mio*

Quando piangi racconti più cose di quando parli.

Che ne sai tu, di quanto le cose possano crescere, appesantirsi, allargarsi, fino a togliere il fiato, lo spazio, il tempo per vivere, respirare, morire. Che ne sai tu, di quanto le cose insignificanti possano attaccarsi a pezzi della tua vita, appiccicarsi come colla ad interi pezzi della tua esistenza, e portarsi via tutto, come una valanga che ad ogni giro accresce il suo volume. Che ne sai tu, di quanto le cose insignificanti possano ferire, tranciare la pelle ed arrivare al cuore. Che ne sai tu, di quanto un uomo ci metta a morire di sciocchezze che avrebbe dovuto dimenticare.

Parlavamo ogni giorno, ora è come se non ci conoscessimo più.
Amare un letto sfatto vuol dire farsi abbracciare da lenzuola usate, dove la trama e l'ordito dei brutti ricordi si sono intrecciati lasciando macchie indelebili ; lenzuola nate bianche ed ora piene di sfumature diverse che, come una caccia al tesoro, scoprirai pian piano tra le sue pieghe.
Vuol dire distendersi su di un materasso diseguale, con impressi gli affossamenti di mille altri corpi passati prima del tuo.
Vuol dire appoggiare il capo su un cuscino ed ascoltare i battiti di un cuore che ha battuto per moltre altre orecchie.
Vuol dire accettare la sua instabilita’ causata dalla stanchezza, dalla fatica del suo costante impegno nel mantenere pulito solo quel punto preciso, quel punto che a te e’ negato, quel punto riservato a due sole persone, le uniche a meritarsi ancora il suo antico splendore.
Vuol dire che un evento improvviso, la fragranza di una nuova pelle, possa farlo scuotere cosi’ violentemente da sbalzarti fuori e scagliarti lontano.
Vuol dire sentire improvvisamente un freddo mortale e sapere che non troverai mai piu’ un letto tanto sporco eppure tanto accogliente.
Vuol dire, malgrado tutto, sentirne ancora il profumo, perche’ era questo : sporco e profumato e perfetto e sbagliato.
Vuol dire amarlo, sempre.
—  Principessa Sconsacrata