non a voi

Voi non sapete quante volte ho pianto, da sola, quante volte mi sono sentita fuori posto.
Quante volte di notte, non ho dormito.
Non sapete quante volte ho fatto finta di sorridere, quando in realtà stavo morendo dentro.
—  Nonsaidacosastaiscappando
È inutile ragazza, la vostra non è semplice amicizia. Potete cercare di nascondere i vostri sentimenti agli altri, ma non potete mentire a voi stessi.
Non può esserci amicizia tra due come voi, che fate l'amore con un solo sguardo e vi addolcite con un sorriso.
Non può esserci amicizia tra due come voi, che vi stuzzicate in continuazione, e separati vi sentite persi.
Come fai a non vedere , ragazza?
Non hai mai notato come, ogni qualvolta un ragazzo ti si avvicina, compare al tuo fianco quasi volesse dire “lei è mia”?
Non hai mai notato come si ingelosisce quando esci con qualche tuo amico?
Non hai mai notato come ti provoca, cercando con qualsiasi mezzo di attirare la tua attenzione?
Non hai mai notato tutti questi piccoli gesti?
La vostra non è amicizia, ma qualcosa di molto più profondo.
Smettila di cercare di convincerti del contrario solamente perché non vi scrivete di continuo, o perché non sei mai riuscita a strappargli quel bacio che tanto brami.
Arriverà il momento in cui abbatterete le barriere di orgoglio e paura che vi dividono.
Arriverà il momento in cui le vostre dita potranno liberamente intrecciarsi e le vostre labbra finalmente incontrarsi.
Arriverà il momento in cui smetterete di camminare su due strade parallele per iniziare a percorrere un'unica strada.
Non disperare ragazza, arriverà il momento in cui potrete dar libero sfogo ai vostri sentimenti senza doverli più nascondere, perché l'amore, nonostante tutto, è l'unico sentimento degno di essere veramente vissuto.
—  Credevoinquellostupidotiamo
E sappiate distinguere chi sa distinguervi da tutto il resto, chi non vi tratta da ‘prima che passa’, chi non gira l'angolo solo perché è più facile, chi vuole voi perché siete voi e senza voi tutto il resto non sarà mai abbastanza.
—  Massimo Bisotti

Scusa.
Scusate.
Scusami.
Perdonatemi per quello che sono.
E per quello che non sarò mai, perché non sono come vorreste.
Perdonate il mio carattere.
Perdonate le mie risposte.
I miei silenzi.
Perdonatemi.
Perdonatemi voi perché io non ci riesco.
Io non mi perdono e non vi perdono.
Non vi perdono i pianti.
Gli attacchi di panico.
I battiti che ho perso mentre quasi soffocavo.
Non vi perdonerò gli insulti.
Gli abbracci non dati.
Un minimo di amore quando ne avevo bisogno.
Non vi perdonerò di non avermi perdonato mai nulla. Di avermi fatto sentire sempre così sbagliata e fuori posto.
Di avermi dato della pazza. E di avermi quasi fatto credere di esserlo.
Non vi perdonerò gli schiaffi, gratuiti, al corpo e all'anima.
Non vi perdonerò di avermi rovinato per sempre.
Di aver ucciso per sempre ogni lato bello di me.
Di avermi tolto la mia capacità di amare. E anche di essere amata.
Non vi perdonerò di avermi negato il vostro amore.
Non vi perdonerò di avermi fatto soffrire, ogni giorno.
Di avermi rovinato i “buongiorno”.
Le “buonanotte”.
Non vi perdonerò niente.
E non perché non voglia, dio quanto lo vorrei: poter finalmente venire da voi e avere un rapporto normale, finalmente ricevere quell'amore di cui io non più nemmeno il ricordo.
Non vi perdonerò perché voi non lo volete, perché per voi io non ho speranza.
Sono da buttare. Un vuoto a perdere.
Sono come una di quelle sorprese delle uova di pasqua che promettono pezzi d'argento e ti ritrovi con qualcosa di inutile e scadente.
Sono zero.
Ma io valgo molto di più.
Io lo so.
E me lo ripeto ogni giorno, da sola. Perché non me lo dice più nessuno e io ho bisogno di aggrapparmi a qualcosa, qualsiasi cosa per riuscire ad andare avanti così.
Per questo non vi perdono e mai vi perdonerò.

Perdonatemi voi, un giorno, quando vi accorgerete di quanto male mi avete lasciato dentro.
Perdonatemi voi. Io non lo farò.

—  Un giorno capirete, e sarete soli. Io sono già sola. ( un-knownenemy )
MASTER OF PUPPETS

Non illudetevi, non capisco un cazzo di musica e il mio ragionamento perciò passerà da una branca della cultura molto più alta… e per più alta intendo i cartoni animati giapponesi (pronuncia alla Elio).

Esiste un certo qual manga dal quale è stato tratto un certo qual anime, all’interno del quale esistono personaggi molto particolari. Uno/una di essi ha una speciale caratteristica che è quella di evocare una bruttissima creatura che fa cose brutte e pure molto brutte

Questa abilità di evocazione ha lo stesso nome della musa della danza e difatti il suo potere è quella di soggiogare le vittime della sua influenza e far loro ‘danzare’ le proprie coreografie perverse come marionette disarticolate.

(Disclaimer per gli otaku: sì, lo so… facciamo invece che sia quella e che sia così come ho detto, perché comunque io ho visto Akira in lingua originale che voi non eravate ancora nati e quindi vinco)

La metafora stanca che ne viene fuori (sollecitata da qualche ask e qualche chat in cui mi si chiede perché abbia smesso di commentare i recenti fatti di cronaca) è di una banalità sconcertante ma non per questo merita meno attenzione da parte mia..

Non c’è niente da commentare.

I fascisti, le femminazi, gli animalisti, gli omeopati, i cattolici, i vegani da combattimento, i pentastellati, gli ecologisti armati, gli antivaccinisti, i marxisti-leninisti, chi guarda il culo alla scienza e i social justice warrior stanno facendo il loro lavoro indisturbati e, soprattutto, indisturbabili.

Lo stanno facendo egregiamente e non c’è NIENTE che voi, anzi, noi possiamo fare dalla nostra bolla di cultura d’elite.

Poi, ognuno ha un proprio codice etico e un proprio senso di giustizia che spingono a dire e agire ma, per favore, chiedetevi quanto abbia senso e valore gettarsi su una notizia costruita ad arte per adescare e infiammare gli animi (di entrambi gli schieramenti), quando non vi sarà mai data la possibilità di accertare con sicurezza come siano andate veramente le cose.

Prendiamo la spiaggia fascista, un trend MEDIATICO molto forte degli ultimi giorni.

Sul serio credete che sia sorta dal nulla e in due giorni?
Davvero credete che la maggior parte della popolazione sia contraria a quella pagliacciata?
Ma seriamente credete che il ‘pugno duro’ del questore manderà un messaggio antifascista a qualcuno?

I giornali, dando una notizia simile, sono riusciti ad accaparrarsi i (pochi) lettori indignati di sinistra e pure i (molti) lettori indignati di destra perché, se non ve ne siete accorti, la gente ha bisogno di stabilità e certezza, quelle promesse dal pagliaccio balneare.

Mi spiace ma la gente ha paura e alla gente che ha paura fa piacere sentirsi un filo sulla schiena che la sorregga e la aiuti ad andare avanti… lo stesso filo, peraltro, da cui dietro la presunzione di anarchia illuminata pendiamo tutti quanti, sempre pronti a buttarci in crociate ispirati a valori giusti per principio ma distorti alla bisogna.

Se mia suocera, la donna più buona del mondo, dal suo letto di ospedale per un femore rotto mi ha chiesto di controllare che il comune non desse la sua casa ai marocchini, vuol dire che stiamo andando proprio molto molto male.

E io preferisco tacere.

Mi ha stufato questa superficialità dilagante, per cui nessuno si fa domande, nessuno riflette, nessuno osserva e nessuno pensa con la propria testa.
Sono stanca di guardarmi intorno e vedere visi sorridenti, fatti di felicità ostentata perché questa società in cui viviamo ci ha insegnato che i sentimenti sono un tabù.
Stanca di guardarmi allo specchio e fingermi dura, senza emozioni, stronza il più delle volte, stanca di nascondere la dolcezza perché voi stronzi mi avete convinta che sia come mostrare il fianco.
Stanca di prenderlo in culo ogni volta che provo a smentirvi. Voi e le vostre teorie malate secondo cui non si può parlare, non si può riflettere, non si può essere se stessi.
Perché è male, non si fa, è ostentazione.
Perché se non posti le tette sui social non sei nessuno, se non sei magra non sei bella, se non ascolti musica commerciale sei strana, diversa, vieni emarginata.
E voi beoti che come un branco di pecore andate dietro al sistema che ragazzi come noi hanno creato.
Io sognatrice che credo un tempo non fosse tutto così schifoso.
Che se ti lamenti di qualcosa non sai quello che dici, se lo sai e ti lamenti allora vieni presa per una persona pesante, che sta addosso, “emo deprexxa xdxd”.
No, ve ne andate a fanculo tutti.
Fate finta che essere come voi vi circondi di amici, e invece siete così stronzi, vuoti di sentimenti e pieni di merda che avete solo ipocrisia a circondarvi e a farvi da ombra.
E persone trasparenti come me finiscono nel cantuccio, nel dimenticatoio, perché se mi viene da piangere o da ridere lo faccio ovunque.
E quello è il sorriso vero, quello che voglio indossare.
Non il vostro falso perbenismo, la vostra voglia di stare sempre allegri che è falsa quanto voi.
Mi sono stufata di essere un libro pieno di cose da raccontare e di troppe pagine da sfogliare e veder preferire un libretto delle istruzioni con due stronzate scritte in più lingue per far spessore; sempre stronzate rimangono.
E mi rattrista essere arrivata a pensare che gente del genere sia la vera rovina, che siano stupidi per la maggior parte, e che io sia destinata a rimanere sola, fuori dal branco ad andare contromano a tutti voi robot fatti con lo stampino.
Mi avete davvero rotto i coglioni, vi fingete profondi e siete superficiali, vi fingete menefreghisti e poi piangete da soli la notte ma guai se lo sapessero quelli che considerate veri amici.
Sono stanca di non vedere persone che scoppiano a piangere, di gioia o di tristezza, tra le braccia di un amico fidato.
Stanca delle distanze, dei troppi pensieri, delle paranoie, stanca di essere considerata da voi cretini quella sbagliata.
Stanca di sentirmi obbligata a cambiare per poter essere accettata.
Io non vi voglio, non vi temo, io penso, agisco, ragiono, sogno, sorrido perché sento di sorridere, piango perché voglio sfogarmi, e non importa dove io sia o con chi sia, lo voglio fare? Lo faccio.
Perché indossare una maschera quando tanto non serve a niente, maschera o no poi ti scoprono e sei nei cazzi lo stesso.
Stanca di vedere che la società funziona a sesso, tette e culi, che se non hai gli addominali allora sei uno sfigato, se non ti fai le canne non sei alla moda, se non la dai via come i coriandoli a carnevale allora sei una figa di legno.
Stanca delle opportunità che tutti noi non vogliamo vedere, degli stereotipi, delle persone che si copiano a vicenda e fanno a gara a chi arriva prima sopra all'altro.
Ma lì in alto cosa c'è che vi interessa tanto?
I likes alle foto? I commenti di pervertiti qualunque che vorrebbero solo sfondarvela, vi sentite arrivate?
E ad avere le amiche fighette del cazzo vi sentite completi? A fare da cagnolini e a non pensare con la vostra testa?
Perché mi sembra di guardarvi dormire e sognare un posto dove tutti siete belli, felici, “famosi”. Sì perché essere famosi è essere conosciuti sui social ora.
Perché devo sentirmi sbagliata per la visione giusta che ho del mondo? Perché devo sentirmi diversa quando sono semplicemente me stessa?
Perché dovreste voler essere tutti uguali quando è impossibile essere l'uno la copia dell'altro?
“Il mondo è bello perché è vario” è vecchio e in disuso, ora si pensa che il mondo sia bello perché abbiamo un finto senso di appartenenza ad una fascia sociale e di età che neanche ci rispecchia ma vogliamo vivercela così.
Che cazzo fate tutti?! Ragionate o devo continuare a sentirmi quella strana? Perché io non ci sto più dentro, mi avete stancata.
Aprite gli occhi e chiudete la bocca.
Fate crescere il cervello, non i vostri muscoli.
Osservate ciò che vi circonda, e meno quelle ragazzine che si vestono provocanti per apparire.
Tenete a mente i movimenti di una persona, piuttosto che le sue forme.
Soffermatevi sugli occhi, che nelle vostre didascalie a foto dove si vedono più tette che altro affermate essere lo specchio dell'anima.
Andate al cuore delle persone, non sopra, sotto, dietro o tra di loro per una scopata e via.
Svegliatevi, perché io non ce la faccio più.
—  Claudia Figini, Facebook. (via weakvisions)
Lettera di un professore

Oggi una ragazza della mia città ha cercato di uccidersi.
Ha preso e si è buttata dal secondo piano.
No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale. Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

“Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni.

Allora io adesso vi dico una cosa. E sarò un po’ duro, vi avverto. Ma c’ho ‘sta cosa dentro ed è difficile lasciarla lì.

Quando la finirete?

Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire “Ma sì, io scherzavo” dopo essere stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”, quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati?

Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

E poi voi. Voi genitori, sì. Voi che i vostri figli sono quelli capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte.

Quando la finirete di chiudere un occhio?

Quando la finirete di dire “Ma sì, ragazzate”?

Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno 8 ore al giorno i vostri figli con quel telefono?

Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale?

Quando la finirete di venire da noi insegnanti una volta l’anno (se va bene)?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non è una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori?

Perché quando una ragazzina di dodici anni prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzina di dodici anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quell’età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto.

E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che è: “Basta”.

Prof.Enrico Galliano di PN.

Mamma diceva: “Dio ti aiuti, non parlare agli sconosciuti.”
Mamma, guarda, gli sconosciuti erano tutti amici miei
—  Fred de palma