mentre fuori piove

Volersi non basta se non si ha la capacità di trattenersi
—  scrivoperanestetizzaretutto

04:00 am


Non sarò bella, non sarò una di quelle ragazze che vedi una semplice foto e pensi “Vorrei proprio conoscerla e dirle quanto è magnifica!”, ma, se tu volessi, potresti comunque innamorarti di me, delle mie stranezze. 
Potresti amare i miei occhi dal colore indefinito e sempre un po’ tristi e disinteressarti del fatto che non ho due gambe chilometriche e magre. 
Potresti amare il mio sorriso, che, mi dicono, è davvero buffo.
Potresti amare il modo in cui ti parlo, in cui mi tocco i capelli ogni dieci parole e non importerebbe se non ho delle labbra carnose. 
Potresti amare la mia malinconia, i miei occhi che si illuminano quando piove, i miei sguardi.
Potresti amare le mie parole, tutte le parole che ti dedicherei se solo potessi, le lettere che ti scriverei. E quelle resterebbero, al contrario della bellezza, quelle potresti rileggerle col tempo e maledirmi per essermene andata o imprecare perché sarai stato fragile.
Forse entrambi, forse sarai felice che io mi sia tolta dalle scatole, forse sarò ancora io la persona che ti ritroverai fra le braccia la mattina. 
Potresti amare il fatto che io debba mettermi in punta di piedi per abbracciarti, che nelle tue felpe sparirei completamente, che sono così minuta e non faccio che combattere con cose più grandi di me.
Potresti amare la mia determinazione, come lotterei fino all’ultimo per te, per noi. 
Potresti amare le canzoni che ti canterei e il mio averti in tutto ciò che faccio.
Potresti amare i miei libri, le citazioni che ti scriverei su fogliettini sparsi un po’ ovunque e ti lascerei da qualche parte, così, per regalarti un sorriso.
Potresti amare il modo in cui ti preparerei il caffè alla mattina, magari anche impicciando lo zucchero col sale qualche volta. 
Potresti amare le risate che ci faremmo, il mio chiederti di portarmi al mare d’inverno e il mio lamentarmi sempre di come il mio corpo non mi piaccia.
O potresti odiarlo, arrabbiarti con me perché sminuisco tutto, perché non credo mai a nulla, e litigheremmo, litigheremmo sempre per questo e dopo ci baceremmo fino a farci mancare i respiri.
Potresti amare il mio parlare tanto e i miei silenzi che vanno riempiti, potresti amare il modo in cui ti stringerei le mani.
Potresti amare le mie insicurezze, i miei immensi complessi e le mie paure potresti sconfiggerle.
Potresti amare il mio mondo immaginario.
Potresti amare il fatto che quando andremo ai concerti dovrai prendermi sulle spalle perché sono bassina e non vedrei niente.
Potresti amare il fatto che io sia un casino assurdo.
Potresti amare il mio profumo e i miei pigiami. 
Potresti amare il mio essere negata in cucina.
Pensaci, non sarebbe divertente metterci a preparare il pranzo assieme e ridere delle cose stupide che farei? 
Potresti amare i miei capelli sempre arrabbiati e le mie labbra tutte smangiucchiate, le mie cuffiette sempre nelle orecchie e la mia testa sempre altrove.
Ma se ci fossi tu no, se tu fossi qui con me, io ci sarei sempre, ti ascolterei sempre, ti accarezzerei i capelli e farei di tutto perché tu possa essere felice.
Potresti amare il mio comportarmi da bambina, i cartoni Disney che vorrei guardare con te, i dolcetti che comprerò e che ti toccherá finire. 
Potresti amare le giornate sdraiati sul divano a giocare ai videogiochi e il broncio che metterei perdendo, o, al contrario, il mio viso felice di quando mi lascerai vincere. 
Potresti amare le fotografie che ti scatterei, il mio implorarti di andare ovunque perché vorrei un ricordo di te da qualsiasi parte, le foto che ci faremo insieme e in cui io verrò sempre male. 
Potresti amare le mie incazzature, il mio essere lunatica e perennemente in guerra contro il mondo.
Potresti amare l’autunno come lo amo io, le ore insieme sotto le coperte abbracciati mentre fuori piove, e le pizze che condivideremo perché non riuscirò mai a finirne una da sola. 
Potresti amare tanto, ma davvero tanto di me, perché non sarò bella, ma sono quel tipo di persona che, quando ama, ama davvero.
Mi innamorerei di ogni tuo difetto e detesterei ogni tuo pregio che mi faccia sentire inferiore, ti accarezzerei le guance tutti i giorni ripetendoti quanto tu sia importante per me.
Scriverei poemi solo sul tuo sorriso che, forse, un giorno leggerai, magari quando saremo vecchi, magari quando ci saremo già persi, e penserai che, alla fin fine, ne valevo la pena.
Non voglio lasciarti scappare, perché alla fin fine, tu ne vali la pena, io me lo sento che tu ne vali la pena e non sarà il tempo, l'età e la distanza a impedirmi tutto ciò.
Spero di averti fatto svegliare col sorriso, lo meriti.


04:00 il mio desiderio sei tu.
-M.

—  il-suono-dei-miei-pensieri
Non sarò bella, non sarò una di quelle ragazze che guardi e pensi “Vorrei proprio conoscerla e dirle quanto è magnifica!”, ma, se tu volessi, potresti comunque innamorarti di me, delle mie stranezze.
Potresti amare i miei occhi dal colore indefinito e sempre un po’ tristi e disinteressarti del fatto che non ho due gambe chilometriche e magre.
Potresti amare il mio sorriso, che, mi dicono, è davvero buffo.
Potresti amare il modo in cui ti parlo, in cui mi tocco i capelli ogni dieci parole e non importerebbe se non ho delle labbra carnose.
Potresti amare la mia malinconia, i miei occhi che si illuminano quando piove, i miei sguardi un po’ tristi.
Potresti amare le mie parole, tutte le parole che ti dedicherei se solo potessi, le lettere che ti scriverei. E quelle resterebbero, al contrario della bellezza, quelle potresti rileggerle col tempo e maledirmi per essermene andata o imprecare perché sarai stato fragile. Forse entrambi, forse sarai felice che io mi sia tolta dalle scatole, forse sarò ancora io la persona che ti ritroverai fra le braccia la mattina.
Potresti amare il fatto che io debba mettermi in punta di piedi per abbracciarti, che nelle tue felpe sparirei completamente, che sono così minuta e non faccio che combattere con cose più grandi di me.
Potresti amare la mia determinazione, come lotterei fino all’ultimo per te, per noi.
Potresti amare le canzoni che ti canterei e il mio averti in tutto ciò che faccio.
Potresti amare i miei libri, le citazioni che ti scriverei su fogliettini sparsi un po’ ovunque e ti lascerei da qualche parte, così, per regalarti un sorriso.
Potresti amare il modo in cui ti preparerei il caffè alla mattina, magari anche impicciando lo zucchero col sale qualche volta.
Potresti amare le risate che ci faremmo, il mio chiederti di portarmi al mare d’inverno e il mio lamentarmi sempre di come il mio corpo non mi piaccia. O potresti odiarlo, arrabbiarti con me perché sminuisco tutto, perché non credo mai a nulla, e litigheremmo, litigheremmo sempre per questo e dopo ci baceremmo fino a farci mancare i respiri.
Potresti amare il mio essere negata in cucina. Pensaci, non sarebbe divertente metterci a preparare il pranzo assieme e ridere delle cose stupide che farei?
Potresti amare i miei capelli sempre arrabbiati e le mie labbra tutte smangiucchiate, le mie cuffiette sempre nelle orecchie e la mia testa sempre altrove. Ma se ci fossi tu no, se tu fossi qui con me, io ci sarei sempre, ti ascolterei sempre, ti accarezzerei i capelli e farei di tutto perché tu possa essere felice, anche non esserlo io stessa.
Potresti amare il mio comportarmi da bambina, i cartoni Disney che vorrei guardare con te, i dolcetti che mangeremmo insieme.
Potresti amare le giornate sdraiati sul divano a giocare ai videogiochi e il broncio che metterei perdendo, o, al contrario, il mio viso felice di quando vincerei.
Potresti amare le fotografie che ti scatterei, il mio implorarti di andare ovunque perché vorrei un ricordo di te da qualsiasi parte, le foto che ci faremmo insieme e in cui io sarei sempre venuta male, un po’ innamorata, un po’ stupida.
Potresti amare le mie incazzature, il mio essere lunatica e perennemente in guerra contro il mondo.
Potresti amare l’autunno come lo amo io, le ore insieme sotto le coperte abbracciati mentre fuori piove, la cioccolata calda che ti chiederei sempre e che condivideremmo.
Potresti amare tanto, ma davvero tanto di me, perché non sarò bella, ma sono quel tipo di persona che, quando ama, ama davvero. Mi innamorerei di ogni tuo difetto e detesterei ogni tuo pregio che mi faccia sentire inferiore, ti accarezzerei le guance tutti i giorni ripetendoti quanto tu sia importante per me. Scriverei poemi solo sul tuo sorriso che, forse, un giorno leggerai, magari quando saremo vecchi, magari quando ci saremo già persi, e penserai che, alla fin fine, ne valevo la pena.
Forse non sarò bella, ma saprei amarti.
—  unvuotoaperdere (via unvuotoaperdere)

La teoria del terzo grande amore.

Succede nella vita più o meno comune di una ragazza più o meno qualsiasi di innamorarsi per la prima volta. Succede che la prima volta sia l'unica (raramente) perché per qualche fantastica congiunzione astrale lei lo ama, lui la ama, si divertono un sacco e con il passare del tempo si divertono ancora parecchio. Più spesso, però, succede che la prima volta sia tragica. Tragica si fa per dire; che c'è di peggio lo sappiamo tutti, ma insomma.
La prima volta che ci si innamora si piange e si urla tanto. Si urla come se ci stessero strappando la pelle, quando probabilmente il problema è che ci doveva chiamare alle dieci e alle dieci e un minuto tutto tace. Spesso il primo grande amore si autodistrugge, come è esploso a un certo punto inizia a implodere e alla fine restano solo macerie e desolazione.
A quel punto, alla fine del primo grande amore, c'è una frase che è obbligatorio pronunciare:
“non amerò mai più nessuno come ho amato lui”.
Ci terrorizza il solo pensiero di non provare più niente di vagamente simile a quei bei mal di pancia che assomigliano tanto alla colite nervosa. Ci piacciono i mal di pancia, fondamentalmente, ed è per questo che andiamo in tilt.
“Come farò senza di lui?” è la prima fase ed è quella che dura meno, perché in realtà il problema principale non è non avere più “lui”, il problema principale è “amerò ancora?” mi voglio innamorare!“.
Ci sono quelle fortunate che si innamorano ogni tre giorni e sei ore, basta guardare la luna, due paroline al momento giusto e il gioco è fatto. Poi ci sono le altre, quelle che nemmeno se le porti a ballare sulla luna, si innamorano. Quelle che "mi piace, però…”. Quelle che “il primo amore non si scorda mai e io voglio morire pensando a lui” e quelle che da sole si sentono più forti e allora scappano da ogni possibile relazione stabile. Ognuna ha il proprio modo di reagire al primo grande amore che finisce, eppure un unico desiderio ci accomuna: vogliamo amare. Di nuovo.
E no, non è impossibile come sembra. E’ quasi una delusione quando succede (ma come? non dovevo amarlo per sempre? che storia è questa?), ma succede. Ci innamoriamo ancora. Il secondo grande amore. Quando non ci speravi più, ma in segreto ci speravi un sacco. Il secondo grande amore è un bell'amore, secondo me. Si sa che la prima volta abbiamo fatto degli errori e si cerca di evitarli. Si è grati per ogni battito accelerato (i comuni mortali lo chiamano tachicardia, noi invece lo chiamiamo batticuore) e siamo più consapevoli di quello che cerchiamo. Una pacchia.
Purtroppo però, bisogna dirlo, anche il secondo grande amore può finire.
Allora che si fa? Si pensa “ok, ho avuto la fortuna di innamorarmi per la seconda volta, adesso è veramente finita”. Ci si sente incredibilmente impotenti, perché pur essendo state il meglio del meglio del meglio non ce l'abbiamo fatta comunque a tenere insieme tutti i pezzi. Non è bastato fare attenzione, urlare nel bagno in solitudine, fingendo di fronte a tutti di non essere nevrotiche, Non è bastato essere noi stesse, ma con parsimonia. Essere noi stesse nella versione elegante e sensuale. Non è bastato cercare di capire e provare costantemente a spiegarsi. Non è bastato niente. Credevi di aver fatto le cose per bene, e invece è andata male comunque.
Ed eccolo qui, il terzo grande amore. Non voglio certo dire che sia il migliore, perché magari a qualcuna piace di più il quinto o addirittura il decimo o a qualcuno continua a piacere sempre e solo il primo, però devo ammettere che è il mio preferito.
Quando davvero (non come prima!) non ci speravi più. Quando non ci credi nemmeno mentre tutti ti dicono che è vero. Che ti ama e che sembri innamorata. “Hai gli occhi più belli da un po’ di tempo” e ti metti a ridere. Non ci credi e fai tutto un po’ così a caso, prendi tutto come viene e non urli perché fondamentalmente non ne hai voglia. Niente tattiche, perché fondamentalmente chi te lo fa fare? Non ci credi, ma ci provi comunque. Ti senti sciocca per aver pensato di essere in grado di porre dei limiti ai tuoi sentimenti. Prima ti chiedevi terrorizzata “mi innamorerò di nuovo?” e poi hai iniziato ad affermare con fermezza “non succederà più!”, e non era più il tuo timore più grande: era una certezza.
Che ingenua, che ingenue che siamo a convincerci che possano bastarci i ricordi a oltranza, che possa bastarci il vino (anche se…), che possano bastarci i film, l'arte, le serate strane, uno stronzo ogni tanto, qualche sogno realizzato qua e là e qualcun altro da inseguire ancora un po’. Che illuse che siamo quando ci sussurriamo allo specchio che possiamo farcela anche così, che non ce ne frega niente, che quelli che si tengono per mano fanno schifo, che tanto si lasceranno tutti, che l'amore non esiste. Il terzo grande amore è il mio preferito per questo: sfata tutti i miti e le convinzioni. Ci dà la prova definitiva che non si può smettere di caderci ancora e ancora e ancora. Anche se abbiamo tutte le ossa rotte e ci viene la nausea al solo pensiero. Non è possibile chiudere nella gabbia della solitudine una sensazione estremamente libera. Non è possibile smettere di aver bisogno di una carezza. Di un piatto di spaghetti per due una sera qualsiasi mentre fuori piove. Di una passeggiata al mare quando tutti stanno tornando nelle loro case e per le strade si sentono già le prime notizie dei telegiornali. Non è possibile, ci insegna il terzo grande amore, smettere di innamorarsi.

Un'inguaribile romantica.

È che sono un'inguaribile romantica.
Desidero una persona con cui passare i pomeriggi sotto le coperte a fare l'amore, mentre fuori piove. Ma anche quando non piove.
Una persona a cui scrivere lettere, Perchè quelle non stancano mai.
Una persona che mi coccoli tanto,spesso.
Che mi baci la fronte e le palpebre.
Una persona con cui svegliarmi la domenica mattina, e che vedendomi spettinata, struccata e mezza addormentata , mi dica ’ sei bellissima’.
Una persona con cui fare l'amore appena svegli, con gli occhi ancora pesanti e la bocca impastata ma pensando ’ chissene frega, la voglia di lei/lui è troppa’.
Vorrei una persona che mi sorprenda con le piccole cose.
Una persona che quando esce a far serata con gli amici si ubriachi e mi scriva cose dolcissime è incomprensibili, ma vere.
Vorrei una persona che mi metta al primo posto, che mi tratti da principessa.
Vorrei una persona che di punto in bianco mi dica “ piccola, fai le valigie, scegliamo una meta e partiamo”.
Vorrei una persona che non veda l'ora dì chiudersi per due giorni nella mia casa in montagna a far l'amore tutto il tempo .
Vorrei una persona che cui sognare.
Una persona a cui raccontare del mio passato, senza avere paura.
Una persona che noti ogni mia espressione.
Vorrei una persona che mi morda dolcemente le guance, poi poggi la fronte sulla mia e mi guardi intensamente negli occhi. Senza parlare, ma dicendo tutto con lo sguardo.
Vorrei una persona che mi faccia il solletico fino a farmi piangere e poi fino a fare l'amore.
Vorrei una persona da amare nel calore della mia stanza, al buio e con la luce.
Vorrei una persona con cui ridere e scherzare. Con cui litigare e arrabbiarmi per poi fare del magnifico sesso riparatore.
Vorrei una persona che si sciolga per tutte le mie piccole sorprese e i miei regalini.
Una persona che dopo aver litigato e dopo avermi mandata affanculo, venga da me e mi riprenda. E magari ancora arrabbiato, mi abbracci forte.
Desidero una persona che mi dedichi canzoni, una persona con cui fare la scema ed essere me stessa fino in fondo.
Vorrei una persona che mi lasci il suo odore addosso. L'odore della sua pelle.
Una persona che mi mandi in fissa.
Che mi faccia incazzare un secondo, e sciogliere il secondo successivo.
Vorrei una persona che non si annoi se passiamo qualche sera a guardare la tele abbracciati sotto le coperte.
Una persona con cui andare a Superga, sedersi sul muretto, bere due birre e parlare. Parlare un sacco.
Voglio una persona che mi asciughi le lacrime con i suoi baci.
Una persona che mi faccia brillare gli occhi.
Vorrei una persona che pur di stare con me cinque minuti scalerebbe persino l'Everest.
Una persona con cui giocare e sentirmi bambina. Una persona che però sappia anche farmi sentire donna.
Una persona che mi faccia sentire protetta.
Sono un'inguaribile romantica, che sogna il grande amore e in testa lo vive e lo rivive.
Vorrei solo innamorarmi perdutamente di qualcuno che si innamori perdutamente di me.

Se vuoi possiamo guardare la pioggia.
No, non mi piace la pioggia.
Perché non ti piace?
Perché comporta sempre il fatto di dover dire qualcosa di dolce, è la perenne ansia di dover avere qualcosa di pronto per un momento perfetto.
Se vuoi puoi stare zitto.
No, non mi va di star zitto, però non trovo nulla di così adatto a questo momento.
Sono io il problema?
No.
Sei sicuro? Se vuoi me ne vado.
No, resta, a me fa piacere averti accanto.
Ho paura di oscurare i tuoi pensieri stando accanto, e non vorrei sentirmi in colpa per questo, e darti questo pretesto per allontanarti da me.
Non avrei bisogno di pretesti, ci si allontana involontariamente, il fatto di sancire la chiusura di una relazione è una cosa formale tra due esseri umani.
Quindi vuoi chiuderla qui?
No, perché mi metti in bocca parole che non dico?
Vuoi una sigaretta?
Sì, voglio una sigaretta, ma smettila di giocare con la mia mente, anche perché se poi tu ti metti a fumare io non riesco a smettere di vederti fumare, e quindi perdo il filo del discorso, e la pioggia non è più la fonte d'ispirazione del discorso.
Non volevo sviare la tua mente, volevo solamente una sigaretta e ti ho chiesto se ne volevi una anche tu.
Mm, mi fido, ti credo.
No, non è vero, volevo sviarti. Mi spaventi quando cominci a voler far l'amore con la mia mente e con tutti i miei pensieri, non perché non mi piaccia, ma perché mi sento pienamente impreparata ed incolta nei confronti delle concezioni che porti avanti parlando.
Io parlo con te perché so che i miei pensieri vogliono far l'amore coi tuoi, solamente coi tuoi, perché tutti gli altri pensieri non mi interessano così tanto.
Tieni la sigaretta.
Grazie, ma l'hai fatto di nuovo.
Lo so, scusa, ma penso sia un processo di autodifesa mentale, proverò ad evitare.
Va bene. A te piace la pioggia?
Sì molto, sennò non ti avrei chiesto di vederla assieme.
Magari era solo un modo per cercare di ricreare una situazione romantica e sperare io ti dicessi qualcosa di carino.
No, non potrei ricercare io le belle cose, perché non sarebbero altrettanto belle come le cose dette spontaneamente.
Penso tu abbia ragione, però stiamo frantumando un discorso.
Perché frantumando?
Immaginavo me lo avessi chiesto, era naturalmente la domanda più facile da porre.
Scusa.
Scusami tu, non avevo intenzione di esprimermi in questo modo, mi piace comunque la tua risposta espressa sotto forma di un'altra domanda.
Non ci credo.
Perché non ci credi?
Perché sembra una cosa detta per consolarmi.
No, non lo è, mi piacciono le tue risposte
Mi passi l'accendino?
Sì, a patto che sia l'ultima volta che tenti di sviare il discorso.
Va bene, scusa.
Scusami tu, di nuovo, sono fatto così.
“Lei accende la sigaretta, lui anche, ma rimangono sul letto praticamente nudi con le coperte su di loro, con la finestra aperta ma la pioggia che non entra in camera”
Sei stanco?
Stanco di cosa?
Stanco di me, stanco di questa sigaretta, stanco della tua vita, insomma, sei stanco di qualcosa.
Sì, penso di sì, ma non di te.
Meno male.
Scusa, era una risposta molto sdolcinata, sembrava quasi che io avessi trovato qualcosa di perfetto da dire durante la pioggia, sarebbe stato triste.
No, non penso, ma dopo un po’ avrei smesso di ascoltarti, avresti rischiato di diventare un luogo comune, e io mi sarei sentita stupida ad aver visto qualcosa di più in te.
Mm, già, forse è meglio se sto zitto, non vorrei correre il rischio che smettessi di ascoltarmi.
Sai bene che non smetterei comunque di ascoltarti.
E’ una bella cosa.
Lo spero.
Allora vogliamo non guardare assieme la pioggia?
E se finissimo la sigaretta e poi facciamo l'amore?
Non saprei, sembra così scontato fare l'amore mentre fuori piove.
Se vuoi possiamo fare l'amore in strada sotto la pioggia, non ci sarà nessuno per strada, perché piove.
No, fa freddo.
Okay. Bastava dirlo che non avevi voglia di fare l'amore con me.
Ma io ho voglia di fare l'amore con te.
No, sennò mi avresti detto di sì alle mie due proposte precedenti.
Non è vero, il fatto di voler fare qualcosa non è dettato per forza dall'adattarsi a qualche altra situazione solo per esaudire il proprio desiderio.
E’ vero anche questo. Ma quindi vuoi fare l'amore con me?
Certo.
Vuoi finire la sigaretta?
No.
E vuoi fare l'amore?
Sì.
E la pioggia?
La pioggia ci guarda mentre facciamo l'amore.
—  Samuele Meante (Emozioni di un apatico da colorare #42)

Ho scattato questa foto mentre ero in viaggio per tornare nel mio piccolo ma accogliente monolocale universitario.

Ho imparato che viaggiare comporta una partenza. E una partenza richiede coraggio, coraggio e un altro mucchio di cose molto confuse che proverò a spiegare. Partire significa frapporre una distanza fra te e tutto ciò che hai di più caro, famiglia, amici, amore, ricordi, i tuoi posti sicuri; chilometro dopo chilometro comprendi che si stanno allontanando, te ne stai in qualche modo temporaneamente separando.
Tre anni fa ho rischiato. Sono saltata su un treno carica di paure, speranze e qualche lacrima, ho osservato le porte chiudersi lentamente (o forse fin troppo velocemente) dinanzi agli occhi di qualcuno che amavo, proprio come i film, sapete? Ed è stato persino straziante, come nei film.
Ho vissuto il mio primo anno da fuori sede con un perenne magone allo stomaco e un senso forte di disagio, come se fossi nel posto sbagliato, ho trascorso il primo anno tornando spesso a casa e stringendo continuamente i denti.
Ti senti sola, ecco. Ti senti disorientata, ancora troppo attaccata alla tua vera casa, la tua vecchia vita. Non la accetti, quella distanza, tutte le possibilità che ti ritrovi ma che non sai come gestire, le persone nuove e strane che non sai come avvicinare, non sai se poterti fidare.
Inciampando ogni tanto passa comunque il tempo. E allora capita qualcosa di molto strano. Tutto ad un tratto stai bene. Magari sei andata a fare la spesa e chissà come ti sei ritrovata a bere un bicchiere di vino da sola, semplicemente perché ti andava. Magari il signore gentile del bar di fronte casa tua ormai ti sorride sempre e ti chiama anche per nome. Magari ti trovi a passeggiare per delle strade che d'un tratto sembrano farti compagnia, ne hai bisogno quasi, di quelle strade, quelle camminate. E che importa se sei sola?
Ci tenevo a dire a tutti gli studenti indecisi che ne vale la pena, si. Avere una propria casa e prendersene cura, fare il bucato, cucinare, incontrare delle persone che ti fanno stare bene, e anche quelle che sanno ferire. Quelle che semplicemente non sono fatte per starti accanto. Vale la pena caricarsi di qualche responsabilità in più e diventare un po’ più grande, poco alla volta. E uscire, ritrovarsi improvvisamente in un gruppo, una seconda casa, una famiglia, da un momento all'altro. Tornare dall'università e bussare ad una porta. Studiare, sentirsi soffocare per poi respirare in quegli attimi di tenerezza e sorrisi. E le partite a carte lunghissime mentre fuori piove, e la musica, le chiacchierate, fare i matti e sentirsi scemi, ma scemi insieme. E prendere la macchina e andare, sempre con quel misto di paura e prudenza addosso quanto basta, ma andare. Percorrere quei 120 km che diventano magicamente casa.

Rischiate. Vivete. Abbiate coraggio sempre, anche quando fa paura, anche quando tutto va male.
Saranno bei ricordi.
Saranno una parte della vostra esistenza, per sempre.

Serena Di Caprio

Sai cosa?
comprati un libro, e vedi che la depressione ti passa.
Comprati un libro e vedi come correrai in libreria a comprarne altri.
Comprati un libro e leggilo di notte, magari con una piccola luce da scrivania, e mentre fuori piove.
Comprati un libro dopo che il tuo migliore amico, il tuo ragazzo, o la tua ragazza saranno andati via, imparerai a salvarti da sola.
Comprati un libro magari puoi combattere l’ignoranza e l’indifferenza.
Comprati un libro, magari mentre vai a comprarlo, troverai un ragazzo che ti sorride e sarà l’amore della tua vita.
Comprati un libro, quell’autore forse diventerà il tuo mito, un tuo amico, qualcuno che alla fine vorresti chiamare e dire cazzo parlavi di me in questo libro.
Comprati un libro, sdraiati sul tuo letto magari col tuo cane, e vedrai che sarai felice.
Comprati un libro e magari inizi a drogarti di quell’odore che non fà mai male, un pò come la nutella.
Comprati un libro e non rompere il cazzo.
Ultima cosa Comprati un libro ma che non sia di Federico Moccia, perchè col cazzo che ti salverai attaccando lucchetti.
Quella voglia di fare l'amore con lui mentre fuori piove.
Il bisogno dei nostri corpi e delle nostre anime che si fondono con il rumore della pioggia.
—  Distancewillneverbreakus
Ti amo. Come lo so? Lo so e basta, perciò baciami e taci che la notte è lunga e le nostre vite sono così dannatamente un caos
—  scrivoperanestetizzaretutto
Non c'è niente di più bello che stare appoggiata alla tua spalla mentre mi abbracci, le labbra che si sfiorano, i cuori che battono, mano nella mano e mentre fuori piove, guardo te, avverto un po’ di calore e vedo il sole.
—  llookthesunset