miel e

Però c'è uno strano gusto nel madrugar (è un verbo molto bello che significa “albeggiare” ma anche “svegliarsi presto”): posso sedermi sull'autobus semivuoto e osservare il cielo grigissimo farsi rossissimo, leggere, fermarmi con calma alle bancarelle lungo viale Regina Margherita, spulciare tra i prodotti per la pelle cercando il colpaccio tra gli stock, andare al bar a comprare un cornetto caldo integrale col miele e uno con la crema per Marley, sedermi nel cortiletto pieno di foglie gialle di scienze politiche, osservare i primi studenti assonnati. Una bellezza!

Mi è venuta un’idea.
Vorrei una casa piccola.
Molto piccola.
Tipo trentacinque metri quadrati, quaranta col balconcino.
Con la cucina tipo di legno, scuro. E i fornelli bianchi, pure che si vedono più facilmente le macchie chissenefrega.
Con tutto a portata di mano, tipo le spezie e i pacchi di pasta.
Vorrei tantissimo il balconcino in cucina,
che anche se quella del palazzo di fronte mi sbircia il sugo non fa niente.
Ci metterei il basilico e il rosmarino.
Nel balconcino, non nel sugo.
Cioè magari anche nel sugo, ma non insieme.
Il frigorifero lo vorrei bianco e pieno pieno pienissimo di calamite. Settantatrè, tipo.
Vorrei una dispensa mai vuota di cose buone, una dispensa con la Nutella.
E il miele. E le Kinder Brioss.
Le gocciole e i crackers al gusto mediterraneo.
Il Nesquik e i sacchetti di mandorle e uvetta.
Il soggiorno con il divano da tre posti, niente poltrona perché altrimenti non c’entra più niente.
E un televisore trentadue pollici.
Trentadue pollici e qualcosa, e mezzo mignolo magari.
Sopra al televisore un mensolone enorme, che dico enorme, gigantesco, con tutti i cd.
Non in ordine alfabetico, sennò sembro psicopatico.
Ac/Dc. Blink 182. Dire Straits. Eric Clapton. Foo Fighters. No aspetta, così sono in ordine, o mio Dio.
La camera da letto la vorrei con il letto. Mi sembra una richiesta sensata.
Grande abbastanza, il letto.
Magari grande da contenerci tutto l’amore che si fa.
Messo in modo che se mi dimentico di abbassare la serranda la sera, poi il mattino dopo mi sveglio con il sole in faccia.
Niente mensole per i libri. Li voglio tutti sul comodino, i libri.
Quasi voglio dei libri con sopra un comodino, ecco.
Vorrei una casa che negli angoli non mi si faccia la muffa per l’umidità.
Che non mi diventi fredda.
E quindi vorrei tanto una casa in cui vivere con te, ecco.
Così al bagno possiamo mettere due lavandini.
Due spazzolini elettrici.
Due specchi. O magari uno grande.
Così posso farti il solletico mentre ti lavi i denti e hai la bocca piena di dentifricio.
Così puoi scombinarmi i cd e fare pazzie tipo mettere i Foo Fighters prima dei Dire Straits.
Così possono sbirciare il sugo, e me che ti faccio assaggiare il suddetto sugo soffiando un po’ sul mestolo sennò ti scotti.
E se non riesco a mettere tutto a portata di mano in cucina, puoi passarmi il curry.
O il pepe. E puoi tirarmi la farina.
E ti puoi prendere l’ultima Kinder Brioss.
Puoi darmi le botte sul fianco semmai russassi. Ma a dir la verità io non russo.
Però spero di dimenticarmi di abbassare la serranda, così magari mi sveglio prima di te e ti guardo due secondi mentre dormi, che io non lo so che c’è di così speciale, è che ho visto più amore in te che dormi in posizione fetale con le mani vicino al viso che in tutte le poesie d’amore scritte da quando l’uomo ha cominciato a scrivere, e ha cominciato a scrivere un sacco di tempo fa eh.
Puoi scegliere le lenzuola, l’armadio.
Il televisore no, quello è trentadue pollici e mezzo mignolo.
Però il colore del divano si.
Così la casa la dividiamo in due e la moltiplichiamo all’infinito.
Però decidi con calma eh.
All’Ikea ci andiamo insieme.
Basta che non è di domenica.
—  Tommaso Fusari - Mi è venuta un'ikea {per la serie “cose belle trovate su internet}
In questo mondo desolato da cui forse spariranno per sempre le grandi libellule oniyanma, i vicoli con i gatti randagi, le api e il miele, i delfini, le balene e tutti gli altri pesci.
In questo mondo dove gli uomini si prendono gioco di altri uomini per poi ucciderli, farli a pezzi.
Ma possiamo ancora sognare. Il futuro non è stato ancora scritto.
—  Banana Yoshimoto, Another world

“com'è che ti viene così facile esser buona con la gente” chiese lui
latte e miele strillarono dalle mie labbra mentre rispondevo
“perché la gente non è stata buona con me”

com’è che ti viene così facile
esser buona con la gente
chiese lui

latte e miele stillarono
dalle mie labbra mentre rispondevo

perché la gente non è
stata buona con me