novembre-2012

Mentre ero fuori in balcone a fumare l’ultima sigaretta, la mia mente si riempiva di mille pensieri, ma era davvero possibile svegliarsi una mattina ed avere un semplice sorriso vero? Magari perché la sera prima qualcuno ti ha rivolto un pensiero, o perché qualcuno ti ha mandato un messaggio con su scritto che ti pensava, o semplicemente perché ti ha scritto ‘BUONANOTTE’.
Mi chiedevo se questo in fondo era un pensiero dettato dal fatto che ero fumata o se era una realtà fattibile.
Passarono i giorni e mi resi conto che una persona che poteva fare tutto questo io ce l’avevo accanto. Ma ero troppo stupida per accorgermi che lui c’era.
Non era un buon periodo per me e mi volevo rifugiare in qualsiasi cosa che non fosse lui.
Tutto questo successe quando conobbi lui, il mio ora grande amore, nel febbraio 2012.
Continuavo a fumare ma conoscendendo lui e uscendo insieme comincia a smettere. Non fu affatto dura. Forse perché lui mi faceva ridere ogni secondo. Infatti non fumare più non mi diede peso.
A distanza di qualche mese la magia finì.
Lui che mi aveva fatto capire che sarebbe rimasto era andato via. Fu una botta pesante che seppi superare solo nel tempo.
Era Aprile.
Affrontai le vacanze estive senza lui.
E il tempo diciamo passò velocemente oppure ero io che feci passare il tempo velocemente, questo non lo so, ma non importa.
Era il 5 settembre, ero a casa di una ormai non mia amica, trovai lei che messaggiava con lui. Il cuore mi si spezzò ma seppi trattenere le lacrime. In fondo loro non avevamo smesso di sentirsi e io dovevo accettarlo. Non ricordo esattamente cosa successe quel giorno. Ma mi ricordo che di colpo mi ritrovai a chattare con lui su Fb, la sua frase quando gli dissi che dovevo staccare Fb fu: “ciao banana (il soprannome che mi diede lui) a presto, ti voglio bene.” Le giornate andavano avanti, tra uscite, chiaccherate e litigate.
Arrivò il mese di Novembre, all’inizio tutti filò liscio fino a quando non si fece sentire più e li pensai che per la seconda volta era finito tutto, invece mi ero sbagliata.
La sera, del 17 novembre 2012, lui nella sua semplicità mi chiese di vederci perché doveva parlarmi. L’ansia saliva, la preoccupazione anche, il mio cuore batteva troppo veloce.
Ma ero disposta a vederlo anche se fosse stata l’ultima volta.
Quando ci incontrammo, io salii in macchina, la tensione era alta.
Lui era bellissimo.
Ma nervoso.
Come se voleva dirmi qualcosa di brutto.
Sembrava preoccupato.
Si fermò.
E cominciammo a parlare.
La tensione stava scomparendo ma la paura si faceva sentire.
Alle 22 o alle 23, di quella sera, ero diventata la sua ragazza.
Gli avevo detto si.
Il nostro primo vero bacio dato con amore, con le lacrime agli occhi, con la paura di esserci ma di perdersi.


Lunedì, 26 Maggio 2014, sono passati un’anno, sei mesi e 9 giorni. Lui è ancora con me. Abbiamo passato cosi tanti momenti insieme, così tanti litigi, abbiamo affrontato di tutto.
Ma ancora siamo uniti. Non riesco ad immaginarmi una vita senza di lui, proprio adesso che la mia vita è lui, mi ha salvata.
Mi salva.
Mi ammazza.
Poi mi salva di nuovo.
Lo amo fino a morire per lui.
A volte è uno stronzo ma ho bisogno di lui.
E’ tutto.
Il mio sorriso.
La mia felicità.
Il mio respiro.
Le mie notti insonne.
Le mie giornate a fare l’amore.
Le mie serate.
I miei film.
Lui è mio.
Ed io lo amo.
Non c’è niente da aggiungere.
Lui è perfetto.
Ed è insieme a me.

—  Il mio cuore e la mia mente in continuo contrasto.

1 Ottobre 2005
Come ogni mattina Carla si alza per andare a scuola. Fuori c'è il sole ma dentro di lei c'è un temporale.

2 Ottobre 2005
Carla viene picchiata.
È sola.

1 Ottobre 2009
Ha cominciato ad autolesionarsi
Carla si è innamorata.

1 Ottobre 2010
Ora Carla è alle medie.
Non ha amici. Si sente vuota, sola, non ha nessuno.

2 Ottobre 2012
Ha incominciato a fumare.
Carla ha deciso di dimenticare il ragazzo che ama. Quel ragazzo dagli occhi castani. Ora vuole solo trovare un ragazzo dagli occhi freddi e il cuore caldo.
E lo trova.

Ogni giorni viene picchiata
Carla tenta il suicidio

10 Ottobre 2012
Carla smette di andare a scuola

20 Novembre 2012.
Carla è in bagno.

15:06
Un taglio
Due tagli
Tre tagli
Quattro tagli
Cinque tagli

15:20
Venticinque tagli.

Asciuga il sangue
Tira giù la manica
Si asciuga le lacrime.
Indossa un sorriso
Esce dal bagno
Nessuno si accorge di niente.

29 Dicembre 2012
Tutti pensano che Carla sia asociale.
Carla è Bipolare.
Carla non mangia più.
Tutti dicono che Carla sia una poco di buono.

Ritenta il suicidio

24 Luglio 2013
Carla sta diventando anoressica.

28 Agosto 2013
Ha smesso di autolesionarsi.
Ora Carla ha lo stomaco vuoto, gli occhi gonfi e il corpo ricoperto di cicatrici.

1 Settembre 2013
Carla esce.
Indossa un sorriso ed un vestito
Capelli al vento
Rossetto rosso
Carla sembra felice, sembra avere una vita perfetta..
Sembra guarita.
Carla è una guerriera

23 Ottobre 2013
Carla è in bagno, ci ricade
Il sangue le cola per il braccio sporcandole la pelle bianca.
Si ripromette che quella sarà l'ultima volta.
“Piangeva in silenzio, di nascosto, poi asciugava le lacrime sul viso e apriva la porta con il sorriso sulle labbra.”
Testa alta
Anche questa volta nessuno si accorge di niente.

31 Dicembre 2013
Carla è triste, spera che almeno quest'anno sia pieno di sorprese. Spera di esser felice.
Carla brinda al nuovo anno, sorridendo.

1 Febbraio 2014
Carla ha ormai 15 anni.
Carla è in bagno, è seduta a terra, ha il mascara che le scava gli occhi e le lacrime che gli arrugginiscono le guance.
Ci son solo loro. Carla.. e la lametta
VUOLE SOLO ESSERE SALVATA

01:30
Luca riceve un messaggio - Carla: Forse lì su, avrò la fortuna di incontrare un ragazzo come te, dagli occhi freddi e il cuore caldo. Non ho mai avuto il coraggio di dirti che ti amo.. E forse ora è anche il momento meno opportuno.. Ma ehy, Luca. Sai che ti amo?
Ci rivedremo presto.

Luca dorme
Luca non legge il messaggio

01: 40
Carla muore

2 Febbraio 2014
È l una meno venti, finalmente Luca si sveglia, legge il messaggio.
Non riesce a capire.
Dai suoi occhi ormai rossi cominciano ad uscire lacrime. Lacrime di dolore, lacrime piene di odio, lacrime salate,avrebbe voluto far qualcosa. È un pianto silenzioso.

Si precipita a casa di Carla.
La vede lì, stesa

Va in bagno e con le lacrime agli occhi apre la finestra
Quarto piano
Luca si getta giù

14:30
Il telefono di Carla squilla
Un messaggio - Luca:“ Avresti mai pensato che ci saremo rivisti così presto? Aspettami Carla, sto arrivando. Ti amo”

anonymous asked:

A quanti anni hai fatto l'amore? Racconti la tua storia più bella?

Ho fatto l'amore quando mi sono sentita di farlo, l'età non ha importanza.
La mia storia più bella è anche la prima che ho avuto. La storia in cui è scritto il mio primo bacio, la mia prima canna, la mia prima volta, e la prima volta che ho amato. L'ho conosciuto nel Novembre del 2012, dire che ero piccola sarebbe riduttivo, non eravamo altro che due bambini incapaci di stare insieme. Ci siamo feriti tanto, più che altro sono rimasta ferita io. Se la nostra storia fosse stata una sparatoria, lui sarebbe stato il pazzo dietro alla pistola, ed io il passante colpito per sbaglio, innocente. Nonostante spesso volessi vendicarmi di tutte le ferite, non sono mai riuscita a ferirlo davvero. Lui era una roccia, nessuno poteva spezzargli il cuore, lui non glielo avrebbe permesso. Io lo ammiravo molto, speravo che un giorno avrei avuto almeno la metà della forza che aveva lui. Abbiamo fatto l'amore cinque mesi dopo quel Novembre, casa mia, i miei non c'erano, su un letto troppo grande per una persona sola ma troppo piccolo per due.
Quello stesso giorno sentivo che lo avrei perso, e così successe. Sparì tante volte, ma neanche una di queste non venne a riprendermi. Non ce la faceva, non ce l'avremmo mai fatta a dirci addio. Ci odiavamo a morte, avevamo avuto la storia più inutile del mondo, ma non avete idea di quanto quell'odio somigliasse all'amore più profondo.

Ora non so dov'è, che fine ha fatto, se mi pensa qualche volta.
So che vivremo per sempre sapendo che gli amori più inutili certe volte sono quelli che restano, restano per sempre.

anonymous asked:

parli di ivan?

Ivan veniva alle medie nella mia stessa scuola ma non mi ero mai accorta della sua esistenza finche un giorno all'incirca a marzo del 2009 mi ritrovai un contatto con il nickname di: “The Best For Life” tra gli amici di MSN, onestamente non ricordo se mi scrisse lui per primo o se lo feci io, ma ricordo solo che più passavano i giorni e più questo ragazzo mi stava simpatico era l'unico amico maschio che avevo. A giugno del 2009 feci la cazzata di dirgli che mi piaceva e lui dopo qualche giorno mi disse che gli piacevo e se volevo diventare la sua ragazza ed io accettai. Ma le cose non andarono per niente bene. L'indomani a scuola era troppo felice di essere fidanzata, era il mio primo ragazzo e così presa dalla felicità lo raccontai ad una mia compagna, nel giorno di minuti la voce si sparse e le mie “amiche” iniziarono a dirmi cattiverie tipo “se stai con quello io non ti parlo più” Così l'ho lasciato e non volevo nemmeno parlargli, ho iniziato ad odiarlo solo perché alle mie amiche non piaceva. Lui continuò per un paio di mesi a scrivermi su MSN senza ottenere risposte, al massimo riceveva insulti. Quell'anno fui bocciata e dovetti rifare la 2 media mentre lui era in terza. Verso aprile del 2010 lui si fidanzò e quando a settembre si lasciarono io gli scrissi che se voleva poteva sfogarsi e da li facemmo pace e diventò il mio migliore amico. Arrivò il giorno della nostra prima uscita, ricordo che 5 minuti prima mi scrisse “Sono vestito con 5 mila colori, sembro un pagliaccio”. Quel giorno eravamo tutti e due molto timidi e non ci fu nemmeno un abbraccio. Il 28 novembre 2011 (giorno del suo compleanno) ci fu la nostra seconda uscita. Ricordo di avergli scritto un bigliettino di auguri con lo sfondo colorato col gesso. Lo lesse, lo piegò, lo infilò in tasta sorridendo, disse “Grazie”, si piegò e mi abbracciò. (è alto 1.80 e io sono una nana) Ricordo i brividi di quell'abbraccio come fosse ieri, è stato l'abbraccio più bello che io abbia mai avuto. Diventammo sempre più attaccati l'uno all'altro, era diventato tutta la mia vita. Riusciva a mandarmi affetto come nessun altro sapeva fare, mi sentivo al sicuro con lui, sapevo che comunque andava, qualsiasi scelta io facessi lui era dalla mia parte. Andava tutto fottutamente bene fin quando a settembre del 2012 con l'inizio della scuola iniziammo a sentirci sempre meno, diceva di non avere molto tempo ma che comunque anche se ci sentivamo pochissimo lui non se ne sarebbe andato. Ma non fu cosi. Un giorno girovagando su Twitter trovai un post che diceva “ Tagga la tua migliore amica” ma non trovai il mio nome, c'era un nome nuovo, un nome che non gli avevo mai sentito nominare, una ragazza nuova che non conoscevo. Scorsi più in giù e trovai altri post dove parlava con questa ragazza. E da li capii che non aveva tempo per parlare con me perché quel po’ di tempo che gli rimaneva libero lo consumava a parlare con questa ragazza. Per un po’ feci finta di non avere visto quei post. La sera del 28 novembre 2012 alle 7.30 circa decisi di scrivergli e mentre parlavamo suonò il telefono di casa, era mia cugina che mi annunciò che mio nonno era morto. Mentre mi si riempivano gli occhi di lacrime gli scrissi: “ è morto mio nonno.”, rispose : “Mi dispiace tantissimo” la conversazione per quella sera finì li. Io giorni passarono, io ero a pezzi e lui non si degnò nemmeno di un messaggio per sapere come stessi. A febbraio gli chiesi se avesse qualche altra migliore amica e lui rispose di no. Già da quella risposta iniziai ad arrabbiarmi perché mi mentiva e quando gli raccontai dei post che avevo letto iniziammo a litigare. Gli raccontai di quanto mi sentivo sostituita e presa per il culo e lui si arrabbiò dicendo che sarebbe stato meglio non sentirci per un po’, così disinstallai Whatsapp per trattenere la tentazione di scrivergli. Passai mesi a piangermi addosso sperando nel suo ritorno. A giugno presi forza e gli scrissi che ero stufa di aspettare e volevo la risposta definitiva. La sua risposta fu: “ Ti ho voluto bene, sei stata una delle migliori, ciao.” Quando gli risposi litigammo pesantemente mi diede addirittura 10 motivi per non fare pace, come se tutta la colpa fosse mia. E li tutto finì. Non ricevetti più un suo messaggio. Sono passati 10 mesi e io ancora tutte le sere prima di andare a letto lo penso fino a farmi scendere le lacrime, mi manca da morire, non è facile continuare senza di lui, mi sento persa e non riesco più ad essere felice. So che ha un profilo su Tumblr, ma non so come si chiami, quindi dico solo una cosa.. Caro Ivan, se un giorno leggerai questo post sappi che io nonostante tutto sarò sempre qui ad aspettarti a braccia aperte, sarò qui oggi, domani, tra mesi e tra anni, perché tu sei stato il mio primo vero Migliore Amico e mi chiedo come si possa diventare sconosciuti dopo aver condiviso così tanto.

anonymous asked:

ci racconti la tua prima volta? gnew

Dopo mesi di litigate per capire che cosa farne di quella che era iniziata come una storiella estiva, mi sono ritrovata a prendere un treno che mi avrebbe portata a 100 chilometri da qui, e 700 metri più vicina al cielo. Era novembre inoltrato e in paese iniziava a fare davvero un gran freddo. Era novembre, dicevo, e io ero appena arrivata in stazione dove mi aspettava il gran punto interrogativo che era quel ragazzino di due mesi più piccolo di me. Il 27 novembre del 2012 improvvisammo una danza fatta di spinte e di abbracci sofferti, tra una lacrima e una carezza, proprio davanti alla stazione. Ci odiavamo. Dannazione ci odiavamo a tal punto che ci amavamo così forte, così davvero. E poi c’era una casa, in via Roma. Una sua vecchia casa, un attico in cui ormai da anni non abitavano più. Ma lui aveva le chiavi. Era una casa piccola, fredda, senza i riscaldamenti e buia, senza illuminazione. Era perfetta per due come noi che non ne potevano più di stare lontani. Mi prese per mano e andammo nella camera matrimoniale. C’erano solo due materassi su un letto a due piazze, un armadio a muro lungo e alto tutta la parete, due cuscini, un comò, uno specchio e una finestra che credo desse sul tetto (non l’aprimmo mai quella finestra.). Era perfetta. io mi guardavo intorno estasiata, con un sorriso idiota stampato in faccia dal momento in cui ero entrata in quella camera. Alla fine i miei occhi si posarono su di lui. Il suo sguardo non si era mai staccato da me per tutto quel tempo lì dentro la camera, per tutto quel tempo in tutti quei mesi..mi baciò prendendomi il viso tra le mani, poi, abbracciandomi..mi veniva da sorridere, da piangere, da cantare, da tremare. Senza rendercene conto eravamo già sul letto, impegnati in una tenera lotta di movimenti impacciati, di sorrisi sinceri e di sguardi e pupille dilatate (me l’aveva detto lui, che quando guardi qualcosa che ami le tue pupille si espandono fino al 70%). Poi è stato un attimo, il tempo di rendermi conto di essere sdraiata sopra di lui. Mi bloccai di colpo, mi misi seduta. “Fabrizio..” e avevo il cuore in gola..di scatto si è tirato su anche lui “dimmi..” e a momenti entravamo entrambi in iper ventilazione..ho fatto un respiro profondo e poi lo dissi, con il tono di chi sta confessando il segreto più grande della storia, con il tono di chi ti sta mettendo al corrente della cosa più preziosa al mondo, con il tono con cui si confessa la paura più grande, il torto più imperdonabile. Feci un gran respiro profondo e semplicemente lo dissi: “Fabrizio, io ti amo.”. Poi chiusi gli occhi stringendo le palpebre, come se stringendole mi sarebbe stato impossibile anche sentire quel silenzio assordante, e sperando di non aver rovinato tutto, come è sempre stato mio solito fare. Sentii lui tirare un sospiro di sollievo, e sono certa di aver sentito nel buio che ci circondava, anche il rumore di un sorriso. “Anch’io, ti amo.”. E di colpo ero la ragazza più felice al mondo. Niente avrebbe potuto rendere qual momento più bello di così, assolutamente niente.
Questa è stata la mia prima volta, la prima volta che ho capito di amare qualcuno, il mio primo “ti amo”, sussurrato tra le lacrime e il fiatone, come se quei 100 chilometri e 700 metri me li fossi fatti a correre..e dio, dio ne è valsa la pena di ogni centimetro fatto, che mi ha portata in quella stanza, da quello che anche oggi ricordo ancora come “l'amore della mia vita”, nonostante sia lontano, lontano in tutti i modi in cui una persona può essere o diventare lontana da un'altra.

Dopo mesi di litigate per capire che cosa farne di quella che era iniziata come una storiella estiva, mi sono ritrovata a prendere un treno che mi avrebbe portata a 100 chilometri da qui, e 700 metri più vicina al cielo. Era novembre inoltrato e in paese iniziava a fare davvero un gran freddo. Era novembre, dicevo, e io ero appena arrivata in stazione dove mi aspettava il gran punto interrogativo che era quel ragazzino di due mesi più piccolo di me. Il 27 novembre del 2012 improvvisammo una danza fatta di spinte e di abbracci sofferti, tra una lacrima e una carezza, proprio davanti alla stazione. Ci odiavamo. Dannazione ci odiavamo a tal punto che ci amavamo così forte, così davvero. E poi c’era una casa, in via Roma. Una sua vecchia casa, un attico in cui ormai da anni non abitavano più. Ma lui aveva le chiavi. Era una casa piccola, fredda, senza i riscaldamenti e buia, senza illuminazione. Era perfetta per due come noi che non ne potevano più di stare lontani. Mi prese per mano e andammo nella camera matrimoniale. C’erano solo due materassi su un letto a due piazze, un armadio a muro lungo e alto tutta la parete, due cuscini, un comò, uno specchio e una finestra che credo desse sul tetto (non l’aprimmo mai quella finestra.). Era perfetta. io mi guardavo intorno estasiata, con un sorriso idiota stampato in faccia dal momento in cui ero entrata in quella camera. Alla fine i miei occhi si posarono su di lui. Il suo sguardo non si era mai staccato da me per tutto quel tempo lì dentro la camera, per tutto quel tempo in tutti quei mesi..mi baciò prendendomi il viso tra le mani, poi, abbracciandomi..mi veniva da sorridere, da piangere, da cantare, da tremare. Senza rendercene conto eravamo già sul letto, impegnati in una tenera lotta di movimenti impacciati, di sorrisi sinceri e di sguardi e pupille dilatate (me l’aveva detto lui, che quando guardi qualcosa che ami le tue pupille si espandono fino al 70%). Poi è stato un attimo, il tempo di rendermi conto di essere sdraiata sopra di lui. Mi bloccai di colpo, mi misi seduta. “Fabrizio..” e avevo il cuore in gola..di scatto si è tirato su anche lui “dimmi..” e a momenti entravamo entrambi in iper ventilazione..ho fatto un respiro profondo e poi lo dissi, con il tono di chi sta confessando il segreto più grande della storia, con il tono di chi ti sta mettendo al corrente della cosa più preziosa al mondo, con il tono con cui si confessa la paura più grande, il torto più imperdonabile. Feci un gran respiro profondo e semplicemente lo dissi: “Fabrizio, io ti amo.”. Poi chiusi gli occhi stringendo le palpebre, come se stringendole mi sarebbe stato impossibile anche sentire quel silenzio assordante, e sperando di non aver rovinato tutto, come è sempre stato mio solito fare. Sentii lui tirare un sospiro di sollievo, e sono certa di aver sentito nel buio che ci circondava, anche il rumore di un sorriso. “Anch’io, ti amo.”. E di colpo ero la ragazza più felice al mondo. Niente avrebbe potuto rendere qual momento più bello di così, assolutamente niente.
Questa è stata la mia prima volta, la prima volta che ho capito di amare qualcuno, il mio primo “ti amo”, sussurrato tra le lacrime e il fiatone, come se quei 100 chilometri e 700 metri me li fossi fatti a correre..e dio, dio ne è valsa la pena di ogni centimetro fatto, che mi ha portata in quella stanza, da quello che anche oggi ricordo ancora come “l’amore della mia vita”, nonostante sia lontano, lontano in tutti i modi in cui una persona può essere o diventare lontana da un’altra.
—  Just me, Aly.