o cerco

Non preoccupatevi quando me la prendo per ogni minima frivolezza, quando ci resto male per ogni dettaglio o, ancora, quando cerco di farvi restare con i miei discorsi intricati. Preoccupatevi, piuttosto, quando comincio a lasciar correre, quando non mi urta più nulla di ciò che fate, quando non sentirete più i miei rimproveri e le mie lamentele. Preoccupatevi quando mi succede qualcosa di bello o brutto e non lo sapete per bocca mia, ma dagli altri, quando smetto di chiamarvi e scrivervi a tutte le ore del giorno.
Perché, a quel punto, avrete la certezza di avermi persa.
Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei solo sprofondare. Mi chiedo che senso abbia vivere se neanche la persona che dovrebbe essere, soprattutto in questi anni, un sostegno, un'amica, qualcuno su cui contare, ti abbia mai detto un misero “ti voglio bene” o ti abbia mai mostrato affetto. Cara mamma, spesso mi chiedo come sarebbe bello ricevere un tuo abbraccio, come sarebbe bello non essere ignorata ogni volta che ti racconto la mia giornata o ogni volta che cerco di dirti qualcosa. Cara mamma, a volte anch'io vorrei sentirmi tua figlia, vorrei essere al posto di mio fratello, lui sì che riceve mille attenzioni. Beh, io per te sono sempre stata inutile, come mi ripeti ogni giorno, sono una “stronza di merda”, sono brutta, faccio schifo, non servo a nulla. A volte quando mi auguri la morte vorrei che ciò accadesse veramente, di sicuro tu e anche papà sareste più sereni senza la mia presenza. Non fai altro che buttarmi a terra giorno dopo giorno, con te la mia autostima è scesa a zero, mi critichi e mi insulti sempre. Perché mi odi? A volte penso che in fondo tu mi voglia bene, ma se me ne vorresti me lo dimostreresti almeno un pochino, non dico dicendomi parole dolci, ma magari prestandomi ascolto quando cerco di parlarti. Di me non so cosa pensi, fai di tutto per mettermi contro papà e contro mio fratello, che forse è l'unico che nonostante tu lo preferisca e lo difenda sempre, ha capito che con me continui a sbagliare giorno dopo giorno. Dici che mi comporto male e che non ti rispetto, ma appena ti chiedo cosa faccio di male non sai che dirmi, perché in realtà io ogni santo giorno cerco di stabilire con te un normale rapporto madre-figlia, anche se mi risulta impossibile, visto che l'unica cosa che ti riesce bene è urlarmi contro anche e solo perché ti respiro accanto e ricattarmi sulle cose a cui tengo di più. Non dico di essere una santa, ma tu mi provochi sempre con i tuoi insulti e io ovviamente rispondo e mi arrabbio, ma non è che ti dica cose offensive.. quello che ti insulta sempre è tuo figlio, sì, il tuo figlio preferito, con il quale diventi improvvisamente sorda quando ti tratta male, e lui sì che lo fa. Vorrei solo che tu fossi orgogliosa di me come lo sei di mio fratello, vorrei potermi alzare la mattina sapendo di avere almeno una persona che mi ami incodizionatamente e che faccia di tutto per farmi stare bene. Forse sogno troppo.. chi lo sa però, forse un giorno cambierai e ti renderai conto che io ti voglio bene nonostante tutto. Ho scritto queste righe con le lacrime agli occhi, sapendo che il nostro rapporto non cambierà, nonostante i miei continui tentativi di parlare in cui tu hai fatto l'indifferente e come al solito mi hai urlato in faccia dicendo che faccio schifo.
Grazie per la bella adolescenza che mi stai facendo passare, tra grida e pianti chiusa in stanza.
-Tua figlia.
—  (Via @youcanshineinthedark)
Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.
—  Carl Gustav Jung a Sabina Spielrein
Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissuaderlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente dai vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo in vista di uno scopo.

anonymous asked:

Secondo te, la scrittura è un dono?

Io credo molto nel: la parola ferisce più di una lama.
In ogni discussione, discorso o interrogazione, cerco sempre di trovare ed usare le parole giuste.
Mi fermo qualche minuto se necessario, mi correggo se sbaglio e cerco di non ferire mai, anche se mi feriscono.
La parola è un’arma a doppio taglio, e credo che il vero sono sia saper usare la parola.

Non preoccupatevi quando me la prendo per ogni minima frivolezza, quando ci resto male per ogni dettaglio o, ancora, quando cerco di farvi restare con i miei discorsi intricati. Preoccupatevi, piuttosto, quando comincio a lasciar correre, quando non mi urta più nulla di ciò che fate, quando non sentirete più i miei rimproveri e le mie lamentele. Preoccupatevi quando mi succede qualcosa di bello o brutto e non lo sapete per bocca mia, ma dagli altri, quando smetto di chiamarvi e scrivervi a tutte le ore del giorno. Perché, a quel punto, avrete la certezza di avermi persa.
La mia mente ha raggiunto il fondo. Io, che ho dovuto rappresentare una salda torre per molte persone deboli, sono il più debole di tutti. Lei mi perdonerà se sono come sono? Mi perdonerà se La offendo nell'essere così e nel dimenticare i miei doveri di medico nei Suoi confronti? […] Sono alla ricerca di qualcuno che capisca come amare, senza penalizzare l’ altro, renderlo prigioniero o dissanguarlo completamente; cerco questa persona non ancora realizzata che renda possibile un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali. Per mia sfortuna io non posso vivere senza che nella mia vita vi sia la gioia dell'amore, dell'amore impetuoso e sempre in trasformazione.
—  Lettera di Carl Gustav Jung, a Sabina Spielrein

anonymous asked:

Luca, qual è la prossima meta? -a

Vado via prossima settimana per il mio compleanno.
E’ da qualche anno che ormai non amo festeggiare feste come Halloween, Natale ecc, tanto meno il compleanno.
Quindi mi prendo una pausa da tutto e vado via qualche giorno.
Fuori Italia, ma non dirò dove, per scaramanzia; nulla di particolare o troppo dispendioso.

Cerco di passare il mio compleanno senza nessuna persona che possa ferirmi, come mi è da rituale.

Nemmeno un mese fa non avrei mai potuto immaginare di potermi trovare in una situazione così. Strana, complicata, bella. Nemmeno un mese fa non avrei mai potuto immaginarmi così presa da una persona, dai suoi difetti ancor più che dai suoi pregi, da tutto di lui. Nemmeno un mese fa credevo che una cosa del genere non l'avrei mai permessa, ma si sa come vanno certe cose. Cerchi di mettere dei freni, ma poi succede ugualmente. Cerchi di tirarti indietro quando ancora sei in tempo, ma c'è qualcosa che non ti permette di andare fino in fondo, qualcosa che ti attira in una maniera incredibile, come una calamita ecco. Ogni volta che cerchi di allontanarti hai paura di riuscirci davvero, e so che sembra una frase fatta ad effetto, ma è ciò che succede davvero. Ogni volta che ti dico che non ce la faccio più, ogni volta che ti dico di andartene o in cui cerco di andarmene io, ogni singola volta temo che possa succedere davvero. E allora perché lo faccio? Stupidità, il mio voler mettere costantemente alla prova le persone, sinceramente non lo so. So solo che ti vorrei accanto sempre.

All'inizio eri solo uno dei tanti volti che incontravo per strada, a scuola o che, in questo caso, non incontravo ma vedevo comunque. Poi sei diventato quel volto che vorresti portarti accanto per sempre.

Ero vuota, non di sentimenti, quelli ce li avevo. Ero vuota perché nessuno li voleva quei sentimenti, perché io non volevo condividerli con nessuno. Poi sei arrivato tu, e hai riempito ogni vuoto. Era questo il tuo intento, ricordo me lo avevi detto, e ci sei riuscito. Hai riempito ogni vuoto, ma quando non ci sei nessuno riempie il vuoto che tu lasci.

Probabilmente hai ragione quando dici che le certezze, seppur minime, che tu cerchi di darmi io non le noto. Probabilmente hai ragione a dire che voglio tanto, ma che in cambio non do niente. Ma credimi se ti dico che ci sto provando, anche se con scarsi risultati. Ci provo ad essere migliore, ma sai quale sarebbe la miglior certezza che potessi desiderare? Stare tra le tue braccia, nient'altro. Ma mi va bene anche così credimi, senza vederci, senza toccarci, senza poter discutere faccia a faccia. Va bene anche così, se solo tu mi sei accanto.

Sei entrato nella mia vita senza permesso, senza un segno, nulla. Un giorno vivo la mia vita e l'altro arrivi tu e scombussoli tutto. Senza nemmeno darmi il tempo di capire, di pensare, sei entrato quasi con prepotenza. Adesso non puoi uscire, non devi.
So che sono un enorme casino, so che sbaglio sempre, so che anche tu hai bisogno di certezze che io puntualmente faccio sparire. Perché penso a me, a quello che provo, a quello che voglio, e mai a te. Su una cosa sono sicura però, non vorrei mai tu stessi male per me, non riuscirei a sopportarlo.
E sai quant'è brutto adesso? Dov'è che sei? Ho bisogno di te, ne ho costantemente bisogno.
Forse ti soffermerai a leggere tutto questo, o forse no. Forse ti passerà indifferente, o forse no.
Non voglio perderti, non voglio lasciarti stare, non voglio farti affrontare tutto da solo. Siamo in due, ricordi? Insieme, e così dobbiamo rimanere.
Perdonami se ogni volta combino solo casini, se sono quella che sono. Tu però resta, dimmi ciò che vuoi, ma non te ne andare. Non me la immagino più una vita senza di te, a dover convivere con la tua assenza. Non posso né voglio immaginarmela.
Voglio te adesso, così come fra anni. Voglio te, e non mi interessa quanto tutto questo possa essere difficile alle volte, quanto la mancanza di un tuo abbraccio riesca a farmi sentire frustrata. Non m'interessa se sarà ancora più complicato, so che voglio te. Un giorno ce la faremo, me l'hai detto tu stesso che non dobbiamo mollare.
Ci arrabbieremo, diremo di essere stanchi, di volerla finire. Ma poi ritorneremo qui, di nuovo, insieme.
Litigheremo, ma poi passerà. E tu tornerai con le tue frasi dolci e io ti dirò di nuovo qualcosa di sbagliato e inizieremo di nuovo a litigare, ma poi tornerà tutto come prima. E poi di nuovo. Ma non ci lasceremo, non ce ne andremo davvero, ci proveremo fino alla fine.
Io voglio te nella mia vita, nonostante tutto. Voglio te e basta, che sei la cosa migliore che mi potesse capitare.
—  ricordipersinelvuoto
Non preoccupatevi quando me la prendo per ogni minima frivolezza, quando ci resto male per ogni dettaglio o, ancora, quando cerco di farvi restare con i miei discorsi intricati. Preoccupatevi, piuttosto, quando comincio a lasciar correre, quando non mi urta più nulla di ciò che fate, quando non sentirete più i miei rimproveri e le mie lamentele. Preoccupatevi quando mi succede qualcosa di bello o brutto e non lo sapete per bocca mia, ma dagli altri, quando smetto di chiamarvi e scrivervi a tutte le ore del giorno. Perché, a quel punto, avrete la certezza di avermi persa.
—  @arcobalenodidelusioni
Como me tornei um Beta

Meu nome é Robson e tenho 27 anos, hoje sou casado com uma mulher da mesma idade e quero contar um pouco sobre como me torneio um corno beta. Sabe quando dizem que você nasceu com vocação para a música ou para outra coisa que as pessoas admiram? Eu também nasci com esta vocação, a vocação de ser um corno beta, mesmo que eu não admitisse este sempre foi meu destino.

Eu tive uma infância normal até os meus 11 anos de idade quando meus pais decidiram me por em uma escolinha de futebol. Lá na minha cidade jogávamos com garotos de todas as idades e eu percebi alguma coisa errada quando comecei a sofrer bulling dos garotos mais velhos, minha bunda sempre foi mais avantajada, redondinha e minha ausência de pelos no corpo me fazia ter um corpo mais afeminado quando era moleque e por causa disso no vestiário a molecada sempre passava a mão na minha bunda, apertavam e me chamavam de bixinha, mas fora do vestiário me tratavam normal.

Com o tempo os assédios começaram a ficar maior e até as crianças da minha idade começaram a me bulinar. Eu não quis ir mais para a escolinha e não contava para os meus pais o que estava acontecendo com medo de que eles iriam ficar bravos comigo. Sai da escolinha e segui minha vida até a adolescência e aos meus 17 anos arrumei minha primeira namorada. Ela era linda e era da minha classe, mas quando se tratava de sexo ela não queria me dar porque era virgem. Eu ficava nervoso e ansioso porque também era virgem e queria que tudo fosse especial. Quando finalmente ia acontecer, sei la… talvez pelo nervosismo, eu bruxei e isso se repetiu nas próximas 5 tentativas. Minha namorada ficou muito irritada com isso e terminou comigo, fiquei com depressão e tentei reconciliar com ela, mas não tinha jeito. Fiquei sabendo que ela estava pegando os carinhas geral nas festas e que um tal de Lucas tinha tirado a virgindade dela. Era um cara mais velho e tinha uma moto.

Um dia na frente da escola o tal de Lucas apareceu em uma moto na frente da escola para dar um carona para ela e então eu vi quem era. Esse Lucas era o moleque mais velho que incitava os moleque me bulinar no vestiário da escolinha de futebol. Fiquei nervoso e tentei escapar dali antes que ele me visse e na hora ele me reconheceu e veio falar comigo. Me apertou a mão e me abraçou como se fossemos velhos amigo. Ele todo sorridente falou um pouco da vida dele e perguntou se eu conhecia a Ana, minha ex. Eu disse para ele que sim e antes que eu pudesse falar alguma coisa ele começou a falar como a Ana era uma putinha safada e que ela adora contar que o ex dela é um broxa que não conseguia comer ela. Que todo mundo da galera dele já sabia dessa história e todo mundo queria saber quem era o broxa da Ana e então ele, com uma cara de pau, me perguntou se eu conhecia o ex dela?

Eu fiquei suando frio, estava nervoso,  brabo e queria sair daquela situação o mais rápido possível. Tentei me desviar dele falando “Sei la! Tenho que ir”… ele apenas me segurou pelo ombro e disse rindo. - Calma Robson. hahaha! Eu sei que você é o ex dela. Só estou te zuando.

Depois disso ele disse que não queria nada com a Ana e que se eu o quisesse me ajudava a reconquista-la. Eu fiquei desconfiado, mas eu estava sofrendo com aquela separação e então eu disse que era impossível ela me querer de volta. Ele disse para não se preocupar com isso e deixar tudo com ele. No mês seguinte a Ana me procurou e disse que estava arrependida e que eu era um homem muito bom para ela e pediu se eu queria voltar. Eu perguntei do Lucas e ela disse que ele era só um amigo. Então depois de uma longa conversa resolvemos reatar e tudo parecia normal finalmente. Mas o que não estava normal era a Ana, ela andava mais desinibida e sempre querendo sair para as festas e às vezes ela sumia durante o dia e aparecia com alguma desculpa qualquer. Comecei a apertar o cerco e a pressionar ela até que ela se encheu o saco e falou que ela ia ver o Lucas já que eu não dava no couro. Eu fiquei irado e ela me interrompeu e falou que só voltou pra mim porque o Lucas disse que eu poderia dar o suporte emocional para ela e quem poderia dar prazer sexual era ele e que a partir de agora ia ser assim, se eu não quisesse era só procurar outra para ficar broxando.  Eu comecei a chorar e sai atrás do Lucas e quando encontrei com ele estava pronto para esmurrar ele, mas ele apenas disse para me acalmar, que sentia muito, mas ele não queria me prejudicar, queria apenas me ajudar. Eu fiquei mais confuso ainda e ele me explicou que ele não queria nada com a Ana, nada emocional, mas que o sexo era bom e ela também não queria nada com ele, apenas sexo. Ela sempre gostou de mim, mas que sexualmente eu não a conseguia satisfaze-la e como ele havia achado que eu ainda era apaixonado iria ficar feliz de ter ela de volta. Aquilo mexeu comigo, eu não consegui ficar mais irado com ele, então ele me levou para um bar para conversar e me explicou que todos nós homens somos treinados para achar que seremos garanhões e que precisamos comer muitas mulheres, mas que tinha alguns homens que apenas não foram feitos para isso mas que podem deixar uma mulher perdidamente apaixonadas sem precisar necessariamente satisfazer sexualmente e que se eu topasse ele poderia fazer este papel para mim enquanto eu ficava com todo o ônus de uma vida amorosa e sentimental. Saí desta conversa pensativo e alguns dias depois a Ana veio me procurar perguntando se eu tinha me acalmado e se eu concordaria com a proposta do Lucas. Eu era perdidamente apaixonado e tudo que eu queria era conseguir comer a Ana e mostrar que também era macho comedor. Voltei para ela…

Eu finalmente consegui comer ela, mas ela sempre dizia que eu estava melhorando, mas ainda faltava para superar o Lucas. Se passou um ano  eu dividindo minha namorada com o Lucas e todo mundo da escola já sabia da minha condição. Ninguém chamava na minha cara, mas eu sabia dos apelidos de Corno, Manso, Guampa, etc… e tudo que eu podia fazer era ignorar até a formatura. A Ana ficou meia entediada e começou a sair com outros caras e eu já não sentia mais ciúmes. Mas um desses caras era meio tipo dominador, mais velho, e falou pra Ana me colocar um cinto de castidade, porque um corno como eu não merecia comer uma mulher. A Ana adorava machões e ela decidiu prender meu pau. Eu relutei e fiquei brabo, mas ela começou ameaçar a se separar de mim. Novamente eu cedi e comecei a usar o cinto. Cada vez mais eu passava há usar mais tempo o cinto de castidade e quase nunca eu tinha a oportunidade de comer a bucetinha dela. O Lucas que agora raramente saia com a Ana ficou sabendo da minha nova condição voltou a manter contato frequente e queria comer a Ana na minha frente. A Ana organizou tudo e eu fiquei lá sentadinho vendo o Lucas pela primeira vez bombar na minha namorada e isso se repetiu muitas vezes até que o Lucas me convidou para sair e tomar uma cerveja.

Eu fui lá conversar com ele e bebemos todas e o Lucas falava muita putaria para mim e eu estava muito excitado e com o pau preso, confessei para ele que eu precisava gozar logo se não ia enlouquecer e então ele disse que ia resolver isso pra mim e chamou um taxi.. Entramos no taxi e eu estava meio bêbado e excitado, mas quando me dei conta eu estava entrando em um motel com o Lucas e perguntei que lugar era aquele e o que ele estava planejando.. Ele só respondeu que ele ia resolver meu problema.. Pensei que teria uma prostituta no quarto e que eu ia me livrar da gaiolinha, mas para minha surpresa o Lucas, muito maior e mais forte me agarrou e me jogou na cama. Eu fiquei sem reação e logo ele colocou o pau para fora e fez eu chupa-lo até quase gozar, eu estava excitadíssimo e chupei com gosto e depois o Lucas anunciou que ia tirar meu cabacinho do cuzinho. Aquela noite eu me senti nas nuvens e fui putinha do comedor original da minha Mulher. Depois desse dia o Lucas sempre me comia escondido até que a Ana descobriu e ficou furiosa comigo e com ele. Nós rompemos, mas o Lucas estava do meu lado me ajudando a arrumar namoradas. Ele sempre comia minhas namoradas e até minha noiva no qual depois eu casei. O Lucas me confidenciou que sempre foi louco pelo meu rabo desde o tempo da escolinha de futebol, e por causa disso ele fantasiou eu sendo a putinha dele e por isso ele não me deixa tirar o cinto de castidade e ele é o comedor oficial de todas as mulheres que eu já tive até hoje. Ele foi o meu padrinho de casamento e quem comeu minha mulher na nossa Lua de Mel foi ele. Essa é minha história e espero que minha mulher fique ainda mais putinha e submissa a ele assim podemos agradar nosso macho juntos.

Ogni tanto mi chiedo perchè la vita mi abbia dato tutto questo dolore e poi mi rispondo che magari è colpa mia, sono io che me la cerco? o sono io che non riesco a combattere? o semplicemente lo merito. Questo mondo è così difficile, è così dura sopravvivere. Mi sembra sempre di stare sola in mezzo all'oceano e di dover continuare a tenermi a galla perchè se smetto anche solo un secondo, affogo.
—  My diary (via @occhidistruttidalsangue)
PARA: EU MESMO, NO FUTURO

Saudações! Tudo bem contigo?
Se tu sorriu e teus olhos brilharam na hora de responder, saiba que numa outra dimensão estou mega orgulhoso de saber disso. Se tua resposta foi honesta e tudo está realmente bem por aí, isso só pode significar uma coisa: a gente conseguiu! É, meu velho… Que alegria! Hoje, mais maduro que está, tu tem plena consciência de que não somos mais a mesma pessoa. Por isso não vou te tratar como se eu estivesse falando comigo mesmo; tu és muito mais forte e tem muito mais responsabilidade que eu. Agora é tua vez de traçar novos objetivos, muito mais difíceis, e escrever uma carta como essa para uma outra versão nossa que vai vir lá no futuro. Mas isso é responsabilidade tua, falemos do que eu fiz.
Primeiro de tudo: preciso que tu nunca esqueça, mesmo que seja tentador jogar tudo pro alto e apenas desfrutar do sucesso, de que tudo que passei aqui atrás foi em nome das coisas que eu sabia que te fariam feliz aí na frente. Me privei de prazeres, recusei convites de amigos, faltei em ocasiões familiares. Deixei de marcar encontros, dormi menos que deveria, envelheci no dia-a-dia mais que o resto das pessoas que a gente conhece. Tá sendo sofrido, cara. Apenas recordar as coisas quando a gente não está vivendo elas não dá a noção real, mas queria te lembrar que tem horas que dá vontade de desistir. Eu não vou! E por isso eu sei que você está aí, aliviado, pois valeu a pena.
Não te deslumbra com as facilidades que estão aparecendo, não te deixa levar pelos tapinhas nas costas. Isso é ilusão. Vai ficar cada vez mais apertado o cerco de energias ruins te rondando. Eu já sofro com isso agora. Porém, pode ter certeza: manter a cabeça baixa para trabalhar e erguida para enfrentar é o melhor remédio. Manter a cabeça ocupada é o maior segredo; se em algum momento tu deixar tua cabeça sem nenhuma preocupação, as portas estarão abertas para te confundirem. Por isso fiz essa carta. Por isso nós conseguimos. Por isso criei, com muito orgulho e trabalho, essa tua versão de hoje. Por isso tu vai me prometer que vai fazer o mesmo que eu: traçar vários objetivos difíceis, mas que podem ser alcançados; escrever uma carta para tua versão futura e trabalhar todos os dias em prol das coisas que mais te deixam motivado. Vão surgir um zilhão de imprevistos e ‘coisinhas’ pra te desviar. Sempre, em todas as decisões que tu tomar, desde o momento em que abrires os olhos pela manhã ao momento em que deitares na cama ao fim do dia, escolha o que vai beneficiar teus objetivos principais.
Eu sei, estou repetindo coisas que tu - obviamente - sabe há mais tempo que eu. Contudo vou te lembrar de uma outra coisinha - será que tu segue sendo esquecido como eu? Vamos trabalhar pra mudar né! - que eu não levei em consideração: o diabo está nos detalhes. Eu, tu e todas as nossas versões que já existiram, tem em comum o fato de serem sonhadores natos. Só que eu, aqui no passado, já deveria ser tu. Sofremos um atraso, perdemos muito tempo. Perdemos tempo por não levar em consideração que sonhos movem o mundo, sim. Contudo de nada adianta sonhar sem um plano. É caminhar pelo desconhecido sem ao menos ter um mapa. Li uma vez uma ideia genial que dizia assim: “Nós somos hoje o resultado daquilo que pensamos e executamos no passado”. Por isso eu tô genuinamente orgulhoso de quem tu é aí na frente, pessoa que abriu essa carta. Todavia não ando muito satisfeito com quem sou hoje. Não culpo nosso passado, tu sabe, a gente mal sabia como era a vida; a gente só sonhava! Que bom que tenha sido assim, pois agora não preciso aprender a sonhar, só preciso aprender a executar no dia-a-dia. Pelo visto funcionou, né?
Meu velho, já consigo ver teu olhar quando me olho no espelho. Ao mesmo tempo em que fico inquieto para o tempo passar logo e tu finalmente tomar as rédeas da nossa vida, vou dia após dia me despedindo calmamente de quem somos hoje. Existe um outro conceito muito importante, esse tá complicado de eu assimilar por aqui. Espero que tu tire de letra enquanto planeja nosso futuro. É que preciso ser menos ansioso para entender que é fundamental dar um passo adiante todos os dias, por menor que esse passo seja. Me parece que a ideia mais concreta para entender isso é imaginar a vida como uma escada e todos os dias antes de dormir ter a certeza de que um passo acima foi dado. Faz sentido aí pra ti? De qualquer forma, não quero nunca mais aquela sensação de que estou perdendo tempo. Só consigo pensar em ti, meu irmão. E escrevo como se fosse para outra pessoa porque realmente espero que eu tenha me tornado outra. Melhor, em todos os sentidos. Mais forte, mais responsável, mais humilde, mais realista.
Eu consegui. E quem consegue uma vez, consegue de novo. Agora, deleta essa carta e não cai na bobagem de ficar admirando os nossos feitos. Baixa a cabeça, traça novos objetivos e escreve uma nova. Quando terminar, copia essas últimas quatro frases e termina assim: Eu espero ler isso até o último dia da minha vida, seja lá quem eu for. “- Paulinho Rahs