o cerco

Non preoccupatevi quando me la prendo per ogni minima frivolezza, quando ci resto male per ogni dettaglio o, ancora, quando cerco di farvi restare con i miei discorsi intricati. Preoccupatevi, piuttosto, quando comincio a lasciar correre, quando non mi urta più nulla di ciò che fate, quando non sentirete più i miei rimproveri e le mie lamentele. Preoccupatevi quando mi succede qualcosa di bello o brutto e non lo sapete per bocca mia, ma dagli altri, quando smetto di chiamarvi e scrivervi a tutte le ore del giorno.
Perché, a quel punto, avrete la certezza di avermi persa.
Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.
—  Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein
Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei solo sprofondare. Mi chiedo che senso abbia vivere se neanche la persona che dovrebbe essere, soprattutto in questi anni, un sostegno, un'amica, qualcuno su cui contare, ti abbia mai detto un misero “ti voglio bene” o ti abbia mai mostrato affetto. Cara mamma, spesso mi chiedo come sarebbe bello ricevere un tuo abbraccio, come sarebbe bello non essere ignorata ogni volta che ti racconto la mia giornata o ogni volta che cerco di dirti qualcosa. Cara mamma, a volte anch'io vorrei sentirmi tua figlia, vorrei essere al posto di mio fratello, lui sì che riceve mille attenzioni. Beh, io per te sono sempre stata inutile, come mi ripeti ogni giorno, sono una “stronza di merda”, sono brutta, faccio schifo, non servo a nulla. A volte quando mi auguri la morte vorrei che ciò accadesse veramente, di sicuro tu e anche papà sareste più sereni senza la mia presenza. Non fai altro che buttarmi a terra giorno dopo giorno, con te la mia autostima è scesa a zero, mi critichi e mi insulti sempre. Perché mi odi? A volte penso che in fondo tu mi voglia bene, ma se me ne vorresti me lo dimostreresti almeno un pochino, non dico dicendomi parole dolci, ma magari prestandomi ascolto quando cerco di parlarti. Di me non so cosa pensi, fai di tutto per mettermi contro papà e contro mio fratello, che forse è l'unico che nonostante tu lo preferisca e lo difenda sempre, ha capito che con me continui a sbagliare giorno dopo giorno. Dici che mi comporto male e che non ti rispetto, ma appena ti chiedo cosa faccio di male non sai che dirmi, perché in realtà io ogni santo giorno cerco di stabilire con te un normale rapporto madre-figlia, anche se mi risulta impossibile, visto che l'unica cosa che ti riesce bene è urlarmi contro anche e solo perché ti respiro accanto e ricattarmi sulle cose a cui tengo di più. Non dico di essere una santa, ma tu mi provochi sempre con i tuoi insulti e io ovviamente rispondo e mi arrabbio, ma non è che ti dica cose offensive.. quello che ti insulta sempre è tuo figlio, sì, il tuo figlio preferito, con il quale diventi improvvisamente sorda quando ti tratta male, e lui sì che lo fa. Vorrei solo che tu fossi orgogliosa di me come lo sei di mio fratello, vorrei potermi alzare la mattina sapendo di avere almeno una persona che mi ami incodizionatamente e che faccia di tutto per farmi stare bene. Forse sogno troppo.. chi lo sa però, forse un giorno cambierai e ti renderai conto che io ti voglio bene nonostante tutto. Ho scritto queste righe con le lacrime agli occhi, sapendo che il nostro rapporto non cambierà, nonostante i miei continui tentativi di parlare in cui tu hai fatto l'indifferente e come al solito mi hai urlato in faccia dicendo che faccio schifo.
Grazie per la bella adolescenza che mi stai facendo passare, tra grida e pianti chiusa in stanza.
-Tua figlia.
—  (Via @youcanshineinthedark)
Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.
Non preoccupatevi quando me la prendo per ogni minima frivolezza, quando ci resto male per ogni dettaglio o, ancora, quando cerco di farvi restare con i miei discorsi intricati. Preoccupatevi, piuttosto, quando comincio a lasciar correre, quando non mi urta più nulla di ciò che fate, quando non sentirete più i miei rimproveri e le mie lamentele. Preoccupatevi quando mi succede qualcosa di bello o brutto e non lo sapete per bocca mia, ma dagli altri, quando smetto di chiamarvi e scrivervi a tutte le ore del giorno. Perché, a quel punto, avrete la certezza di avermi persa.
La mia mente ha raggiunto il fondo. Io, che ho dovuto rappresentare una salda torre per molte persone deboli, sono il più debole di tutti. Lei mi perdonerà se sono come sono? Mi perdonerà se La offendo nell'essere così e nel dimenticare i miei doveri di medico nei Suoi confronti? […] Sono alla ricerca di qualcuno che capisca come amare, senza penalizzare l’ altro, renderlo prigioniero o dissanguarlo completamente; cerco questa persona non ancora realizzata che renda possibile un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali. Per mia sfortuna io non posso vivere senza che nella mia vita vi sia la gioia dell'amore, dell'amore impetuoso e sempre in trasformazione.
—  Lettera di Carl Gustav Jung, a Sabina Spielrein

anonymous asked:

Siamo veramente liberi?

Direi che siamo relativamente liberi, Anon; la nostra libertà reale, è poca o nulla.

Cerco di approfondire questo discorso che sembra negativo.
Quello che sappiamo è che le nostre esperienze sono un lavoro di sinergie per cui ognuno di noi si trova sempre nel posto giusto al momento giusto.
Il karma è una catena di rapporti che si instaurano con tutti coloro con cui veniamo in contatto e con cui interagiamo in qualche modo.
Piccoli gesti e piccole scelte danno luogo a una catena che si amplia e si sviluppa secondo questa legge, la quale prevede anche la scelta, il disimpegno o la partecipazione comprensiva.

Quindi tutto è giusto e perfetto per come avviene, perchè ognuno esprime la sua natura in un meccanismo che non lascia nessuno spazio al caso.
Però questa catena obbliga in certi percorsi e non altri; così gli spazi di azione sembrano ristretti tanto da chiedersi se davvero possiamo scegliere.

La sensazione della scelta esiste, l'impressione dello scegliere è reale, ma questa non è libera dai bisogni che, appunto, sono determinati dalla precedente azione e sono indicati da quella consapevolezza che ha “sentito” la necessità di quel percorso.

Non c'è niente da fare; il nostro destino è conseguenziale alle azioni svolte. Se queste sono dettate dal bisogno, la nostra libertà è relativa e la nostra scelta sarà sempre condizionata.
Là dove avremo maturato la possibilità di uscire da questa catena deterministica, troviamo la vera libertà, la vera scelta e il libero arbitrio è salvo. Ma questa libertà esiste solo dove non c'è bisogno e non c'è desiderio, in quelle azioni che sono dettate da un senso di partecipazione identificativa, oltre l'egocentrismo dell'io.
Diversamente accettiamo e godiamoci la sensazione d'essere al centro del mondo, ma, allora, non parliamo di libero arbitrio.
La realtà è altra.

PARA: EU MESMO, NO FUTURO

Saudações! Tudo bem contigo?
Se tu sorriu e teus olhos brilharam na hora de responder, saiba que numa outra dimensão estou mega orgulhoso de saber disso. Se tua resposta foi honesta e tudo está realmente bem por aí, isso só pode significar uma coisa: a gente conseguiu! É, meu velho… Que alegria! Hoje, mais maduro que está, tu tem plena consciência de que não somos mais a mesma pessoa. Por isso não vou te tratar como se eu estivesse falando comigo mesmo; tu és muito mais forte e tem muito mais responsabilidade que eu. Agora é tua vez de traçar novos objetivos, muito mais difíceis, e escrever uma carta como essa para uma outra versão nossa que vai vir lá no futuro. Mas isso é responsabilidade tua, falemos do que eu fiz.
Primeiro de tudo: preciso que tu nunca esqueça, mesmo que seja tentador jogar tudo pro alto e apenas desfrutar do sucesso, de que tudo que passei aqui atrás foi em nome das coisas que eu sabia que te fariam feliz aí na frente. Me privei de prazeres, recusei convites de amigos, faltei em ocasiões familiares. Deixei de marcar encontros, dormi menos que deveria, envelheci no dia-a-dia mais que o resto das pessoas que a gente conhece. Tá sendo sofrido, cara. Apenas recordar as coisas quando a gente não está vivendo elas não dá a noção real, mas queria te lembrar que tem horas que dá vontade de desistir. Eu não vou! E por isso eu sei que você está aí, aliviado, pois valeu a pena.
Não te deslumbra com as facilidades que estão aparecendo, não te deixa levar pelos tapinhas nas costas. Isso é ilusão. Vai ficar cada vez mais apertado o cerco de energias ruins te rondando. Eu já sofro com isso agora. Porém, pode ter certeza: manter a cabeça baixa para trabalhar e erguida para enfrentar é o melhor remédio. Manter a cabeça ocupada é o maior segredo; se em algum momento tu deixar tua cabeça sem nenhuma preocupação, as portas estarão abertas para te confundirem. Por isso fiz essa carta. Por isso nós conseguimos. Por isso criei, com muito orgulho e trabalho, essa tua versão de hoje. Por isso tu vai me prometer que vai fazer o mesmo que eu: traçar vários objetivos difíceis, mas que podem ser alcançados; escrever uma carta para tua versão futura e trabalhar todos os dias em prol das coisas que mais te deixam motivado. Vão surgir um zilhão de imprevistos e ‘coisinhas’ pra te desviar. Sempre, em todas as decisões que tu tomar, desde o momento em que abrires os olhos pela manhã ao momento em que deitares na cama ao fim do dia, escolha o que vai beneficiar teus objetivos principais.
Eu sei, estou repetindo coisas que tu - obviamente - sabe há mais tempo que eu. Contudo vou te lembrar de uma outra coisinha - será que tu segue sendo esquecido como eu? Vamos trabalhar pra mudar né! - que eu não levei em consideração: o diabo está nos detalhes. Eu, tu e todas as nossas versões que já existiram, tem em comum o fato de serem sonhadores natos. Só que eu, aqui no passado, já deveria ser tu. Sofremos um atraso, perdemos muito tempo. Perdemos tempo por não levar em consideração que sonhos movem o mundo, sim. Contudo de nada adianta sonhar sem um plano. É caminhar pelo desconhecido sem ao menos ter um mapa. Li uma vez uma ideia genial que dizia assim: “Nós somos hoje o resultado daquilo que pensamos e executamos no passado”. Por isso eu tô genuinamente orgulhoso de quem tu é aí na frente, pessoa que abriu essa carta. Todavia não ando muito satisfeito com quem sou hoje. Não culpo nosso passado, tu sabe, a gente mal sabia como era a vida; a gente só sonhava! Que bom que tenha sido assim, pois agora não preciso aprender a sonhar, só preciso aprender a executar no dia-a-dia. Pelo visto funcionou, né?
Meu velho, já consigo ver teu olhar quando me olho no espelho. Ao mesmo tempo em que fico inquieto para o tempo passar logo e tu finalmente tomar as rédeas da nossa vida, vou dia após dia me despedindo calmamente de quem somos hoje. Existe um outro conceito muito importante, esse tá complicado de eu assimilar por aqui. Espero que tu tire de letra enquanto planeja nosso futuro. É que preciso ser menos ansioso para entender que é fundamental dar um passo adiante todos os dias, por menor que esse passo seja. Me parece que a ideia mais concreta para entender isso é imaginar a vida como uma escada e todos os dias antes de dormir ter a certeza de que um passo acima foi dado. Faz sentido aí pra ti? De qualquer forma, não quero nunca mais aquela sensação de que estou perdendo tempo. Só consigo pensar em ti, meu irmão. E escrevo como se fosse para outra pessoa porque realmente espero que eu tenha me tornado outra. Melhor, em todos os sentidos. Mais forte, mais responsável, mais humilde, mais realista.
Eu consegui. E quem consegue uma vez, consegue de novo. Agora, deleta essa carta e não cai na bobagem de ficar admirando os nossos feitos. Baixa a cabeça, traça novos objetivos e escreve uma nova. Quando terminar, copia essas últimas quatro frases e termina assim: Eu espero ler isso até o último dia da minha vida, seja lá quem eu for. “- Paulinho Rahs

Nemmeno un mese fa non avrei mai potuto immaginare di potermi trovare in una situazione così. Strana, complicata, bella. Nemmeno un mese fa non avrei mai potuto immaginarmi così presa da una persona, dai suoi difetti ancor più che dai suoi pregi, da tutto di lui. Nemmeno un mese fa credevo che una cosa del genere non l'avrei mai permessa, ma si sa come vanno certe cose. Cerchi di mettere dei freni, ma poi succede ugualmente. Cerchi di tirarti indietro quando ancora sei in tempo, ma c'è qualcosa che non ti permette di andare fino in fondo, qualcosa che ti attira in una maniera incredibile, come una calamita ecco. Ogni volta che cerchi di allontanarti hai paura di riuscirci davvero, e so che sembra una frase fatta ad effetto, ma è ciò che succede davvero. Ogni volta che ti dico che non ce la faccio più, ogni volta che ti dico di andartene o in cui cerco di andarmene io, ogni singola volta temo che possa succedere davvero. E allora perché lo faccio? Stupidità, il mio voler mettere costantemente alla prova le persone, sinceramente non lo so. So solo che ti vorrei accanto sempre.

All'inizio eri solo uno dei tanti volti che incontravo per strada, a scuola o che, in questo caso, non incontravo ma vedevo comunque. Poi sei diventato quel volto che vorresti portarti accanto per sempre.

Ero vuota, non di sentimenti, quelli ce li avevo. Ero vuota perché nessuno li voleva quei sentimenti, perché io non volevo condividerli con nessuno. Poi sei arrivato tu, e hai riempito ogni vuoto. Era questo il tuo intento, ricordo me lo avevi detto, e ci sei riuscito. Hai riempito ogni vuoto, ma quando non ci sei nessuno riempie il vuoto che tu lasci.

Probabilmente hai ragione quando dici che le certezze, seppur minime, che tu cerchi di darmi io non le noto. Probabilmente hai ragione a dire che voglio tanto, ma che in cambio non do niente. Ma credimi se ti dico che ci sto provando, anche se con scarsi risultati. Ci provo ad essere migliore, ma sai quale sarebbe la miglior certezza che potessi desiderare? Stare tra le tue braccia, nient'altro. Ma mi va bene anche così credimi, senza vederci, senza toccarci, senza poter discutere faccia a faccia. Va bene anche così, se solo tu mi sei accanto.

Sei entrato nella mia vita senza permesso, senza un segno, nulla. Un giorno vivo la mia vita e l'altro arrivi tu e scombussoli tutto. Senza nemmeno darmi il tempo di capire, di pensare, sei entrato quasi con prepotenza. Adesso non puoi uscire, non devi.
So che sono un enorme casino, so che sbaglio sempre, so che anche tu hai bisogno di certezze che io puntualmente faccio sparire. Perché penso a me, a quello che provo, a quello che voglio, e mai a te. Su una cosa sono sicura però, non vorrei mai tu stessi male per me, non riuscirei a sopportarlo.
E sai quant'è brutto adesso? Dov'è che sei? Ho bisogno di te, ne ho costantemente bisogno.
Forse ti soffermerai a leggere tutto questo, o forse no. Forse ti passerà indifferente, o forse no.
Non voglio perderti, non voglio lasciarti stare, non voglio farti affrontare tutto da solo. Siamo in due, ricordi? Insieme, e così dobbiamo rimanere.
Perdonami se ogni volta combino solo casini, se sono quella che sono. Tu però resta, dimmi ciò che vuoi, ma non te ne andare. Non me la immagino più una vita senza di te, a dover convivere con la tua assenza. Non posso né voglio immaginarmela.
Voglio te adesso, così come fra anni. Voglio te, e non mi interessa quanto tutto questo possa essere difficile alle volte, quanto la mancanza di un tuo abbraccio riesca a farmi sentire frustrata. Non m'interessa se sarà ancora più complicato, so che voglio te. Un giorno ce la faremo, me l'hai detto tu stesso che non dobbiamo mollare.
Ci arrabbieremo, diremo di essere stanchi, di volerla finire. Ma poi ritorneremo qui, di nuovo, insieme.
Litigheremo, ma poi passerà. E tu tornerai con le tue frasi dolci e io ti dirò di nuovo qualcosa di sbagliato e inizieremo di nuovo a litigare, ma poi tornerà tutto come prima. E poi di nuovo. Ma non ci lasceremo, non ce ne andremo davvero, ci proveremo fino alla fine.
Io voglio te nella mia vita, nonostante tutto. Voglio te e basta, che sei la cosa migliore che mi potesse capitare.
—  ricordipersinelvuoto
Non preoccupatevi quando me la prendo per ogni minima frivolezza, quando ci resto male per ogni dettaglio o, ancora, quando cerco di farvi restare con i miei discorsi intricati. Preoccupatevi, piuttosto, quando comincio a lasciar correre, quando non mi urta più nulla di ciò che fate, quando non sentirete più i miei rimproveri e le mie lamentele. Preoccupatevi quando mi succede qualcosa di bello o brutto e non lo sapete per bocca mia, ma dagli altri, quando smetto di chiamarvi e scrivervi a tutte le ore del giorno. Perché, a quel punto, avrete la certezza di avermi persa.
—  @arcobalenodidelusioni

Lavoro in un call center outbound da più di due anni. Ho cominciato a lavorare 30 anni fa lasciando la scuola e poi tornando a testa bassa per farmi 5 anni di serale e diplomarmi. Ho fatto tanti lavori alcuni dei quali non sapevo neanche che esistessero. Dopo il diploma la luce. Begli incarichi di responsabilità dove la mia assenza creava scompigli. Poi matrimonio. Poi Figlio. Poi caos. Ho dovuto dimettermi per seguirlo nei suoi infiniti ricoveri. Taccio il percorso..è troppo intimo. Parlo di lavoro. Lavoro retribuito intendo. Lavorare in un call center fa di me un numerino, un pollo da batteria. La retribuzione è scarsina il tempo è tiranno i clienti ostici i colleghi pettegoli i diritti….punto. È un lavoraccio difficile. Più di quanto immaginiate. So che siamo il vostro incubo. Spesso sono colei che serve come spunto per scaricare il nervosismo. Non dico nulla non cerco consensi o pietà. È un lavoro stressante a bestia ma pulito. Esco con la gola dolorante e le orecchie che fischiano. Ma ho trovato persone che sono diventate amiche e con le quali è più facile far passare i giorni e superare magari gli insulti del cliente anche se ancora non hai proposto il prodotto. Ma è il posto che se devo scappare perché Figlio ha bisogno di me, io mi alzo saluto ed esco senza che la mia assenza porti scompiglio. Pro e contro. E di mese in mese di contratto in contratto spero che duri.

Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.
—  Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein
Figurati se mentre cucino mi vengono in mente i tuoi piatti preferiti o le canzoni che ascoltavi perché non amavi il silenzio. Non ci sono più foto tue nascoste in qualche cassetto o in qualche tasca del mio portafogli. Ho eliminato le playlist che avevano il tuo nome e non guardo più i film che guardavamo assieme. Evito di frequentare amici che erano soltanto tuoi, o se lo faccio cerco di renderli soltanto miei. Quando passo per il centro di Berlino non mi vieni neanche in mente, e continuo a mangiarmi le unghie fregandomene perché non posso più graffiarti. A lei non dà fastidio, eh no. Che mi importa di quello che fai, adesso ho un’altra metà. Altri progetti, altri sogni. Si va avanti, proprio come dicevi tu. Lo spazio cerebrale con la tua etichetta è stato rimosso, tutto resettato. Non parlo di te, non scrivo di te. Non sei la prima cosa a cui penso. Non sei nemmeno l’ultima prima di addormentarmi. Anzi, ora spengo la luce e buonanotte.
—  dodicirighe; E. Curatola
Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.
—  Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein
Siamo come alle elementari mentre la maestra ci faceva scrivere il “dettato” e alla fine di ogni frasi diceva “punto e a capo”. La mia vita è così, metto un punto ad ogni cosa e ricomincio daccapo, o meglio, cerco di ricominciare e dimenticare ciò che ho tralasciato e lasciato dietro di me. Punto e a capo.
“Lettera maiuscola”. La fatidica frase che ci faceva mettere sull'attenti, penne posizionate in mano con la punta rivolta sul quaderno e così eri pronto a scrivere.
Punto e a capo.
Lettera maiuscola: ricominci così la tua giornata, metti un punto a tutto per evitare che qualcosa possa ferirti ancora, che quella lama che è entrata e uscita così tante volte dal tuo corpo ,ormai stanco e mutilato, possa per l'ennesima volta distruggerti.
Punto e a capo.
Lettera maiuscola.
Si ricomincia da qui.
—  Cercoilpossibilenellimpossibile
A Proposta

Capítulo 12  :

 Era mais barato que pagar estacionamento, mas a fez atrasar- se quinze minutos. Arthur já estava esperando. Lua entrou, se sentou e aceitou um copo de soda gelada. O advogado a observou com atenção.

- Ficou satisfeita com o aconselhamento do outro advogado?-“Satisfeita” não era o termo adequado.

- Ele conseguiu esclarecer minhas dúvidas.

- Os resultados dos exames médicos chegaram - o advogado continuou. - Não há nenhum problema em relação a eles - Não poderia haver, e Lua se viu tentada a dar uma resposta insolente.

Mas não era hora para fazer cenas. Assim, se limitou a assentir. - Está pronta para assinar os papéis? O cerco se fechava.

Ela se sentiu como uma das esposas de Henrique VIII, pronta para enfrentar a guilhotina. Lua se concentrou apenas em seu pai e confirmou:

- Sim-Tudo foi feito em poucos minutos. Lua e Arthur assinaram, tendo o causídico como testemunha. Tinha de sair dali. Ficar para trocar palavras de agradecimento não fazia o menor sentido.

- Se me dão licença… - Lua se levantou. - Preciso ir ao hospital.

- Eu também já vou. - Arthur se ergueu, apertou a mão do advogado e a seguiu pela recepção.

- Onde está seu carro? As portas do elevador se fecharam atrás deles.

- Na escola. Peguei um ônibus para cá- Alcançaram o térreo.

- Sendo assim, eu a levo ao hospital e depois passamos para pegar seu automóvel - Arthur afirmou com delicadeza.

- Não precisa ir comigo. - Lua necessitava de tempo sozinha para absorver o que acabara de fazer.

- Meu carro está do outro lado da rua.

- Não - Arthur estava tão calmo que ela sentiu vontade de agredi-lo. Passaram pela porta circular e chegaram à calçada.

- A tinta nem secou e você já quer brigar comigo. Apesar do modo suave como ele falava, ela sabia que ele estava no comando.

- Eu preferia visitar meu pai sozinha. E ficar em meu apartamento esta noite. - Céus, o dia seguinte chegaria rápido demais. - Preciso fazer as malas, limpar o imóvel e avisar a proprietária.

Que não ficaria alegre em receber a notícia de repente, e com certeza exigiria uma indenização - Arthur a observou por um longo momento.

- Não pretendo desistir do contrato - ela tranquilizou-o.

- Espero que não. Saiba que sou um inimigo implacável - Arthur declarou com o olhar calmo.

O farol para pedestres se abriu, e eles atravessaram.

- Muito bem. Já que insiste, leve-me à escola- Lua permaneceu calada durante todo o percurso.

Mal olhou para Arthur ao sair do veículo. Segundos depois, destravou a porta e entrou em seu carro.

De repente percebeu que Arthur a seguira e estava a seu lado. Ela virou e arqueou as sobrancelhas.

- O que foi agora?

- Seria bom você ficar com o endereço de minha casa. Eu a esperarei lá amanhã à tarde - Lua colocou o cartão e a caneta sobre o banco do passageiro.

- Depois das aulas e da visita a meu pai.

- Às seis - Arthur insistiu - no mais tardar - Ela ligou o motor, e ele fechou a porta.

Então, pôs o veículo em movimento. Estava quase escuro quando Lua chegou ao hospital.