monca

Posso pagarmi il conto al ristorante ma preferisco che lo faccia tu. Almeno al primo appuntamento. Non toglierai nulla alla mia femminilità, né tanto meno alla mia emancipazione. Rimarrò indipendente e tosta anche se mi cederai il passo. Ho due mani ma amo che mi versi da bere anche se posso farlo benissimo da sola. Sappi che non sono monca. Ma si tratta di un'attenzione che io amo ricevere, specie all'inizio di una frequentazione. Si tratta di te che ti accorgi che ho il bicchiere vuoto, il che significa che stai attento a me. Si tratta di farmi sentire importante e la cosa mi piace. E io farò sentire importante te a tempo debito. Il giorno dopo andrò a lavorare, guadagnerò, terrò testa ai colleghi, sceglierò cosa mangiare, combatterò perché i miei successi professionali siano attribuiti al mio impegno e non alle mie tette e mi aprirò centinaia di porte da sola. Questo lo faccio tutti i giorni e non ha niente a che fare con me e te, io che tiro fuori il portafoglio e te che non mi lasci pagare. Si tratta di attenzioni. E le attenzioni si riservano a chi è importante. Darmi la tua giacca se ho freddo è una gentilezza che non mi toglierà nulla, al massimo mi farà tornare a casa con la speranza che il corteggiamento non sia una cosa che sogno solo al cinema. Corteggiamento fa rima con educazione e l'educazione non può passare di moda.

Mi guardo attorno e non ricordo come sono arrivata fin qui. Sono di nuovo nella stanza bianca, dove il silenzio assoluto regna sovrano, dove i miei unici compagni sono il ritmo scostante del cuore ed il respiro. Sono di nuovo (o ancora?) qui a fissare il vuoto, paralizzata ed incatenata al ceppo di una vita monca. Io non lo so come ci si sente ad essere vivi, non lo so come  ci si innamora in un giorno o uno sguardo, non so più che significa piangere così tanto da addormentarsi per la stanchezza. Semplicemente sto qui, nel mio limbo preferito, indifferente a tutto e tutti, aspettando che la vita accada, che una meteora mi colpisca. Ed è bianco, questo colore che mi perseguita, bianco il suono inesistente, l’indifferenza, il tutto che diventa nulla, l’amore che non esiste, che si fonde all’odio e si disintegra come due forze uguali ma opposte; e alla fine non me ne frega niente di niente. Una pagina bianca si macchia di futili parole prive di significato alcuno, che non so come mi sento, proprio non lo so descrivere, questa sensazione di vuoto cosmico, di bianco appicicoso; e non me ne frega niente se implodo, se il mondo implode, e sintetizzo indifferenza ad ogni respiro, e si chiama egoismo, e sarei anche egoista se solo facessi qualcosa per me, ma il mio problema è che non faccio nulla in assoluto. Inetta a vivere, ignava, immobile. Sono solo questo. Un corpo sprecato in respiri mai vissuti, un macigno in più sul mondo che si appesantisce.

5 giugno 2017

C'è un momento, quello prima di andare a dormire da sola dopo aver passato la notte precedente stretta a lui, in cui mi sento monca di qualcosa, come di un arto o di qualche organo. È l'esatto contrappasso di quello in cui lo vedo scendere dal treno, farsi largo tra gli altri passeggeri appena scesi e già gli ho gettato le braccia al collo, senza la minima intenzione di lasciarlo andare prima di aver realizzato che c'è, esiste e continua a tornare e ad abbracciarmi forte tanto quanto io abbraccio forte lui.
È un miracolo.
Mi sembra sempre un miracolo quando scopro che le persone tengono a me tanto quanto io tengo a loro.

È un miracolo che, quando io chiudo gli occhi appoggiata sul suo petto, la notte, lui li chiuda stringendo le mie spalle.
È un miracolo che a lui basti la mia voce per calmarsi da qualunque scazzo quotidiano tanto quanto a me basta la sua.
È un miracolo che lui si sia innamorato dei miei occhi, stupidi occhi marroni come ne esistono in tanti, dal colore brutto e neutro, senza sfumature, senza pagliuzze; mentre io posso sentirmi addosso il suo sguardo così verde e chiaro e qua e là venato di azzurro e d'oro, che non riuscirei a ridisegnare neanche se fossi brava veramente. È così straordinario da farmi sentire una priviliegiata.
È un miracolo che lui voglia stare con me anche dopo aver toccato con mano il marcio che ho dentro. È un miracolo che, per lui, io tutto questo marcio stia finalmente sforzandomi di grattarlo via - costi la fatica che costi.

È un miracolo, ma credere ai miracoli è anche difficile. Così, quando poi lui riparte, ho sempre l'impressione di essermelo lasciata sfuggire di mano. Ho paura che possa svanire, che lui possa trovare degli occhi più belli dei miei, un cuore (o quello che è) meno marcio del mio.

Era partita come una riflessione così romantica, per poi sfociare nel timore più banale del mondo.


Alla faccia del banale.

Patterns in the killing games

Someone asked a question about this because of something I said, and there are actually lot of patterns in the killing games I’ve come across so it’ll be interesting to see if these hold true for NDR3

The first murder is always someone important getting stabbed in a strange place:

- Sayaka (in Naegi’s bathroom)

- Togami (at the party under the table)

- Chisa (through the chandelier) 

Then there’s an Unofficial killing immediately after to prove a point:

- Mukuro (scare students into obeying Monokuma)

- Monumi (show Monokuma’s power)

- Bandai (prove power of NG codes)

The second is supposed to reveal the presence of a serial killer among the group, and has red herrings and/or the victim hiding something:

- Chihiro, hiding their true gender; the main suspects cycled through Toko and Byakuya before Mondo slipped up, then also reveals Genocider Sho’s presence

- Mahiru, who’d covered up a murder; the suspects also went from Hiyoko to Fuyuhiko, and finally to Peko who was revealed as a serial killer 

- Gozu, who was hiding his face/identity because he’s a wrestler. Asahina was the red herring, but as a victim instead of a suspect, then Monaca’s presence was revealed just after his death (Monca started a mass killing of adults in dr:ae)

The third is two killings that happen in succession but where the order is vague:

- Hifumi and Ishimaru

- Ibuki and Hiyoko

- Seiko and Izayoi (we knew the order for this but the characters didn’t)

The fourth killing is a sacrifice:

- Sakura (suicide)

- Nekomaru (dueled to the death to save the others)

- Kizakura (saved Kirigiri) 

Also the gender of the murder victim swaps over each game:

DR: Girl, Boy, 2 Boys, Girl, Girl

SDR2: Boy, Girl, 2 Girls, Boy, Boy

(then it get’s a little messy in DR3 because there are no class trials lol)

That’s about all I know but let me know if I missed anything!