oltre il muro

la seconda cosa che odio profondamente, dopo il prototipo del demente standard che segue il calcio e tifa una squadra a caso di analfabeti milionari, è il piccolo cane mezzasega che, occhio fisso e sbarrato, latra e ringhia senza motivo verso il mio polpaccio o, in alternativa, verso un qualcosa che esiste soltanto dentro il suo micro-cervello della gandezza di una nocciola (più del doppio di quello del suo padrone).

oltre il sottile muro che separa il mio appartamento da quello adiacente, vive appunto una simpatica abbinata di entrambi i suddetti elementi.

Marco la ama
Come sa amare Venezia
Un amore profondo
E leggera tristezza
Le prende la testa come se lei avesse sete
E le stelle oltre il muro
Sono un fatto sicuro
Per chi non ha gli occhi stanchi
—  Flavio Giurato, da “Marco e Monica”