norvegesi

Vorrei viaggiare con te. Andare con te in America, e a vedere i fiordi norvegesi, e andare a berci un caffè a Parigi e poi prendere un aereo per la Spagna, per poi decidere di ripartire e finire a Mosca.
Vorrei tornare a casa con te e fare l’amore sul divano, e poi vorrei che tu mi facessi delle foto nei momenti più tranquilli della giornata, mentre lavo i piatti, mentre canticchio spolverando le mensole, mentre mi preparo per uscire. Che poi io odio farmi fotografare, e allora farei le mie facce buffe mentre scatti finché non mi guardi e mi dici che sono bellissima. E a quel punto io sorrido e tu mi fai una foto proprio in quel momento, e quella foto sarebbe bella persino per me, che non mi piaccio mai.
Vorrei guardarti mentre dormi e farti una carezza e sussurrarti all’orecchio che ti amo e che ti proteggo io, che puoi fidarti di me. Vorrei guardare fuori dal finestrino mentre tu guidi per poi girarmi verso di te e sorriderti, anche se tu sei concentrato sulla strada e magari neanche ci fai caso al fatto che ti amo senza dirti niente.
Vorrei una vita con te.
Ma tu questi viaggi non li vuoi fare con me, e la ragazza delle tue foto non sarò io, e sarà un’altra a guardarti dormire, e forse lei dormirà mentre guidi perché si fiderà di te.
Mica come me, che non dormirei mai perché mi sembrerebbe di sprecare tempo prezioso per amarti.

Le impronte digitali delle lettere scritte dalle nostre camere deturpate con i nostri cuori tachicardici che scoppiavano come mine.
Ora che per calmarti usano gli ansiolitici e le catastrofi nucleari dei cieli Norvegesi.
Scoppiavano come orgasmi le tue aurore boreali di paure taciute.
Arruoliamo scrittori abusivi per imbrattare i cieli di Milano.
Mi dicevi.
E nelle chiamate intercettate dai finanzieri resteranno le memorabili frasi dette per sentirsi soli insieme.
E cadeva il muro di Berlino come le tue lacrime.
E tremava L'Aquila come il tuo corpo straziato dalla paura.
Parlavi dei pianeti esplosi.
Esplosi come Falcone e Borsellino.
Diventano buchi neri come gli occhiali di Pasolini.
E tornino a brillare quelle ragazze che si credono Madonne bulimiche e poi sono indegne ragazzine che dopo il mi manchi dimenticano il ma fai schifo.
Costruiremo delle librerie.
E spacceremo i consigli dello psicodrammadellessere a cinque euro.
E spacceremo le paure di Ciambellotto come caramelle stupefacenti.
E venderemo gli occhi meteropatici di Marika agli innamorati morti per quei silenzi che uccidono.
E ci sballeremo come i ragazzi ad Amsterdam con i libri di merda a basso costo dei blogger di Tumblr.
Che sembrano tutti così uguali.
E ci piscino pure addosso le signorine egocentriche sedute sul piedistallo dell'Immacolata dignità che cadeva a pezzi all'apertura delle loro gambe nei cessi pubblici.
E andiamo a vedere il bordo del mondo con i piedi a penzoloni.
E andiamo a strafarci d'amore per questo Paese davanti al parlamento.
E tornino a rivoltarsi nella Tomba tutti gli scrittori resuscitati e mai citati nei post a fonte facoltativa.
Che io ti attacco lucchetti e ti scuso se mi chiami stronzo a fondo perduto.
E cosa racconterò ai miei figli di questo attacco di panico che mi sta arrivando?
Gli dirò che non andavo a puttane ma le attiravo come la gigantesca scritta Sexy Shop attirava i maniaci.
E vieni con me su Kik a vedere i video di masturbazione pirotecnica delle giovani generazioni.
E andiamo a immollarci nel centro di casa tua.
E spogliami come si spogliano i gigli.
E scopami come i conigli.
E sparami l'amore nelle vene.
E i sogni negli occhi.
E toglimi il panico.
Che aprendo la finestra sui Parioli.
Ho visto le studentesse darla ai professori come un trenta con la lode.
Ho smesso di cercare.
Ringraziando Dio non ti vedo tornare.
E sto iniziando a tremare.

Miei cari,
che spettacolo!
Mi trovo faccia a faccia con la volontà del popolo.
Voi siete la volontà del popolo.
Migliaia e migliaia di norvegesi – a Oslo e in tutto il paese – fanno la stessa cosa stasera.
Occupano le strade, le piazze, gli spazi pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo.
Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere.

Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione.
La Norvegia ce la farà.
Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero.
Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia.
Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011.

Ci saranno una Norvegia prima e una Norvegia dopo il 22 luglio.
Ma sta a noi decidere come sarà la Norvegia.
La Norvegia sarà riconoscibile.
La nostra risposta ha preso forza durante le ore, i giorni e le notti difficili che abbiamo dovuto affrontare, ed è ancora più forte questa sera: più apertura, più democrazia. Determinazione e forza.
Noi siamo questo. Questa è la Norvegia.
Ci riprenderemo la nostra sicurezza!

Dopo gli attacchi di Oslo e Utøya, abbiamo affrontato uniti lo shock, la disperazione e il lutto.
Continueremo a esserlo, ma non sarà sempre come è adesso.
Lentamente, qualcuno inizierà per primo a essere in grado di riaffrontare la vita di tutti i giorni. Per altri ci vorrà più tempo.
È importante che siano rispettate queste differenze. Tutte le forme di lutto sono ugualmente normali.

Dovremo comunque prenderci cura l’uno dell’altro.
Dimostrare che è qualcosa cui teniamo.
Dobbiamo parlare con quelli per cui è stata più dura.
Dobbiamo essere umani e fraterni.
Noi riuniti qui questa sera abbiamo un messaggio per tutti quelli che hanno perso qualcuno cui volevano bene: siamo qui per voi.

Guarderemo anche in avanti per la Norvegia dopo il 22 luglio 2011.
Dobbiamo fare attenzione a non arrivare a conclusioni affrettate mentre siamo un paese in lutto, ma ci sono alcune cose che ci possiamo promettere questa sera.

Prima di tutto, oltre tutto questo dolore, possiamo intravedere qualcosa di importante che ha messo le sue radici.
Ciò che vediamo questa sera potrebbe essere la più grande e la più importante marcia che il popolo norvegese abbia mai condotto insieme dalla Seconda guerra mondiale.
Una marcia per la democrazia, per la solidarietà e per la tolleranza.

Le persone in tutto il paese sono fianco a fianco in questo momento.
Possiamo imparare da questo. Possiamo fare più cose come questa.
Ognuno di noi puoi contribuire a costruire una democrazia un po’ più forte. Questo è ciò che vediamo ora qui.

In secondo luogo,
voglio dire questo a tutti i giovani raccolti qui.
Il massacro di Utøya è stato un attacco contro il sogno dei giovani di rendere il mondo un posto migliore.
I vostri sogni sono stati interrotti bruscamente.
Ma i vostri sogni possono essere esauditi.
Potete tenere vivo lo spirito di questa sera. Voi potete fare la differenza.
Fatelo!
Ho una semplice richiesta per voi.
Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi.
Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti.
Andate a votare.
Le elezioni libere sono il gioiello di quella corona che è la democrazia.
Partecipando, voi state pronunciando un sì pieno alla democrazia.

Infine,
sono infinitamente grato di vivere in un paese dove, in un momento così critico, il popolo scende nelle strade con fiori e candele per proteggere la democrazia.
Per commemorare e onorare le persone che abbiamo perso.
Questo dimostra che Nordahl Grieg aveva ragione: «Siamo così pochi in questo paese, che ogni caduto è un fratello e un amico».

Ci porteremo tutto questo con noi mentre iniziamo a mettere insieme la Norvegia del dopo 22 luglio 2011.
I nostri padri e le nostre madri ci avevano promesso: «Non ci sarà mai più un 9 aprile».
Oggi diciamo: «Non ci sarà mai più un altro 22 luglio». - Il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg 27.07.2011