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Avvocati abilitati alla vendita immobili: ultime novità

Concorrenza sulla norma che consente agli avvocati la compravendita per gli immobili non residenziali fino a 100mila euro.  Avevamo lasciato il Ddl Concorrenza all’esame delle varie commissioni perché, come prevedibile, era necessaria una “riflessione più approfondita” sulle misure che avevano destato l’ira delle assicurazioni (in particolare, le novità in materia di RC auto), le proteste dei…

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Gli avvocati potranno occuparsi della vendita degli immobili fino a 100 mila euro

Art. 29 del DDL concorrenza, che Renzi intende portare in Parlamento. La norma stabilisce infatti che  “in tutti i casi nei quali per gli atti e le dichiarazioni aventi ad oggetto la cessione o la donazione di beni immobili adibiti ad uso non abitativo, come individuati dall’articolo 812 del codice civile, di valore catastale non superiore a 100.000 euro, ovvero aventi ad oggetto la costituzione o la modificazione di diritti sui medesimi beni, è necessaria l’autenticazione della relativa sottoscrizione, essa può essere effettuata dagli avvocati abilitati al patrocinio, muniti di polizza assicurativa pari almeno al valore del bene dichiarato nell’atto“.


Caro tassista che dichiari 1000 euro al mese, che non si sa chi te l'ha fatto fare allora di comprarti la licenza a duecentomila, forse c'hai pure ragione quando dici che la liberalizzazione dei taxi come la soluzione di tutti i problemi dell'Italia è un'ingiustizia.

Caro onorevole deputato che non arrivi alla fine del mese con i 16.000 euro di indennità, forse c'hai pure ragione che non è abbassandovi lo stipendio di qualche euro che se risolvono i problemi dell'Italia.

Caro farmacista che ti “tocca” ereditare un'attività dei cui servizi in molti vorrebbero poter fare a meno ma nessuno può, forse c'hai ragione pure te quando dici che non è liberalizzando il mercato delle farmacie che si risolvono i problemi dell'Italia.

Caro vescovo, che ti tocca stare una vita senza trombare, forse c'hai ragione pure te, quando mi dici che se la chiesa pagasse l'ici non ci farebbe più tutto quel bene che c'ha fatto in questi secoli di oscurantismo culturale.

Caro benzinaio che mi vendi la benzina manco fosse chianti, forse c'hai ragione pure te a dirmi che le liberalizzazioni non mi faranno calare il prezzo e ti metteranno pure sul lastrico.

Caro povero possessore di uno Yacht da 19 metri o di un Porche Cayenne, lo so che ti tocca fare gli straordinari in miniera per poterti pagare le rate di quell'unica soddisfazione che ti sei potuto concedere in una vita fatta di sacrifici e rinunce, forse c'hai ragione pure te quando mi dici, che se ti ci metto pure la tassa ti rovino, te e tutti gli operai che lavorano nei cantieri e nelle fabbriche della Porche per quel discorso dell'offerta e della domanda.

Caro amico notaio, della cui professione devo ancora riuscire a comprendere l'utilità, c'hai ragione pure tu quando me dici che il lavoro è l'unica cosa buona che ti può lasciare tuo padre dopo averti condannato fin dall'infanzia alla certezza che avresti fatto quel mestiere, tanto che apponevi timbro e firma pure sugli scambi delle figurine alle elementari in cambio della merendina, e che non ce la possiamo prendere con voi, che in fondo siete solo 6000, che cosa vuoi che contino 6000 persone su una popolazione di 60 milioni.

Mò che ci penso, stai a vedere che il problema sono proprio io, io che vi sto ancora ad ascoltare invece che venire in piazza a darvi foco uno per uno. Che per fortuna sono contro la violenza.
Che mi chiedo dove eravate simpatici amici, quando i governi di un colore o dell'altro si inventavano la flessibilità spazzando via ogni garanzia per chiunque non fosse vostro figlio e noi scendevamo in piazza a prendese manganellate e lacrimogeni?
Dove eravate quando il governo giocava a sudoku con le nostre date di nascita e i contributi versati? Dove eravate quando Fiat, Omsa & Co. licenziavano e trasferivano gli stabilimenti all'estero?
Dove eravate mentre amichevoli poliziotti manganellavano studenti che in piazza chiedevano una scuola e una università più giuste ed efficienti anche per i vostri figli?
Dove eravate piccole amorevoli teste di cazzo, quando pur di non controllare i vostri negozi, le vostre attività, si cercava di dare la colpa della crisi a quattro disgraziati di immigrati, per esempio prendendosela con le “frutterie etniche” (sic.) o i negozi di kebab.

Ecco io non so dove eravate, ma so dove vorrei mandarvi:

affanculo.

—  M.S.
Da notai e AACC invito ad acquistare immobili certificati

Il Consiglio Nazionale del Notariato, con la collaborazione di 12 associazioni di tutela dei consumatori, ha presentato ufficialmente a Roma la guida rivolta ai cittadini e finalizzata all’acquisto di immobili dotati di certificazione energetica.

Il titolo del sesto vademecum ideato per i cittadini, “Acquisto Certificato. Agibilità, sicurezza ed efficienza energetica degli immobili“, è emblematico e sintetizza tutti i vantaggi di una casa “certificata”, sotto il doppio profilo di risparmio e sicurezza. Nella guida quindi vengono presentati nel dettaglio i risvolti ambientali ed economici di questa scelta.

In particolare si dimostra, con esempi pratici, come la certificazione contribuisca a rendere da subito chiara la qualità dell’immobile e permetta di conseguenza una previsione precisa delle spese future di gestione e manutenzione della casa.

L’acquisto dunque diviene automaticamente più coscienzioso e ponderato, non solo dal punto di vista giuridico e legale ma anche sotto l’aspetto dei consumi ad esso connessi. Si consiglia per questo motivo una consulenza, prima del rogito notarile, non solo con esperti di diritto ma soprattutto con tecnici in grado di accertare le condizioni igienico-sanitarie e l’efficienza energetica dell’immobile.

Questo l’elenco in ordine alfabetico delle associazioni coinvolte nel progetto: Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale consumatori. Su tutti i siti web delle associazioni di cui sopra, oltre a quello del Notariato, è possibile scaricare la guida.

Leggi l'articolo completo -> Da notai e AACC invito ad acquistare immobili certificati

in classe mia alle elementari c'era un bimbo di nome rosario. questo rosario era noto a tutti come un pallista di dimensioni epiche, tanto che quando dichiarava di avere figurina x oppure carta rara y nessuno gli credeva. un giorno fuori scuola mamma mi portò un numero di topolino. rosario lo vide e disse: “che bello topolino! lo sai che c'ho l'abbonamento?” ed io ero tipo: “seh”. lui continuava a insistere e io continuavo a sbeffeggiarlo. scoppiò in lacrime “nessuno mi crede mai!” frignò.

un giorno molto lontano da quel mercoledì salivamo le scale della sua villetta in campagna quando nella posta notai un topolino. lui non disse nulla, io non dissi nulla. dopo un po’, mentre giocavamo alla playstation, misi in pausa ed un flebile “scusa” fece capolino dalle mie labbra. lui mi chiese perché. gli risposi “per non averti creduto”. non capii probabilmente, ma per me andava bene così.

Mi ricordo bene quel giorno, lo ricordo per due semplici cose, tu ed il vuoto e la solitudine che mi portasti via. Appena ti vidi fu già Amore, notai le tue dolci e delicate Labbra e ogni tua parola parve il leggiadro suono di una canzone senza fine, una canzone che non volli far finire. Il tempo passò e più passava, più l'amore aumentava, riuscivo a sentire sulla mia pelle il tuo Respiro al solo sguardo di cotanta bellezza, d'altronde, “Quando una persona ce l'hai dentro, dove pensi di scappare?”.
Io non scappai, io mi feci prendere, mi feci trascinare dal fascino, la bellezza e l'intelligenza. Mia cara, ti scrivo ciò per dirti che comunque vada ovunque andrai sarai parte di me e ahah fidati, Ricordo a stento la mia triste vita prima che tu ci entrassi.
—  Ozonemoon

@restaefammivivere

Cara migliore amica,
ascolta bene le mie parole. Ti scrivo ascoltando la canzone di Ed Sheeran “The A-team”. Volevo solo raccontare a tutti la nostra storia, la storia della nostra vittoria. Ti conobbi la prima volta il primo giorno di prima superiore, eravamo nella stessa classe e tu eri nel banco dietro il mio. Ero e sono una ragazza così timida che non cominciai a parlare subito con te. Parlai con te all'intervallo e notai come tu fossi davvero molto simpatica. Ma nello sguardo avevi quel qualcosa di una persona che nasconde qualcosa. E la cosa che nascondevi eri proprio tu. Tu nascondevi te stessa, per la paura di essere giudicata. Ma sapevo, che io non avrei mai potuto farlo. Io che avevo promesso di non ferire nessuno, tanto ero stata ferita. Così passarono i giorni e la nostra amicizia non faceva altro che crescere, e i compiti che ti passavo non facevano altro che accumularsi. Perché siamo sempre stati una coppia, io e te. Io la perfettina ma rompicoglioni e tu la fancazzista ma fragile. In qualche modo ci completavamo, eravamo l'una la parte che mancava all'altra. I giorni passavano e tu non facevi altro che buttare giù i miei muri, non facevi altro che tirarmi verso di te. E io, decisi di fidarmi, nonostante quello che avevo precedentemente passato. E non potevo prendere decisione migliore, amore mio. Quando capii quanto io mi fossi legata a te, realizzai quanto fortunate eravamo state a trovarci. A trovarci nei nostri casini, nelle nostre insicurezze e nelle nostre vite distrutte. Mi resi conto di quanto tu fossi distrutta, quando provai ad aggiustarti. Quando pomeriggio dopo pomeriggio cercavo di farti sorridere sempre di più, cercavo di farti fidare di me e di mettere in ordine quello che avevo dentro di me. Ma non tutto resta sempre rose e fiori, affatto. Arrivò anche il momento in cui ci urlammo contro, quando con le parole ci ferimmo, anche se non era nostra intenzione. Mi ricordo i pomeriggi passati con la tristezza addosso, con la tua mancanza cucita addosso. Perché si, mi mancavi tu puzzola. Ma poi, quando ci incontrammo e invece di arrabbiarci per l'ennesima volta, sorridemmo e ci mettemmo a ridere. È da lì, capì quanto eravamo indolussibilmente legate. Non potevamo fare nulla, se non accettare la cosa e viverla al meglio. Ora sono passati due anni, due anni da quel giorno e posso dire di avere trovato la mia casa. Perché con te posso piangere, ridere, sfogarmi ed essere me stessa perché so che non potrei mai essere giudicata da te. Solo noi possiamo sapere i pomeriggi passati a scriverci che ci manchiamo, le chiamate che duravano ore, le uscite per il mio paese a camminare per chilometri, i gelati, le cioccolate calde sul mio divano, i vaffanculo sussurrati alle persone, le nostre mani intrecciate, gli abbracci tra le lacrime, le verifiche passate nell'ansia, i “ci sono qua io”, i “sei abbastanza” e tutto quello che sono lo devo a te. A te che ci sei sempre stata e che sempre ci sarai.

Questo a noi che da sole non avevamo senso, e che insieme sfondiamo i culi.

Ti amo piccola, e sarà sempre così. Ricominceremo sempre insieme e più forti di prima.

20/08/15

@restaefammivivere

Avete presente quando vi sta cadendo il mondo addosso ma nonostante tutto c'è una persona che vi rende felice? Ecco, nel mio caso a rendermi felice è lei. Lei è una ragazza stupenda, ci conoscemmo a scuola, durante l'intervallo si aggirava sempre per i corridoi come un'anima vuota.. La notai subito, volevo sapere a tutti i costi il suo nome, chi era, da dove veniva, tutto. Grazie ad un amico che era in classe sua scoprì chi era, non persi tempo e la contattai con la scusa più banale. Mi sentivo ridicolo, non sapevo cosa scriverle, non sapevo niente di lei. Con il tempo cominciammo a scriverci ogni giorno, diventò un'ossessione, avevo capito fin da subito che sarebbe stata una persona importante nella mia vita ma non fino a questo punto. Eravamo entrambi timidi, da vicino a stento ci salutavamo. Una volta però l'abbracciai, dio, è stato l abbraccio più bello della mia vita, anche se durò poco. Ogni giorno mi sveglio con la paura di perderla, solo a pensarci mi sento male. Il nostro primo baciò fu un qualcosa di assurdo, eravamo entrambi in ansia e impauriti di noi stessi,a differenza sua io riuscivo a nascondere questa cosa, anche se dentro di me c'era un mix tra “Basta, ora la bacio” e “Merda, quelle labbra..sono troppo per me.” Quando se ne andò mi salutò con un bacio sulla guancia e se ne andò, mi girai per tornare a casa e con la coda dell'occhio continuavo a guardare dietro di me sperando che tornasse come in una scena di uno di quei film d'amore che finiscono bene. Tornò. Non ci credevo, mi girai e mi fermai, il mio cuore batteva come se mi trovassi appeso ad un filo in un burrone, mi sorrise e mi baciò. Erano mesi che aspettavo quel momento e una volta vissuto non ci credevo, ero felicissimo. Da quel momento tutta l'ansia che era in me sparì magicamente. Ora siamo ancora qui e lei mi rende ancora felice con quei suoi baci come se fosse la prima volta. Mi dice che sono fantastico ma non si rende conto che è lei ad esserlo, non si rende conto che lo siamo noi insieme. Ogni volta le ripeto che è bella, lei mi risponde sempre con il classico “Non è vero” ma sapete cosa? Continuo a ripeterlo, non mi arrenderò finché non lo capirà, finché nella sua testa ci sarà una vocina che dirà “Oddio, forse ha ragione.” Tutto questo è fantastico, mi sembra di vivere in una favola, è assurdo quello che può fare, è assurdo tutto ciò, i suoi baci, la sua testa sul mio petto, il suo corpo sul mio.. Non mi sono mai sentito così e credetemi è stupendo. Ti amo piccola mia. A.

In quel momento notai l’anello che indossava.

Ma raccolsi le ultime forze che avevo per rispondere un impacciato
<<Oh… oh la ringrazio Aaron!>> e per sedermi dal lato opposto del tavolo. Proprio in quel momento arrivò Ginevra con la mia colazione, cornetti dolci, del pane, della marmellata di fichi e un bicchiere di ottimo succo d’arancia. Cominciai a mangiare con gusto, e mentre stavo addentando uno dei cornetti dolci preparati da Ginevra, alzai lo sguardo e vidi che Aaron mi stava di nuovo fissando. Come succedeva un po’ troppo spesso quando ero in sua compagnia, arrossii e, mandato giù il boccone, lo incalzai
<<Parlate molto bene l’italiano, Aaron… >>
<<Beh, in realtà Talìa, mia madre era italiana, di Firenze, quindi fin da piccolo sono sempre stato abituato a parlare sia l’inglese sia l’italiano.>>
<<Oh, capisco…>> in quel momento notai l’anello che indossava. Era d’argento, finemente intagliato sui lati, con una pietra rossa incastonata al centro. Prima che riuscissi a frenare la mia curiosità, domandai
<<Avete famiglia in Inghilterra?>>. Abbassai gli occhi sulla mia colazione, imbarazzata dalla mia stessa sfrontatezza: cosa mi era saltato in mente? Stavo forse ammattendo? Certo, si era dimostrato molto gentile e accomodante fino ad ora, ma cosa mi dava il diritto di fargli domande così personali? In fondo neanche lo conoscevo, magari aveva moglie e figli. Magari era in imbarazzo anche lui per quella domanda… Santo cielo cosa mi era venuto in mente? Ma la sua voce gentile mi distrasse dai miei ragionamenti
<< No, i miei genitori sono venuti a mancare qualche anno fa… e non c’è nessuna gentile dama che mi aspetta, in Inghilterra, Talìa >> e sembrò che accarezzasse il mio nome con la lingua quando lo pronunciò, facendomi partire brividi di piacere lungo la schiena. Nella sua voce non c’era imbarazzo, fastidio o dolore, solo sincerità, e una punta di malizia. Lo guardai, e per un momento mi parve che i suoi occhi fossero diventati scuri, di un blu intenso, come la notte. Ma fu solo un momento, un’ombra che un attimo dopo era scomparsa.

A te.

Ciao, ti scrivo questa lettera che non so se leggerai mai, ma se lo stai facendo sappi che è perché non ho più niente da perdere, se la stai leggendo sarà perché sei totalmente fuori dalla mia vita, e voglio che tu veda la nostra storia dal mio punto di vista, per cui eccola qua. Ricordo bene la prima volta che ti ho incontrato. Non ti notai subito, notai prima Io tuo amico. Ma più passava il tempo e più mi accorgevo di te, non per il tuo aspetto ma per come la trattavi, eri tutto ciò che una ragazza potesse desiderare, dolce, sensibile, con la testa sulle spalle, un buon amico, sapevi ascoltare, facevi ridere, ma senza strafare. Probabilmente mi innamorai di te da allora, ma non me ne resi conto, continuavo a prendere cottarelle su cottarelle di poche settimane senza mai innamorarmi sul serio. In quel periodo avevo paura sai? pensavo non sarei mai riuscita ad amare qualcuno per davvero. L'estate passò in un baleno, con i suoi alti e bassi, poi seppi che vi eravate lasciati. Qualcosa scattò in me, ma non capii cosa, sapevo solo che non riuscivo a vederti stare così male per una a cui non interessava molto di te, non ne valeva la pena.. Poi un giorno ci fu un abbraccio, uno di quelli veri, desiderati, confortanti, e capii che non riuscivo ad innamorarmi perché lo ero già da tempo, ero innamorata di te. All'inizio non riuscivo a prenderne atto, “È solo una cotta come le altre! Passerà!” Dissi a me stessa, ma non fu così. Eri il mio unico pensiero, giorno e notte, ogni canzone, ogni parola, ogni cosa mi riportava a te. Sentivo di continuo il tuo profumo invadermi ovunque io fossi, quel profumo che non scorderò mai e che riconoscerei tra mille. E con il tempo mi resi conto di quanto ti volevo bene, e trovai la forza di sentirti parlare di quanto fosse perfetta lei e di quanto tu ancora la amassi e del fatto che non potrai mai amare nessun altra se non lei, ed era doloroso ma lo sopportai, cercai di tirarti su di morale in ogni modo, di strapparti un sorriso e di mandarti avanti con la tua vita e di vederti stare meglio a costo di stare male io. Ma poi te lo dissi, ti dissi ciò che provavo per te, anche se in modo forse sbagliato, e anche se c'eri praticamente arrivato da solo. Tu mi dissi che non sapevi bene quello che provavi ma che i miei sentimenti non erano da buttare, e mi hai proposto di continuare ad essere un po più di amici ma non fidanzati, di iniziare a conoscerci meglio e che poi io tempo avrebbe provveduto, e mi rassicurasti dicendomi che saremmo rimasti amici in ogni caso. Durante i giorni che seguirono mi illusi così tanto.. Avevo già visto il nostro futuro insieme, ma poi quel messaggio in cui dicevi che ci avevi pensato e che eri ancora innamorato di lei e che non volevi illudermi mi distrusse, cercai di non fartelo notare ma crollai del tutto, l'unico conforto che mi restava era la nostra amicizia. Poi tu però iniziasti a cambiare a fare il fenomeno ogni volta che eri a tiro dei tuoi amici e iniziasti a fare lo stronzo, per un po misi in dubbio i miei sentimenti per te, ma ogni volta che ti vedevo capivo che in fondo eri sempre lo stesso e tornavo ad amarti più di prima, e avrei dovuto accorgermi da allora che in realtà il vecchio te se ne era andato da un pezzo, dal momento in cui lei ti aveva lasciato, ma ero troppo ingenua..
Il tempo passó in fretta, e io continuavo ad essere persa di te, fino a quella sera.. io mezza ubriaca e tu pure, stesi sul letto; i nostri amici, anche loro ubriachi/brilli in soggiorno a sparare cazzate, e noi da soli. Tu mi tirasti verso di te e mi abbracciasti, rimanemmo così a coccolarci per un bel po’ fino a baciarci, ma non sapevo che valore dare a quei baci, non sapevo nemmeno se tu ti saresti ricordato il giorno dopo. La mattina dopo sembrava che tu non ricordassi niente e io nel panico feci finta di non ricordare a mia volta, tutto tornò alla normalità come se non fosse mai successo. Ma ormai era successo e non sono mai stata così confusa e così male in tutta la mia vita, avevo in testa mille domande, ma con il tempo imparai a farci l'abitudine e quei baci diventarono solo un ricordo, diventarono senza valore, per me non erano altro che un gesto impulsivo detratto dall'alcool. Poi un altro giorno decidemmo di fare una nuova serata tutti assieme, sta volta tu eri fatto e io ancora mezza ubriaca. Questa volta fu diverso, ti buttasti sul letto dove mi ero messa a dormire con la giada per il baccano che gli altri nostri amici stavano facendo e quando la giada dopo un po se ne andò mi prendesti tra le tue braccia, non sapevo cosa fare ma alla fine mi lasciai avvolgere dal tuo profumo, dal tuo respiro, anche se sapevo che era la cosa sbagliata e che per te anche quei baci erano senza valore.. Un po’ alla volta iniziasti a stringermi a te, iniziasti a baciarmi sul collo e a passarmi una mano tra i capelli; mi pervase qualcosa di nuovo, sentì una stretta allo stomaco e ti strinsi a me ancora più forte. Dal collo iniziasti a baciarmi il mento e arrivasti alla bocca, prima appoggiasti le tue labbra sulle mie, poi con assoluta delicatezza le nostre lingue si incontrarono, era qualcosa di sublime, le emozioni provocate da quel bacio erano qualcosa di più grande di noi, era caldo, intenso, indimenticabile. Continuammo così tutta la sera, baci sul collo, carezze, i nostri corpi uno sopra all'altro avvinghiati in qualcosa di unico e magico. La mattina dopo mi risvegliai tra le tue braccia, tu ti alzasti prima di me e ti sciolsi dal nostro abbraccio cercando di non svegliarmi, io feci finta di dormire. Poco dopo ti raggiunsi in cucina, apparte noi dormivano tutti. Tu feci finta di niente, non mi rivolsi parola finché gli altri non si svegliarono, io feci lo stesso ma sapevo che ricordavi tutto alla perfezione e mi iniziai a fare un sacco di domande.. Sapevi ciò che stavi facendo? Se si, perché mi baciasti sapendo ciò che provavo per te? Eri solo stronzo e hai approfittato di me e delle mie debolezze per divertirti o provavi qualcosa? Tutte queste domande mi tormentano ancora..
Un po di giorni dopo un tuo amico mi chiese cosa mi ricordavo di quella sera e mi disse che tu ricordavi quei baci.. Mi crollò il mondo addosso, ti odiai per non esserti preso le responsabilità di ciò che hai fatto ignorando tutto a discapito dei miei sentimenti, perché da quello che ho capito tu sapevi quello che stavi facendo. Perché se non mi amavi dovevi regalarmi quei baci che per te erano senza valore? Non sapevo che fare, non pensavo che avrei mai trovato il coraggio per parlarti dell'accaduto, quando invece un giorno mentre eravamo da soli, non so se spinta più dalla rabbia o dalla stanchezza di avere mille domande per la testa, te lo chiesi, ti chiesi se ricordavi e tu da bravo codardo quale sei mi dissi che non ricordavi nulla e che quello che sapevi te lo avevano detto i tuoi amici. Feci l'indifferente e cercai di apparire distaccata e menefreghista e ti dissi che non provavo più niente per te è che mi era passata, e forse fu solo la mia immaginazione ma sono ancora convinta che tu ci sia rimasto un po male, ma oggi ne dubito, perché sono quasi sicura che ormai di me non te ne frega più nulla, forse non te ne è mai fregato nulla nemmeno della mia amicizia. Dopo quella volta non ne parlammo più e vorrei averti fatto tutte le domande che mi sono passate per la testa in quel momento ma non mi azzardo a chiedere altro, non voglio allontanarti ancora di più da me di quanto tu non lo sia già. Forse è questione di tempo, forse ti perderò per sempre, forse arriveremo al punto in cui non ci saluteremo ne anche più, ma voglio che tu sappia come ho vissuto la nostra storia, che per quanto possa odiarti una parte di me sarà sempre legata a te e ti amerà in eterno, nonostante tutto. Voglio solo che tu sappia che io sono qui, nel mio dolore, nel mio odio per te, nel mio amore eterno per te. Sono qui ad affogare nei mie sentimenti, a distruggermi, ma voglio che tu sappia che per te ne vale la pena, ne vale davvero la pena. Non mi importa ciò che mi stai facendo passare, sono pronta a correrti in contro in ogni momento, sono pronta a mettere da parte tutto perché tu sia mio. E non credermi se ti dico che non ti amo più perché ti amo ora e ti amerò sempre, ti amo dell'amore più sincero che ci possa essere, amo tutto di te, anche i difetti e le piccole imperfezioni e ogni tuo assurdo feticcio. Ti amerò sempre, perché l'amore vero non ci lascia mai del tutto. E lotto ogni giorno per trovare il coraggio di dire basta, di tirare fuori il mio orgoglio e di smettere di aspettarti ma non ci riesco, perché ti amo.