musica lirica

Credo di amare incondizionatamente i concerti e tutto ciò che riguarda queste manifestazioni, indipendentemente da chi canta e solca il palco in una qualsiasi notte d'estate o di una mezza stagione senza nome.
I concerti lasciano il segno anche se poi il cantante che vai a vedere smette di piacerti, probabilmente forse neanche ti piaceva ma hai dovuto accompagnare la tua migliore amica e non ti avrebbe più parlato se non lo avessi fatto, alla fine ti sei anche divertita.
Ogni concerto è diverso e ci sono persone che sembrano appartenere totalmente ad altro genere di individui rispetto a te eppure la musica riesce ad unirvi.
Che sia pop, rock jazz o classica, magari lirica la musica unisce davvero tutti, forse è davvero qualcosa che va oltre.
Un concerto è bello anche da fuori, sentire e non sentire l'artista per cui sei persa, eppure far di tutto per esserci anche solo con il pensiero perché i biglietti son terminati subito o perché qualcuno doveva dartelo e alla fine ti ha dato solo buca, ma alla fine dentro o fuori non cambia perché rimane un esperienza.
Amo ciò che precede il concerto, sin dall'inizio quando il giorno dell'uscita dei famigerati biglietti gialli non dormi e l'unico tuo amico diventa un computer con Ticketone e Livenation che si ricaricano ogni volta, quando escono inizia a sembrare una corsa agli armamenti, alcune fan sono peggio dell'URSS e degli USA durante il periodo della guerra fredda, mobilitano una famiglia per trovare ciò che cercano e a volte succede che da due biglietti ti ritrovi con sei, o con nessuno, così si corre sui siti non proprio affidabili sperando che il biglietto recapitato a te una settimana prima dell'evento sia vero. 
Amo il conto alla rovescia che inizia a cifre sproporzionate che assomigliano più ad una vita che a qualche mese, duecento trentotto giorni è una vita, e pian piano arrivano ad essere centocinquanta, poi le famigerate due cifre novantacinque, andavo avanti fino al mese pretendente e sono trenta, sembra ancora una vita un po’ più breve però, ma si arriva ai dieci e ti sembra la vita più vicina che ci sia rispetto a ciò che già vivi, poi sono nove giorni ed è poco davvero rispetto a quei duecento trentotto, otto sette e sei passano troppo in fretta che dimentichi anche di segnarlo sul calendario o di vedere il telefono che riporta in un app tutto ciò che ti serve per sapere il tempo che manca, cinque senti già un po’ l'ansia per la partenza e per quello che succederà, quattro e la notte già non dormi quasi più , tre è una particella di duecento trentotto eppure è davvero poco rispetto a tutto quello che rappresenta il duecento trentotto, due e pensi che davvero sia troppo poco, un mezzo battito di ciglia e poi finalmente uno e la notte non dormi perché pensi al giorno dopo, alla vita dopo, a quello che sai essere un sogno da quindicenne, trentenne o cinquantenne che sia perché la musica non ha età e non muore mai, e parti per quel viaggio lungo giunto al termine, gioia e tristezza si mescolano perché è così il concerto, vuoi e non vuoi viverlo.
Zero, sei giunta a destinazione.
La sera arriva così e neanche ti rendi conto, lui o loro cantano e tu canti perché loro ti possano sentire, ci sei e non ci sei, vivi e non vivi, sei così felice che non ti accorgi di quanto questa felicità sia tremendamente passeggera, va via e non ritorna per altri duecento trentotto giorni, un anno e una vita.
Il mese prossimo sarà un anno da Milano e da quando ho sentito le loro voci, oggi sono due anni da quando ero fuori per loro perché non avevo il biglietto.
Un anno, due anni, una vita.
Ma il concerto rimane, ecco perché lo amo, non dimentichi ti rimane quella sensazione di pieno vuoto che è così strana.
—  28 giugno 2014.
Debes reír si pasa algo que te avergüence igual tarde o temprano todos olvidarán la mala experiencia, debes cerrar los ojos ante un buen olor y disfrutar de espacio cada buen sabor.
—  canserbero
Cosechecosa.

Mio padre che mi arriva in stanza con gli spartiti musicali nuovi, come un bambino che ha appena acquistato la nuova raccolta di figurine, e inizia a parlare di tutte le opere, Rigoletto, Traviata, Madama Butterfly per poi proseguire con Pagliacci, Cavalleria Rusticana, Otello, Barbiere di Siviglia. E io che ascolto come una bambina, con gli occhi grandi, ponendogli domande a volte ovvie; e lui ride, mi dice che potrei scrivere anch'io un'opera, che tanto la fantasia ce l'ho e che lui la canterebbe volentieri.
“Però basta, ora, che anche i baritoni devono mangiare!”
E questo è il modo in cui mio padre mi convince a cucinare.