mito della caverna

anonymous asked:

Platone nel Mito della caverna, dice "L'uomo scambia per realtà quella che ne è soltanto una proiezione". Cosa vuol dire ?

Platone con questa metafora ha voluto significare l'illusione della realtà a cui ciascun individuo è soggetto e di come quest'ultima sia tutt'affatto diversa da quello che ci appare.
Cito: “ILLUSIONE: percezione alterata delle cose da parte dei sensi o errore di percezione condizionato dal prevalere dei coefficienti rappresentativi o affettivi su quelli sensoriali.

Platone ha dedotto che quello che si osserva non sia la Realtà.
E’ evidente che la Realtà esista, ma si capisce che è limitata dalla nostra percezione e dal punto parziale da cui la si osserva.
Certo che se esiste un'altra realtà oltre quella che possiamo osservare, necessariamente qualcuno deve conoscerla. Però chi sia non lo so (ma questo è un altro discorso).
Quello che so è che noi sicuramente conosciamo la nostra verità, che non sarà la Realtà, ma sempre qualcosa che le appartiene.
Infatti tutto è vero per come lo si sente, ma è anche illusorio per come potrebbe essere in una rinnovata espressione di coscienza in evoluzione.
Così, da illusione a illusione, da miraggio in miraggio, conosciamo e rappresentiamo quell'aspetto relativo di una Realtà Assoluta; la sola a non essere illusoria.

Ma noi che rapporto abbiamo con la realtà che ci circonda?
Certamente non la conosciamo per quella che è. Allora quali analogie possiamo immaginare?
Una che oggi possiamo concepire (molto simile a quella del mito della caverna di Platone, è di un operatore al computer chiuso in una stanza buia, completamente isolato dal mondo esterno.

L'operatore è paragonabile ad una coscienza inevoluta, che per sentirsi d'essere ha bisogno di identificarsi in un corpo fisico ecc., ha bisogno cioè della materia per poter maturare una possibilità di una vita autonoma.

Dunque l'operatore è lo spirito, il computer con le varie periferiche sono il corpo fisico, i programmi in memoria sono i corpi animici insegnati nell'esoterismo, internet è la realtà che l'operatore può “navigare”.

L'operatore impara attraverso la sua navigazione, sperimenta e comprende sempre più quel mondo, mediato attraverso la macchina, ma che gradualmente sta diventando sempre più suo patrimonio, fino a che, saturo di tutte le informazioni, non avrà più bisogno della “macchina” e potrà uscire dalla stanza e vivere coscientemente quel mondo che, prima, aveva solo colto attraverso a delle immagini.

E’ abbastanza evidente che la capacità di cogliere i vari aspetti della realtà dipendono dalle scelte dell'operatore, ma anche dai programmi in memoria che possono consentire una navigazione più o meno efficiente o più o meno completa.

Inoltre se si dovesse guastare, per esempio, una parte della tastiera, (trauma cranico con perdita di funzioni psico-analitiche), l'operatore non avrebbe nessun danno, ma l'apparente funzionamento di tutto il complesso sarebbe compromesso e allora o si potrà riparare o sarà necessario comprarne uno nuovo (una nuova incarnazione?).

Nonostante questo “viaggio” apparentemente confuso e disordinato (in cui ci può essere l'illusione delle forme, del pensiero e la delusione inevitabile di ogni emozione)  non si può ipotizzare che “il sentirci di esistere” sia un'illusione perché, non solo è la radice di ogni espressione vitale, ma è anche l'unica sensazione destinata all'eternità.

anonymous asked:

Qual è il vero significato del mito della caverna ?

Immaginiamo che alcune persone siano da sempre incatenate in una caverna, con la faccia volta verso la parete di fondo; incatenate così strettamente da non poter voltare la testa neppure di un centimetro.
Immaginiamo che dietro a queste persone corra una strada, che ha, sul lato verso la caverna, un muro alto come un uomo; e che ancora dietro ci sia un grande fuoco.

E’ chiaro fin qui? Nell’ordine: la parete della caverna, le persone incatenate che la guardano, il muretto, la strada e il fuoco.

Immaginiamo ancora, continua Platone, che sulla strada passino degli uomini portando sulle spalle oggetti diversi: statue, bandiere, candelabri, casse. La luce del fuoco li illumina e proietta sulla parete di fondo della caverna solo l’ombra degli oggetti, dato che quella degli uomini si ferma sul muro che costeggia la strada.
Le persone dentro la caverna hanno così la possibilità di vedere soltanto quelle ombre, difformi tra loro e sempre vaghe e diverse, ingrandite dalla distanza, contorte dalle asperità del fondo della caverna.
Per loro quelle ombre sono la realtà e non esiste, per quanto ne sanno, una realtà diversa da quella.
Se poi il fondo della caverna ha un’eco, e le voci degli uomini che passano sulla strada arrivano ai prigionieri, l’illusione è completa e le ombre sono davvero l’unica realtà.

A questo punto, uno degli incatenati si libera ed esce fuori dalla caverna. In un primo tempo avrà le idee estremamente confuse e non riuscirà a vedere niente, abbagliato dalla luce diretta del fuoco. Poi, poco a poco, capirà che la realtà non era quella che pensava, ma un’altra, diversa.
Ormai completamente assuefatto alla luce, avrà voglia di raccontare tutto ai suoi compagni, e tornerà alla caverna al suo posto di sempre.
E qui si renderà conto di due cose: primo, che non sarà in grado di far capire esattamente di cosa ha visto, in parte per mancanza di vocaboli e di concetti adeguati, in parte perché gli altri non gli crederanno; secondo, che con gli occhi adattati alla piena luce, per qualche tempo non riuscirà più a vedere le ombre: quelle ombre che erano state tutto il suo mondo e che ancora lo sono per i suoi compagni. Lui adesso conosce qual è la realtà. Ma gli altri cosa penseranno? Senza dubbio che è impazzito e che ha avuto delle visioni, e che queste visioni gli impediscono ora di vedere qual è la realtà, cioè le ombre.

Non è così anche per noi?
Chi è riuscito ad uscire dalla caverna, ci racconta come sia la Realtà, cerca di spiegarci i nostri limiti di percezione e interpretazione della stessa, ma il più delle volte non viene capito, o cercato di riportare “con i piedi per terra”.
Invece, a me piace ascoltare questi “pazzi”, perchè in tante fantasie, qualche volta anche deliranti, spesso si possono trovare intuizioni straordinarie, o spunti di riflessione che possono llargare la nostra visione del mondo, troppo costretto in una razionalità sterile di una vera innovazione.
Viva la fantasia!

[..] E se, mostrandogli anche ciascuno degli oggetti che passano, gli si domandasse e lo si costringesse a rispondere che cosa è? Non credi che rimarrebbe dubbioso e giudicherebbe più vere le cose che vedeva prima di quelle che gli fossero mostrate adesso? -Certo, rispose. -E se lo si costringesse a guardare la luce stessa, non sentirebbe male agli occhi e non fuggirebbe volgendosi verso gli oggetti di cui può sostenere la vista?