non dicono

Che sei pazza. So che sei pazza, e che hai così tanta dolcezza negli occhi che mi uccidi. E quando chiudi gli occhi sembri una bambina innocente. L'ultima volta che ti ho baciata mi sono ammalato di te, dicono io non voglia guarire. Ma perché dovrei? Io voglio andare all'inferno con te.
—  Charles Bukowski, Donne
Che sei pazza. So che sei pazza, e che hai così tanta dolcezza negli occhi che mi uccidi.
E quando chiudi gli occhi sembri una bambina innocente; l'ultima volta che ti ho baciata mi sono ammalato di te, dicono io non voglia guarire.
Ma perché dovrei? Io voglio andare all'inferno con te.
—  Charles Bukowski.
Dicono che non parlo, e mi rimproverano per questo senza chiedersi il perché. Dicono che guardo fisso nel vuoto, e che non sorrido, e mi rimproverano anche per questo. Dicono che sto bene solo quando fa comodo a me, senza sapere che lo star bene non è una scelta. Ed è vero che sto così, ma sono giorni in cui non so chi sono, in cui cammino e faccio ciò che devo fare, ma non sento nulla. Giorni in cui basta guardare fuori per farmi venire il bisogno di piangere. Giorni in cui se mi fermo a pensare sto male, e vorrei tanto che non accada, ma allo stesso tempo non riesco a non pensare. Giorni in cui non desidero altro che arrivi la sera per far finire tutto questo, anche se magari so che sarà peggio. Giorni in cui non sento me stessa, in cui esisto, ma proprio non riesco a vivere.

A quelli che si siedono nell’ultima fila per non essere osservati.
A chi quando gli fai un sorriso in ascensore abbassa lo sguardo e arrossisce.
A chi rimane digiuno ai buffet.
A quelli che non dicono niente quando qualcuno taglia la coda e passa avanti.
A quelli che si scusano anche quando non dovrebbero.
A chi è educato anche a costo di sembrare scemo.
A chi ha un’intelligenza arguta e sa riconoscere quando è il momento di non arrivare primo.
A tutti quelli che nella vita si sono persi un’occasione importante, perché un prepotente gliel’ha portata via.
A chi ha la risposta giusta e non alza la mano.
A quelli che ancora credono alla lealtà, a costo di essere sconfitti.
E niente.
Io vi vedo.
E siete proprio belli.

(Roberto Pellico)

- a chi, come me, intelligenza arguta a parte, quando legge queste righe ci si riconosce proprio -

Il brutto della dipendenza è che non finisce mai bene, perché ad un certo punto, qualunque cosa sia quella che ti fa stare bene, smette di farti bene e comincia a farti male. Eppure, dicono che non ti togli il vizio finché non tocchi il fondo. Ma come fai a sapere quando l'hai toccato? Non importa quanto una cosa ci faccia male, certe volte, rinunciare a quella cosa, fa ancora più male.
—  Grey’s Anatomy, 04x02.
Io sono la ragazza “diversa”.
Sono quella carina, ma non bella.
Sono la gentile, ma anche quella di cui tutti farebbero a meno.
Sono quella che ha paura di guardare in viso gli altri.
Sono quella che cammina con la testa bassa.
Sono quella che cammina stretta nelle spalle e con le braccia al petto dalla vergogna.
Sono quella che la notte piange perchè tutti le dicono che non è mai abbastanza.
Sono quella che l’aiuto non lo vuole perchè ha sempre fatto tutto da sola.
Sono quella che i complimenti non li vuole perchè pensa che siano tutte stronzate e non lo fa per attirare l'attenzione.
Sono quella messa da parte.
Sono quella apatica.
Sono quella cattiva.
Sono quella senza sentimenti.
Sono quella che si vergogna anche di respirare.
Sono quella che sta sempre a scrivere lettere a se stessa.
Sono quella che ascolta sempre la musica.
Sono quella con i libri in mano e le lacrime nascoste.
Sono quella che ride male.
Sono quella che non si fa toccare perchè non vuole che gli altri sentano quanto sono grassa.
Sono quella, io.
Quella che tutti indicano perchè non varrà mai un quarto delle altre ragazze.
—  mia. (lunatici-occhi-verdi)