nouveller

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In Sicilia, per le feste dei morti si donano dolci e regali ai bambini, questo per ricordare loro che l’amore di chi non c’è più, sopravvive loro. Dall’alto, le ossa dei morti, il rame di Napoli, i biscotti di san Martino, i pupi, le piparelle e la frutta martorana.

In Sicily, tduring the days dedicated to the dead people, we are use to give gifts and biscuits  to the children, to remind them that the love of who died survives to them. From the top, the bones of the dead, the copper of Naples, the biscuits of San Martino, the piparelle,, the Martorana fruit.

Lei, Lui e i Biscotti dei morti.

Sabbuccio scappò verso il cancello del cimitero e aggrappandosi alle sbarre di ferro incominciò a farlo oscillare avanti e indietro “ vidi chi ti struppii (ti fai male) ” gli gridò lei severa. “È sempre tostu!” disse sua madre sorridendo. Lui arrancava dietro a lei con un enorme mazzo di fiori. Sebbene fosse metà ottobre faceva caldo e lui era già sudato nel percorrere la piccola salita che dal parcheggio saliva al piccolo cimitero sulla collina, da cui si vedeva , tra gli alberi di limoni e di olivo la striscia azzurra del mare.  Arrivati al cancello Sabbuccio scese e si mise a correre tra le tombe. “veni ca, sta femmu!!” Fece lei ancora più arrabbiata “fa sempre cosi – disse sua madre – lo sai che questo posto lo innervosisce, non essere troppo cattiva con lui” “ E’ tostu e basta, chi nibbusu e nibbusu” poi rivolgendosi a lui disse ad alta voce “ Fa cosi perché questo posto non gli piace” lui fece solo un cenno del capo preso com’era dai suoi pensieri. Neanche a lui piacevano i cimiteri soprattutto ora che vedeva suo padre invecchiare velocemente. Sua madre guardò a lui e poi sottovoce le raccomandò “devi parlargli, lo devi fare ora” “mamma lo so, non insistere” “non sto insistendo, te lo ricordavo e basta” e sorrise serena come sempre faceva quando le parlava. “Mamma ha ragione, devo parlargli. Ma che gli dico?” Si chiese Concettina disorientata. Qualche giorno prima stava tornando al paese dopo aver dato un esame nell’ università del capoluogo con il pullman, e stranamente con lei, al capolinea, era salito anche il padre di lui e ancor più stranamente, partito il pullman il vecchio pasticcere si era alzato da dove era seduto e si era accomodato nel posto accanto al suo. Non è che tra loro due vi fosse una grande intimità, lui sapeva che lei stava con il figlio e lei quando si incontravano lo salutava sempre con rispetto, ma non si erano mai parlati. “Sei stata all’università” chiese “si ho dato un esame. È andato bene per fortuna” “oh brava brava. E quanti te ne mancano?” “Ancora cinque e poi ho finito” “oh brava brava. Allura si quasi nu dutturi” “beh no, io faccio farmacia, non medicina” “ma ne saprai  sempre chiossa i mia, senti leggi ca, dimmi che dice questa carta” le passò una busta intestata con il nome di un famosi cardiologo siciliano “ lei lesse e lo stomaco le si contrasse per quanto c’era scritto . Il dottore che curava il vecchio, raccomandava al dottore del paese di avviare con urgenza le procedure per far entrare il vecchio nella lista di chi doveva subire urgentemente un trapianto di cuore. Alzò gli occhi dal foglio e lo guardò. Il vecchio sorrideva. Avevo lo stesso sorriso di lui; lei capì che sapeva cosa c’era scritto e se glielo aveva fatto leggere era per dirglielo “non su cosi boni” fece lei seria. “Mu magginava. Ma a mio figlio non diciamo niente” e ripreso il foglio lo ripiegò e lo mise in tasca. “ lo sai che lo hanno preso nella scuola di pasticceria a Parma? – chiese facendo una domanda retorica perché la richiesta di iscrizione l’aveva compilata lei, ma lei annui e lui continuò – è na bella scola, è grande e ci sono maestri molto bravi. Se avessi potuto ci sarei andato anch’io, ma ai miei tempi i soldi erano pochi e biniditti Ora però la scuola gliela posso pagare e lui ci vuole andare – le toccò una mano con le sue dita lunghe e scheletriche come a raggiungere una intimità tra loro due per passarle un pensiero importante – Cuncettina: iddu c’avi annari deve andarci per forza a quella scuola! “e la guardò scuotendo in senso affermativo la testa. “Io non mangio ma la scuola gliela pago!! Deve andarci perché è bravo, fa bellissime torte piene di fantasia e molto buone, ma il nostro lavoro non è fare torte, è saper fare mille cose, se no non guadagni. Lui ha la presunzione che sa fare tutto ma non è cosi, senza di me che lo correggo e che conosco il mestiere, sinn’annaria o funnu in un mese!!” Si mise a guardare davanti scuotendo la testa preso da mille pensieri. “ senza di me non saprebbe fare neanche le ossa dei morti o le piparelle, anche se lui si sente un artista - fece muovendo la mano ad arco come se recitasse un dramma – ma il nostro lavoro è sacrificio, sudore, è impegno non è solo fare le torte strane: deve andare a quella scuola! Io di più non posso insegnarli perché non ce la faccio e lui è presuntuoso come a sua madre e pensa di sapere tutto e nun mi scuta (ascolta)!! - si giro verso di lei - tu sei una brava ragazza, lui ti ascolta, senti: lui quasi quasi ci sta ripensando e se sente che non sto bene o tu lo vuoi tenere qui con te, lui pigghia l’occasioni e manna a fanculu tuttu. Tu ci ha diri chi da scola l’avi fari!” E la guardo serio serio. Lei scacciò quel ricordo e s’incamminò tra le tombe fino a quella di sua madre dove lei l’aspettava seduta sopra di essa. “Che bei fiori che hai portato! A me piacciono tanto le gerbere e le rose” lei rispose pensando “le rose te le manda papà, oggi va col camion in Germania e non è potuto venire”  “sono belle“ fece la mamma contenta osservando mentre lui le scartava. Lei parlava sempre a sua madre; dopo qualche settimana che era morta lei l’aveva incominciata a vedere, la sentiva in casa o sentiva che le parlava. “Sabbucciu ietta i ciura vecchi davia” suo fratello raccolse i fiori ormai secchi che c’erano e li portò dall’altra parte del cimitero. Lei cercava di tenerlo impegnato; quando la mamma era morta, suo fratello per quasi un mese non aveva parlato, era stato sempre da parte e la notte voleva dormire con lei se no si faceva la pipi a letto. Lentamente lei riempi il vaso di fiori disponendoli con attenzione. Sua madre guardava felice i fiori. Lei sapeva che dove lei era seduta non c’era nessuno ma sapeva anche che sua madre era li; l’amava troppo per pensare che lei non ci fosse più. Sua madre guardò ancora I fiori e ne sistemò qualcuno che usciva troppo. “ e a lui non me lo presenti?” Lei guardo a lui, che le sorrise, poi rivolta alla foto di sua madre le disse indicandolo “ mamma, questo è Gaetano, il figlio del signor Todaro, nui dui…” ’non riuscì a finire di parlare, incominciò a piangere e per la emozione si coprì il volto con le mani singhiozzando. Quando era piccola aveva sempre immaginato quel momento quando avrebbe presentato a chi più l’aveva amata colui che lei più di tutti amava, ed ora che quel momento tanto desiderato era arrivato, sua madre non c’era più. Sabbuccio appena la vide piangere si strinse a lei nascondendo il volto nel suo grembo e pianse anche lui.

Lui sapeva che tutti noi abbiamo qualche stanza nell’anima dove non facciamo entrare nessuno, dove chiudiamo qualcosa che riguarda solo noi. Aveva capito che nella stanza di lei c’era sua madre, il suo rapporto con lei, quello che era stata ed era per lei. Lui però li dentro non ci voleva entrare, perché percepiva quella la stanza come piena di dolore e di lacrime, di solitudine e disperazione, un luogo infelice dove lei non lo voleva, che non poteva o sapeva condividere con lui. Alle volte la vedeva muovere le labbra come se parlasse a qualcuno che non c’era, ma invece di chiederle cosa diceva, faceva finta di niente. Alla fine non faceva più caso a quel suo isolarsi per poco nel suo mondo interiore di cui lui non era curioso e non per vigliaccheria, ma perché l’amava per come era, e amarla per lui voleva dire accettarla senza compromessi per come era fatta. Ora le sue lacrime, il suo nascondere il volto tra le mani, era stato solo un attimo in cui la porta di quella stanza oscura che lei aveva dentro di se, si era schiusa lasciando uscire tutto il dolore, la pena che conteneva; lui doveva aiutarla a richiuderla. “Concettina chi fai? No vidi chi fai cianciri puru a to frati? Vieni qua”  e se la strinse insieme a Sabbuccio “tua madre lo sa chi sono e che ti voglio bene non c’è bisogno di piangere dai…” e le asciugò gli occhi con il fazzoletto di carta. Lei si calmò. Asciugò gli occhi a Sabbuccio e gli fece soffiare il naso. “Alla mamma piacevano tanto i fiori” disse solo per tornare alla normalità, all’indifferenza quotidiana con cui accettiamo e dimentichiamo la nostra precarietà e quella di chi amiamo. Stettero ancora un pò, poi baciarono la foto della mamma e se ne andarono. Lui diede una caramella a Sabbuccio che incominciò a succhiarla saltellando tra le tombe. Appena fuori dal cimitero lei si sedette sulla vecchia panchina messa appena fuori dell’ingresso. Lui aveva fretta perché dovevano preparare tutti i dolci che si usavano nel periodo dei morti, suo padre sembrava sempre stanco e non era svelto come una volta, per cui lui doveva fare di più. Osservò lei che si asciugava il naso e gli occhi. Non sopportava che lei piangesse o soffrisse. Si alzò, andò verso la macchina e prese qualcosa. Tornò con in mano un sacchetto di piparelle calde e ne diede qualcuna a Sabbuccio. “Mancia chi sunnu boni” disse al bambino, poi ne porse una a lei sorridendo. Lei rispose con un sorriso e la prese ma non la morsicò. “Hai deciso cosa fare?” Chiese con un tono normale quasi casuale. “No! Non so cosa fare, non ho deciso niente e sono stanco di pensarci” rispose seccato con se stesso sedendosi “ogni volta che decido qualcosa, mi vengono fuori mille motivi contrari” “ma tu, cosa vorresti fare” lui penso un secondo “ io vorrei andare. Poi penso a te, a mio padre che ultimamente sta sempre male… e mi sento un egoista, come se facessi la cosa più comoda per me! E se poi mentre sono li lui muorisse? Non me lo perdonerei mai!” Lei non rispose, morse il biscotto guardando fissa di fronte a sé.” Se tu resti, lui muore prima. Muore di dispiacere. Perché ti ha dato una grande opportunità e tu non l’hai colta. Se vai, avrà un motivo in più per vivere, e quel poco che gli rimane da vivere lo vivrà come se fosse il periodo più importante della sua vita. Ma se vai o se resti non lo devi decidere per lui o per me, ma perché pensi che sia importante per te. Se sei convinto di questo, qualsiasi cosa che sceglierai sarà quella giusta per lui e per me”. Lui incominciò a pensare. A lui andare in quel posto per tre anni da solo faceva paura. Ma sapeva che voleva andarci, perché lui non era bravo come suo nonno o suo padre. Loro dentro la pasticceria c’erano nati, lui c’era arrivato perché non voleva studiare. Solo ora aveva capito che quel lavoro gli piaceva, che era quello che voleva. Per carattere e perché ci teneva, voleva frequentare la scuola, per confrontarsi con gli altri e imparare cose che nessuno lungo la costa sapeva. Ma pensarsi li solo, in una città che non conosceva, in mezzo a tanti più bravi di lui gli faceva paura. Suo padre stava male, ma non si lamentava, anzi ogni giorno diceva che si sentiva un leone, e lui aveva capito che lo diceva per farlo andare a Parma tranquillo. Lei aveva ragione, se fosse rimasto, suo padre si sarebbe fatto morire, lui si mise nei suoi panni e si disse che anche lui avrebbe voluto dare a suo figlio il meglio, anche lui avrebbe voluto essere orgoglioso di suo figlio.. “Eh tu? Tu che dici?” Chiese lui tornando a guardarla. “io dico che io sono noi, io e te. Quello che decidi sarà la cosa giusta per entrambi. Ma tu hai talento ed è un peccato per te stesso non farlo crescere”. Lui la guardò. Non aveva mai pensato che lei, ora, era noi, che la sua vita era unita a quella di lei e che qualsiasi cosa lui decideva, lei ne sarebbe stata coinvolta. Si diede della testa di cazzo perché metteva sempre davanti a tutto se stesso, mentre lei metteva sempre davanti a tutto loro due, il loro amore. La guardò negli occhi, quegli enormi occhi color nutella che gli avevano cambiato la vita. Non doveva scegliere di fare la cosa migliore per sé stesso ma per loro due. Loro due stavano insieme, non avevano i legami che fanno una famiglia ma ne avevano l’amore che è l’essenza stessa di una famiglia. Lui doveva andare, doveva smetterla di fare come da piccolo il bambino viziato che aspettava le coccole, le carezze e le caramelle in regalo quando non voleva andare a scuola: doveva pensare a loro due. Doveva andare: quando incominci a sacrificarti pensando agli altri diventi uomo e per lui era ormai il momento di diventarlo.  “Sabbuccio – gridò al fratello di lei che stava tirando pietre alle ciauli – veni chi minni aiu iri o laboratorio chi haiu cu fari” si alzò scuotendosi le briciole dai pantaloni. “Veni - disse a lei allungando la mani - annamuninni (andiamocene) che si fa tardi ” lei si alzò senza fiatare. Lui prese per mano Sabbuccio e gli chiese” ma tu, se andassi a Parma, mi veni a truvari ?”, “Si veni Cuncetta vegnu puru jo” rispose serio serio il bambino. “ va bhe – fece lui facendo finta di essere seccato – allura facciamo venire anche lei – rivolgendosi a lei le chiese – tu ci vieni a  Parma a trovarmi?” E la guardò negli occhi come la prima volta che l’aveva baciata sulla panchina sul lungo mare. Lei sorrise “ Si me patri ni manna, vegnu” e sorrise con un sorriso ancora più grande. Lui se la strinse al fianco mentre Sabbuccio scappava verso la macchina “u vidi? – le fece sua madre che camminava accanto a loro mentre guardava che sabbuccio non si facesse male -  tutti i cosi venunu o ghianu e comi venunu si cuntanu” (lo vedi tutte le cose si aggiustano e poi come vengono, le affronteremo)

Masterlist: iconic rock songs (by men) covered by cool(er) women

Nouvelle Vague - Blister In The Sun (The Violent Femmes) (All their songs are 80s covers but this is my favorite. But look up the rest. Seriously.) 

The Donnas - Dancing With Myself (Billy Idol) 

Cat Power - Paths Of Victory (Bob Dylan) 

Stevie Nicks - Free Fallin (Tom Petty)

 Patti Smith - My Generation (The Who) 

Sleater Kinney - Fortunate Son (Creedence Clearwater) 

Siouxie and the Banshees - Dear Prudence (The Beatles)

The Breeders - Happiness is A Warm Gun (The Beatles)

Fiona Apple - Across The Universe (The Beatles)

Mika Miko - Attitude (The Missfits) 

The Butchies - Your Love (The Outfield) 

Rasputina - Wish You Were Here (Pink Floyd) 

Tribe 8 - Rise Above (Black Flag) (Not totally sure how the lead singer of Tribe 8 identifies now, lmk if u think i should remove this.) 

Corinne Bailey Rae - Since I’ve Been Loving You (Led Zeppelin) 

Karen O - Immigrant Song (Led Zeppelin) 

Shonen Knife - I Wanna Be Sedated (The Ramones) 

Yeah Yeah Yeahs - Sheena Is A Punk Rocker (The Ramones) 

L7 - Suzy Is A Headbanger (The Ramones) 

Babes In Toyland - All By Myself (Eric Carmen) 

Dresden Dolls - War Pigs (Black Sabbath) 

The Raincoats - Lola (The Kinks)

Holly Golightly - Tell Me Now So I Know (The Kinks) 

Tori Amos - Smells Like Teen Spirit (Nirvana) 

Cibo Matto - About A Girl (Nirvana) 

Janelle Monae - Heroes (David Bowie)

Warpaint - Ashes to Ashes (David Bowie) 

The Lunachicks - The Passenger (Iggy Pop) 

Tegan and Sara - Fool To Cry (The Rolling Stones) 

Bjork & PJ Harvey - Satisfaction (The Rolling Stones) 

St. Vincent - Emotional Rescue (The Rolling Stones) 

Frente! - Bizarre Love Triangle (New Order) 

The Raveonettes - I Wanna be Adored (The Stone Roses) 

Kristin Hersch - Wave Of Mutilation (The Pixies) 

The Runaways - Wild Thing (The Troggs)

Joan Jett - Roadrunner  (Jonathan Richman) (she obviously has billions of covers & hers are all more iconic than the originals but i had to include one) 

Dessa - I’m Going Down (Bruce Springsteen)

Downtown Boys - Dancing In The Dark (Bruce Springsteen)