nina berberova

Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la sua no man’s land, in cui è totale padrone di se stesso. C'è una vita a tutti visibile, e ce n'è un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell'etica, una sia morale e l'altra immorale, o, dal punto di vista della polizia, l'una lecita e l'altra illecita. Semplicemente, l'uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un'ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all'altra, e queste ore hanno una loro continuità. Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell'uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la «linea generale» dell'esistenza.
—  Nina Berberova, Il giunco mormorante
Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio… Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né quando; sono libera nel bosco, sulla riva del mare, nella musica che risuona in me, e nella mia stanza, quando chiudo la porta.
—  Nina Berberova, “Il corsivo è mio
[La terra di nessuno]

Nella vita di ognuno esistono momenti […] in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. […] Fin dai primi anni della mia giovinezza, pensavo che ognuno di noi ha la propria no man’s land, in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell’etica, una sia morale e l’altra immorale […] Semplicemente, l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all’altra, e queste ore hanno una loro continuità. Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell’uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la linea generale dell’esistenza. Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s’è mai incontrato con se stesso e c’è qualcosa di malinconico in questo pensiero. […]
In questa no man’s land, dove l’uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch’esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. Forse in questa no man’s land gli uomini piangono, o bevono, o ricordano cose che nessuno conosce, o osservano i propri piedi scalzi, o provano una nuova scriminatura sulla testa calva, oppure sfogliano una rivista illustrata con immagini di belle donne seminude e muscolosi lottatori - non lo so, e non lo voglio sapere. […]
Ma non bisogna credere che quest’altra vita, questa no man’s land, sia la festa e tutto il resto i giorni feriali. […] Voglio dirvi ancora una cosa: se permettiamo a qualcuno di organizzare la nostra no man’s land, alla fin fine, secondo logica, arriveranno a rinchiuderti in una lussuosa camera di un lussuoso albergo, e bruceranno i tuoi libri, e allontaneranno da te tutti quelli che ami. Basta cedere una volta - e non ci saranno più limiti, e tutto ti verrà tolto […]

- Nina Berberova - Il giunco mormorante

[…] tanti discorsi erano rimasti in sospeso: su noi due e sul mondo, sulla guerra e sul futuro, quello del mondo e il nostro, e in generale era come se noi due non avessimo ancora cominciato nulla, mi parve che io e lui non avessimo e non avessimo mai avuto alcun passato, e del futuro non aveva neanche senso parlare - fantasmi davanti, fantasmi alle spalle, noi due stessi fantasmi, e tutto, intorno, è illusorio, e l'unica cosa reale è questa forza che ci separa: adesso sei qui, con me, adesso siamo insieme, e tra un'ora - tu non sei qui, tu sei solo e io sono sola e non c'è assolutamente più nulla di quanto ci univa, tranne forse il tuo pensare a me, il mio a te.
—  Nina Berberova, Il giunco mormorante
Io sono arrivata quando tante cose erano già state conquistate. Intorno a me sono sparsi tesori, basta saperli prendere. Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio… Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né quando; sono libera nel bosco, sulla riva del mare, nella musica che risuona in me, e nella mia stanza, quando chiudo la porta.
—  (Nina Berberova)

Quell’uomo mi ha offerto, una sera, un bellissimo momento di silenzio. Non lo dimenticherò tanto presto. E’ uno dei miei ricordi migliori dell’anno. C’è chi serba il ricordo delle sue conversazioni, io rammento quel silenzio".

Nina Berberova

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We love every book we publish, and we hope that our readers do too. However, it’s inevitable that on every seasonal list, some books get overshadowed by others. It’s not easy sharing a catalog with the likes of Roberto Bolaño, Anne Carson, Clarice Lispector, or László Krasznahorkai. So we’ve decided to put our tumblr to use and inaugurate a “book of the week” series. Each week one of our interns will read and highlight a New Directions book that might have slipped through the cracks of public notice. This week, our intern Nisha Wadhwani takes a look at Russian author Nina Berberova’s collection of stories The Billancourt Tales.

FEATURED BOOK OF THE WEEK: BILLANCOURT TALES BY NINA BERBEROVA

Nina Berberova (July 26, 1901-September 26, 1993) is, to put it simply, a genius with words. She can not only paint an exact picture of what she wants her reader to visualize, but she can effortlessly have her reader sympathizing or laughing with her characters.

These thirteen short stories (or “Fiestas” as Berberova calls them) were written between 1929 and 1940, set in Billancourt, a Paris suburb. Each of these stories take place during these years; her Russian characters reflect on life before the October Revolution while learning to adapt to their new Parisian lives.

Through the stories, we learn no one is safe from Berberova’s wit. Of women, she claims: “if a young lady wears a corset, then the lady has no bust.” Of her male character, Gerasim Gavrilovich, she declares, “How is it that you, Baron von Lazybones, can’t make your way anywhere?” The ability to say such things and not offend, but rather entertain is something we don’t inevitably find in literature and to find someone who can pull it off exceptionally well is a rare luxury.

Because of my sudden interest in Berberova, I did some research and found that she is best known for her works The Ladies in St. Petersburg and The Accompanist (two books I’ve officially added to my “Must Read” list—I can only imagine how much I’d enjoy those two after Billancourt). Originally from Russia, she moved to Prague, and then Brazil, before settling in Billancourt for 25 years with renowned poet Vladislav Khodasevich. Knowing that she’s conveying firsthand experiences in Billancourt Tales appeals to the historian in her readers, enlightening them of the time during which her stories take place.

Billancourt Tales has the ability to make me smile and to make my heart ache for her characters misfortunes in a way only the best writers can manage. 

-Nisha Wadhwani

Io sono arrivata quando tante cose erano già state conquistate. Intorno a me sono sparsi tesori, basta saperli prendere. Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio. Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né quando; sono libera nel bosco, sulla riva del mare, nella musica che risuona in me, e nella mia stanza, quando chiudo la porta.
—  Nina Berberova

Nella vita di ognuno esistono momenti – quando la porta sbattuta all'improvviso e senza alcun visibile motivo di colpo si riapre, quando lo spioncino chiuso un attimo fa viene di nuovo aperto, quando un brusco “no” che sembrava irrevocabile si muta in “forse” -, momenti in cui il mondo intorno a noi si trasfigura, e noi stessi ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue.

E’ stata concessa una proroga a qualcosa di ineluttabile, definitivo; il verdetto del giudice, del dottore, del console, è stato rinviato. Una voce ci avverte che non tutto è perduto.

E con gambe tremanti e lacrime di gratitudine passiamo nel locale adiacente, dove ci pregano di “aspettare un poco” prima di spingerci nel baratro.

Nina Berberova, Il giunco mormorante

Quello che voglio e chi voglio.

“Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio, di pensare a tutto ciò che voglio come voglio, e di ascoltare chi voglio. Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né un quando, mormorando dei versi; sono libera (…) nella mia stanza, quando chiudo la porta. Posso sapere tutto quello che voglio sapere e posso dimenticare quello che non mi serve. (…) Sono felice di aver risolto tutti i teoremi dei miei anni immaturi. Non mi fingo mai più intelligente, più bella, più giovane e più buona di quanto sono per apparire diversa, perché non ho nessun bisogno di quelle menzogne. (…) assolutamente libera di fare la mia scelta: di amare quel che voglio e chi voglio.”

Ognuno di noi ha la propria «no man’s land», in cui è totale padrone di se stesso. C'è una vita a tutti visibile, ed un'altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla.
Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell'uomo, oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque indispensabili per raddrizzare la linea generale dell'esistenza.
Se un uomo non usufruisce di questo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s'è mai incontrato con se stesso, e c'è qualcosa di malinconico in questo pensiero.
Mi fanno pena le persone che sono sole unicamente nella stanza da bagno, e in nessun altro tempo e luogo.
—  Nina Berberova
J'avais 18 ans. J'avais terminé mes études au Conservatoire. Je n'étais ni intelligente ni belle : je n'avais pas de robes coûteuses, pas de talent sortant de l'ordinaire. Bref, je ne représentais rien.
—  Nina Berberova, L'Accompagnatrice