morsie

Se ti penso prendo a morsi le mie stesse labbra.
—  GionnyScandal

E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco,
fate l’amore e non vergognatevi,
perché l’amore è arte,
e voi i capolavori.

Lo sai, quant'è bello dire “fare l'amore” in inglese? 
Si dice “to make love”, ed è un'espressione sconvolgente, perchè non è come in italiano, in cui “fare” può voler dire anche solo compiere un'azione, no. In inglese è “make”, che vuol dire creare, far nascere qualcosa dal nulla. Come se l'amore lo creassimo noi con i nostri baci, con le carezze e i morsi sui seni, come se noi fossimo così potenti da poter creare l'amore.
—  Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
-Sei così bella.
-Smettila, non è vero.
-Oh, Si che è vero. Ecco, guardati, sei arrossita.
-Taci.
-Il fatto è che hai degli occhi che, Dio, mi lasciano con il fiato sospeso ogni volta che li incrocio, anche solo per sbaglio. Sono grandi, di un nocciola che tende al verde, e raccontano tante cose di te.
-Ah si? E cosa, ad esempio?
-Che sei timida. Che non ti fidi. I tuoi occhi osservano bene, squadrano tutto, non gli sfugge mai niente. Sfiorano i minimi dettagli. Raccontano quanta fatica fai a credere alle persone, a quanta fatica fai a sorridere ogni volta e sembrare davvero felice.
-…
-Ma poi…le tue labbra, cristo le tue labbra. Sono così belle, né troppo piccole né troppo grandi. Sono giuste. Tu sei giusta. Non sai quante volte trattengo me stesso da strapparti un bacio.
-Ti trattieni dal baciarmi?
-Mica solo da quello. Mi trattengo di riempirti di morsi, di mangiarti il collo con le mie labbra, di stringerti la mano mentre per strada passeggiamo, di dirti ti amo…
-Mi ami?
-Oh, non sai quanto. Però ti odio.
-Ha senso questa cosa? Come puoi amarmi e odiarmi?
-Mettiamola così, io ti amo.
Amo te e il tuo modo di essere. Così impacciato e fragile, così stupido e simpatico.
Però ti odio. Odio come tu riesca a ferirmi con una semplice parola. Odio come mi fai mancare il fiato con uno sguardo.
È che tu sei… Cazzo. Tu sei una dipendenza, io dipendo da te e dal tuo sorriso. E sei… Sei il bacio che aspetto da mesi.
Sei i capelli che vorrei accarezzare.
Sei le mani piccole e pallide che vorrei stringere e riscaldare.
Sei l'amore che aspetto da una vita.
—  Raggio-di-luce-in-una-tempesta.
E ormai non voglio essere la tua prima opzione, e neanche la seconda a dirla tutta. Voglio solo essere quell'opzione a cui penserai tra un paio d'anni. Quell'opzione che da un giorno all'altro hai smesso di considerare e a cui penserai giorno e notte.
Voglio essere quell'opzione che vorrai prendere, quando probabilmente sarà troppo tardi.
—  Quella storia mai scritta
E poi fate l'amore;
niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni, 
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi
sinceri
dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco
fate l'amore e non vergognatevi,
perchè l'amore è arte,
e voi siete i capolavori
E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,
inalare profumi, cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano allo stesso ritmo,
e poi sorrisi,
sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.
—  Alda Merini
Non sai mai quando può capitare, cosa ti passa per la testa in quel momento, ma sei certo di una cosa sola: lo vuoi tu.
La prima volta è imbarazzante, soprattutto se davanti a te hai qualcuno con esperienza e l'unico pensiero è: “come sarò?”
A dire la verità era da tempo che provavo a farle perdere la testa per me, non perchè volessi essere la sua prima volta, ma perchè voglio essere l'unica persona nella sua vita.
L'esperienze insegnano, ma ogni persona è diversa e il resto conta poco.
Eravamo lungo il corridoio, la stavo portando in camera mia e lei stava camminando veloce.
Non era la solita camminata per dire: sono di fretta e devo arrivare al mio obiettivo.
Era più un: “sto scappando, perchè ho paura, ma voglio farlo comunque”.
Così la raggiunsi con un passo più lungo e la fermai.
La presi, la girai e ad agio portai il suo corpo al muro schiacciandolo delicatamente col mio, le posi le labbra sul collo e lasciai che tutto ciò che dovesse accadere accadesse, con tutta la calma necessaria.
“Se fossi al posto mio, cosa faresti?” chiesi io.
“Io..” rispose, esitando tra un bacio all'altro “..andrei a letto e..” la interruppi da alcuni baci sulle labbra.
“Non rispondere a caso, altrimenti ci saranno delle punizioni, pensaci. Quindi: cosa faresti?” richiesi, spogliandole una spalla e baciandone le scapole.
“..mi lascerei and..” la interruppi di nuovo con altri baci.
Questa volta non perchè non c'avesse pensato, ma perchè avevo voglia di lei e delle sue labbra.
“Tu, se fossi al posto mio…. Cosa faresti?” chiese lei poi a me.
M'avvicinai all'orecchio con dei baci e le dissi che si sarebbe dovuta fidare.
Mi sorrise sull'orecchio e m'eccitò tantissimo, ma mi ricordai che era pur sempre la sua prima volta e dovevo andare con ordine.
Le diedi un bacio sul sorriso, le allungai la mano e senza una parola la portai in camera mia.
Era in piedi davanti al letto, lo guardò come se fosse stato un vecchio nemico e si girò verso di me; si grattò il gomito, quasi per chiudersi in se stessa e feci una piccola smorfia.
La fermai, aveva bisogno di conferme e l'unico che avrebbe potuto fare qualcosa ero solo ed esclusivamente io.
La feci stendere sul letto e dopo alcuni baci di troppo si lasciò andare.
Io ero eccitato e avevo bisogno della conferma da parte sua, così m'avvicinai con calma con le mie gambe alle sue.
Lei percepì ciò che ero e fece un respiro che non avevo mai sentito ed era così armonioso e vero che mi sorrise di nuovo, ma ancora non potevo fare molto, dovevo tenere la calma.
“Smettila di sorridermi sull'orecchio” le dissi con tono severo, ma dolce.
“Altrimenti?” mi sfidò.
Le morsi il labbro e strinsi le mie gambe alle sue, con movimenti lenti e continui.
La paura stava passando, ma stava salendo a me: “E se sbagliassi qualcosa?” mi chiedevo.
Le sue mani si unirono attorno al mio corpo, come per chiedermi di non smettere e, allo stesso tempo, di dirmi: “Stammi vicino”.
Le presi il seno destro, senza permessi, come se lei fosse di mia proprietà, lo feci perché me lo sentivo e lo strinsi a me.
Le piaceva, lo capii tramite il respiro che usciva dal suo naso e dal suo mordersi le labbra.
La spogliai, prima il maglione e poi la maglia sotto e non obbiettò nemmeno per un secondo; non finchè arrivai al reggiseno.
Glielo concessi, era la prima volta che qualcuno la toccava in quel modo, ma le dimostrai che, le sue forme per me erano bellissime.
Fermai il mio corpo e lei rimase confusa, ma ciò che volevo era dimostrarle che la paura è solo una cosa superficiale dentro la nostra testa e che, fare l'amore è un atto puro e speciale.
Posai nuovamente la mia mano al suo seno, accarezzandoglielo e tenni occupata la sua paura con dei baci.
Passai a poco a poco a baciarle il collo, arrivando alle scapole, al suo seno e poi, lei capì. Era terrorizzata, ma feci ciò che era giusto fare: la guardai negl'occhi, bacio dopo bacio, come per dire: “Non guardo quello che c'è sotto, sto guardando te. Tu sei più importante!” arrivai alla fine al capezzolo.
Si lasciò andare e si tolse il reggiseno, come se io e lei fossimo amici da sempre.
Non avrei azzardato la prima volta a fare altro, così le dissi solo: “Andiamo sotto le coperte?”
Lei sorrise alla domanda e alla fine c'andammo.
Ci spogliammo piano piano, come è giusto che sia e poi ci guardammo a lungo.
Non sarebbe invecchiata, non avrebbe avuto uno stile diverso, ma qualcosa dentro di lei, qualcosa di indescrivibile, sarebbe cambiato e quindi volevo vedermi per l'ultima volta la lei che mi ha fatto innamorare.
“Sei pronta?” le chiesi.
“Ti amo” mi rispose con un sorriso di troppo.
Furono le ultime parole che mi disse e le prime che penso ogni volta che la vedo.
—  ricordounbacio
Le prende il viso tra le mani, la morde ancora. Le guance, gli zigomi, il mento. Le labbra.
Le gambe cedono, la porta scivola verso l'alto, trema tutto intorno a loro, i morsi diventano baci.
Fanno l'amore sul pavimento, contro la porta scheggiata, tra gli scatoloni, in quel posto che è ancora una frontiera, una terra di nessuno. I respiri contati, rarefatti, gli occhi aperti, i vestiti tolti a metà, unghie e denti.
Fanno l'amore per non ammazzarsi.
—  Quella vita che ci manca - Velentina D'Urbano