non sono arrivate. Davvero? Nel 2015? Riusciamo a spedire un robot su un meteorite a infiniti chilometri di distanza e vuoi farmi credere che a te non arriva una cazzo di mail?
Non mi fido di chi non riesce ad ammettere di essersi dimenticato o di non aver avuto voglia di rispondere, non c’è niente di più gentile del far capire a qualcuno la differenza di valore che ci si attribuisce. A meno che non si inventi una bugia bella. Non mi è arrivata la tua mail ma ho sentito dire che è arrivata al robot sul meteorite che adesso sta facendo le valigie per tornare sulla terra ed uscire con te. Lo so di per certo lui ci tiene molto. Io no, ma il robot tanto.
Non mi fido di chi ti sogna vestito che già che c’eri potevi sforzarti e far succedere qualcosa, almeno lì. È una forma di rispetto sognarsi nudi.
Non mi fido di chi crede di avere tutte le risposte.
Non mi fido di chi non si pone tutte le domande.
Non mi fido di chi non ha almeno una collezione.
Non mi fido di chi non sa annoiarsi.
Non mi fido di chi non riesce ad arrivare fino in fondo ad un post che è un elenco lungo ed infinito e si perde cose inserite a caso tipo mi sono sempre chiesto quale delle due banane in pigiama fosse quella passiva.
In generale tendo a non fidarmi e più passa il tempo e meno mi fido. Non è stronzaggine. Non è perché non mi piace niente. Al contrario. Mi piacciono un sacco di cose ed è proprio per questo che non mi fido. Se qualcosa mi piace automaticamente divento sospettoso. La devo conoscere. Affrontare. Se mi fidassi non esplorerei con attenzione. Non baderei a dove metto i piedi. Non ti porrei tutte le domande possibili per scoprire che sarà davvero bello arrivare a fidarmi. Forse.

“I «Quartieri», a Napoli, sono tutti i vicoli che da Toledo si dirigono sgroppando verso la città alta. Vi formicolano i gatti e la gente; incalcolabile è il loro contenuto di festini nuziali, di malattie ereditarie, di ladri, di strozzini, di avvocati, di monache, di onesti artigiani, di case equivoche, di coltellate, di botteghini del lotto: Dio creò insomma i «Quartieri» per sentirvisi lodato e offeso il maggior numero di volte nel minore spazio possibile.”

- Giuseppe Marotta