mi casa

Recordaba los años de universidad, recordaba a aquella chica del salón que ni me miraba y que me gustaba mucho. Recordaba al idiota del salón -porque de esos hay muchos-, pero recordaba al profesor que me caía mal por siempre preguntarme cosas que sabía y cuando le refutaba no quería perder. Recordé a la mujer de aquel balcón de mi casa, esa que siempre se sentaba y se fumaba un cigarro y a pensar. Recordaba al jardinero con el cual siempre me ponía a platicar y me contaba sus carencias. Recordaba a mi abuelo en una tarde de Domingo, en esa tarde en que nos matábamos de risa con sus historias. Recordé aquella vez en que mi papá me dio un jalón de orejas por haberme portado mal. Pero lo que no podía recordar era aquel día, aquella vez en que sentí que el mundo se me venía y me puse a llorar como llora un niño: con el alma, y nunca mirando hacia atrás.
—  Jorge Muñoz

Hoy fui a la casa de mi primito de 7 años y nos pusimos a ver vídeos de Vegetta y Willy por que también le gustan sus vídeos y entonces Vegetta le dijo a willy chiqui y emperece a sonreír y mi primo me miro como diciendo “Y esta loca que”…. hay si supiera <3

Solo quería decirlo :V

Ieri in macchina g ha messo una canzone molto triste che mi ha fatta piangere, ho pianto in macchina con g e mi sono ubriacata a casa, ho pianto di nuovo a casa riascoltandola. Mi fa pensare a Lugano, a r, a quando sono scappata di casa scalza e ho camminato e corso piangendo e c’era silenzio, nessuna canzone, eppure quella mi fa pensare a quel momento. R mi cercava e mio padre no, io stavo cercando me stessa, mi ero persa e non avevo le scarpe, ma i calzini neri e la punta delle dita congelate. Ieri è stato tutto estremamente triste, quanto Lugano. Lugano è stata estremamente triste in alcuni momenti, quasi tutti, pochi si salvano. Si salvano i momenti in cui stavo con r sul letto di suo padre che non c’era senza dirci una parola, col piumone pesante sotto di noi in mutande perché era giugno e faceva molto caldo ad ascoltare la canzone che ieri in macchina con g mi ha fatto piangere, gli indian lakes e i moose blood; i momenti in cui uscivo al parco dopo scuola, sola, e stavo bene perché non ero in casa. Il problema non era stare sola, ma quella casa e mio padre, forse anche io ero un po’ il problema. I momenti belli a Lugano li associo alle feste dei ricconi con tre giardini e annessi giardinieri, con il vino costoso le giacche eleganti dei ragazzi e le ragazzine molto porche che non lo davano a vedere con la loro aria da artiste figlie di grandi imprenditori, grandi avvocati e notai, grandi giocatori di tennis e di golf, che si facevano le canne e anche d’altro per evadere dalla loro ricchezza e dalla loro vita piena di cose materiali, e il poco affetto dei genitori nonostante i tanti soldi. I bei momenti a Lugano sono io e le mie tre amiche del cuore su una panchina a guardare il lago e le montagne, maghe sdraiata sulla panchina, ceci per terra appoggiata ad un palo, giulia sul muretto con le gambe a penzoloni e io sulle gambe di marghe che cantavamo solo io e lei, mentre giulia piangeva la morte del padre e ceci la vita del nonno malato. Lugano è stata un’esperienza così piena che ora mi sento svuotata.  

Domingo 26 de Marzo

Han escuchado la frase “mientras vivas bajo el techo de mi casa harás lo que yo diga”? Tengo 19 años y esa frase aún corre para mi, estoy castigada de por vida, no sé si tengo más rabia conmigo o con mi mamá, aunque creo que conmigo. Por idiota me pasan las cosas.

Solo quiero sacar el enojo que llevo por dentro

Toda mi vida la he pasado solo porque nadie me comprendia por eso pasaba de mal humor al fin encontre a alguien que quiero y me hace ser mejor persona pero últimamente ya no tiene tiempo no me entiende y eso me pone triste
Estar en mi casa me deprime cada dia que pasa me siento tan mal de no lograr algo que siempre intento.
Te extraño, extraño conversar contigo, escuchar como fue tu dia tal vez que me cuentes algunas de tus historias pero cada dia que pasa nuestra conversación ser reduce a un hola y un hasta mañana me parte el corazón esta situación pero no se lo digo porque no tiene tiempo de hablar conmigo.
Creo que Keika ha vuelto a fallar…

17 anni e non aver mai festeggiato San Valentino con qualcuno. 17 anni e aver ricevuto rose solo dai propri genitori. 17 anni e non aver mai trovato un ragazzo sotto casa con uno striscione. 17 anni e non aver mai ricevuto una scatola di cioccolatini a forma di cuore accompagnato da un “sei bellissima”. 17 anni e non essersi mai sentita amata, al massimo solo usata. 17 anni e non essere mai stata importante per qualcuno. 17 anni e non credere già più nell’amore.
– Ma dimmi, come capisci di essere innamorata?
– A dir la verità non è stato facile capirlo, non è stato facile per niente. Quando ti piace qualcuno sei pronta subito a dire che lo ami, ma non è sempre la verità. C’è una differenza tra ’ piacere una persona’ e ‘amare una persona’. IO ho capito di amarlo nel momento in cui sono riuscita a superare tutte le mie paure, le mie debolezze, quando sono diventata meno timida del solito. L’ho capito quando lo guardavo ed era tutto ciò che volevo, quando sorrideva ed io ero felice e quando stava male lo ero anche io. L’ho capito quando mentre stavo con lui tremavo e allo stesso tempo mi sentivo a casa. Come se lo conoscessi da anni e avevo una certa confidenza. Non lo so come l’ho capito, so soltanto che quando c’era mi batteva forte il cuore e quando non c’era mi sentivo sola. Anche quando ci salutavamo perché dovevamo andare a casa, ecco, in quell’istante già mi mancava. È strano ma l’amore è così. Hai presente quando sei così incazzata con lui, così incazzata che l’unica cosa che vorresti fare è dargli un pugno in pieno viso?
– Sì.
-Ecco. Capisci di essere innamorata quando lo guardi negli occhi e l’unica cosa che ti viene da fare è ridere.
—  Lovealeksja ( Via @ragazzachesisenteinopportuna)