mobilis in mobili

La parola non descrive il mio stato di allora. Precipitare è una cosa di un istante, un breve terrore e poi il silenzio: una fine quasi privilegiata. Io piuttosto affondavo, in una palude, o nelle sabbie mobili, piano piano, e ogni mio tentativo di tirarmene fuori mi faceva affondare di più. A volte avevo l'impressione che la lentezza e l'ineluttabilità della mia sorte mi avrebbero fatto impazzire; altre volte mi sembrava quasi che la pazzia fosse una via di uscita, e me la auguravo.
—  C. De Marchi

Amo osservare i turisti col naso all’insù che guardando incantati angoli della città che per me sono ordinari. Inseguendo il loro sguardo mi accorgo di piccole gemme che ho sempre dato per scontato. Venite sempre e venite in tanti a scattare le foto a Mergellina o a San Martino o a Posillipo cercando la migliore angolazione per inquadrare il Vesuvio. Camminate chianu chiano per le strade del centro storico e fermatevi ad ogni piccola bottega di San Gregorio Armeno, non abbiate paura di creare una coda di persone dietro di voi: tanto là non si va di fretta.

Il 15 settembre inizia di nuovo la scuola.
Interrogazioni.
Compiti.
Verifiche.
Abituarsi al 4 sicuro in matematica.
Professoresse con attacchi di pre ciclo ogni santo giorno.
Professoresse ormai in menopausa che ti chiedi come mai insegnino ancora, quando sono più vecchie dei mobili di un negozio di antiquariato.
Litigi per una parola capita male.
Litigi per gli ultimi banchi della classe.
Le solite pareti bianche, che guai a chi si permette di imbrattare.
La campanella che ti salva da un’interrogazione o da un coma in stato vegetativo dopo due ore di spiegazione.
Le imitazioni mentre i professori sono girati verso la lavagna.
Litigare anche per le finestre.
Stare sulla porta a fissare i ragazzini più piccoli e sentirsi vecchi.
Arrivare ad aprile e ricordarsi di avere la maturità quest’anno.

Si, il mio ultimo anno scolastico. Mi ritiro.