nontrovountitolo

Nontrovountitolo.

Ho fatto un giro turistico sui vari blog di tumblr.
Sono rimasta sconcertata da una cosa: tutti -o quasi- scrivono di qualcuno che manca. La maggior parte dei post che leggo riguardano persone che si amano, o che si sono amate, e che adesso non ci sono più.
Che oddio, detto così pare siano morte, ma alla fin fine quando ci si lascia non è un po’ un lutto? Mi faccio una sonora grattata e proseguo.
Quasi tutti hanno dei ricordi da mettere nero su bianco, come se scrivendo fosse possibile renderli ancora un po’ reali, come se condividendoli con sconosciuti equivalesse a dire
‘ecco, questi sono tutti i miei ricordi, io ne sto facendo un uso di merda, voi cercate di utilizzarli meglio di me. Quando entrate pulitevi le scarpe, quando uscite fatelo in silenzio.’
Sarebbe più semplice dire le cose che vogliamo dire a chi le dobbiamo dire, invece di scriverle, ma alcune volte non è più possibile, o non abbiamo il coraggio, o lo abbiamo già fatto e non è servito. Il più delle volte è troppo tardi.
E’ la stessa cosa che faccio pure io, scrivendo mi sembra di rimettere in ordine alcune cose, o di fissare per sempre quelle che non riesco a lasciare andare. Scrivo -scriviamo- e lo facciamo perchè ci sono cose nella nostra testa che non riusciamo a controllare, allora magari incasellando parole su parole riusciamo a dare un senso a questa mancanza, la coloriamo di virgole e punti e spazi che nonostante tutto restano vuoti.
Mi viene in mente la frase che più m'ha colpito del film che più m'ha colpito in questi mesi, Synecdoche New York, che parla proprio di questo: di mancanza. Di errori fatti, reiterati, e che non possono essere più recuperati.

‘Tutto è più complicato di quanto pensi. Tu vedi solo un decimo di quello che vivi. Ci sono milioni di fili invisibili legati alle scelte che fai. Puoi distruggere  la tua vita ogni volta che scegli, ma non capire dove hai sbagliato per vent’anni, o non arrivare mai all’origine del tuo errore. Hai un’unica possibilità per giocartela: prova a pensare per esempio al tuo divorzio. Ti dicono che il destino non esiste, si invece che esiste, è quello che crei tu. E anche se il mondo va avanti per millenni e millenni tu sei qui solo per una frazione di una frazione di secondo. Passi molto più tempo ad essere morto o non ancora nato, ma quando sei vivo aspetti invano  una telefonata, o una lettera o uno sguardo di qualcuno o qualcosa che metta tutto a posto e non arriva mai, o sembra che arrivi, però non è così. E tu passi il tuo tempo  in un vago rimpianto o nella vaga speranza che qualcosa di buono stia per arrivare. Qualcosa che ti fa sentire connesso, qualcosa che ti fa sentire completo. Qualcosa che ti fa sentire amato. Ma la verità è che io mi sento arrabbiato, la verità è che io mi sento talmente triste, la verità è che mi sono sentito così ferito per così tanto tempo e che per tanto tempo ho fatto finta di stare bene solo per andare avanti, solo per.. non lo so perché, forse perché a nessuno va di ascoltare le mie sofferenze visto che tutti hanno già le loro.

Miliardi di persone nel mondo, e nessuno è una comparsa.’