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Questo Pierpaolo è un genio o le donne sono tutte sfigate ?
😂😂😂😂
ESSERE UNA DONNA SINGLE È UNA SCHIFEZZA
13 GIUGNO 2016
PIERPAOLO MANDETTA
Vagamente al femminile

Io ti capisco, donna. Veramente.

A scuola ti sorride, ti corteggia, bacini, mani intrecciate, mimose per la festa della donna, le rose per il tuo compleanno, e quando un po’ restia accetti di dargliela perché se l’è sudata, lo dice a tutti e diventi la mignotta della Quinta B.

Sogni l’amore vero, da cinema, e ti dicono che corri troppo, non stargli addosso, sei sempre la solita.

Freni, sparisci per qualche giorno per vedere se ti cerca ma sparisce pure lui.

Ma come, sembrava preso, per tre sere ha detto resta a dormire, mi ha regalato un portachiavi…

Aspetti, alla fine chiami tu e ti risponde scusa, ho un esame martedì, sto lavorando troppo, vediamoci sabato, andiamo a mangiare una pizza e poi magari cinema.

Va bene, povero, ha detto che è pieno di lavoro.

Sabato aspetti ancora che si faccia vivo, ha detto pizza e cinema, giusto? Aspetti a colazione, pranzo, nel pomeriggio hai bisogno di capire se farti lo shampoo e la ceretta, ma se gli scrivi sembri disperata. Ti prepari, non si sa mai, magari telefona all’ultimo momento.

Resti a fissare Whatsapp perché risulta connesso tutto il giorno ma comunque non ti caga. Alla fine ti scrive alle undici di sera per bere una cosa da lui, ma sei già al letto e lui si snerva pure perché fai sempre quella complicata, mai flessibile.

Non sai come prenderlo, ti arrabbi e le amiche ti rimproverano che ci credi troppo, dovresti prenderla come viene, senza aspettative.

Ok, niente aspettative, lo mandi a fanculo.

Diventi disillusa perché per la trentesima volta incontri uno che ti dice “buongiorno stellina” e poi alla fine aggiunge “ma guarda che non significa niente, eh”.

Ti allontani dal desiderio di avere un compagno e ti urlano stronza, egoista, pensi solo ai cazzi tuoi.

T’impegni su te stessa e sul lavoro per non avere più mortificazioni e passi per la strega tutta carriera e aperitivi, non sei femminile, non ti sposerai mai, intimidisci gli uomini, sembri troppo sicura di te.

Ti godi il sesso con chi ti pare come fa lui, perché nessuno lo rimprovera e sembra divertente, ma ti chiamano cagna, croccantini, senti come abbaia, vai sempre a ballare, ma non ti vergogni?

Arrivi ai trent’anni, vorresti innamorarti e cenare con pasta asciutta con qualcuno, ma scappano appena vai a fare la spesa perché non reggono l’ansia.

Resti muta e si innamorano loro, chiamano quaranta volte al giorno, ma dove vai?, con chi esci?, perché non rispondi?, so che ti vedi con le amiche ma passo a salutarti.

Ti cagano il cazzo, sono morbosi, ma passano per romantici, e se rispondi tu “non corriamo troppo”, ti ripetono che sei una zoccola, giochi con i sentimenti, le donne sono tutte uguali.

Le altre si sposano e divorziano, e tu non riesci ad avere neanche un terzo appuntamento, e allora dici sai che c’è?, divento mamma da sola, vorrei dare a qualcuno l’amore che ho.

Ti chiamano di nuovo zoccola, egoista, ma non pensi a come crescerà?, ci vuole un padre, non ce la farai, non puoi stare da sola, chi ti monta le mensole in camera?, cadrai in depressione.

Allora ti prendi un gatto e ti chiamano gattara, perdi tutte le amiche già sposate, fai tenerezza e un po’ pena, povera cara.

Incontri quello fidanzato che sta per sposarsi, ti scrive su Facebook che sei bellissima, penso sempre a te, i tuoi occhi mi hanno stregato, mi mandi una foto porca?, passate una settimana a chattare, vorrebbe incontrarti.

Gli mandi le foto porche e dopo un’altra settimana si sposa pure lui e sparisce. Non l’hai mai incontrato.

Conosci quello sposato da anni, si sta separando, non si amano più, è complicato, mi sto innamorando di te, giuro, la sto lasciando, voglio mollare tutto, staremo insieme.

Si compra un telefonino a parte per chiamarti di nascosto, scopate per un mese, poi di nuovo è complicato, veramente, i bambini, non so come fare, oggi non posso rispondere, andiamo in vacanza a Disneyland, gliel’avevo promesso da tempo. Sparisce.

Hai superato i trentacinque, tu sei una zitella e lui passa per scapolo.

Hai paura che nessuno ti amerà mai, ti metti a piangere davanti alle repliche di Sex and the City e Una mamma per amica. Poi ti telefona tua madre che ti domanda come sta Giovanni, quello che frequentavi all’università, sembrava un tipo a posto, mamma si è sposato cinque anni fa, tesoro devi fare qualcosa, non puoi stare da sola.

Ti metti i calzini di spugna e il pigiamone, ti siedi sul letto con un calice di vino e finisci nel vortice dei #ciaone #maiunagioia #singleèbello

Arrivi ai quaranta e ti sei rotta il cazzo di portare il reggiseno, ti lascia i segni sulle spalle, e vaffanculo alla dieta, al trucco e allo struccante, allo spinning, agli uomini, al capo, alle zucchine in offerta, ai tacchi che fanno male alla schiena, alle mestruazioni, alle madri del palazzo che ti guardano strano e sai che c’è?, vaffanculo pure al gatto, che pensa solo a mangiare e quando lo accarezzi ti graffia, questo è il ringraziamento, brutto stronzo!

—  VAGAMENTE AL FEMMINILE
😂😂😂 Troppo bello

“Sono quasi arrivato in ufficio quando sento il telefono squillare.

Irene Cell.

Cavolo, l'ho lasciata a scuola dieci minuti fa, penso a uno sciopero improvviso, una chiusura straordinaria, altalene che si sono appena rotte, a possibili tsunami, apocalissi incombenti, satelliti in rotta di collisione, la fine della realtà così come la conosciamo.
Ansioso?

No, perchè?

Non avevo collegato l'auricolare, quindi lascio momentaneamente alla guida Nostro Signore, e la sua tendenza a sovrasterzare, e rispondo.
“Tesoro, tutto bene?”

Una voce decisamente diversa dalla mia piccolina.

“Sono la dirigente scolastica della scuola di sua figlia” - pausa lunga quanto il passaggio dall'usare ossa di parenti come pettini fino alla scomparsa del Don Bairo, poi riprende - “prima di chiamarmi tesoro, almeno mi inviti a cena.”

Trattengo legioni di vaffanculo ma mi calmo all'istante.

“Ci sto, però paga lei con i soldi ottenuti dal furto del cellulare di mia figlia. Immagino vada tutto bene, perchè mi chiama, Irene ha dimenticato qualcosa?”

“No, anzitutto non si preoccupi, va tutto benissimo, Irene è qui vicino a me, avrei bisogno di parlarle. Con una certa urgenza.”

Occacchio.

Preside.

Certa urgenza.

Sono fottuto.

Uh.

Stavolta sto dall'altra parte del cazziatone, ok, posso affrontarlo.

Chiamo per avvertire del ritardo e torno indietro.

Con la spavalderia di quello che ha visto più uffici del preside che supermercati, busso ed entro.

Scena.

Una signora con capelli raccolti a crocchia, maglione grigio Eternit su gonna nera.
Era Una Così Brava Persona, occhiali dalla montatura rosa e diamantati, sciarpa con più colori di quanti un uomo possa mai conoscerne.
Rughe come piovessero, ma nei punti giusti, in quelli dove riconosci una bella vita.

Irene è seduta davanti alla scrivania, non si volta verso di me, non ha lo sguardo basso.
Tre stagioni di Lie To Me non possono mentire, il suo corpo sta dicendo
“Ho fottutamente ragione io.”

Tutto questo dura pochi attimi, interrotti dal mio porgerle la mano sorridendo.

“Salve, sono il papà di Irene, cosa è successo?”

A pagina 3 del manuale della Brava Preside c'è il capitolo “Abbassare gli occhiali quel tanto da ottenere uno sguardo deciso”, quindi parla.
“Preferirei lo raccontasse lei.”

Ok, ci sto.
Se ha sbagliato, giusto che paghi, se ha ragione, tutto finirà uscendo da quella porta, giochiamo secondo le tue regole.

La guardo e chiedo di iniziare. lo fa.

Non vedeva l'ora.
E’ incazzata come quando una bimba avanti a lei di un solo passo le fregò l'ultimo Rarity in offerta.

“Dopo che sei andato via” - parte a razzo - “non hanno aperto subito il cancello, sono rimasta fuori a chiacchierare con le altre.
Quando ha suonato, c'è stata la solita corsa per entrare” - guarda la signora - “come se la scuola dovesse scappare da un momento all'altro o avessero messo un numero chiuso.
Comunque, aspetto che i lemmings si ammazzino per entrare per primi e, intanto, faccio come te, mi guardo intorno” - adesso guarda me - “hai presente i due papà di quel ragazzino di terza?”

Li ho presenti sì.

La dimostrazione di come, anche quando pensi di essere bravissimo a nasconderti o a non far capire nulla, ti stai solo illudendo.
Ogni mattina fanno una tenerezza infinita nel cercare di non far vedere cosa ci sia tra loro, più uno che l'altro. Una mano che sfiora l'altra per un attimo, il movimento della testa che vorrebbe poggiarsi su una spalla ma si ferma in tempo, la distanza tra due fianchi quasi inesistente, un abbraccio senza cingersi.
E come si guardano quando il ragazzino sparisce dentro il portone.

Certo che li ho presenti.

Metà delle mamme li invidiano ricordando quella passione.

“Sì, certo, che è successo?”

“Ecco, di solito vanno via insieme, oggi erano con due macchine, uno dei due, per salutare l'altro, lo ha baciato.”

“Quindi?”

“Niente, erano bellissimi, ho alzato un pollice sorridendo.”

“Non capisco ancora.”

“Mentre entravo, sono passata vicino a una signora” - adesso la voce cambia e diventa ringhiante - “che li ha chiamati con una brutta parola” - punta un dito verso la preside - “che non ripeterò! Nemmeno adesso!
Siete i grandi, avete sicuramente capito quale.
Dicevo, questa signora dice che sono degli schifosi” - pausa - “parolaccia, e gli dovrebbe essere impedito di mostrarsi davanti alle scuole.”

“E tu?” - ma già intuivo.

“Io mi sono fermata e le ho urlato una brutta cosa…” - adesso abbassa la testa.

Guardo la preside.

“Cosa ha detto?”

“Ha detto che se ci fosse una legge così stupida la prima a dover essere cacciata sarebbe lei e la sua faccia da stronza.”

Evita di sorridere!

Pensa a Jar Jar. Ricorda le umiliazioni da bambino. Pensa alla Bombazzi che la faceva girare come fosse allenata da Guardiola ma a te non è arrivata mai, pensa a come ti hanno trattato da Leonix.

Non basta, sto sorridendo. E lo faccio orgoglioso.

Riprendiamo in mano la situazione, sono dentro un ufficio e sono stato richiamato per questo.

Serio.

Molto serio.

Dannatamente serio, direi anche incazzato.

Raduno a me le legioni infernali e parlo.

“Senta, non venga a dirmi che sarà punita per questo perchè…”

Non arrivo nemmeno alla e di Senta. la preside ha un sorriso migliore, o peggiore, del mio.

“Non ci penso nemmeno. La signora ha, come può immaginare, alzato un putiferio prendendosela con Irene, spalleggiata da alcune amiche presenti, sarà contento di sapere che loro erano quattro e le persone dalla parte di sua figlia tutto il piazzale” - mano sul petto - “me compresa.
Mi perdoni se l'ho fatta preoccupare, dovevo solo far vedere di aver fatto qualcosa per la parolaccia, tutto qui.”

Mi tende la mano. E’ calda. la stringo e mi trovo anche l'altra a circondare la mia.

“Sia fiero di lei.”

Lo sono.

Usciamo dall'ufficio. Lei con il suo zainetto, io col mio.

“Sei arrabbiato per la parolaccia?”

“Sì, ti avrei preferito più creativa. Stronza è banale, su.”

“Ero arrabbiata… davvero non ce l'hai con me?”

La guardo negli occhi e vedo la donna che sta diventando.

Mondo, ti sto consegnando una ragazza che non meriti.

“Irene, hai fatto benissimo, non bene, benissimo. I signori che hanno detto?”

“Nulla, sono andati via.”

“Spero solo stiano bene.”

“Papo, non potevo ignorare… la signora è stata davvero cattiva e ho visto le altre dire di sì alle sue cattiverie…”

“Irene, come dice la canzone, chi sei tu?”

“Un gatto.”

“E un gatto…?”

“Padroni non ne ha.”

“Tranne mamma. Fila in classe, forza.”

E sorride.

E con lei il mondo.

Irene ha 12 anni.

Lo ha capito lei.

Non ci vuole molto, su.”

(web)

Dovremmo tutti tornare a vivere come i bambini.. @struruso

Un giorno qualcuno verrà da te, e ti offrirà tutto ciò che possiede.
Sarà il tuo il tuo salvagente nel mare in tempesta, la tua bussola per quando ti perdi, la tua coperta per quando hai freddo, il tuo ombrello per proteggerti dalla pioggia, il tuo the per quando hai bisogno di rilassarti, il tuo sogno quando dormi…
Tu ci rifletterai, poi, capirai che te non vuoi il salvagente, ma la barca, vuoi la mappa e non la bussola, vuoi il braciere ardente e non la coperta, vuoi la macchina e non l'ombrello, vuoi il caffè e non il the, e non vuoi sogni, perché hai smesso di crederci…
Arriverà un giorno qualcuno che ti offrirà tutto questo, ma a te non sembrerà ancora abbastanza!
Vorrai il porto sicuro, invece della barca, vorrai il Tom-tom invece che la mappa, vorrai la stufa elettrica e non il braciere, vorrai la stanza e non la macchina, vorrai il cappuccino con brioche e non il caffè, e sarai così razionale da dimenticarti cosa sono i sogni..
Un giorno, forse, qualcuno arriverà e ti offrirà tutto questo, e tu lo rifiuterai perché non ti sembrerà ancora abbastanza!
Vorrai di più, di più è ancora di più !
Questo perché stai continuando a volere tutto con i tuoi occhi, e non con il tuo cuore, che già alla prima offerta gli sembrava troppo; tutto ciò che avrebbe desiderato, e non voluto, sarebbe stata la sua presenza.
Perché gli occhi vogliono sempre di più, cercano sempre qualcosa in più, non sanno cos'è la felicità perché non sanno apprezzare ciò che possiedono, mentre al cuore basta l'essenziale, a volte è già tanto una semplice stretta di mano.

-Alessia Alpi (Volevoimparareavolare)

—  Scritta da me
Mi Fa Male Il Mondo

Mi fa male, mi fa male essere lasciato da una donna… non sempre. Mi fa male l’amico, che mi spiega perché mi ha lasciato. Mi fanno male quelli che si credono di essere il centro del mondo, e non sanno che il centro del mondo sono io. Mi fa male quando mi guardo allo specchio.

Mi fa male anche quando mi dicono che mia figlia mi assomiglia molto fisicamente. Mi fa male per lei. Mi fanno male, quelli che sanno tutto… e prima o poi te lo dicono. Mi fanno male gli uomini esageratamente educati, distaccati formali. Ma mi fanno più male quelli che per essere autentici ti ruttano in faccia. Mi fa male essere così delicato, e non solo di salute. Mi fa male più che altro il fatto, che basta che mi faccia male un dente, che non mi fa più male il mondo. Mi fanno male, quelli troppo ricchi, quelli troppo poveri.

Mi fanno male anche quelli troppo così e così. Mi fa male l’IVA, le trattenute il 740, i commercialisti… mamma mia come mi fanno male i commercialisti! Mi fanno male le marche da bollo, gli sportelli, gli uffici, le code. Mi fa male quando perdo la patente e gli amici mi dicono: “Condoglianze”. E gli impiegati quando vai lì, non alzano neanche la testa. E poi quando la alzano s’incazzano, perché gli fai perdere tempo. Ti trattano male, giustamente, siamo noi che sbagliamo, l’ufficio é sempre un altro, e poi un altro ancora, e poi le segretarie, i capiuffici, i funzionari i direttori, i direttori generali… Mi fa male la burocrazia, mi fa male l’apparato la sua mentalità, la sua arroganza. Mi fa male lo Stato! Come sono delicato!

Mi fa male il futuro dell’Italia, dell’Europa, del mondo. Mi fa male l’immanente destino del pianeta terra minacciato dal grande buco nell’ozono, dall’effetto serra e da tutte quelle tragedie planetarie, che al momento poi, a dir la verità, non mi fanno mica tanto male. Sarà perché mi fanno male le facce verdi, dei verdi. Mi fanno male i fax, i telefonini, i computer e la realtà virtuale, anche se non so cos’é. Mi fa male l’ignoranza, sia quella di andata che quella di ritorno.

Mi fa male la scuola privata, ma anche quella pubblica non scherza, nonostante che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia 1.200.000 dipendenti. Numericamente nel mondo, l’ente é secondo soltanto all’esercito americano. Però!

Mi fa male la carta stampata, gli editori… tutti. Mi fanno male le edicole, i giornali, le riviste con i loro inserti: un regalino, un opuscolo, una cassetta, un gioco di società, un cappuccino e una brioche grazie.

Mi fanno male quelli che comprano tutti i giornali perché la realtà é pluralista. Nooo, non mi fa male la libertà di stampa. Mi fa male la stampa. Mi fa male che qualcuno creda ancora che i giornalisti, si occupino di informare la gente. I giornalisti, che vergogna! Cosa mettiamo oggi in prima pagina? Ma sì, un po’ di bambini stuprati. E’ un periodo che funzionano. Mi fanno male le loro facce presuntuose e spudorate, facce libere e indipendenti ma estremamente ma rispettose dei loro padroni, padroncini, facce da grandi missionari dell’informazione, che il giorno dopo guardano l’indice d’ascolto. Sì alla televisione, facce completamente a loro agio che si infilano le dita nelle orecchie e si grattano i coglioni. Sì, questi geniali opinionisti che gridano litigano, si insultano, sempre più trasgressivi. Questi coraggiosi leccaculo travestiti da ribelli. E’ questa libertà di informazione che mi fa vomitare. Come sono delicato!

Mi fa male, quando mi suonano il campanello di casa e mi chiedono di firmare per la pace nel mondo per le foreste dell’Amazzonia per le balene del Pacifico. E poi mi chiedono un piccolo contributo, offerta libera, soldi, tanti soldi per le varie ricerche, per la vivisezione per il terremoto nelle Filippine, per le suore del Nicaragua, per la difesa del canguro australiano. Devo fare tutto io! Mi fa male quando mi sento male.

Mi fa male che in un ospedale pubblico per fare una TAC ci vogliano in media sette mesi. Mi fa male che uno magari dopo sette mesi… (fischia)

Mi fa male la faccia assolutamente normale del professore che ti dice: ”Certo che privatamente, con un milione e due, si fa domani”. Mi fa male, anzi mi fa schifo chi specula sulla vita della gente. Mi fanno male quelli che dicono che gli uomini sono tutti uguali. Mi fanno male anche quelli che dicono che, il pesce più grosso, mangia il pesce più piccolo. Mi farebbe bene metterli nella vaschetta delle balene.

Mi fa male la grande industria, la media mi fa malino, la piccola non mi fa praticamente niente.

Mi fanno male i grandi evasori, i medi mi fanno malino, i piccoli fanno quello che possono.

Mi fa male che a parità di industriali stramiliardari, un operaio tedesco guadagna 2.800.000 lire al mese, e uno italiano 1.400.000. Ma, l’altro 1.400.000 dov’è che va a finire? Allo Stato, che ne ha così bisogno. Mi fa male che tra imposte dirette e indirette un italiano medio paghi, giustamente per carità, un carico di tributi tale, che se nel Medioevo, le guardie del re l’avessero chiesto ai contadini, sarebbero state accolte a secchiate di merda. Mi fa male che l’Italia, cioè voi, cioè io, siamo riusciti ad avere, non si sa bene come, due milioni di miliardi di debito. Eh si sa, un vestitino oggi, un orologino domani, basta distrarsi un attimo… e si va sotto di due milioni di miliardi. Questo lo sappiamo tutti eh. Ce lo sentiamo ripetere continuamente. Sta cambiando la nostra vita per questo debito che abbiamo. Ma con chi ce l’abbiamo? A chi li dobbiamo questi soldi? Questo non si sa. Questo non ce lo vogliono dire. No, no perché se li dobbiamo a qualcuno che non conta… va bè, gli abbiamo tirato un pacco e finita lì. Ma se li dobbiamo a qualcuno che conta… due milioni di miliardi… prepariamoci a pagare in natura. Mi fa male la violenza. Mi fa male la sopraffazione, la prepotenza, l’ingiustizia.

A dir la verità mi fa male anche la giustizia. Un paese che ha una giustizia come la nostra, non sarà mai un paese civile. Io personalmente, piuttosto di avere a che fare con la giustizia preferisco essere truffato, imbrogliato, insultato, e al limite anche un po’ sodomizzato. Che magari mi piace anche.

Mi fanno male le facce dei, dei collaboratori di giustizia, dei pentiti… degli infami, insomma, che dopo aver ammazzato uomini donne e bambini, fanno l’atto di dolore… tre Pater, Ave e Gloria e chi s’é visto s’é visto. Mi fa male che tutto sia mafia.

Mi fa male non capire, perché animali della stessa specie si ammazzino tra di loro.

Mi fa male che in Bosnia, non ci sia il petrolio. Mi fa male chi crede che le guerre si facciano per ragioni umanitarie. Mi fa male anche chi muore in Somalia, in Ruanda, in Palestina, in Cecenia. Mi fa male chi muore.

Mi fa male chi dice, che gli fa male chi muore, e fa finta di niente sul traffico delle armi, che é uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere.

Mi fanno male le lobbies di potere, le logge massoniche, la P2. E la P1? No perché se c’é la P2, ci sarà anche la P1. Se no la P2 la chiamavano P1. No, quelli della P1 sono buoni, mansueti, come agnelli, in genere stanno a cuccia.

Mi fa male qualsiasi tipo di potere, quello conosciuto ma anche quello sconosciuto, sotterraneo, che poi é il vero potere. Mi fanno male le oscillazioni e i rovesci dell’alta finanza. Più che male mi fanno paura, perché mi sento nel buio, non vedo le facce. Nessuno ne parla, nessuno sa niente, sccc. Sono gli intoccabili. Facce misteriose che tirano le fila di un meccanismo invisibile, talmente al di sopra di noi, da farci sentire legittimamente esclusi. E lì, in chissà quali magici e ovattati saloni, che a voce bassa e con modi raffinati, si decidono le sorti del nostro mondo. Dalle guerre di liberazione, ai grandi monopoli, dalle crisi economiche, alle cadute dei muri, ai massacri più efferati. Mi fa male quando mi portano il certificato elettorale. Mi fa male la democrazia, questa democrazia che é l’unica che io conosca. Mi fa male la prima Repubblica, la seconda, la terza, la quarta.

Mi fanno male i partiti. Più che altro tutti. Mi fanno male i politici sempre più viscidi, sempre più brutti. Mi fanno male i loro modi accomodanti imbecilli ruffiani. E come sono vicini a noi elettori, come ci ringraziano, come ci amano. Ma sì, io vorrei anche dei bacini, dei morsi sul collo, certo, per capire bene che lo sto prendendo nel culo. Tutti, tutti l’abbiamo sempre preso nel culo… da quelli di prima, da quelli di ora, da tutti quelli che fanno il mestiere della politica, che ogni giorno sono lì a farsi vedere. Ma certo, hanno bisogno di noi, che li dobbiamo appoggiare, preferire, li dobbiamo votare, in questo ignobile carosello, in questo grande libero mercato delle facce. Facce facce… facce che lasciano intendere di sapere tutto e non dicono niente. Facce che non sanno niente e dicono di tutto. Facce suadenti e cordiali con il sorriso di plastica. Facce esperte e competenti che crollano al primo congiuntivo

Facce compiaciute e vanitose che si auto incensano come vecchie baldracche. Facce da galera che non sopportano la galera e si danno malati. Facce che dietro le belle frasi hanno un passato vergognoso da nascondere. Facce da bar che ti aggrediscono con un delirio di sputi e di idiozie. Facce megalomani da ducetti dilettanti. Facce ciniche da scuola di partito allenate ai sotterfugi e ai colpi bassi. Facce che hanno sempre la risposta pronta e non trovi mai il tempo di mandarle a fare in culo. Facce che straboccano solidarietà. Facce da mafiosi che combattono la mafia. Facce da servi intellettuali, da servi gallonati, facce da servi e basta. Facce scolpite nella pietra, che con grande autorevolezza sparano cazzate. Non c’é neanche una faccia, neanche una, che abbia dentro con il segno di un qualsiasi ideale; una faccia che ricordi, il coraggio il rigore, l’esilio, la galera. No. C’é solo l’egoismo incontrollato, la smania di affermarsi, il denaro, l’avidità più schifosa, dentro a queste facce impotenti e assetate di potere, facce che ogni giorno assaltano la mia faccia in balia di tutti questi nessuno. E voi credete ancora che contino le idee. Ma quali idee?

La cosa che mi fa più male, é vedere le nostre facce, con dentro le ferite, di tutte le battaglie che non abbiamo fatto.

E mi fa ancora più male vedere le facce dei nostri figli, con la stanchezza anticipata di ciò che non troveranno. Sì, abbiamo lasciato in eredità forse un normale benessere, ma non abbiamo potuto lasciare, quello che abbiamo dimenticato di combattere, e quello che abbiamo dimenticato di sognare. Bisogna assolutamente trovare il coraggio di abbandonare i nostri miseri egoismi, e cercare, un nuovo slancio collettivo, magari scaturito proprio dalle cose che ci fanno male, dai disagi quotidiani, dalle insofferenze comuni, dal nostro rifiuto. Perché un uomo solo, che grida il suo no, é un pazzo, milioni di uomini che gridano lo stesso no, avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo.


Mi fa male il mondo

Mi fa male il mondo


Mi fa bene comunque credere

che la fiducia non sia mai scomparsa

e che d'un tratto ci svegli un bel sogno

e rinasca il bisogno di una vita diversa


Mi fa male il mondo mi fa male il mondo


Mi fa bene comunque illudermi

che la risposta sia un rifiuto vero

che lo sfogo dell'intolleranza

prenda consistenza e diventi un coro.


Mi fa male il mondo mi fa male il mondo


Ma la rabbia che portiamo addosso

è la prova che non siamo annientati

da un destino così disumano

che non possiamo lasciare ai figli e ai nipoti.


coro: mi fa male il mondo G: mi fa male

coro: mi fa male il mondo G: mi fa male il mondo


Giorgio Gaber