mi hai rovinato la vita

Bravo, continua ad ignorarmi. Fa l’offeso, fa finta di niente. Attua i tuoi giochetti per attirarmi nella trappola. Tanto “non mi tocchi più”.
Ho deciso che non ci rimarrò più male, no, non ne vale la pena. Complimenti però: sei riuscito nel tuo intento. Mi hai rovinato.
Ero una rosa fresca e pura, ancora innocente, ancora fiduciosa nel mondo. Tu mi hai raccolto, usato, calpestato e buttato via. Grazie, sei stato un bravo maestro.
Mi hai insegnato che questo mondo non si merita la mia fiducia.
Che nessuno si merita il mio amore.
Che non c’è bisogno che mi faccia in quattro per gli altri.
Che non ne vale la pena.
Mai.
Non vale la pena di perdersi.
No.
Spero di ricordarmelo in futuro.
Non ne vale la pena.
—  waveswhisper
(un sussurro nella notte on facebook)
Una volta mi ha accusato di averla rovinata. Ora, riflettendonci, capisco che si sbagliava. È stata lei a rovinare me. Mi è entrata dentro e mi ha distrutto. Avevo impiegato anni - tutta la vita, in pratica - a tirare su quei muri, ma lei è arrivata e li ha buttati giù, lasciando un cumulo di macerie.
—  After 2 Un cuore in mille pezzi

Con il senno di poi mi accorgo che mi hai cambiato la vita.
Hai cambiato il mio modo di vedere le cose.
Hai portato i colori dove non c'era niente, ma la cosa che ti ammiravo di più era la tua capacità di migliorare le cose, anche laddove ci fosse già il colore, perché con te tutto sembrava un po’ più brillante, più nuovo, più vivo.
Mi hai insegnato cosa vuol dire amare, amare davvero, amare forte, forte da togliere il fiato. Mi hai insegnato cosa vuol dire sacrificio, dare tutto per qualcuno e non desiderare nulla in cambio… ma del resto cosa potevo desiderare più di te?
Mi hai insegnato ad aspettare, ad attendere quel treno con l'ansia di vederti, e il cuore che scoppiava nel vederti ad ogni tuo sorriso.
Mi ha cambiato la vita.
Mi hai rovinato la vita.
Mi hai rovinato la vita, perché la vita nelle piccole cose ce la portavi tu, e senza di te le cose sono solo cose.
Mi hai rovinato la vita perché da quando non ci sei tu non c'è più alba che sorrida, ma solo nuvole.

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“E forse ho sbagliato io.
Quando c'eri,io non c'ero.
Quando non c'eri,io c'ero.
Sono stata acida e insensibile.
Non ho mai pensato a come tu stessi.
Ma tu,tu mi hai rovinato la vita.
Mi hai fatto promesse,ti ho raccontato tutto su di me e tu ne hai parlato agli altri,per fare il figo.
E te ne esci con:"mi dispiace”
Ma che cazzo di problemi hai?
Ma capisci che hai fatto?“

mi ritrovo ogni sera così.
chi ha sbagliato?
io o lui?
la notte mi invade i sogni.
io non ne posso più.
vaffanculo.

La mia unica certezza eri tu, e ora non lo sei più, non lo sei più, perché non sei mai stato mio, ma ora sei suo, e io non riesco più a guardarti, non posso, non posso guardarti e pensare che ogni momento lo vivrai con lei da adesso in poi. Non posso ascoltare la tua voce e le tue canzoni, senza pensare che potresti averle scritte per lei, e ti giuro, sono una stupida, una cretina, chiamami come vuoi, ma ho sempre creduto che non sarebbe successo presto, non così, senza un minimo indizio, niente.
Non riesco a smettere di piangere, e mi odio, mi odio, mi faccio schifo perché mi hai dannatamente rovinato la vita.
—  sognatricesenzali
Ti dico sempre che è finita, che stavolta davvero non voglio più avere a che fare con te. Ti dico che mi hai rovinato la vita, e che stavo bene prima di conoscerti, che ti odio e che non devi mai più rivolgermi la parola, che voglio solo dimenticarti, che devi andare via e non tornare più.
E invece, poi, resto qui. E di nuovo, ti aspetto.
—  lezionidivoloperprincipianti

E va bene,se vuoi sapere come stanno le cose,è vero,mi hai rovinato la vita,ma in quel modo bello,quello che ti distrugge tutti i tuoi piani,che viene senza avvertire e ti fa dimenticare ogni cosa vissuta prima di quel momento,ti cancella tutto il resto,ti lascia solo in poi,si posa sulla tua vita e ti cambia per sempre ogni cosa.

Ah,e non sei mai stata la ragazza che aspettavo,non ne avrei avuto il tempo di immaginarti,non lo avrei fatto,non ci sarei riuscito,sei arrivata nel miglior modo che conosca su questa dannato mondo,senza dire nulla,in silenzio e sei venuta da me.

Hoka nr. 508

Così è troppo linda.

- Io non pratico il sesso orale – ammise scioltamente Linda a un certo punto – perchè ho notato che in natura non esiste mica, ecco.
A queste parole Giuseppe sentì una fitta alla spalla sinistra e un tremito alla palpebra destra come quando è l'infarto che bussa.
Linda non lo succhia
Linda non lo succhia
I suoi valori, sogni, i progetti portati avanti col coltello tra i denti, e le speranze per quello che gli sembrava tutto il suo futuro prendevano fuoco come paglia sotto la cazzimma della pietra focaia. Si sentiva morto, fottuto, crocifisso, inutile. Le forze fuggivano il suo corpo, il sangue le sue labbra.


Linda non faceva i pompini: eccola lì, la verità. Hai voglia a ridimensionarla.
Fu un colpo durissimo; persino il cameriere se ne accorse. Le mosche smisero di importunarlo, il tempo di esistere.
Giuseppe boccheggiò. Cercò e trovò sul tavolino il bottiglino con l'acqua tonica e ne trasse un piccolo sorso come per dare agli Dei il tempo di ripensarci. Ma essi non lo fecero.
“Io non pratico il sesso orale”
Le parole di Linda gli rimbombavano in testa come un gorilla in un pallone a una a una, e ad ogni rintocco lo squassavano i brividi di un malessere abissale.
Linda non faceva i pompini; comunque fosse andata a finire era tutto inutile, marcio. Punto.
Giuseppe ordinò un punch alla livornese in pieno pomeriggio per non far caso alla nausea e alle gocce di sudore che gli mangiavano la fronte come formiche. Tremava.
- ..non ti senti bene? - gli chiese Linda che seppur molto dopo il cameriere e le mosche s'era accorta anche lei che qualcosa non andava per il verso giusto
- Non ti senti bene? - gli chiese. Ma i pensieri di Giuseppe si susseguivano ormai a una velocità tale che egli già si domandava con quale diritto il cielo era così azzurro, e il mare dappertutto.
- ..pervertita! - le disse infine – Stronza!
- Ehi! - protestò Linda incredula
- ..ma va’ a fare in culo, va’. Visto che in bocca non fai. – replicò Giuseppe – Tu mi hai rovinato la vita, la VITA, hai capito? Da quando ti ho conosciuta l'unico pensiero che mi ha dato la forza di scendere dal letto la mattina era che prima o poi anche tu ti saresti innamorata di me, e allora avremmo fra le altre mille cose passato moltissimo tempo a stimolarci i genitali con la bocca!
- Ma.. GIUSEPPE!
- SSHHH! ZITTA! - sibilò Giuseppe ormai in preda alla bile - Stai zitta! Devi stare ZITTA perdìo: se non lo succhi, se hai scelto di non prenderlo in bocca allora CHIUDILA, quella bocca, e ascolta bene. Riesci a immaginare quante volte nella mia mente sono venuto sulla tua lingua e attorno? Riesci a immaginare quanto mi senta stupido, io, ora, al calcolo di quei litri e litri di seme indebitamente riversati nelle tue bigottissime fauci? Nelle tue fauci darwiniste del cazzo? Capisci quant'ero ridicolo a crederci davvero? Perchè hai accettato di uscire con me, mi chiedo. Perchè hai accettato i miei regali, perchè hai lasciato che ti baciassi, perchè hai riso alle mie battute e apprezzato il mio cibo, perchè hai fatto tutto questo quando sapevi fin dall'inizio che non mi avresti mai, in nessun caso, mai e poi mai succhiato l'uccello? Perchè mi hai illuso per tutto questo tempo che avresti potuto essere TU la donna con cui avrei voluto invecchiare pur sapendo benissimo che nessun uomo accetterebbe mai e poi mai di dividere la sua vita con una stronza che non lo succhia? Perchè tu sei una STRONZA, ecco perchè!
Fino a due minuti fa tu eri perfetta: adoravo ogni tua idea o intuizione, e il solo pensiero che un giorno ti avrei schiaffato il mio cazzo in bocca bastava a emozionarmi al punto che con un quarto di questo cazzo tornava il sorriso anche alle donne di Egon Schiele! E invece improvvisamente te ne salti fuori che sei una carogna: uno di quegli esseri schifosi di cui si sente parlare ma non credevamo esistessero, come i kraken, i gremlins e i chupamierda! E dopo tutto questo tempo passato ad adorarti io adesso mi sento come quei tizi della leggenda metropolitana che tornano dalle vacanze in Asia con un cucciolo di cane belli contenti e invece si scopre che era uno schifoso ratto! Un RATTO!
Giuseppe rifiatò.
- ..mi hai ferito, Linda. Io posso avere tutti i miei difetti ma la fica la lecco, la lecco eccome: la lecco finchè mi devi allontanare usando i piedi. Tu invece giochi con i sentimenti delle persone: mi hai costretto a innamorami di una donna che non esiste, e a vivere nel rimpianto di averla conosciuta. Basta: da oggi il sole sarà bianco, gli oggetti non avranno più una forma comprensibile, la musica sarà fastidiosamente imprevedibile, il vino non scalderà.
Giuseppe si alzò, recuperò cappello e paltò e ingollò il punch alla livornese.
- Tiè: pagalo tu.