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Non ho conosciuto luoghi piu’ freddi della solitudine.
—  Keith. via ( @keith666axl )

Penso di poter affermare con certezza che l'albero simbolo di Tivoli, sia l'ulivo. Siamo circondati, è ovunque e famoso è l'olio tiburtino. La sua immagine, la sua importanza è radicata in noi sin dai tempi degli antichi romani. Lo dimostra l'identificazione dei tiburtini nel culto di Ercole Vincitore (Herculaneum Tibur, il di cui tempio è stato il più grande dedicatogli e fu innalzato in epoca repubblicana) chiamato, per l'appunto, Olivario essendo Lui protettore del commercio (quello dell'olio era importantissimo per noi tiburtini) oltre che delle greggi. Il suo culto fu importato e introdotto a Roma proprio da noi.
Nel suo tempio ci sono cresciuta, lo conosco a memoria. Passavo le mie giornate a scoprire le vie dell'acquedotto, a curiosare ovunque e a toccare e ammirare tutti i reperti storici conservati nel magazzino. Era meraviglioso, penso siano gli unici bei ricordi del tempo trascorso con mio padre che conservo (lui è custode dei beni culturali e ora lavora a Villa Adriana).
Comunque, non voglio dilungarmi perdendo il filo in cenni storici e in ricordi.


Quando incontro un ulivo sulla mia via, e non è affatto raro, ogni volta mi fermo ad osservarlo. Rimango sempre incantata dalla corteccia liscia e dalle contorsioni del suo tronco. Mi sembra sempre più vivo degli altri esseri vegetali, mi dà l'impressione che stia per muoversi da un momento all'altro e che sia in continua lotta per riuscirci. Mi appare come un albero sofferente e allo stesso tempo insofferente per la sua condizione di forzata immobilità.
Iroso, ma anche malinconico, a volte mi sembra che cerchi di chiudersi in un abbraccio, come a consolarsi.

Nelle cortecce degli ulivi sono scritte delle storie e nei loro gustosi frutti è racchiuso tutto l'amore che hanno per questa terra.