non fini

Io lo conoscevo. Lo conoscevo, ma non avrei mai pensato che sarebbe successo tutto questo.
L'estate 2013, finiti gli esami di terza media, lo incontrai nelle scale di casa sua mentre salivo dalla mia migliore amica. Ci salutammo velocemente, non avevo mai fatto caso a quanto fosse cresciuto e quanto fosse diventato carino. Volevo farci amicizia, era il cugino della mia migliore amica. Un'amicizia senza secondi fini, non avrei pensato mai di perdere la testa. Ma l'ho persa.
Una sera mi cercò su whatsapp, da lì iniziammo a parlare ogni sera per ore ed ore. Lo stavo conoscendo e lui stava conoscendo me. Una persona fantastica. Piano piano iniziò ad aprirsi, a raccontarmi le sue cose ed io leggevo attenta. Era fidanzato, il 27 ottobre 2013 avrebbero compiuto un anno insieme. Lì per lì non ci restai male, non mi fece nè caldo nè freddo. Poi però iniziarono i problemi: “Miriam sei una ragazza intelligente, bellissima e studiosa… ma ho paura, non voglio rovinare la mia storia con lei, non possiamo più parlare”. Smisimo di parlare per un po’ ed iniziai a sentire la sua mancanza. Dopo circa dieci giorni mi cercò:
“come stai?”
“bene, mi manchi”
“anche tu”.
Iniziammo a parlare, di nuovo, ogni sera fino a tarda notte. Parlavamo e parlavamo, ci raccontavamo di noi senza accorgerci del sole che sorgeva.
Poi di nuovo: “la vita è fatta di attimi. Attimi in cui mi accorgo che lei ha tutti i difetti che io odio, ma attimi che la amo. Attimi che voglio lasciarla ma attimi che mi manca. Ho paura, non voglio più parlare con te”.
Questa volta piansi tanto, e non mi ero resa conto del motivo. Perchè piangevo?
Non ho mollato, dopo qualche giorno gli scrissi dei messaggi anonimi su ask… non mi sono mai permessa di scrivergli sms, la sua ragazza psicopatica soffriva di gelosia oppressiva cronica.
Lo fece lui: “smettila di scrivermi su ask”. Non ricordo come successe, ma iniziammo di nuovo a parlare con lo stesso ritmo di prima, agli stessi orari. E stavo di nuovo bene.
Ma prima o poi i giorni di sole vengono interrotti dalla pioggia. La psicopatica s'è messa a controllargli il telefono, vide conversazioni con un numero non salvato e iniziò a fargli domande. Lui provò a trovare una scusa, ma lei capì che stava mentendo in quanto, da psicopatica qual'era, conosceva bene l'unica amica del suo ragazzo. Ovvio, la sua mente malata doveva approvare tutti i suoi amici, ma soltanto se lei fosse stata sempre al primo posto.
Era come se lui vivesse di lei e lei di lui.
La psicopatica mi chiamò, voleva parlarmi. Ero nel panico, non sapevo che fare e che dire. Accettai con piacere, avevo paura ma la prensenza di lui mi avrebbe dato sicurezza. Ne avremmo parlato tutti e tre, avremmo chiarito tutto e non sarebbe cambiato nulla.
Lui non si presentò, mi lasciò ascoltare le parole della psicopatica dalla cui bocca uscivano tante di quelle cazzate da star male.
“…Io sono gelosa delle mie cose…”, “…parlavate di nascosto, mi sono sentita tradita…”, “anche io ho un migliore amico, guai chi me lo tocca”.
Ho provato a spiegarle che tra me e lui non c'è mai stato nulla, soltanto una bella amicizia e tanta fiducia, che entrambi ci raccontavamo tante cose.
“Non credo che in così poco tempo si sia instaurata una così grande amicizia. Non sono nessuno per giudicare però è stato lui a dirmi che di te non gli importa niente”
Prima coltellata. Sentivo lei squittire altre cose del genere, ma io pensavo.
Cosa faccio? Le devo credere? Mi devo arrabbiare con lui? Le devo far leggere i messaggi per vendicarmi perché ha mentito?
La sua vocetta fastidiosa continuava a ripetere “è per principio”, nel frattempo ho ordinato i miei pensieri.
Non le ho creduto. Ho creduto in lui e nel bene che ci siamo voluti.
“Mi farebbe piacere continuare a parlare con lui senza nasconderci, soltanto amici”
“Adesso io l'ho lasciato, perdono tutto ma il tradimento no. È a casa poverino, dispiaciuto per quello che ha fatto. Non vuole sentirti più”.
Ma che problemi ha? Lo aveva addirittura lasciato! Per non scoppiare a ridere ho iniziato subito a parlare cercando di sistemare la situazione.
“Non puoi lasciarlo così, è stata tutta colpa mia”,“non voleva parlarmi ma io insistevo tanto, lui non mi ha mai cercata”, “non puoi lasciarlo così, ci tiene tantissimo a questa storia”
Sì, mi stavo prendendo la colpa di tutto per lui. Non avrei mai voluto rovinare niente. Non ho mai pensato di volerli dividere.
La sera stessa gli scrissi un messaggio, piangevo tanto. Avevo paura che lui fosse arrabbiato con me, non lo so. Gli scrissi di non odiarmi, che gli auguravo il meglio. “Buona continuazione” al posto di “addio” perché io non dico mai addio.
Non ho mai ricevuto una risposta.
Piuttosto su facebook mi scrisse la psicopatica del principio di sto cazzo: “forse non hai capito che devi sparire”. Abbiamo discusso, le spiegai che avrebbe potuto comandare lui e che le sue cazzate non mi avrebbero mai toccata. “Non cercare più lui e io non cercherò più te” come minaccia. Non risposi nemmeno, era tempo perso con una ragazza così demente.
Novembre 2013, non stavo bene. Avevo iniziato il primo liceo da mezzo mese ormai: nuovo ambiente, nuovi compagni, tutto nuovo. Lo vedevo dall'autobus stringersi sotto il braccio la psicopatica tanto felice.
Mi mancava qualcosa.
Cercai di colmare il vuoto con un mio nuovo compagno di classe che mi dava tante attenzioni, gli piacevo tanto. Mi ci sono affezionata subito, forse mi ci sono proprio aggrappata. Ne avevo bisogno. Andare a scuola iniziava ad essere una cosa bella pensando che poi lui sarebbe stato con me ad abbracciarmi e a darmi tanti baci. A dicembre ci siamo messi insieme, e così è finito il 2013 ed è iniziato un nuovo anno.
“Anno nuovo, vita nuova”. È stato uno degli anni più brutti di sempre. La storia con questo ragazzo andava male. Mi faceva star male. Per piacergli ho iniziato a dimagrire, ho perso dieci chili non mangiando, svenivo più volte a scuola, non avevo forze. Un anno di lacrime, psicologa, lui che alternava baci e botte, baci e insulti, baci e non mi ascoltava, baci e non mi conosceva. Stavo male, ho perso tutti per lui, ero sola. I miei amici si sono allontanati, volevano che io lo lasciassi ma non ci riuscivo.
Maggio 2014, cinque mesi con la merda e mi arriva un messaggio su facebook.
Era lui, dopo tutto questo tempo. Un freddo “ciao” e io ho un po’ visto il sole. Era entrato di nuovo nella mia vita, forse non se n'era mai andato. Saltavo di gioia, ero troppo felice, ho risposto subito.
“Come stai?”
“Bene, tu?
“Bene”
“A scuola come va?”
“Mi hai davvero cercata per sapere come vado a scuola?”
“Volevo sapere come stavi”
È finita lì, una conversazione fredda e breve. Ma ero lo stesso un minimo contenta. Però torno alla mia realtà: il mio ragazzo geloso, manesco, chiuso di mente ed infantile, i miei amici che non mi parlavano, la lotta contro il cibo.
Finisce il primo anno di liceo, inizia l'estate 2014. Sono andata pochissime volte al mare, non mi piaceva farmi vedere in costume, mi facevo schifo. Andavo spesso a casa del mio ragazzo che ormai dopo mesi aveva conosciuto ogni parte del mio corpo. E ancora oggi mi pento amaramente di aver condiviso con la merda la mia pelle. Non so bene perché l'ho permesso, ma una parte di me ha continuato per un anno a trovare motivi validi per non mettere un punto a questa storia che bene non mi ha mai fatto. Pensavo “mi sono messa con questo ragazzo? Un motivo deve pur esserci” e continuavo a scavare nella mia mente. Non ho mai trovato nulla.
Finisce l'estate, 2 Ottobre 2014, mi sveglio e trovo un messaggio. Un altro “ciao”, un altro vero sorriso. Mi disse che aveva bisogno di parlarmi, accettai e non vedevo l'ora. Non raccontai nulla al mio ragazzo, troppo geloso e sapeva qualcosa di questa storia.
8 ottobre, mi scrisse gli auguri di compleanno e ringraziai. I miei amici mi hanno organizzato una festa a sorpresa, io e la merda litigammo quella sera e mi chiamò più volte “troia”. Ho pianto tanto.
22 ottobre 2014, io e lui finalmente ci vediamo. Dopo quasi un anno ci incontriamo, ci salutiamo, ci parliamo. Un anno trascorso a scontrarci raramente nelle scale di casa sua o in qualche via del paese con le mie gambe che tremavano, il cuore che impazziva e i nostri occhi che guardavano dritto senza mai incontrarsi.
Si scusò con me, “mi sono comportato malissimo e non lo meritavi, ho bisogno di una persona con cui parlare e a cui possa raccontare le mie cose”.
Uno schifo di confusione nella mia testa e io non sapevo cosa fare. Gli volevo così bene. Risposi che ci avrei pensato, in quel momento non capivo molto. Chiesi anche della sua ragazza: si erano lasciati da due mesi. Mi arrabbiai, non volevo essere la seconda scelta di qualcuno. “Se non vuoi più parlarmi lo capisco” ma lui non capiva un cazzo.
Arrivata a casa iniziai a pensare, non potevo fare questo al mio ragazzo. Mi cercò, abbiamo un po’ parlato ma poi ho voluto spiegargli la situazione: io ero ancora fidanzata, il mio ragazzo geloso, non potevo. Non glielo dissi, ma sapevo che se avessimo ripreso a parlare io avrei riprovato qualcosa per lui. Avevo paura, non gli volli parlare più.
Dicembre 2014, io e la merda facciamo un anno di schifo insieme. E così è finito il 2014 ed è iniziato un nuovo anno.
“Anno nuovo, vita nuova”. È stato un anno di cambiamenti. Sono cambiata. Iniziai a pensare di voler lasciare il mio ragazzo, non provavo più niente. In stanza con lui, le sue mani addosso ed io non sentivo più nulla. Non mi sentivo, ero passiva.
11 febbraio 2015: il mio ragazzo se la pensa e mi lascia a terra col sangue al naso. Non sono più riuscita a trovare scuse per perdonarlo, finalmente avevo la forza per lasciarlo.
Ero sola, iniziai ad avvicinarmi ai miei amici e ci riuscì in fretta. Raccontai ogni cosa, tutti dovevano sapere quanto schifo poteva fare una persona.
Per tutto il resto del mese ho sopportato chiamate notturne della merda che piangeva e chiedeva scusa, “mi manchi, non lo faccio più, sono cambiato”.
A marzo decido di dargli l'ultima occasione, mi sentivo un peso addosso. Non sopporto che qualcuno stia male a causa mia. Solo che dopo neanche un mese se la pensa e mi baratta per un amico più cretino di lui che conosceva da tipo 10 giorni. Ormai lo odiavo, l'ho mandato a fanculo ed ero pure felice. Mi serviva il pretesto per lasciarlo, ormai da tempo non provavo nessuna sensazione.
Aprile 2015, un mese proprio strano. Avevo i miei amici, la mia tranquillità mentale, ormai andavo d'accordo col cibo e mettendomi un costume avanti allo specchio mi sono piaciuta e pure tanto.
A maggio ricevo un messaggio, era lui che voleva sapere come stavo. Gli ho raccontato la fine della storia col mio ragazzo, non so bene cosa ne pensava davvero.
Abbiamo iniziato a parlare, tanto. Finalmente nessuno dei due aveva qualcuno che ci metteva muri avanti, parlavamo e basta.
Finisce il secondo anno di liceo, inizia l'estate 2015. Bellissima estate. Quasi ogni giorno al mare, pantaloncini e pancia scoperta ogni giorno. Stavo bene con me stessa, ero felice. Uscivo con gli amici, mi hanno vista in molti in costume. Anche lui, non mi vergognavo più di nessuno. Parlavamo anche tutta la notte, fino alle sei del mattino. Ogni tanto abbiamo visto qualche film insieme commentandolo su whatsapp, ogni tanto si trovava fuori con amici e veniva sotto casa mia. Una sera gli dissi “ho voglia di un cuore di cane” (granita al limone e acqua frizzante) e lui dopo un po’ “scendi che si scioglie”. Tante piccole cose che mi facevano così felice. Più passavano i giorni e più mi faceva impazzire. Non so se lui ricambiava, mi ha sempre lasciata in bilico.
Cosa eravamo? Amici? Qualcosa di più?
Per tutta l'estate non l'ho saputo. Veniva da me a guardare un film da soli a letto abbracciati e magari la sera stessa sarebbe andato in qualche lido ad ubriacarsi con gli amici. Non aveva intenzione di stare con nessuna, non le piaceva nessuna, me lo ha ripetuto più volte. Io continuavo a non capire, non ho mai saputo come comportarmi. Al gioco delle domande cercavo di tirargli le parole di bocca ma lui si rifiutava di rispondere, forse è per questo che credevo in qualcosa.
Si è divertito tantissimo questa estate, io ho conosciuto pure altri ragazzi e ci ho scambiato qualche pomiciata così tanto per passarmi il tempo.
Finisce l'estate 2015, inizia il terzo anno di liceo ed io sono sempre felice. Noi continuiamo a parlare e parlare, ci avviciniamo sempre di più.
E così è finito il 2015 ed è iniziato un nuovo anno.
“Anno nuovo vita nuova”, siamo ancora al terzo mese di felicità.
Ogni tanto mi passa a prendere in macchina, usciamo e andiamo da qualche parte a parlare. Un giorno mi disse che per me prova un bene diverso rispetto alle altre sue amiche, volevo spiegazioni.
“Perché per te c'è attrazione”. Okay, finalmente ho la certezza. Ricambia, gli piaccio, mi piace, ricambia, gli piaccio.
A san valentino, da ragazza single, pensavo “che tristezza, un altro deprimente 14 febbraio”. Invece mi arriva una rosa a casa ed io piango perché sono felice e non ci credevo. Quella sera ci vediamo, mi porta a mangiare fuori e anche io ho il mio san valentino felice. Stiamo in macchina abbracciati, mi racconta tante cose, spariamo tante cazzate e ascoltiamo musica. A mezzanotte mi accompagna a casa e lo stavo salutando col solito bacio sulla guancia ma lui tra un bacio e l'altro gira il suo viso e le nostre labbra si toccano per qualche istante. Dopo circa nove mesi. È una cosa bellissima, è una cosa vera. Ci abbracciamo e io salgo a casa col cuore che scoppia e i polmoni andati a puttane.
Ci vediamo dopo quattro giorni, ci siamo baciati di nuovo. Abbassa il sedile e io salgo su di lui e ci baciamo tanto. Le sue mani che mi accarezzano la schiena, i brividi e il solletico, i grattini, io che rido improvvisamente e lui mi dice che sono strana. Mi stringe le cosce, il sedere, i fianchi. Ogni centimetro di pelle mi va a fuoco. Sono viva.
Ho lottato per ottenere tutto questo, sono passati anni ma ho vinto. Ho vinto perché ci ho creduto davvero. Credete e lottate davvero per quello che amate e quello che vi fa star bene. Litigate con tutti pur di ascoltare solo e solamente la vostra testa e il vostro cuore. Abbiate la forza di cadere e camminare anche da soli. “Il sole esiste per tutti”, bisogna soltanto volerlo.
Marzo 2016, lui non lo sa ancora ma io lo amo.

Currently, my mind has nightmares between “make this sweet MorMor drawing” and “I will not have time for Valentine’s Day with that” and “I should make a quick NSFW maybe …” and “shit I want to participate once in the Otayuri week ”. But instead of all that … I colorize my old drawing of Andrew. If there is an inverse word for artblock, I think that defines me.

Non c'est fini, je m'attache plus. J'ai compris que c'était voué à l'échec, qu'on avait beau se balancer des paroles pleines de vérités, l'amour finirait toujours par s'éteindre.
J'ai toujours cru qu'on brillerait plus longtemps que certains.
—  lespiquresaines
Quand je suis toute nouvelle dans l'entreprise et que mon chef/relou me fait des blagues de relous depuis une semaine, je suis au bord du pétage de plomb. Un matin, Relou m'interpelle pour me parler d'un couple qui se dispute (un peu) non loin de nous :
- Celle-là elle ne se prend pas assez de baffes !
-Tu sais combien de femmes meurent par jours sous le coup de leurs maris ?
-Euh non.
J'ai fini par un discours de 5 bonnes minutes sur la violence faites aux femmes, statistiques à l'appui.
Il est resté tout penaud et me fout la paix depuis !
Ho imparato a tenere accanto a me le persone più importanti. Quelle che non hanno doppi fini o ti vedono per passatempo. Ho imparato a conoscerle, supportarle, amarle. Ed ho imparato che non c'è sensazione migliore di vedere un sorriso stampato sul loro viso, perché ero sicura che fosse sincero e pieno di amore: il mio.
—  martina2898
Non c'erano...

Non c'erano fini alternative
Né soluzioni approssimate
Né oblii lasciati lì ad aspettare
Non c'erano inizi possibili
Né parole che potevano essere dette
Né alternative nei gesti o nelle movenze
Non c'era soluzione differente
Non c'era il coraggio di cercarla
Non c'era la forza di accettarla
Non c'era nei cuori e nella mente
Ma c'era.
C'era.
Ed è solo e unicamente per questa presenza
Che tu non accetti l'assenza.
Perché c'era.
C'è sempre qualcosa che resta.

— 5 ottobre 2015, apoteosidiparole| Gabriella Ronza.
youtube

Right in front of me - Tom x Mitch 

Quand, coucou, c’est moi la bonne nouvelle !!!

Les 3 mois fatidiques sont passés. je peux enfin vous l’annoncer : Je suis enceinte !!!

Ben non, c’est pas fini. Y’a une seconde bonne nouvelle : ce sont des jumeaux !!!!!

Eh oui, j’ai deux petits bébés qui poussent dans mon bidon !!!

Sur ce Tumblr, nous les appellerons les Sardines :)

THAT’S RACIST!(?)

Quattro o cinque anni fa stavamo passeggiando per l’enorme campo coltivato a rovi e bestemmie che non ho l’ardire di chiamare giardino, quando Figlia n.2 vede una persona che nel nostro vialetto sta mangiando dell’uva da un filare.
Senza scomodare Phoenix Wright, diciamo che tecnicamente era nella mia proprietà, sebbene fuori dal cancello, ma il problema è che Figlia n.2 comincia ad andare in panico per il ‘furto’ e a urlare ‘PAPÀ, DICCI SUBITO QUALCOSA!’.
Vorrei potervi raccontare che con grande pazienza e saggezza le spiegai che comunque stava solo mangiando un grappolo d’uva il cui viticcio si era proteso fuori dal recinto e che non stava facendo niente di male ma la realtà dei fatti è che in quel periodo ero piuttosto incazzato con il mondo per tutta una serie di problemi non utili ai fini del racconto e che quindi andai da lui e lo cacciai in malo modo.

Non passarono due minuti dall’episodio che già ero pentito e sebbene non potessi più richiamare indietro il tizio, mi prodigai con mia figlia in un pippotto sul concetto di necessità/disponibilità e su quanto sia importante cercare di andare incontro agli altri (Bello schizofrenico! – avrà pensato il mio decenne frutto dei lombi).

Tutto questo per dire che prima di lanciarsi in dissertazioni da tastiera sul razzismo della gente, bisognerebbe sempre cercare di capire il contesto e la situazione emotiva, perché se una persona come me, oggettivamente molto disponibile verso tutto e tutti, ha avuto quella reazione spropositata (vuoi per tensioni emotive pregresse, vuoi per una ‘richiesta di aiuto’ della figlia) non voglio nemmeno immaginare quanto poco riesca a razionalizzare o a far venire fuori la propria umanità chi oggettivamente vive sotto assedio a causa di tutta una serie di situazioni che vedono la maggior parte delle volte come responsabile chi dovrebbe avere un ruolo istituzionale.

Mia nonna diceva ‘Quando la fame entra dalla porta, l’amore esce dalla finestra’… io invece credo che dalla porta sia entrata la paura, giustificata o ignorantemente amplificata che sia, e che forse bisognerebbe insegnare ai nostri figli a comprenderla perché non se ne facciano catturare, prima che dalla finestra esca tutta la nostra umanità.

Je penses pas que cette rencontre était un hasard. Je crois que la façon dont ça c'est fini non plus. Je veux dire tout ça c'est bien la chose qui avait réellement un sens, sans que je veuille chercher.